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lunedì 12 luglio 2021

La preghiera

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


La preghiera [...] è desiderio di perfezione, perchè non si pregherebbe sinceramente se non si volesse diventar migliori; suppone una certa conoscenza di Dio e di sè stessi, perchè forma delle relazioni tra questi due; conforma la nostra volontà a quella di Dio, perchè ogni buona preghiera contiene esplicitamente o implicitamente un atto di sottomissione al Supremo nostro Padrone. Ma poi perfeziona tutti questi atti col farci prostrare innanzi alla divina Maestà per adorarla e implorar nuove grazie che ci aiutino a progredire verso la perfezione. [...]

1° CHE COS'È LA PREGHIERA.

Troviamo presso i Padri tre definizioni della preghiera che si compiono a vicenda. Nel senso più generale, 1) è, come dice S. Giovanni Damasceno, un'ascensione dell'anima a Dio "ascensus mentis in Deum"; e, prima di lui, S. Agostino aveva scritto che è un affettuoso slancio verso Dio: "Oratio namque est mentis ad Deum affectuosa intentio". 2) In senso più ristretto, si definisce una domanda a Dio di cose convenienti [...]. Per esprimere le mutue relazioni che la preghiera pone fra Dio e l'anima, ci viene presentata come una conversazione con Dio [...]. Tutti questi aspetti sono veri e, riunendoli, si può definir la preghiera: un'elevazione dell'anima a Dio per rendergli i nostri doveri e chiedergli le grazie necessarie a divenir migliori per la sua gloria.

La parola elevazione è una metafora che indica lo sforzo che facciamo per staccarci dalle creature e da noi stessi e pensare a Dio, il quale non solo ci avvolge da ogni lato ma risiede anche nel più intimo dell'anima nostra. Essendo noi pur troppo inclinati a sparpagliare le nostre facoltà su una folla di oggetti, ci è necessario uno sforzo per strapparle a questi beni futili e seduttori e raccoglierle e concentrarle in Dio. Questa elevazione si chiama colloquio, perchè la preghiera, adorazione o domanda che sia, richiede una risposta da Dio e suppone quindi una specie di conversazione con lui, sia pur brevissima.

È chiaro che in questa conversazione, il primo atto dev'essere di rendere a Dio i nostri doveri di religione, così come si comincia col salutare la persona con cui si conversa; solo dopo avere adempito questo elementare dovere si possono esporre le proprie richieste. Molti questa cosa dimenticano e di qui una delle ragioni per cui le loro domande sono poco esaudite. E anche quando chiediamo grazie di santificazione o di salute, non bisogna dimenticare che il fine principale dev'essere la gloria di Dio; onde le ultime parole della nostra definizione "a divenir migliori per la sua gloria".

2° LE VARIE FORME DELLA PREGHIERA.

503.   A) Per ragione del doppio fine inteso dalla preghiera, si distingue l'adorazione e la domanda.

a) L'adorazione. L'adorazione propriamente detta si volge al Padrone Supremo; ma poichè Dio è anche nostro benefattore, dobbiamo ringraziarlo; e avendolo noi offeso, siamo obbligati a riparar questo oltraggio.

1) Il primo sentimento necessario quando ci inalziamo a Dio è l'adorazione, cioè "il riconoscimento in Dio dell'altissima sua sovranità e in noi della più profonda dipendenza". Tutta la natura a suo modo adora Dio; ma quella che è priva di sentimento e di ragione, non ha cuore per amarlo nè intelletto per intenderlo. Si contenta quindi di spiegarci sotto gli occhi il suo ordine, le varie sue operazioni e i suoi ornamenti: "non può vedere ma si mostra, non può adorare ma vi ci porta; non ci lascia ignorare quel Dio che ella non intende. Ma l'uomo [...] pieno di ragione e d'intelligenza e capace di conoscere Dio per mezzo di sè e di tutte le creature, è pure sollecitato e da sè e da tutte le creature a rendergli le sue adorazioni. È questa la ragione per cui è collocato in mezzo al mondo, misterioso compendio del mondo, perchè, contemplando l'intiero universo e raccogliendolo in sè, unicamente a Dio e sè e tutte le cose riferisca; cosicchè egli non è il contemplatore della natura visibile se non perchè sia l'adoratore della natura invisibile che tutto trasse dal nulla con la sua onnipotenza". In altre parole l'uomo è il Pontefice della creazione, incaricato di glorificar Dio a nome suo e a nome di tutte le creature. E lo fa riconoscendo: "che Dio è natura perfetta e quindi incomprensibile; che Dio è natura somma; che Dio è natura benefica... noi siamo naturalmente portati a venerare ciò che è perfetto... a dipendere da ciò che è sommo... ad aderire a ciò che è buono".

Ecco perchè i mistici si dilettano d'adorare nelle creature la potenza, la maestà, la bellezza, l'attività, la fecondità di Dio nascosto in queste creature: "Mio Dio, io vi adoro in tutte le vostre creature; vi adoro vero ed unico sostegno di ogni cosa; nulla sarebbe senza di voi e nulla sussiste se non in voi. Vi amo, o mio Dio, e lodo la vostra maestà che si manifesta sotto l'esterno di tutte le creature. Tutto ciò che vedo, o mio Dio, non serve che ad esprimere l'arcana vostra bellezza, ignota agli occhi degli uomini. Adoro il vostro splendore e la vostra maestà mille volte più belli di quelli del sole. Adoro la vostra fecondità mille volte più ammirabile di quella che scopresi negli astri".

2) L'adorazione è seguita dalla riconoscenza; perchè Dio non è soltanto il Supremo nostro Padrone ma anche l'insigne nostro benefattore, a cui dobbiamo tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo così nell'ordine della natura come nell'ordine della grazia. Ecco il perchè ha diritto a una perpetua riconoscenza, perchè riceviamo costantemente da lui nuovi benefici. La Chiesa quindi quotidianamente c'invita, prima del solenne momento del Canone, a ringraziar Dio di tutti suoi benefici e specialmente di quello che tutti li compendia, del beneficio eucaristico [...]. Del resto gli uomini di cuore non hanno bisogno che loro si rammenti questo dovere; si sentono spinti dal ricordo dei divini benefici ad esprimere la continua riconoscenza di cui il loro cuore ribocca.

3) Ma nello stato di natura decaduta, un terzo dovere è necessario, quello dell'espiazione e della riparazione. Troppo spesso infatti abbiamo coi nostri peccati offesa l'infinità maestà di Dio, servendoci degli stessi suoi doni per oltraggiarlo. È un'ingiustizia, che esige quella più perfetta riparazione che ci sia possibile di offrire e che consiste in tre atti principali: l'umile confessione delle colpe: Confiteor Deo omnipotenti; una sincera contrizione: cor contritum et humiliatum non despicies; la coraggiosa accettazione delle tribolazioni che Dio vorrà mandarci; e, se vogliamo essere generosi, vi aggiungeremo l'offerta di noi stessi come vittime d'espiazione, unendoci alla vittima del Calvario. Potremo allora umilmente implorare e sperare il perdono [...]. E potremo pur chiedere novelle grazie.

b) La domanda, petitio decentium a Deo, è già di per se un omaggio reso a Dio, alla sua potenza, alla sua bontà, all'efficacia della grazia; è un atto di confidenza che onora colui al quale è rivolto.

Il fondamento della preghiera è per un verso l'amor di Dio per le sue creature e pei suoi figli, e per l'altro il bisogno urgente che abbiamo del suo aiuto. Fonte inesauribile di tutti i beni, Dio brama diffonderli nelle anime [...]. Essendo nostro Padre, null'altro maggiormente desidera che di comunicarci la sua vita e di accrescercela. Per meglio riuscire a quest'intento invia sulla terra l'unico suo Figlio, il quale si presenta pieno di grazia e di verità appunto per colmarci dei suoi tesori. Anzi, c'invita a chiedere le sue grazie promettendo di concedercele [...]. Siamo quindi sicuri di riuscir graditi a Dio nel porgergli le nostre suppliche.

Noi del resto ne abbiamo urgente bisogno. Nell'ordine della natura come nell'ordine della grazia siamo poveri, mendici Dei sumus; siamo d'una estrema indigenza. Essenzialmente dipendenti da Dio, non possiamo anche nell'ordine della natura neppur conservare l'esistenza da lui largitaci; dipendiamo in ciò dalle cause fisiche che ubbidiscono anch'esse a Dio. Indarno diremo d'avere un cervello e delle braccia, e che possiamo, con la nostra energia, trarre dal seno della terra ciò che ci è necessario alla vita: questo cervello e queste braccia ci sono conservati da Dio e non vengono all'esercizio se non sono mossi dal divino suo concorso; la terra non produce frutti se Dio non l'innaffia con le sue piogge e non la feconda coi raggi del suo sole; e poi quanti accidenti imprevisti possono distruggere i raccolti già maturi! Ma quanto maggiore non è la nostra dipendenza da Dio nell'ordine soprannaturale! Abbiamo bisogno di luce per ben guidarci, e chi ce la darà se non il Padre dei lumi? abbiamo bisogno di coraggio e di forza per seguire la luce, e chi ce li darà se non l'Onnipotente? Che dunque rimane se non implorare il soccorso di Colui che altro non brama se non di venirci in aiuto?

