Le donne che sentono nel proprio cuore di avere la vocazione matrimoniale, ma non riescono a trovare un fidanzato cristiano, possono leggere il seguente annuncio di un uomo che sta cercando una moglie davvero fedele agli insegnamenti della Chiesa Cattolica. Cliccare qui per leggere l'annuncio.


sabato 16 ottobre 2021

Donarsi al Signore

Tempo fa una lettrice del blog mi ha scrisse per raccontarmi la sua conversione e per parlarmi del desiderio di abbracciare la vita religiosa. In seguito mi disse che un suo ex fidanzato era tornato a corteggiarla, ma ormai a lei non interessava più, poiché nel frattempo nel suo cuore era cresciuto sempre più il desiderio di donarsi al Signore...


Ciao, scusami se ti rispondo solo ora, volevo scriverti settimana scorsa ma per timore di disturbare non ho più scritto, poi quando ho visto la tua mail venerdì ho provato tanta gioia e commozione per l'ennesima grazia ricevuta.

Da quando ti ho scritto l'ultima volta non ho abbandonato il proposito di donare tutta la mia vita a Gesù, ma anzi questo Amore cresce sempre più e mi sento sempre più a disagio in questo mondo, però so che devo avere pazienza affinché si faccia solo ed esclusivamente la volontà del Padre Misericordioso.

Mi avevi anticipato che il cammino sarebbe stato pieno di insidie, una di queste è stata il ritorno del ragazzo col quale sono stata assieme sei anni e mezzo, ma non mi sento legata a lui e a nulla che è terreno. Appunto perché non mi sento legata più a nulla sulla terra ma trovo gioia solo nei momenti di preghiera e il mio cuore impazzisce solo quando sono in confidenza con Gesù e la Mamma, io con il mio modo di fare avrei affrettato troppo i tempi, rischiando di fare solo danni, quindi lo considero come un freno per poter crescere nell’Amore per Gesù fino a che non sarò finalmente degna di Lui. Inoltre diciamo che questo evento ha calmato gli animi dei miei familiari, specialmente quello di mia mamma che sarebbe stata capace di qualsiasi pazzia. Forse è stato messo sulla mia strada come prova, da questo comunque voglio trarne beneficio per la nostra cara Madre, tenterò con tutte le mie forze di portarlo tra le Sue braccia affinché poi Lei lo porti a Gesù, voglio essere uno strumento nelle loro Mani.

[..] Continuo a pregare il Signore perché si realizzi il suo progetto affinché Suo Figlio il mio caro buon Gesù non versi più lacrime per me, ma piuttosto che io possa contribuire ad alleviare nella mia miseria le sue ferite provocate dalle iniquità del mondo. Ti ringrazio per il lavoro che continui a fare con tanta passione, non ho smesso di seguire il tuo blog che mi è sempre di immenso aiuto. Ti saluto e ti ringrazio con immensa cordialità in Gesù Re della nostra vita e Maria che con immenso amore ci guida alla gioia senza fine.

(Lettera firmata)


Carissima sorella in Cristo,
                                        sono felicissimo di sapere che stai perseverando tenacemente e che ormai le cose della terra non ti interessano più, poiché il tuo unico desiderio è di trascorrere il resto della vita unita a Gesù buono, l'amorevole Redentore del genere umano.

In questi mesi ho ricevuto numerose lettere di giovani e meno giovani desiderosi di abbracciare lo stato di vita religioso. Mi riempie di gioia sapere che in questa società secolarizzata e materialista ci siano ancora persone disposte a rinunciare a tutto pur di seguire la chiamata del Signore. Tuttavia ti confesso che sin quando ognuno di questi lettori non sarà entrato in convento, ho sempre un po' di timore che possano per propria negligenza “dimenticarsi” della loro vocazione. Il problema è che fin quando si rimane nel mondo si è costretti a vivere in mezzo a tante distrazioni che tendono a far affievolire il devoto desiderio di donarsi a Dio.

Ecco perché prego la Mediatrice di tutte le Grazie di aiutare te e tutti gli altri che mi hanno scritto. Non vedo l'ora di sapere che avete abbandonato il mondo traditore per rifugiarvi sotto il manto protettrice della Madonna in qualche ordine religioso fervoroso e osservante.