Nè si dica che Dio con la sua scienza conosce tutto ciò che ci è necessario ed utile. Dio, risponde S. Tommaso, per pura liberalità ci concede certamente molte cose senza che noi le chiediamo; ma ce ne sono di quelle che non vuol concedere che alla preghiera; e ciò per nostro bene, perchè poniamo la confidenza in lui e lo riconosciamo come autore dei nostri beni: "Ut scilicet fiduciam quamdam accipiamus recurrendi ad Deum, et ut recognoscamus eum esse bonorum nostrorum auctorem". Per un verso noi, pregando, ci sentiamo crescere la fiducia d'essere esauditi; e per l'altro vi è meno pericolo che dimentichiamo Dio. Lo dimentichiamo già troppo; che sarebbe se non avessimo bisogno di ricorrere a lui nei nostri affanni?

Ha dunque ragione Dio di esigere da noi la preghiera sotto forma di domanda.

B) Se poi ci facciamo a considerare le forme o le varietà della preghiera, possiamo distinguere la preghiera mentale e la preghiera vocale, la preghiera privata e la preghiera pubblica.

a) Quanto al modo di espressione, la preghiera è mentale o vocale, secondo che si compie nell'interno dell'anima oppure s'esprime al di fuori.

1) La preghiera mentale è quindi una specie di interna conversazione con Dio che non si manifesta al di fuori: "Orabo spiritu, orabo et mente" 510-1. Ogni atto interno che abbia per fine di unirci a Dio colla conoscenza e coll'amore, come sarebbe il raccoglimento, la considerazione, il ragionamento, l'esame, lo sguardo affettuoso, la contemplazione, lo slancio del cuore verso Dio, può dirsi preghiera mentale. Tutti questi atti infatti ci inalzano a Dio, compresevi quelle riflessioni sopra noi stessi che mirano a rendere l'anima nostra meno indegna di Colui che l'abita. Servono tutti ad accrescere le nostre convinzioni e a farci praticar le virtù; sono come un tirocinio di quella vita celeste che altro non è se non affettuosa ed eterna visione di Dio. Cotesta preghiera è pure alimento e anima della preghiera vocale.

2) Questa si esprime con parole e con gesti. Se ne fa spesso menzione nella Sacra Scrittura che c'invita a usare la voce, la bocca, le labbra per proclamare le lodi di Dio [...]. Ma perchè esprimere a questo modo i nostri sentimenti dacchè Dio ce li legge nel più profondo del cuore? Per offrire a Dio non solo l'ossequio dell'anima ma anche quello del corpo, e specialmente di quel verbo da lui largitoci per esprimere il nostro pensiero. Tal è in sostanza l'insegnamento di S. Paolo, quando, dopo aver detto che Gesù morì per noi fuori di Gerusalemme, c'invita ad uscire da noi stessi e ad unirci al nostro Mediatore di religione per offrire a Dio un'ostia di lode, l'ossequio delle nostre labbra: "Per mezzo di lui offriamo dunque a Dio un sacrifizio di lode, vale a dire il frutto di labbra che ne celebrino il nome [...]. Ed è pure per stimolar la devozione col suono stesso della voce [...]; la psicologia infatti dimostra che il gesto intensifica l'interno sentimento. È finalmente per l'edificazione del prossimo, perchè il vedere o l'udire altri pregar con fervore accresce la devozione.

b) La preghiera vocale poi è privata o pubblica secondo che si fa in nome d'un individuo o d'una società. Abbiamo provato altrove che la società, come tale, deve a Dio sociali ossequi, perchè è anch'essa obbligata a riconoscerlo come Sovrano Padrone e benefattore. Ecco perchè S. Paolo esortava i primi cristiani a unirsi insieme per glorificar Dio con Gesù Cristo non solo con un sol cuore, ma anche con una voce sola [...]. Già Nostro Signore aveva invitato i discepoli a unirsi insieme per pregare, promettendo di venire in mezzo a loro per appoggiarne le suppliche: "Ubi enim sunt duo vel tres congregati in nomine meo, ibi sum in medio eorum. Se ciò è vero d'una riunione di due o tre persone, quanto più quando molti si radunano insieme per rendere ufficialmente gloria a Dio? Dice S. Tommaso che l'efficacia della preghiera è allora irresistibile [...]. Come infatti un padre, che pur resisterebbe alle preghiere d'uno dei figli, s'intenerisce quando li vede tutti uniti nella stessa domanda, così il Padre Celeste non sa resistere alla dolce violenza che gli vien fatta dalla preghiera comune d'un gran numero dei suoi figli.

Preme dunque assai che i cristiani si radunino spesso per adorare e pregare in comune; per questo la Chiesa li convoca, nei giorni di domenica e di festa, al santo sacrifizio della messa che è la preghiera pubblica per eccellenza, e agli uffici religiosi.

Ma non potendoli convocare tutti i giorni e pur meritando Dio di essere quotidianamente glorificato, ella incarica i sacerdoti e i religiosi di soddisfare più volte al giorno questo dovere della pubblica preghiera. Ed essi lo fanno con l'ufficio divino, che recitano non in nome proprio ma a nome di tutta la Chiesa e per tutti gli uomini. Conviene quindi assai che si uniscano allora in modo più particolare al Gran Religioso di Dio, al Verbo Incarnato, per glorificar Dio con lui e per lui [...], e per chiedere nello stesso tempo tutte le grazie che abbisognano al popolo cristiano.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]




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domenica 11 luglio 2021

Bisogna riportare il Clero allo spirito evangelico

Pensieri tratti dall'epistolario del Beato Cardinale Ildefonso Schuster:


Sento da più parti, che il Signore desidera una riforma nel Clero e negli Ordini Religiosi. La veste canonica c'è, ma sotto questa veste, talora c'è poco spirito! La vera crisi sta tutta qui. (25 giugno 1945)

Purtroppo, di fronte al Comunismo trovasi un Cristianesimo in gran parte svuotato del suo contenuto [...] Bisogna anzitutto riportare il Clero allo spirito evangelico, indi la Parrocchia, la Diocesi e la Chiesa, in quanto massa. Sono necessari i Santi. Solo essi comprendono tali problemi e li sentono. Gli altri no. (3 settembre 1950)

Il grande errore del secolo, che si infiltra anche nel santuario e nei chiostri, è il naturalismo, che prende il posto del soprannaturale. Quale seduzione! Ecco perché gran parte dell'attività ecclesiastica è scarsa di frutto [...]. E' soprattutto la formazione del giovane clero, che bisogna curare nei seminari e nei noviziati dei Regolari; specialmente in questi ultimi. Molti Ordini sono divenuti innanzi a Dio alberi sterili: rami e foglie, senza frutto per il Signore. (20 ottobre 1950)

L'atmosfera di Dio è quella della Fede, della grazia, dell'orazione, mentre ora, anche i Religiosi, preferiscono un'atmosfera di razionalità, di attivismo, di accomodamento allo spirito del secolo. (2 novembre 1953)

La Madonna piange anche sul Santuario, e sui Chiostri. Si ragiona troppo, e si vive poco di Fede. All'ubbidienza ecclesiastica e religiosa, sottentra il culto della personalità. Alla mortificazione sacerdotale e cristiana, succede uno spirito edonistico, che è affatto nemico alla Croce di Cristo. Anche il clero va secolarizzandosi nello spirito. Sono cose che mi fanno paura. (22 febbraio 1954)




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sabato 10 luglio 2021

Prezzo del tempo

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa.



Prezzo del tempo

Fili, conserva tempus (Eccli 4,23)

PUNTO I

Figlio, dice lo Spirito Santo, sta attento a conservare il tempo ch'è la cosa più preziosa e 'l dono più grande che può dare Dio ad un uomo che vive. Anche i gentili conoscevano quanto vale il tempo. Seneca diceva non esservi prezzo ch'uguagli il valore del tempo. "Nullum temporis pretium". Ma con miglior lume hanno conosciuto i Santi il valore del tempo. Disse S. Bernardino da Siena che tanto vale un momento di tempo, quanto vale Dio: perché in ogni momento può l'uomo con un atto di contrizione o d'amor acquistarsi la divina grazia e la gloria eterna: "Modico tempore potest homo lucrari gratiam, et gloriam. Tempus tantum valet, quantum Deus, quippe in tempore bene consumto comparatur Deus".

Il tempo è un tesoro, che solamente in vita si trova; non si trova nell'altra, né nell'inferno, né in cielo. Nell'inferno questo è il pianto de' dannati: "O si daretur hora!". Pagherebbero ad ogni costo un'ora di tempo, in cui potessero rimediare alla loro ruina; ma quest'ora non l'avranno mai. Nel cielo poi non si piange, ma se potessero piangere i beati, questo sarebbe il loro solo pianto, l'aver perduto il tempo in questa vita, in cui poteano acquistarsi maggior gloria, e che questo tempo non possono più averlo. Una Religiosa Benedettina defunta comparve gloriosa ad una persona e le disse ch'ella stava appieno contenta; ma se avesse potuto mai desiderare qualche cosa, era solo di ritornare in vita e di patire per meritare più gloria; e disse che si sarebbe contentata di soffrire la sua dolorosa infermità, che avea patita in morte, sino al giorno del giudizio, per acquistare la gloria che corrisponde al merito d'una sola "Ave Maria".

E voi, fratello mio, a che spendete il tempo? perché quel che potete far oggi, sempre lo trasportate al domani? Pensate che il tempo passato già scorso non è più vostro; il futuro non istà in vostro potere: solo il tempo presente avete per far bene. "Quid de futuro miser praesumis (ne avverte S. Bernardo), tanquam Pater tempora in tua posuerit potestate?". E S. Agostino dice: "Diem tenes, qui horam non tenes?". Come puoi prometterti il giorno di domani, se non sai se ti tocca neppure un'altra ora di vita? Dunque conclude S. Teresa e dice: Se oggi non istai pronto a morire, temi di morir male.

PUNTO II

Non vi è cosa più preziosa del tempo, ma non vi è cosa meno stimata e più disprezzata dagli uomini del mondo. Questo è quel che piange S. Bernardo: "Nihil pretiosius tempore, sed nihil vilius aestimatur". E poi seguita a dire: "Transeunt dies salutis, et nemo recogitat sibi perire diem, et nunquam rediturum". Vedrai quel giuocatore stare i giorni e le notti a perdere il tempo ne' giuochi; se gli dimandi, che fai? risponde: Passiamo il tempo. Vedrai quell'altro vagabondo trattenersi per ore intere in mezzo ad una strada a guardare chi passa, o a parlare osceno o di cose inutili; se gli dimandi, che fai? risponde: Ne fo passare il tempo. Poveri ciechi, che perdono tanti giorni, ma giorni che non tornano più!

O tempo disprezzato, tu sarai la cosa più desiderata da' mondani nel tempo della morte! Desidereranno allora un altro anno, un altro mese, un altro giorno, ma non l'avranno; sentiranno allora dirsi: "Tempus non erit amplius". Ognun di costoro quanto pagherebbe allora un'altra settimana, un altro giorno di tempo, per meglio aggiustare i conti della coscienza? Anche per ottenere una sola ora di tempo, dice S. Lorenzo Giustiniani, costui darebbe tutt'i suoi beni: "Erogaret opes, honores, delicias pro una horula". Ma quest'ora non gli sarà data: presto, gli dirà il Sacerdote assistente, presto partitevi da questa terra, non v'è più tempo: "Proficiscere, anima christiana, de hoc mundo".

Pertanto ci esorta il profeta a ricordarci di Dio e a procurarci la sua grazia, prima che manchi la luce: "Memento creatoris tui, antequam tenebrescat sol, et lumen" (Eccl 12,1). Qual pena è ad un pellegrino, che s'avvede di avere errata la via, quando è fatta già notte, e non v'è più tempo di rimediare? Questa sarà la pena in morte di chi è vivuto molti anni nel mondo, ma non gli ha spesi per Dio: "Venit nox, in qua nemo potest operari" (Io 9,4). Allora la morte sarà per lui tempo di notte, in cui non potrà fare più niente. "Vocavit adversum me tempus" (Thren 1,15). La coscienza allora gli ricorderà quanto tempo ha avuto, e l'ha speso in danno dell'anima; quante chiamate, quante grazie ha ricevute da Dio per farsi santo, e non ha voluto avvalersene, e poi si vedrà chiusa la via di fare alcun bene. Onde dirà piangendo: Oh pazzo che sono stato! Oh tempo perduto! Oh vita mia perduta! Oh anni perduti, in cui potea farmi santo; ma non l'ho fatto, ed ora non ci è più tempo di farlo. Ma a che serviranno questi lamenti e sospiri, allora che sta per finire la scena, la lampana sta vicina a smorzarsi, e 'l moribondo sta prossimo a quel gran momento da cui dipende l'eternità?

PUNTO III

"Ambulate dum lucem habetis" (Io 12,35). Bisogna che camminiamo nella via del Signore in vita, or che abbiamo la luce; perché poi questa si perde in morte. Allora non è tempo di apparecchiarsi, ma di trovarsi apparecchiato. "Estote parati". In morte non si può far niente; allora quel ch'è fatto è fatto. Oh Dio, se taluno avesse la nuova che tra breve ha da trattarsi la causa della sua vita, o di tutto il suo avere, come s'affretterebbe per ottenere un buon avvocato, per far intesi i ministri delle sue ragioni, e per trovar mezzi da procurarsi il lor favore? E noi che facciamo? Sappiamo certo che tra breve (e può essere ad ogni ora) si ha da trattar la causa del maggior negozio che abbiamo, ch'è il negozio della salute eterna, e perdiamo tempo?

Dirà taluno: Ma io son giovane, appresso mi darò a Dio. Ma sappiate (rispondo) che il Signore maledisse quel fico, che trovò senza frutto, ancorché non fosse tempo di frutti, come nota il Vangelo: "Non enim erat tempus ficorum" (Marc 11,13). Con ciò volle Gesù Cristo significarci che l'uomo in ogni tempo anche nella gioventù dee render frutto di buone opere, altrimenti sarà maledetto e non farà più frutto in avvenire. "Iam non amplius in aeternum ex te fructum quispiam manducet". Così disse il Redentore a quell'albero, e così maledice chi da lui è chiamato e resiste. Gran cosa! il demonio stima poco tempo tutto il tempo della nostra vita, e perciò non perde momento in tentarci: "Descendit diabolus ad vos habens iram magnam, sciens quod modicum tempus habet" (Apoc 12,12). Dunque il nemico non perde tempo per farci perdere, e noi perderemo il tempo, trattandosi di salvarci?

Dirà quell'altro: "Ma io che male fo?". Oh Dio, e non è male perdere il tempo in giuochi, in conversazioni inutili, che niente giovano all'anima? Iddio forse a ciò vi dà questo tempo, affinché lo perdiate? No, dice lo Spirito Santo: "Non te praetereat particula boni diei" (Eccli 4). Quelli operari, di cui scrive S. Matteo, non faceano male, ma solamente perdevano il tempo: e di ciò furono ripresi dal padron della vigna: "Quid hic statis tota die otiosi?" (Matth 20). Nel giorno del giudizio Gesù Cristo ci chiederà conto d'ogni parola oziosa. Ogni tempo, che non è speso per Dio, è tempo perduto. "Omne tempus, quo de Deo non cogitasti, cogita te perdidisse" (S. Bernardo). Quindi ci esorta il Signore: "Quodcunque facere potest manus tua, instanter operare, quia nec opus, nec ratio erunt apud inferos, quo tu properas" (Eccl 9,10). Dicea la Ven. M. suor Giovanna della SS. Trinità teresiana che nella vita de' Santi non v'è il domani: il domani è nella vita de' peccatori, che sempre dicono, appresso, appresso; e così si riducono alla morte. "Ecce nunc tempus acceptabile" (2 Cor 6,2). "Hodie si vocem eius audieritis, nolite obdurare corda vestra" (Ps 94,8). Oggi Dio ti chiama a far il bene, oggi fallo; perché domani può essere, o che non vi sia più tempo, o che Dio non ti chiami più.

E se per lo passato per tua disgrazia hai speso il tempo in offendere Dio, procura di piangerlo nella vita che ti resta, come propose di fare il re Ezechia: "Recogitabo tibi omnes annos meos in amaritudine animae meae" (Is 38,15). Dio ti dà la vita, acciocché ora rimedi al tempo perduto. "Redimentes tempus, quoniam dies mali sunt" (Ephes 5,16). Commenta S. Anselmo: "Tempus redimes, si quae facere neglexisti, facias". Di S. Paolo dice S. Geronimo ch'egli sebbene fu l'ultimo degli Apostoli, fu il primo ne' meriti per quel che fece dopo che fu chiamato: "Paulus novissimus in ordine, prior in meritis, quia plus in omnibus laboravit". Se altro non fosse, pensiamo che in ogni momento possiamo fare maggiori acquisti de' beni eterni. Se ti fosse concesso di acquistare tanto terreno, quanto potessi girar camminando per un giorno, o tanti danari, quanti potessi in un giorno numerare, qual fretta non ti daresti? E tu puoi acquistare in ogni momento tesori eterni, e vuoi perder tempo? Quel che puoi far oggi, non dire che puoi farlo domani, perché quest'oggi sarà perduto per te, e più non tornerà. S. Francesco Borgia, quando altri parlavano di mondo, volgevasi a Dio con santi affetti, sì che richiesto poi del suo sentimento, non sapeva rispondere; di ciò fu corretto: ma egli disse: "Malo rudis vocari, quam temporis iacturam pati". Mi contento più presto d'essere stimato rozzo d'ingegno, che perdere il tempo.


[Meditazione tratta da "Apparecchio alla morte", di Sant'Alfonso Maria de Liguori].




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venerdì 9 luglio 2021

Santificarsi nella vita religiosa

Ripubblico una delle prime lettere che mi scrisse una giovane e cortese lettrice del blog.