Come dico sempre, le storie vocazionali sono tutte belle perché sono tutte storie d'amore, ma quelle che mi piacciono di più sono quelle di persone “convertite” come te, poiché in esse rifulge in maniera più luminosa la Misericordia infinita di Dio. È commuovente pensare che quando vivevi lontano da Gesù buono, Lui continuava ad attenderti con paziente amore, quasi tu fossi stata l'unica persona sulla terra, e quando sei tornata ai suoi piedi come il figliol prodigo, invece di cacciarti via ti ha fatto sentire l'ardente desiderio di divenire sua sposa. Insomma, il giorno in cui verrò a sapere che sei entrata in qualche monastero esulterò di gioia per questo grande trionfo della Divina Misericordia: dalla mondanità, al monastero di clausura. Sì, non vedo l'ora che tu diventi prigioniera di Gesù Cristo.

Se in futuro vorrai ancora scrivermi, non dovrai avere nessun timore di “disturbarmi”. Per me è di grande edificazione leggere lettere come le tue, e inoltre è un vero onore poter esserti d'incoraggiamento nel percorso vocazionale, in attesa che tu diventi sposa del mio Re.

Coraggio, “per aspera ad astra”, attraverso le difficoltà si giunge alle stelle!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cristo Re d'Amore e in Maria Regina dei peccatori pentiti,

Cordialiter




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venerdì 15 ottobre 2021

Distaccare il cuore dalle cose del mondo

A che serve la solitudine del corpo quando manca quella del cuore? A che serve dimorare col corpo in un monastero, e poi avere il cuore attaccato alle cose del mondo? Un'anima distaccata e libera dagli affetti terreni, anche se sta nelle piazze e nelle strade, trova la sua solitudine. Al contrario, a che serve mai il trattenersi nel coro o nella cella in silenzio, se poi nel cuore gli affetti alle creature si fanno molto sentire, impedendo così di poter ascoltare le voci divine?

Il Signore disse un giorno Santa Teresa: Oh quanto parlerei volentieri a molte anime! ma il mondo fa tanto strepito nel loro cuore che la mia voce non può sentirsi. Oh se si appartassero un po' dal mondo!

Cerchiamo di comprendere dunque che cosa sia la “solitudine del cuore”: è il discacciare dal cuore ogni affetto che non è per Dio, col cercare in tutte le nostre azioni non altro che di piacere al Signore. E qual cosa della terra può contentare il nostro cuore? Solo Dio è la nostra unica ricchezza. La solitudine del cuore induce a dire con sincerità che si desidera solo Dio e basta.

Colui che non riesce a trovare il Signore, metta in pratica quel che diceva Santa Teresa: “Distacca il cuore da tutte le cose e cerca Dio, e lo troverai”. Iddio non può cercarsi né trovarsi, se prima non si conosce: ma come può conoscere Dio e le sue divine bellezze chi sta attaccato alle creature? In un vaso di cristallo, se è pieno di terra, non può entrarvi la luce del sole: e così in un cuore occupato dagli affetti dei piaceri, dei beni materiali o degli onori, non può risplendervi la luce divina. Perciò chiunque vuol vedere Dio bisogna che tolga la terra dal suo cuore, e lo tenga chiuso a tutti gli affetti mondani. Ciò appunto volle darci ad intendere Gesù Cristo sotto la metafora della porta chiusa, allorché disse: “Quando fai orazione, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega in segreto il Padre tuo”. Ciò significa che l'anima, per unirsi con Dio nell'orazione, bisogna che si ritiri nel suo cuore - ch'è appunto il camerino nominato dal Signore, come spiega S. Agostino - e poi chiuda l'entrata a tutti gli affetti terreni.

L'anima solitaria, cioè distaccata, in cui taceranno gli affetti della terra, si stringerà con Dio nell'orazione coi santi desideri, con le offerte di se stessa e con altri atti di rassegnazione e d'amore; ed allora si troverà sollevata sopra di sé e sopra le cose create a tal punto che sorriderà al pensiero dei mondani, i quali tanto stimano e stentano per i beni di questa terra, che in realtà sono troppo piccoli ed indegni dell'amore di un cuore creato per amare un immenso bene che è Dio.




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giovedì 14 ottobre 2021

Le vere amicizie

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


L'amicizia può essere mezzo di santificazione o serio ostacolo alla perfezione, secondo che è soprannaturale o naturale e sensibile. [...]

1° DELLE VERE AMICIZIE.