Egregio fratello in Cristo [...] voglio congratularmi con lei per l'ottimo sito. Certamente ci sono molti siti che parlano della vocazione ma molti di essi non fanno altro che spingere verso la rilassatezza e si insegna a vivere come i laici. [...] Sempre più spesso ci viene insegnato che la possibilità di servire il Signore e di arrivare alla santità è uguale in tutte le vocazioni, anzi sempre più spesso si mette il matrimonio al di sopra della vocazione religiosa.

Io non voglio sminuire la bellezza del matrimonio, ma mi sembra chiaro che chi sceglie la via della consacrazione percorre una strada più facile per arrivare alla santità. Certamente, se poi si entra in un ordine rilassato, è molto più difficile arrivare alla santità. […] Volevo informarla che fra i suoi lettori, oltre ai coniugati, ci sono anche giovani non sposati. Io, per esempio ho 25 anni e non sono sposata e sono sicura che ci saranno molti altri giovani come me a leggerla.

Che la Madonna Immacolata la protegga sotto il suo manto.

Un cordiale saluto,

(lettera firmata)


Carissima in Cristo,
                                  dammi pure del tu, lo preferisco. Sono contento che apprezzi il mio blog.  Diciamo che in genere è apprezzato da coloro che hanno una mentalità tradizionale, mente è criticato da coloro che hanno una mentalità modernista.

San Giovanni Crisostomo ha scritto delle splendide omelie sulla verginità che spiegano magistralmente il capitolo 7° della Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi. Pur essendo il matrimonio una cosa buona, è chiaro che la vita verginale è preferibile a quella coniugale. E' San Paolo (dovrei dire lo Spirito Santo per mezzo di San Paolo) che consiglia lo stato verginale, mentre il matrimonio lo raccomanda solo alle persone che per pigrizia sono “incontinenti”, poiché in quest'ultimo caso è meglio sposarsi anziché ardere dalla concupiscenza. Le persone sposate pensano a piacere al proprio coniuge, mentre le persone che per amor di Dio rimangono vergini, si dedicano principalmente a piacere al Signore. Nonostante le persone sposate siano la stragrande maggioranza della popolazione, la maggioranza dei santi canonizzati hanno vissuto nella verginità, o perlomeno, dopo aver perso la verginità hanno vissuto gran parte della loro vita nella castità (pensiamo a Santa Rita e Santa Margherita da Cortona). Coloro che non se la sentono di vivere in assoluta castità e preferiscono sposarsi, cerchino almeno di trovare un coniuge timorato di Dio col quale costruire una famiglia davvero cristiana come quella di Luigi Martin e Zelia Guerin, i zelantissimi genitori di Santa Teresa di Lisieux.

Purtroppo, è vero che i "modernisti" considerano il matrimonio e la vita religiosa due stati di vita "ugualmente perfetti", anzi, spesso sconsigliano sistematicamente di entrare in convento o in monastero. Invece grandi Dottori della Chiesa come San Tommaso d'Aquino e Sant'Alfonso Maria de Liguori affermano che la vita consacrata è "stato di vita più perfetto". Noi cattolici dobbiamo seguire gli insegnamenti dei Sommi Pontefici, anche di quelli del passato, i quali, ad esempio Pio XI e Pio XII, parlavano anch'essi di stato di vita "più perfetto" riferendosi alla vita consacrata. Ma i modernisti, come è noto, si ribellano agli insegnamenti dei Papi, soprattutto (ma non solo) di quelli che hanno governato la Chiesa prima degli anni sessanta. Ma il Magistero Pontificio su questioni dottrinali non è come lo yogurt che scade dopo un po' di tempo, rimane valido per sempre. Ecco cosa disse il grande Papa Pio XII, di gloriosa e immortale memoria, nel discorso pronunciato il 23 novembre 1952: "Se è vero che la famiglia è la cellula della società e che dalla ricostruzione di essa dipende il rinnovamento del mondo, quale potente impulso una gioventù come la vostra potrà dare al conseguimento di un così alto e urgente fine! D'altra parte, la vostra consacrazione prepara le anime giovanili ad accogliere - quando il Signore la ispiri — la vocazione alla vita religiosa, che rimarrà sempre uno stato più perfetto di quello — anch'esso santo — del matrimonio."

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cristo Redentore e Maria Corredentrice,

Cordialiter




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giovedì 8 luglio 2021

Lasciare la carriera

Ho ricevuto varie lettere da parte di studentesse universitarie attratte dalla vita religiosa. Oggi ripubblico una di queste lettere molto edificanti.

Carissimo fratello in Cristo,
                                               sono una ragazza di 22 anni, mi chiamo [...] per motivi di studio vivo a [...], frequento infatti il terzo anno della facoltà di infermieristica... Da qualche giorno sono venuta a conoscenza del tuo blog... Sin da bambina ho donato il mio cuore a Gesù desiderosa di appartenere per sempre a Lui, ho sempre creduto che forse un giorno sarei entrata in qualche ordine religioso ma senza mai pensarci troppo, il mio piccolo voto personale fatto a Gesù e la vita che conducevo in parrocchia mi bastavano, ma crescendo ho cominciato a capire che non poteva essere per sempre così e per questo ho cominciato a pregare per la mia vocazione. Circa un anno fa ho conosciuto un giovane sacerdote [...] con il quale è nata una splendida amicizia e grazie a lui ho cominciato a capire la mia vocazione. Lo scorso giugno dopo tante resistenze da parte mia è riuscito a farmi partecipare ad una messa che lui celebrava dalle Monache Carmelitane di [...]. Vedendo loro ho sentito chiaramente dentro di me che questo è quello che Gesù vuole per me, ma all'inizio non riuscivo ad accettare di poter essere chiamata a questo genere di vita che fino ad allora nemmeno conoscevo. Solo a settembre sono riuscita a parlare con questo sacerdote del mio desiderio di seguire Gesù in un monastero, ma lui mi ha consigliato di finire prima gli studi e poi decidere...

In questi nove mesi sto diventando sempre più consapevole della mia vocazione anche se rimane il dubbio di quale possa essere l' ordine giusto per me. Mi sono molto affezionata ai Santi Carmelitani e questo mi porta a pensare che Gesù mi stia chiamando verso il Carmelo. Sono certa che al momento decisivo della scelta sarà Gesù stesso a farmi capire dove dovrò seguirlo ma ciò che mi tormenta è il fatto di non essere riuscita ancora dopo tutto questo tempo a parlarne con la mia famiglia. Sono certa che la loro reazione sarà molto dura e questo mi spaventa. In che modo posso comunicare loro la mia scelta? Come dovrò comportarmi di fronte alla loro reazione? Io non ho un carattere molto forte e ho paura di arrendermi davanti a questo ostacolo anche se so che ostacoli ne dovrò superare tanti per arrivare dove Gesù mi vuole. Conosci qualche sacerdote a [...] che possa guidarmi in questa mia scelta? Vorrei chiederti infine di sostenermi con la tua preghiera. Un abbraccio fraterno in Gesù e Maria!

Carissima sorella in Cristo,
                                               ti ringrazio di cuore, sono rimasto edificato nel leggere la tua bella lettera vocazionale. Laurearsi in infermieristica significa avere altissime probabilità di trovare un onesto posto di lavoro, ma per me è davvero consolante sapere che sei disposta a rinunciare a tutto pur di donarti a Gesù buono che è il fine ultimo della tua esistenza. Sei stata creata per conoscere, amare e servire Dio su questa terra per poi poterlo amare per tutta l'eternità dopo il breve pellegrinaggio terreno. Vien da commuoversi nel pensare che una ragazza come te avviata ad una sicura carriera lavorativa sia riuscita a non farsi incatenare dalle lusinghe del mondo e abbia capito che ciò che conta davvero nella vita è amare e servire Lui solo, mentre tutto il resto è vanità delle vanità. A che serve avere un buon stipendio, una bella macchina e una casa lussuosa, se poi il cuore è infelice perché non ha corrisposto alla vocazione del Signore?

Insegna Sant'Alfonso Maria de Liguori che se una persona ha la vocazione non deve confidarla agli amici e soprattutto ai parenti, poiché costoro spesso sogliono opporsi tenacemente. Per quanto riguarda l'elezione dello stato di vita non si è tenuti ad obbedire ai genitori, dunque se sarà necessario dovrai scappare di casa per poter abbracciare la vita religiosa come hanno fatto Santa Chiara, Santa Tersa d'Avila, San Gerardo Majella e tanti altri santi. Ti raccomando di continuare a conservare nel massimo riserbo il tuo desiderio di donarti a Dio, ne parlerai ai tuoi familiari solo poco tempo prima di entrare in monastero. Se si arrabbiano, rimani in silenzio e poi quando verrà il giorno prefissato te ne andrai di nascosto. Bisogna essere disposti a qualsiasi sacrificio pur di fare la volontà di Dio.

In questo periodo, quando torni a casa tua, cerca di fare una vita ritirata. I tuoi parenti vedendo che preghi molto, non fai mai discorsi mondani, non utilizzi trucchi e abiti spudorati, non guardi programmi televisivi dissipanti, non frequenti amicizie libertine, cominceranno a comprendere che sei una persona “diversa” dalle altre, e saranno già un po' più preparati quando gli comunicherai che vuoi abbandonare il mondo. Tra molti mesi, quando arriverà il momento giusto, potresti dire così: “Carissimi familiari, devo comunicarvi una notizia bellissima. Ogni essere umano su questa terra è alla ricerca della felicità. Alcuni pensano di trovarla tra le ricchezze, altri nelle discoteche, altri ancora nella vita matrimoniale. Dopo molti mesi di riflessione e alcuni periodi di esperienza vocazionale in monastero, ho capito che la mia felicità consiste nel vivere unita a Gesù buono, pertanto ho deciso di abbracciare la vita monastica...”

Se però ritieni che i tuoi familiari si arrabbieranno e ti picchieranno certamente, allora conviene non dire nulla, ma lasciare una lettera nella quale scriverai le cose che ti ho suggerito prima, e poi potrai andartene via di nascosto.

Ma adesso la priorità è un'altra, bisogna capire se Gesù ti desidera in un ordine di vita contemplativa oppure di vita apostolica, dopodiché bisognerà comprendere qual è l'ordine al quale sei chiamata. Il fatto che sei una studentessa “fuori sede” è un grande vantaggio per te, poiché in questi mesi che ti separano dalla laurea hai la possibilità di poter fare delle brevi esperienze vocazionali senza che i tuoi parenti se ne accorgano.

Per quanto riguarda dei buoni sacerdoti a [...] ti consiglio di recarti dai […].

Buon per te che hai capito queste cose, ossia dell'importanza di adempiere la volontà di Dio, anche a costo di rinchiuderti in monastero. Qualsiasi cosa pur di vivere con Gesù! Ma adesso devi prepararti al combattimento spirituale. L'intramontabile Catechismo di San Pio X insegna che con con la Cresima sei diventata un perfetto cristiano e soldato di Gesù Cristo, cioè lo Spirito Santo ti dà il coraggio necessario a superare qualsiasi avversità spirituale. Coraggio! Questa vita è solo una prova, cioè dobbiamo dimostrare a Dio di amarlo davvero, e per amor suo dobbiamo essere disposti a superare qualsiasi avversità. Ricorda sempre quel che diceva San Francesco: “Tanto è quel che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto!”

Rimango a tua disposizione per qualsiasi altro chiarimento e approfitto dell'occasione per incoraggiarti nel tuo bel proposito di consacrazione religiosa. Ti saluto cordialmente in Cristo Re e Maria Mediatrice di tutte le grazie.

Cordialiter




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mercoledì 7 luglio 2021

Lettera ai genitori che si oppongono alla volontà di Dio

Spesso i genitori si oppongono alla vocazione religiosa dei figli. I ragazzi in genere riescono a superare più agevolmente l'opposizione dei parenti, invece le ragazze fanno più fatica ad esercitare il loro diritto di eleggere lo stato di vita al quale si sentono chiamate.

Che fare? Non bisogna arrendersi! Le persone che hanno questo problema devono cercare di rimanere calme, senza tentare di far valere il proprio diritto con grida ed incomposte agitazioni. In effetti, tentare un “dialogo vocale” coi genitori ostili è un'impresa difficile e spesso poco fruttuosa (si corre il rischio di arrabbiarsi inutilmente).

Consiglio di scrivere una lettera ai genitori che si oppongono alla vocazione. Secondo me una lettera è più efficace dei discorsi vocali.

Per aiutarvi ho scritto per voi una lettera da usare in questi casi. Vi basterà copiarla, stamparla e firmarla (potete anche modificarla a vostro piacimento), e poi consegnarla ai genitori. Però non dovrete essere presenti mentre la leggeranno, ma dovrete andarvene nella vostra stanza.

Visto che questo problema riguarda principalmente le ragazze, la lettera l'ho scritta al femminile.

Cara mamma e caro papà, 
                                           vi ringrazio per tutto il bene che mi avete dato sin da quando ero bambina. Adesso sono maggiorenne ed è giunto il momento per me di eleggere uno stato di vita. Da molto tempo ormai mi sento attratta dalla vita religiosa. A me non interessa fare carriera nel mondo, accumulare ricchezze, viaggiare in luoghi esotici, divertirmi sfrenatamente in discoteca o in altri luoghi mondani. Queste cose non possono saziare il cuore umano che è stato creato per amare Dio, e non può trovare pace sin tanto che non riposa in Lui.

La nostra gioia su questa terra consiste nell'uniformarci alla volontà del Signore. Io sento la chiamata di Dio alla vita religiosa e ho la ferma intenzione di adempierla, costi quel che costi. Se restassi del mondo vivrei sempre triste ed infelice, come è accaduto a tante altre persone che non hanno risposto alla vocazione.

Se mi volete davvero bene vi chiedo con il cuore in lacrime di smetterla di ostacolare la mia entrata in convento. Non potete immaginare quanto sto soffrendo a causa di ciò. Nessun parente ha il diritto di impedire la mia vocazione, ed essendo maggiorenne posso anche andarmene di casa di nascosto ed entrare in convento contro la volontà dei parenti, così come hanno fatto Santa Chiara e tanti altri santi.

Il nostro scopo su questa terra è di conoscere, amare e servire Dio per salvarci l'anima terminando la vita terrena in stato di grazia, ed andare in Cielo ad amare il Signore per tutta l'eternità. Insegna Sant'Alfonso Maria de Liguori che entrando in un buon ordine religioso sarà facile vivere la vita cristiana in maniera più perfetta e salvarsi l'anima. Perché dovrei rinunciare alla vocazione religiosa? Forse per restare nel mondo ad accumulare onori e ricchezze? Ma che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l'anima sua?

Io voglio donare la mia vita a Gesù buono, il nostro amorevole Redentore Divino, voglio che il mio cuore sia tutto per Lui, voglio vivere per amare Dio.

Ormai ho deciso di entrare in convento, non ostacolatemi più, non fatemi più soffrire. Non vi preoccupate, non mi dimenticherò di voi, continuerò a volervi bene per tutta la vita. Del resto le costituzioni religiose non impediscono di ricevere telefonate e visite da parte dei parenti (ovviamente non tutti i giorni).

La mia speranza è che la nostra famiglia possa riunirsi un giorno ai piedi della Beata Vergine Maria, nella Patria Celeste, dove insieme agli angeli e ai santi potremo amare con tutte le nostre forze la Santissima Trinità, per tutta l'eternità. Così spero, così sia.

Vostra figlia,


Io credo che i genitori leggendo una lettera del genere si impietosiranno, capiranno che stanno facendo soffrire la propria figlia o il proprio figlio, e diventeranno più morbidi al riguardo della vocazione religiosa. Certo non faranno salti di gioia nel sapere che partirà per il convento, ma almeno smetteranno di opporsi tenacemente, perché ai genitori non piace vedere i propri figli soffrire. Tuttavia, se dovessero continuare ad opporsi, ricordo che le persone maggiorenni possono tranquillamente entrare in convento anche contro la volontà della madre e del padre.




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martedì 6 luglio 2021

Donare il cuore a Gesù

Mi ha scritto una giovane ragazza che ha compreso che Gesù è il miglior Uomo a cui donare il proprio cuore...


Ciao, intanto mi presento, mi chiamo […] e ho 21 anni. Ti ringrazio per le belle testimonianze che inserisci nel tuo blog, le lettere che ti scrivono e le tue risposte. Mi sono imbattuta per caso nel tuo blog un pomeriggio del mese scorso. Anch'io come qualche altra ragazza mi considero legata profondamente a Cristo, tanto che un giorno, con pura e ferma coscienza di causa, in un social network ho modificato la mia situazione sentimentale da single a "relazione aperta". Ho riflettuto sul fatto che alla mia età non ho mai avuto nessun legame affettivo con nessun ragazzo, quindi ho pensato di restare preservata da cattivi incontri e da legami con delle creature. Come ti dicevo sopra, mi sento profondamente legata al mio caro Gesù. Ho una bellissima immagine del Suo Cuore, l'effige che si venera a Rosolini (Siracusa), appesa proprio accanto al mio letto, e le mie giornate iniziano con un: “Buongiorno Amore”, e terminano con un “Buonanotte Gesù”. Sai, sono a capo di un gruppo di fedeli, la cui spiritualità è rivolta ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria. Grandi sono le promesse che Gesù fa a ciascuno di noi. Non so come mai sto scrivendo questa e-mail, ma una cosa la so, mi ispiri fiducia. Ho accanto a me la mia guida spirituale, che è il Parroco della mia piccola parrocchia. Non so se la mia è una vocazione reale, tra qualche mese farò un ritiro presso il monastero della Visitazione per fare un po' di discernimento. In attesa di ciò, cerco con la preghiera, il digiuno e altri atti di mortificazione di alleviare le pene a cui il Cuore Divino è sottoposto. Sono del parere che se forgi il corpo, forgerai sicuramente anche l'anima e la staccherai da tutto ciò che non è necessario. Ti ringrazio infinitamente per il tuo lavoro!

Tanti saluti e benedizioni in Gesù Nostro Salvatore!