Ne diremo la natura e i vantaggi.

595.   A) Natura. -- a) Essendo l'amicizia una mutua comunicazione tra due persone, si specifica innanzi tutto secondo la varietà delle comunicazioni e la qualità dei beni che si comunicano. Il che viene molto bene spiegato da S. Francesco di Sales: "Quanto più squisite saranno le virtù in cui comunicate, tanto più perfetta sarà l'amicizia. Se comunicate in scienze, l'amicizia è certamente assai lodevole; più lodevole ancora se comunicate in virtù, nella prudenza, nella moderazione, nella fortezza, nella giustizia. Se poi la vostra mutua comunicazione riguarda la carità, la devozione, la perfezione cristiana, oh Dio! quanto preziosa sarà l'amicizia! Sarà eccellente perchè viene da Dio, eccellente perchè tende a Dio, eccellente perchè ne è vincolo Dio, eccellente perchè durerà eternamente in Dio! Oh! che buona cosa è amare sulla terra come si ama in cielo e imparare ad averci in questo mondo quella reciproca tenerezza che ci avremo eternamente nell'altro!"

La vera amicizia è dunque in generale un'intima corrispondenza tra due anime per farsi scambievolmente del bene. Può restare semplicemente onesta, se i beni che si comunicano sono di ordine naturale. Ma l'amicizia soprannaturale è di ordine assai superiore. È un'intima corrispondenza tra due anime che si amano in Dio e per Dio, a fine di scambievolmente aiutarsi a perfezionar la vita divina che possedono. Fine ultimo ne è la gloria di Dio, fine immediato il progresso spirituale, e Gesù il vincolo di unione tra i due amici. Tal è il pensiero del Beato Etelredo [...] che il Lacordaire traduce così: "Non posso più amar persona senza che l'anima prenda posto dietro il cuore e che Gesù Cristo venga a fare il terzo in mezzo a noi".

596.   b) Perciò quest'amicizia, [invece] di essere appassionata, predominante, esclusiva come l'amicizia sensibile, ha per doti la calma, il riserbo e la mutua confidenza. È affetto calmo e moderato, appunto perchè fondato sull'amor di Dio ne partecipa la virtù; onde è pure affetto costante, che va crescendo, al rovescio dell'amore passionale che tende ad affievolirsi. Ed è accompagnata da savio riserbo: [invece] di cercar familiarità e carezze come l'amicizia sensibile, è piena di rispetto e di riservatezza, perchè non desidera altro che comunicazioni spirituali. Questa riservatezza non impedisce però la confidenza; mutuamente stimandosi e vedendo nella persona amata un riflesso delle divine perfezioni, si prova per lei confidenza grandissima, che è del resto reciproca; il che porta intime comunicazioni, perchè si brama di partecipare alle soprannaturali doti dell'amico. Si comunicano quindi i pensieri, i disegni, i desideri di perfezione. E bramando di scambievolmente perfezionarsi, non si peritano di avvertirsi dei difetti e di aiutarsi a correggerli. La mutua confidenza che regna tra i due amici impedisce all'amicizia di diventare inquieta, affannosa, esclusiva; non si ha per male che l'amico abbia altri amici, anzi se ne gode pel bene suo e per quello del prossimo.

597.   B) È chiaro che tale amicizia presenta grandi vantaggi. a) La S. Scrittura ne fa frequenti elogi: "Un amico fedele è tetto robusto, e chi lo trova ha trovato un tesoro... l'amico fedele è balsamo vitale [...]. Nostro Signore ce ne diede l'esempio nell'amicizia che ebbe per Giovanni, il quale era conosciuto per "l'amato da Gesù, quem diligebat Jesus". S. Paolo ha amici a cui porta profondo affetto; soffre della loro assenza e la sua più dolce consolazione è di rivederli; così è inconsolabile perchè non trova Tito al luogo convenuto [...]; si rallegra appena lo ritrova [...]. Si vede pure quale affetto nutriva per Timoteo e quanto bene gli faceva la sua presenza e che aiuto gli dava a farne anche agli altri; lo chiama quindi suo collaboratore, suo figlio, suo carissimo figlio, suo fratello [...].

Anche l'antichità cristiana ci porge illustri esempi di amicizia: uno dei più celebri è quello di S. Basilio e di S. Gregorio Nazianzeno.

598.   b) Da questi esempi si deducono tre ragioni a mostrare quanto utile sia l'amicizia cristiana, specialmente per il sacerdote di ministero.

1) Un amico è una tutela rispetto alla virtù, protectio fortis. Noi sentiamo il bisogno d'aprire il cuore a un intimo confidente; il direttore risponde talora a questo bisogno, ma non sempre: la sua amicizia paterna è diversa dall'amicizia fraterna che cerchiamo noi. Abbiamo bisogno d'un nostro pari con cui poter discorrere con tutta libertà. Se non lo troviamo, correremo pericolo di far confidenze biasimevoli a persone che non sempre riusciranno innocue per noi e per loro.

2) È pure un intimo consigliere a cui apriamo volontieri i dubbi e le difficoltà e che ci aiuta a risolverli; è un monitore savio e affettuoso, che, vedendoci all'opera e sapendo ciò che si dice di noi, ci dirà la verità, facendoci così schivar talora molte imprudenze.

3) È finalmente un consolatore, che ascolterà amorevolmente il racconto delle nostre pene, e troverà nel suo cuore le parole necessarie per addolcirle e confortarci.

599.   Si può chiedere se queste amicizie siano da approvarsi nelle comunità, potendosi infatti temere che portino danno all'affetto che deve unire tutti i membri e che generino gelosie. Bisogna certamente badare che tali amicizie non rechino nocumento alla carità comune, e che siano non solo soprannaturali ma tenute entro i giusti limiti fissati dai superiori. Con queste riserve, anche coteste amicizie hanno i loro vantaggi, perchè i religiosi hanno essi pure bisogno d'un consigliere, d'un consolatore e d'un monitore che sia insieme un amico. Tuttavia anche nelle comunità, anzi più che altrove, bisogna premurosamente evitare tutto ciò che può aver colore di falsa amicizia.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]




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mercoledì 13 ottobre 2021

Curare i malati

Tempo fa una lettrice mi ha confidato di voler diventare suora infermiera.

Ciao,
          ho ricevuto la chiamata di Dio, la vera e propria chiamata, l'impulso irrefrenabile a pregare e a cambiare vita QUESTA MATTINA! Nell'infanzia ho avuto già esperienze di questo tipo ma non ne ero ancora abbastanza consapevole. Sono sempre andata a messa, dalla mia prima Comunione, fino ad ora (21 anni). Da 3 anni sono animatrice liturgica nella mia parrocchia ed è come se vivessi tutta la settimana in attesa che arrivi il giorno in cui io possa servire il Signore. Questa mattina ho sentito come un colpo di felicità e amore nel cuore, come se mi si fosse finalmente palesato in mente ciò che sapevo già di voler fare! Ho pianto lacrime di gioia leggendo dell'ordine delle Suore Infermiere dell'Addolorata, e tramite il tuo blog ho reperito il contatto e-mail delle suore per chiederle di iniziare il noviziato. Sono al terzo anno della laurea in infermieristica […]. Attendo con ansia la risposta delle suore sperando che possano accettarmi subito in noviziato perché dopo anni di riflessione ho deciso la mia strada! Era veramente tanto tempo che l'idea mi ronzava in testa ma avevo tanta paura della reazione di amici e parenti. Ora invece so che non riesco più a vivere nell'inganno, non posso più far finta di essere serena in questa vita così confusionale, piena di indifferenza e odio! Voglio dare e vivere l'Amore ma non posso farlo con persone che non hanno avuto la mia stessa fortuna nel capire la Parola di Dio! La mia speranza è quella di poter partire per Como immediatamente PER RESTARCI! In questo modo potrei completare con le mie future sorelle il percorso di studi in una vita ai margini della società, protetta e piena d'amore. Voglio dare, servire gli altri come Nostro Signore Cristo Gesù, senza volere nulla in cambio! Mi fa star bene fare l'infermiera, nei tirocini l'hanno notato tutti, finché lavoro sto bene, quando smetto è una catastrofe! Curare gli altri mi dà forza e mi dà gioia e non potrei nemmeno immaginare qualcosa di meglio se non diventare al più presto una suora infermiera!