Cara sorella in Cristo,
                                    considero una cosa molto positiva il fatto che tu non hai mai avuto un fidanzato (anche altre lettrici mi hanno confidato la stessa cosa). Mi spiego meglio: il fidanzamento, se vissuto cristianamente, è utile per poter conoscere il carattere e le buone qualità del futuro coniuge. Purtroppo, oggi sono pochi coloro che vivono il periodo di fidanzamento in maniera cristiana, infatti molti offendono gravemente Dio trasgredendo il Sesto Comandamento, il quale tra le altre cose ordina alle persone non sposate di vivere in castità. Dunque, il non aver mai avuto un ragazzo, ti ha preservato dal commettere dei peccati molto gravi. Inoltre, il fatto di non essere legata sentimentalmente a nessun uomo della terra ti consente di riflettere con più serenità su ciò che senti nel tuo cuore, cioè sul desiderio di abbracciare la vita religiosa. Sono felicissimo di sapere che finalmente hai trovato un ottimo Fidanzato, il quale è migliore di tutti gli uomini del mondo messi assieme. Lui ama con amore vero, non ti tradirà mai; credimi, non te ne pentirai della scelta fatta! Amalo con tutte le tue forze, solo Lui merita di possedere tutto il tuo cuore! Anche Santa Teresa di Lisieux si autodefiniva "fidanzata" di Gesù, sino a quando, con la professione religiosa, divenne sua vera sposa. Le suore non sono delle "signorine", sono delle vere spose, infatti portano al dito la fede nuziale che hanno ricevuto dal Prelato nel giorno della professione. La loro casta unione con Cristo è un vero sposalizio fondato sul vero amore. Al contrario, i matrimoni dei mondani, se sono fondati solo su motivi materiali (pura attrazione fisica, beneficiare dei soldi del coniuge, ricevere l'eredità, ottenere la cittadinanza italiana, ecc.) non sono benedetti da Dio. Sono contento che andrai a fare un'esperienza vocazionale tra le Visitandine di Rosolini (nella foto a lato). Un lettore mi ha parlato molto bene di questo monastero di clausura.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti nei Sacri Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter

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lunedì 5 luglio 2021

I diversi gradi della perfezione cristiana

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


I gradi per cui uno si eleva alla perfezione sono numerosi; e non è qui il caso di enumerarli tutti ma solo di notare le principali tappe. Ora, secondo la dottrina comune, esposta da S. Tommaso, si distinguono tre tappe principali, o, come generalmente si dice, tre vie, quella degli incipienti, quella dei proficienti, quella dei perfetti, secondo lo scopo principale a cui si mira.

a) Nel primo stadio, la principale cura degli incipienti è di non perdere la carità che possiedono: lottano quindi per evitare il peccato, sopratutto il peccato mortale, e per trionfare delle male cupidigie, delle passioni e di tutto ciò che potrebbe far loro perdere l'amor di Dio. Questa è la via purgativa, il cui scopo è di mondar l'anima dalle sue colpe.

b) Nel secondo stadio si vuol progredire nella pratica positiva delle virtù, e fortificar la carità. Essendo già purificato, il cuore è più aperto alla luce divina e all'amor di Dio: si ama di seguire Gesù e imitarne le virtù, e poichè, seguendolo, si cammina nella luce, questa via si chiama illuminativa. L'anima si studia di schivare non solo il peccato mortale, ma anche il veniale.

c) Nel terzo stadio, i perfetti non hanno più che un solo pensiero, star uniti a Dio e deliziarsi in Lui. Costantemente studiandosi di unirsi a Dio, sono nella via unitiva. Il peccato fa loro orrore, perchè temono di dispiacere a Dio e di offenderlo; le virtù li attirano, specialmente le virtù teologali, perchè sono mezzi d'unirsi a Dio. La terra quindi sembra loro un esilio, e, come S. Paolo, desiderano di morire per andarsene con Cristo.

[...]

Dei limiti della perfezione sulla terra.

Quando si leggono le vite dei santi e principalmente dei grandi contemplativi, si resta meravigliati al vedere a quali sublimi altezze può elevarsi un'anima generosa che nulla rifiuta a Dio. Nondimeno vi sono dei limiti alla nostra perfezione su questa terra, limiti che non si deve voler oltrepassare, sotto pena di ricadere in un grado inferiore o anche nel peccato.

1° È certo che non si può amar Dio tanto quanto è amabile: Dio infatti è infinitamente amabile e il nostro cuore, essendo finito, non potrà mai amarlo, anche in cielo, che con amore limitato. Possiamo quindi sforzarci d'amarlo sempre più, anzi, secondo S. Bernardo, la misura d'amar Dio è d'amarlo senza misura. Ma non dimentichiamo che il vero amore, più che in pii sentimenti, consiste in atti di volontà, e che il miglior mezzo d'amar Dio è di conformare la nostra volontà alla sua, come spiegheremo più avanti, trattando della conformità alla divina volontà.

2° Sulla terra non si può amar Dio ininterrottamente e senza debolezze. Si può certamente con grazie particolari che non sono rifiutate alle anime di buona volontà, schivare ogni peccato veniale deliberato ma non ogni colpa di fragilità; nè si diventa mai impeccabili, come la Chiesa ha in parecchie circostanze dichiarato.

[...]

3° Sulla terra non si può amar Dio costantemente o anche abitualmente con amore così perfettamente puro e disinteressato che escluda ogni atto di speranza. A qualunque grado di perfezione si sia giunti, si è obbligati a fare di tanto in tanto degli atti di speranza, e non si può quindi in modo assoluto restare indifferente alla propia salvezza. Vi furono, è vero, dei santi che, nelle prove passive, s'acconciarono momentaneamente alla loro riprovazione in modo ipotetico, cioè se tale fosse la volontà di Dio, pur protestando che in tal caso non volevano cessare d'amar Dio, ma sono ipotesi che si devono ordinariamente scartare, perchè di fatto Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini.

Si possono però fare, di quando in quando, atti di amor puro senza alcuna mira a sè stesso e quindi senza attualmente sperare o desiderare il cielo. Tal è, per esempio, questo atto d'amore di S. Teresa: "Se vi amo, O Signore, non è per il cielo che m'avete promesso; se temo d'offendervi, non è per l'inferno di cui sarei minacciata; ciò che m'attira verso di voi, o Signore, siete voi, voi solo, che vedo inchiodato alla croce, col corpo straziato, tra agonie di morte. E il vostro amore si è talmente impadronito del mio cuore che, quand'anche non ci fosse il paradiso, io vi amerei lo stesso; quand'anche non ci fosse l'inferno, pure io vi temerei. Nulla voi avete da darmi per provocare il mio amore; perchè, quand'anche non sperassi ciò che spero, pure io vi amerei come vi amo".

Abitualmente vi è nel nostro amor di Dio un misto d'amor puro e d'amore di speranza, il che significa che noi amiano Dio e per sè stesso, perchè è infinitamente buono, e anche perchè è la fonte della nostra felicità. Questi due motivi non si escludono, perchè Dio volle che nell'amarlo e nel glorificarlo troviamo la nostra felicità.

Non ci affanniamo quindi di questo misto e, pensando al paradiso, diciamo soltanto che la nostra felicità consisterà nel posseder Dio, nel vederlo, nell'amarlo e nel glorificarlo; così il desiderio e la speranza del cielo non impediranno che il motivo dominante delle nostre azioni sia veramente l'amor di Dio.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]




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domenica 4 luglio 2021

Amare i poveri

Pubblico alcune parti di una lettera che ho scritto a una giovane ragazza attratta dalla vita missionaria.


Cara sorella in Cristo,
                                 mi ha colpito molto ciò che hai scritto. Infatti ho notato che hai compreso la differenza tra la filantropia e la carità cristiana. Ecco quel che scrisse in proposito Padre Giuseppe Maria Leone: “La carità è amore verso Dio e verso il prossimo, la filantropia è amore solo verso l'uomo; la filantropia è naturalistica e materialistica e i filantropi molto spesso, mentre "proclamano giustizia, legge, onestà", violano "ogni legge umana e divina". La carità è, invece, la "regina delle virtù", perché mette prima Dio e poi gli uomini, sicché di "matrice divina" è l'amore verso questi ultimi.”

Sono contento che sei disposta a donare la tua vita a Gesù e metterti al servizio dei poveri. Viviamo in una società egoista e materialista, nella quale si pensa ad ammassare beni materiali, e pur di raggiungere questo scopo si calpestano i deboli e si trascura di aiutare i bisognosi. Se tu confidassi quel che senti nel cuore alle persone di mondo, purtroppo rischieresti di essere incompresa. Ti direbbero: “Ma chi te lo fa fare ad abbracciare la vita religiosa e ad aiutare i poveri? Che cosa ci guadagni? Lascia perdere, goditi la vita tra feste e discoteche come fanno tutti gli altri!”

San Tommaso d'Aquino e Sant'Alfonso Maria de Liguori sconsigliavano di confidarsi con amici e parenti sul tema della vocazione, perché spesso le persone di mondo non comprendono questi discorsi, e cercano di scoraggiare coloro che si sentono attrarre da Dio alla vita consacrata.