Tu conosci le suore infermiere del Valduce? Pensi che mi troverò bene? A solo vedere le loro foto mi è venuto da pensare "ECCO LA MIA VERA FAMIGLIA!" Voglio subito stare con loro! Non posso aspettare di laurearmi perché sarà minimo tra 2 anni ma non riuscirò a studiare bene pensando sempre a pregare quindi potrebbe passare molto più tempo! Dio ti benedica per il tuo lavoro sul blog, è stato bellissimo vedere altre ragazze nella mia stessa condizione.

(Lettera firmata)



Cara sorella in Cristo,
                                      ho letto con grande piacere la tua lettera, apprezzo tantissimo il tuo ardore nel rispondere alla vocazione senza perdere tempo, proprio come consigliavano San Tommaso d'Aquino e Sant'Alfonso Maria de Liguori.

Spero tanto che tu possa abbracciare la vita religiosa tra le “Suore Infermiere dell'Addolorata”, se questa è la volontà di Dio. Hai fatto bene a scrivere alle suore, speriamo che ti rispondano presto.

Penso che dopo aver letto la tua tua e-mail, le suore ti inviteranno a Como per fare un'esperienza vocazionale di una settimana. Quando sarai lì, se ti piacerà la vita religiosa in assistenza ai malati, potrai chiedere di restare ancora una o due settimane per prolungare la tua prima esperienza di vita religiosa. Dopodiché, se sarai convinta che Gesù buono ti sta chiamando proprio in questo istituto, potrai chiedere alle suore di diventare “postulante”.

Quando andrai a Como a fare l'esperienza vocazionale, per prudenza sarebbe meglio non dire ai tuoi parenti ed amici che vuoi farti suora, ma potresti dire che vai lì per fare un ritiro spirituale o per fare volontariato tra gli ammalati. Non si tratta di bugie, perché un'esperienza vocazionale è anche un ritiro spirituale, e inoltre farai davvero volontariato tra gli ammalati. Purtroppo, molti genitori cercano di ostacolare i figli attratti dalla vita religiosa.

Io penso che ti troverai bene tra di loro, sarebbe meraviglioso se tu potessi donare a Gesù buono il resto della tua vita mettendoti al servizio dei fratelli che soffrono.

Ti incoraggio a perseverare nella vocazione religiosa per tutta la vita!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

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martedì 12 ottobre 2021

L’apostolato dell’esempio


Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


O Signore, fa’ che la mia condotta sia tale da procurarti gloria ed attirare molte anime al tuo amore. 

1 - Accanto alla preghiera e al sacrificio, altra potente arma di apostolato, accessibile a tutti, è quella di una vita buona, di una vita santa. Non tutti possono predicare, non tutti hanno il dovere di ammonire o di esortare, non tutti possono attendere ad opere apostoliche, ma non vi è nessuno che non possa cooperare al bene spirituale del prossimo con l’esempio di una vita integralmente cristiana, coerente ai princìpi professati e fedele ai propri doveri. « Ognuno può giovare al prossimo se adempie il suo dovere », afferma il Crisostomo e aggiunge: « Nessuno sarebbe più pagano, se i cristiani fossero cristiani davvero, se davvero osservassero i precetti. La vita buona è una voce più acuta e più forte di una tromba ». La vita buona s’impone da sè, ha un’autorità ed esercita un fascino assai superiore a quello delle parole. 

Per un’anima che cerca la verità, che cerca la virtù, non è difficile trovare libri o maestri che ne parlino anche in forma attraente, ma è ben più difficile trovare persone la cui vita ne sia una testimonianza pratica. La mentalità moderna, assetata di esperienza, ha particolare bisogno di questi esemplari, capaci di offrire non solo belle teorie di vita spirituale, ma, soprattutto, incarnazioni concrete della virtù, dell’ideale di santità e di unione con Dio. Molto più che dal pensiero puro, le anime sono attratte dal pensiero vissuto, dagli ideali tradotti nella realtà della vita. Del resto, è questa la grande linea seguita da Dio stesso per manifestarsi agli uomini: il Verbo eterno si è incarnato e, attraverso la realtà così concreta e così umana della sua vita terrena, ci ha mostrato l’immenso amore di Dio per noi e le sue infinite perfezioni. Gesù, che possedeva le perfezioni divine, ha potuto dirci: « Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli » (Mt. 5 , 48) e dicendoci così non solo ci mostrava l’ideale supremo della santità, ma ce ne offriva in se stesso il modello. L’apostolo deve battere la via battuta da Gesù incarnando nella sua vita quell’ideale di santità che vuol proporre agli altri; solo così si potrà affermare di lui, come del Signore: « coepit facere et docere » (At. 1, 1), cominciò prima a fare e poi ad insegnare. E solo così l’apostolo potrà ripetere, molto più con la sua condotta che con le parole, l’ardita frase paolina: « Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo » (I Cor. 4, 16). 

2 - Gesù, che ci ha insegnato a pregare, a digiunare, a fare elemosina nel segreto, affinchè solo il Padre celeste lo sappia e ce ne dia la ricompensa, ci ha insegnato anche ad agire in modo che le nostre opere siano, per coloro che le vedono, un tacito incitamento al bene: « La vostra luce risplenda dinanzi agli uomini in modo tale che, vedendo le vostre opere buone, diano gloria al Padre vostro, che è nei cieli » (Mt. 5, 16). S. Gregorio ci insegna come conciliare i due insegnamenti del Signore: « L’opera sia pubblica - egli dice - ma l’intenzione rimanga occulta, affinchè così diamo al prossimo l’esempio di un’opera buona e, nello stesso tempo, con l’intenzione, con la quale cerchiamo di piacere a Dio solo, desideriamo sempre il segreto ». Vi è una grande differenza tra colui che fa ostentazione del bene compiendolo per attirarsi le lodi altrui, o forse anche per guadagnarsi una certa fama di santità, e colui che, agendo con retta intenzione unicamente per piacere a Dio, è con la sua condotta luce e guida per coloro che gli vivono accanto. Quando l’intenzione è retta - ossia dar gloria a Dio e procurare di attirare altre anime al suo servizio - non dobbiamo temere che le nostre opere buone siano vedute, anzi dobbiamo sentire la responsabilità di comportarci in modo che la nostra condotta sia di edificazione agli altri. 

Ogni anima di vita interiore, pur cercando di piacere soltanto al Padre celeste, deve essere un’apostola dell’esempio; la sua vita di pietà sincera, di virtù soda, di unione con Dio deve risplendere davanti agli uomini e deve richiamarli alla preghiera, al raccoglimento, alla ricerca delle cose celesti. Ciò è possibile a tutti ed in ogni ambiente di vita: lo può fare il professionista in mezzo al mondo, tra i colleghi, gli alunni o i clienti; lo può fare la sposa e la madre nella cerchia della famiglia; può farlo il religioso e la religiosa nell’ambito della propria Comunità; può farlo il sacerdote nel raggio della sua azione. 

Un’anima di vera vita interiore è di per sè un apostolo, è, come dice Gesù, « una città posta sul monte [che] non può rimanere nascosta », è una lucerna accesa messa « sul candeliere, perchè faccia lume a tutti quelli che sono in casa » (Mt. 5, 14 e 15). Quanto più la vita interiore è profonda, tanto più la lucerna splende, illumina le anime e le attira a Dio. 

Colloquio - « Dio mio, nulla è più freddo di un cristiano che non si cura della salvezza degli altri! Per dispensarmene non posso addurre come pretesto la povertà. Pietro diceva: ‘ Non ho argento, nè oro ’; Paolo era tanto povero che spesso soffriva la fame. Non posso addurre la mia umile condizione, perchè anch’essi non erano nobili e non avevano nobili genitori. 

« Non posso neppure scusarmi, o Signore, dicendo che sono ignorante, perchè anch’essi lo erano. Anche se io fossi uno schiavo e per giunta fuggitivo, potrei assolvere il mio compito: anche Onesimo era tale. Non posso obiettare che sono malato, perchè anche Timoteo era spesso infermo. 

« O Signore, la tua luce mi fa comprendere che anch’io posso giovare al prossimo, se adempio il mio dovere. E questo lo farò, se osserverò la tua legge e specialmente la legge dell’amore con la quale s’insegna la bontà a quelli che ci offendono. I mondani sono commossi più dalla vita buona che dai miracoli; e Tu mi dici che nulla rende buona la vita più della carità e dell’amore del prossimo. Aiutami dunque, o Signore, a condurre una vita santa, a fare opere buone, in modo che chi mi osserva possa dar lode al tuo nome » (cfr. S. Giovanni Crisostomo). 

« O Signore, concedimi di credere col cuore, di professare con la bocca e di mettere in pratica la tua parola, affinchè gli uomini, vedendo le mie opere buone, glorifichino te, Padre nostro che sei nei cieli, per Gesù Cristo nostro Signore, al quale spetta la gloria nei secoli dei secoli. Amen » (Origene). 