Alle persone che si sposano, spesso capita che dopo il matrimonio comprendono che non era quella la loro vera vocazione, si pentono della scelta fatta, ma ormai non possono più tornare indietro (Gesù nel Vangelo ha proibito il divorzio). Invece per quanto riguarda la vita religiosa non c'è questo rischio, infatti prima di emettere i voti perpetui, passano molti anni, e quindi si ha tutto il tempo necessario per riflettere attentamente sullo stato di vita da eleggere. In genere si procede così: prima si fanno una o più esperienze vocazionali in un istituto religioso, poi, dopo aver trovato l'istituto per il quale ci si sente attrarre, e ci si senti pronti per fare il passo, si chiede l'ammissione nell'istituto, e si comincia l'aspirantato, poi il postulantato, il noviziato, la professione religiosa temporanea e infine la professione religiosa perpetua. Insomma, se una persona non si sente portata per la vita religiosa, ha molti anni per comprenderlo e tornare tranquillamente a casa propria.

Ti incoraggio a perseverare nel discernimento vocazionale, nella speranza che tu possa diventare sposa di Gesù Cristo, abbracciando la vita religiosa, che è lo stato di vita più perfetto, perché più simile allo stile di vita praticato dal Redentore Divino su questa terra.

Ma come si capisce se una vocazione è vera? La vocazione, più che in un sentimento del cuore o in una sensibile attrattiva, è riscontrabile principalmente nella retta intenzione di chi aspira alla vita religiosa. Chi desidera diventare suora per il nobile motivo di consacrarsi al servizio di Dio e alla salvezza delle anime, fuggire dalle tentazioni del mondo, vivere più unita a Gesù buono, vivendo con fervore cristiano la Regola del proprio istituto religioso, costei dimostra di avere dei segni tipici di una vera vocazione.

È interessante sapere che sei stata in India, non per fare turismo, ma per fare volontariato al servizio dei poveri. Vorrei che tutti i cristiani potessero fare ciò che hai fatto tu a Calcutta e potessero vedere coi propri occhi quel che hai visto tu. Questa esperienza apre gli occhi del cuore e fa comprendere che il vero senso della vita non consiste nell'ammassare ricchezze e darsi ai divertimenti sfrenati, ma nell'amare Dio con tutto il cuore e sopra ogni cosa, e il prossimo come noi stessi. Siamo stati creati per amare! Noi cristiani dobbiamo incendiare il mondo col fuoco della carità, che è l'amore che nasce da Dio. Che ci stiamo a fare su questa terra se non amiamo Dio e il prossimo?

Il mio consiglio è di fare al più presto delle esperienze vocazionali in alcuni istituti religiosi missionari. Fai attenzione al fatto che oggi molti istituti si sono rilassati, e non vivono più la vita religiosa in maniera fervorosa e osservante come ai tempi della Fondatrice. Sant'Alfonso diceva che è meglio restare a casa propria anziché entrare in una casa religiosa rilassata.

Tra le suore missionarie ho grande stima per le Servidoras, le quali sono gioiose, caritatevoli, cordiali, fraterne, fervorose e ricche di zelo per il bene delle anime. Inoltre hanno una buona preparazione dottrinale e ascetica. Sono in maggioranza giovani perché hanno tante vocazioni. 

Se hai altre domande da farmi, non esitare a scrivermi, per me è una gioia incoraggiare coloro che vogliono donare a Gesù la propria vita abbracciando la vita religiosa.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter




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sabato 3 luglio 2021

L'Amore vince su tutto

Ripubblico la lettera di una giovane lettrice del blog che ha superato una crisi spirituale...

Carissimo fratello,
                               avevo voglia di scriverti. Sai, in questo periodo ho sentito molto più forte la chiamata a seguire Gesù. Ormai il mio unico desiderio è questo. Non ti nascondo però che ho avuto un periodo di crisi durante questa estate dove il mondo mi stava attraendo, i suoi divertimenti, il suo apparire. Ma io non voglio apparire, io voglio essere, io non voglio convivere con il male, io lo voglio combattere, voglio far parte dell'esercito di Cristo, voglio diventare sua, sua per sempre. Essere di Dio e del prossimo, non pensare più a me stessa, voglio essere come l'Eucarestia spezzata per tutti, voglio darmi da fare, essere di tutti ma appartenere solo a Gesù in anima, corpo e cuore per la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio!

Io questo Dio lo voglio respirare, voglio vivere di Lui e far vivere di Lui gli altri. Una vita di preghiera, di gioia, di apostolato, di penitenza. Voglio comunicare al prossimo la gioia, la letizia, la felicità, la libertà e l'Amore, quelli veri non quelli illusori e passeggeri. In questo mondo sembra vincere il principe del male ma so che molti discepoli di Cristo lo combattono e io ne voglio fare parte, non mi fa paura. L'Amore vincerà su tutto, l'Amore alla fine resterà, l'Amore darà e mi dà anche ora tutte le risposte, è dell'Amore che il mondo ha bisogno, bisogna ricordarlo che Dio è Amore, è la sua essenza.

Con la forza dello Spirito Santo, voglio andare avanti per le strade del Padre Mio, del Mio Sposo. Dio Uno e Trino che si offre a me, ti rendi conto?

Lo sguardo materno di Maria ci accompagni sempre!
Dio ti Benedica!

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                       sono contentissimo di sapere che stai perseverando nel desiderio di donare a Dio il resto della tua vita abbracciando la vita religiosa e divenendo vera sposa di Gesù Cristo, il Redentore delle anime nostre.

Purtroppo, il nemico del genere umano quando si accorge che una persona è attratta dalla vita religiosa incomincia nei suoi confronti una guerra spietata per indurla a farle cambiare strada. L'inganno principale è quello di attrarla con la trappola dei beni materiali e delle false gioie mondane.

I mondani ridono, scherzano e sembrano felici nei loro divertimenti sfrenati, ma in realtà sono dei poveretti da compatire, perché quando si vive lontani da Dio il cuore umano è triste e infelice. I beni della terra non potranno mai saziare il nostro cuore che è stato creato per amare Dio, nostro unico bene. Chi ha Dio ha tutto, chi perde Dio perde tutto.

Ti saluto fraternamente in Cristo Re e Maria Regina,

Cordialiter




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venerdì 2 luglio 2021

Felice di vivere nella purezza

Tempo fa ho ricevuto una bella testimonianza di vita cristiana da parte di una ragazza che voleva vivere in castità nonostante il fidanzato aveva idee diverse dalle sue...

Caro curatore di questo meraviglioso blog vocazionale, sono una studentessa di ventuno anni, lettrice assidua del tuo blog e di letture sacre (amo leggere). E' da tempo che volevo scriverti, per raccontarti la mia storia. Sono una cattolica-cristiana (vado a Messa la Domenica), e sin da quando andavo alle medie sono catechista, Dio mi ha dato questo grande dono di insegnare la sua Parola e trasmetterla agli altri. Sin da quando ero ragazzina amo Dio, e quando avevo 17 anni decisi di dire a mia madre che dopo la scuola superiore sarei voluta partire per andare in un monastero di clausura, per lodare Dio e dedicargli tutta la vita. Mia madre fece di tutto per distogliermi dalla mia vocazione, non perdeva mai un'occasione per ripetermi che prima o poi l'avrei abbandonata. Riuscì a distogliermi e […] l'anno dopo conobbi il mio attuale ragazzo. All'inizio mi sembrò un giovane credente, di buona fede, ma ora dopo tre anni che siamo fidanzati mi ripete sempre che il fidanzamento come lo intendo io (cioè casto fino al matrimonio) è solo un'idea arcaica [...]. Da parte mia ho detto che mi era sembrato di essere stata chiara sin dall'inizio e ho detto che se a lui non va bene il fidanzamento così, può anche lasciarmi, ma lui ha detto che sarebbe stupido lasciarmi solo per questo. Credevo di aver trovato una persona adatta alla mia personalità, (sono molto semplice, non vado mai dal parrucchiere, vesto sempre con dei vestiti che coprono tutto il mio corpo, non sono mai stata in discoteca la sera e per studiare all'università vivo in un istituto di suore), ma non è così, a lui piaccio solo perché sono seria, ma poi mi dice che mi trascuro, che sbaglio a dedicare tanto tempo allo studio e sbaglio ad essere con dei princìpi che mai nessuno mi toglierà, ne tanto meno lui. Vorrei qualche consiglio sul comportamento che devo assumere, aiutami, perché non riesco a parlare con nessuno di questa delicata questione, mi vergogno di tutto questo e il mio cuore è triste...

In più vorrei qualche consiglio spirituale, sono un'umile serva di Dio e lo amerò sempre! Grazie davvero per tutto ciò fai per ogni anima che ti chiede conforto. Pregherò per te.

(Lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                  ti ringrazio per avermi scritto, la tua testimonianza di vita cristiana mi è piaciuta molto.

Il tuo modo di concepire il fidanzamento, cioè di viverlo in castità fino al matrimonio, non è arcaico, ma è il modo di viverlo ordinatoci per nostro bene dal Signore. Il Catechismo della Chiesa Cattolica promulgato da Papa Giovanni Paolo II ribadisce ai cristiani di oggi ciò che la Chiesa ha sempre insegnato al riguardo, e cioè che tutte le persone che non sono sposate devono vivere in castità anche se sono fidanzate. Purtroppo, persino tanti fedeli praticanti rifiutano di obbedire a questa Legge che Dio ha scritto nei nostri cuori (non fornicare), e si ribellano agli insegnamenti della Chiesa sul sesto comandamento. Tu continua a obbedire all'eterna Legge di Dio e non te ne pentirai giammai. I mondani ti derideranno e ti insulteranno, ma Gesù Cristo ci ha detto: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.” (Matteo 5,11-12)

Dunque non sei una persona antiquata, sei solo una seguace del Redentore Divino: continua così! L'unica cosa che conta nella vita è piacere a Dio, tutto il resto è vanità delle vanità. Apprezzo moltissimo anche il modo castigato di vestirti. La Madonna a Fatima disse che un giorno sarebbero venute delle mode che avrebbero offeso molto Nostro Signore, e infatti quelle mode oscene sono giunte davvero: minigonne, scollature profonde e gli altri abiti spudorati costituiscono un grave scandalo per l'anima del prossimo, poiché lo inducono a commettere dei peccati. Per questo motivo una donna davvero cristiana deve indossare solo abiti che non offendono il pudore. Continua ad essere semplice, a non frequentare luoghi malsani come le discoteche, e a vivere coerentemente la vita cristiana.

Quando avevi 17 anni era meglio se non avessi confidato a tua madre il desiderio di donarti a Dio in un monastero di clausura. Ma ormai quel che è fatto è fatto, adesso bisogna guardare al futuro. Ormai sei maggiorenne e tra qualche anno finirai gli studi universitari, ritengo sia importantissimo utilizzare questo periodo per riflettere attentamente sullo stato di vita che il Signore ha scelto per te. Io non so se ciò che sentivi nel tuo cuore a 17 anni era una vera vocazione o un semplice pio desiderio, però ti raccomando di metterti in ascolto della volontà di Dio. E se Gesù buono volesse prenderti tutta per Sé? Lo spero tanto! Un conto è essere sposa del Re del Cielo, altro conto è essere moglie di un uomo della terra: non c'è paragone! Io ti chiedo solo di pregare il Signore di farti capire la sua volontà. Tra coloro che mi hanno scritto ci sono anche varie persone (in prevalenza donne) che rimpiangono di essersi sposate e di non aver approfondito in gioventù la possibilità di abbracciare la vita religiosa. Tu sei ancora in tempo per riflettere attentamente ed eleggere lo stato di vita al quale ti chiama il Signore. Durante le prossime vacanze sarebbe ottima cosa poter trascorrere alcuni giorni in qualche convento fervoroso e osservante. Immersa nella preghiera e nella meditazione sarà più facile poter ascoltare ciò che Iddio vuole da te.

Ti consiglio di fare l'orazione mentale, la quale consiste nel dedicare alcuni minuti della giornata nel pensare alla maestà della Santissima Trinità, alla dolorosa Passione del Redentore, all'amore di Dio per noi, ai novissimi o ad altri misteri di fede, e inframmezzare questa meditazione con devote frasi piene d'amore rivolte a Gesù buono e anche alla nostra Mamma del Cielo. Per allenare l'anima al sacrificio e al combattimento spirituale, è buona cosa fare ogni giorno qualche mortificazione, ad esempio rinunciare a mangiare una caramella, ad usare l'ascensore e l'automobile, ad ascoltare una canzone, a leggere subito una lettera che si è appena ricevuta, a guardare un film lecito, a discolparti quando ricevi un rimprovero, ecc. Per quanto riguarda la tristezza che senti nel cuore, puoi trovare facilmente conforto buttandoti tra le braccia di Gesù buono. Solo Dio può consolarci nei momenti di dolore.

Carissima sorella in Cristo, spero tanto di esserti stato di qualche utilità. Per me è una grande gioia poter essere di aiuto alle persone che vogliono amare Dio, pertanto non esitare a scrivermi ogni volta che ne sentirai il bisogno.

Ti saluto cordialmente in Gesù e Maria,

Cordialiter




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giovedì 1 luglio 2021

I seminaristi che compiono peccati di lussuria non hanno la vocazione sacerdotale

I preti che non vivono in castità sono di grave scandalo per i fedeli. Se erano lussuriosi già durante il seminario, non dovevano essere promossi agli ordini sacri, perché non avevano una vera vocazione sacerdotale. Ecco cosa insegna in proposito Sant'Alfonso Maria de Liguori nel suo celebre libro "Pratica di amar Gesù Cristo".

S. Tommaso l'Angelico (Opusc. 17, c. 10) esorta coloro che son chiamati a vita più perfetta a non consigliarsi in ciò coi parenti, poichè in tal materia essi diventano nemici […]. Di più bisogna avvertire che siccome sta in gran pericolo di dannarsi chi per compiacere i parenti lascia la vocazione di Dio, così all'incontro mette ancora in gran pericolo la sua eterna salute chi per non disgustare i parenti prende lo stato ecclesiastico senza la divina vocazione.

Tre sono i segni con cui si conosce la vera vocazione ad un tale stato così sublime: la scienza, il fine di attendere solo a Dio e la bontà della vita. Ma parlando qui specialmente della bontà, il Concilio di Trento ha ordinato che i vescovi non promuovano agli ordini sacri, se non coloro che sono stati già provati nella buona vita […]. La ragione è addotta da S. Tommaso, perchè l'ordinando con ciascun ordine sacro vien destinato all'altissimo ministero di servire a Gesù Cristo nel Sacramento dell'altare; onde dice il santo (2. 2. qu. 184 art. 8) che la santità dell'ecclesiastico deve sopravanzare la santità del religioso [...]. E questo merito di santità il santo lo chiede prima dell'ordinazione, mentre lo chiama necessario non solo affinché l'ordinato degnamente eserciti gli ordini, ma ben anche affinché l'ordinando possa esser degnamente annoverato tra i ministri di Gesù Cristo […].

Nel mio libro di Teologia Morale (Lib. 6. c. 2. ex num. 63) io ho stesa una lunga dissertazione su questo punto, ove ho dimostrato che coloro i quali senza l'esperienza della buona vita prendono qualche ordine sacro non possono essere scusati da colpa grave, mentre ascendono a tal grado sublime senza la divina vocazione; nè può dirsi chiamato da Dio chi ascende agli ordini sacri non ancor liberato da qualche vizio abituato, specialmente contro la castità. E benchè alcuno di costoro fosse capace del sacramento della penitenza per trovarsi a quello già ben disposto per mezzo del pentimento; nondimeno non è capace in tale stato di assumere il sacro ordine, per cui vi bisogna di più la buona vita provata già prima coll'esperienza da molto tempo. Altrimenti non può essere esente dal peccato mortale, così per la grave presunzione con cui senza la vocazione s'introduce nei sacri ministeri, [...] come anche per lo gran pericolo di sua dannazione, al quale si espone in tal caso, secondo scrive il vescovo Abelly: Qui sciens, nulla divinae vocationis habita ratione — come già fa colui che prende l'ordine coll'abitudine a qualche vizio grave […]. Lo stesso scrive Soto (in 4. Sent. Dist. 2. qu. 1. n. 3) ove parlando del sacramento dell'ordine dice che la santità positiva nell'ordinando è di precetto positivo […]. In tal caso dunque, quando manca all'ordinando lo sperimento della buona vita, non solo pecca gravemente il soggetto che si ordina, ma pecca ancora il vescovo che lo promuove all'ordine sacro senza la dovuta prova per cui siasi reso moralmente certo della buona vita dell'ordinando. Pecca gravemente ancora il confessore che assolve un tal ordinando abituato, il quale senza una lunga prova di sua buona vita vuol prendere l'ordine sacro. E peccano ancora gravemente quei genitori che, sapendo la mala vita dei figli, s'impegnano a far loro prendere gli ordini sacri per fini propri di aiutar la famiglia.

Lo stato ecclesiastico non è istituito da Gesù Cristo per aiutar le case dei secolari, ma per promuovere la gloria di Dio e la salute delle anime. Alcuni si figurano lo stato ecclesiastico come fosse un officio o mestiere laicale per avanzarsi negli onori o nei beni temporali, ma errano; e perciò quando vengono i parenti ad inquietare il vescovo, affinché ordini qualcuno ignorante o di mali costumi, apportando per ragione che la casa è povera e non sanno come fare, ciò devve risponder loro il vescovo: «No, figlio mio, lo stato ecclesiastico non è fatto per aiutar la povertà delle case, ma per lo bene della Chiesa». E così bisogna licenziarli affatto, e non dare loro più orecchio; giacchè tali soggetti indegni sogliono ordinariamente esser poi la rovina non solo delle anime loro, ma anche delle loro famiglie e dei loro paesi.

E parlando di quei sacerdoti che vivono in casa propria, e vorrebbero i parenti che non tanto si applicassero alle incombenze del lor ministero, quanto ad avanzar la casa colle rendite e cogli onori, essi debbono lor risponder: [...] «Io son sacerdote, l'officio mio non è di far danari e procurare onori, nè di tenere l'amministrazione della casa, ma di star ritirato, far orazione, studiare ed aiutare le anime». Quando poi vi fosse qualche precisa necessità di aiutar la casa, deve aiutarla per quanto può, ma senza lasciare la sua incombenza principale, che è di dedicarsi alla santificazione sua e degli altri.




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