[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

lunedì 11 ottobre 2021

Il desiderio della perfezione cristiana

Di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Il primo passo verso la perfezione è quello di sinceramente, ardentemente e costantemente desiderarla. A ben persuadercene, studiamone:

1° la natura; 2° la necessità ed efficacia; 3° le qualità; 4° i mezzi di alimentarlo.

I. Natura di questo desiderio.

1° Il desiderio in generale è un movimento dell'anima verso un bene assente; differisce quindi dalla gioia, che è la soddisfazione di possedere un bene presente. Ve n'è di due specie: il desiderio sensibile, che è uno slancio appassionato verso un bene sensibile assente: il desiderio razionale, che è un atto della volontà che si volge con ardore verso un bene spirituale. - Questo desiderio reagisce talora sulla sensibilità e s'informa quindi di sentimento. Nell'ordine soprannaturale i nostri buoni desideri subiscono l'influsso della divina grazia, come più sopra abbiamo detto.

2° Il desiderio della perfezione si può quindi definire: un atto della volontà che, sotto l'influsso della grazia, aspira continuamente al progresso spirituale. Quest'atto è talora accompagnato da emozioni, da pii sentimenti che intensificano il desiderio; ma tale elemento non è necessario.

3° Questo desiderio nasce dalla concorde azione della grazia e della volontà. Dio ci ama da tutta l'eternità e brama quindi di unirsi a noi: "Et in caritate perpetua dilexi te; ideo attraxi te, miserans." Con instancabile amore ci cerca, ci insegue, come se non potesse essere felice senza di noi. D'altra parte, quando l'anima nostra, illuminata dalla fede, si ripiega su sè stessa, sente un vuoto immenso che nulla può colmare: nulla tranne l'infinito, tranne Dio: "Fecisti nos ad te, Deus, et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te". Sospira quindi a Dio, all'amor divino, alla perfezione, come il cervo sitibondo sospira la fonte d'acqua viva [...]. E poichè sulla terra questo desiderio non è mai intieramente appagato, restandoci sempre da progredire verso l'unione divina, ne segue che, se non vi mettiamo ostacoli, andrà continuamente crescendo.

4° Sventuratamente molti ostacoli tendono a soffocarlo o almeno a diminuirlo: è la triplice concupiscenza, già da noi descritta [...], è l'orrore delle difficoltà da vincere e degli sforzi da rinnovare per corrispondere alla grazia e progredire. È quindi necessario convincersi bene della sua necessità e prendere i mezzi per ravvivarlo.

II. Sua necessità ed efficacia.

1° Necessità. Il desiderio è il primo passo verso la perfezione, la condizione sine qua non per arrivarci. Arduo è il cammino della perfezione, e suppone sforzi energici e costanti poichè, come dicemmo, non si può progredire nell'amor di Dio senza sacrifici, senza lottare contro la triplice concupiscenza e contro la legge del minimo sforzo. Ora uno non si avvia per cammino difficile e ripido se non ha ardente desiderio di giungere alla meta; e, avviatosi, presto l'abbandonerebbe se non fosse sorretto nello sforzo dallo slancio dell'anima verso la perfezione.

A) Tutto quindi nella Sacra Scrittura tende a eccitare in noi questo desiderio. Nel Vangelo come nelle Epistole è una continua esortazione alla perfezione. Come già dimostrammo parlando dell'obbligo di tendere alla perfezione, i testi che provano questa necessità hanno per iscopo di stimolare in noi il desiderio del progresso. Se ci si dà come ideale l'imitazione delle divine perfezioni e come modello lo stesso Gesù, se ce se ne narrano le virtù e siamo sollecitati ad imitarlo, non è forse per eccitare in noi il desiderio della perfezione?

B) La Sacra Liturgia non procede altrimenti. Richiamando nel corso dell'anno le varie fasi della vita di Nostro Signore, ci fa esprimere i più ardenti desiderii: per la venuta del regno di Gesù nelle anime nel tempo d'Avvento; pel suo accrescimenti nei nostri cuori da Natale all'Epifania; per gli esercizi di penitenza, come preparazione alle grazie della Risurrezione, dalla Settuagesima a Pasqua; per l'intima unione con Dio nel tempo pasquale; per i doni dello Spirito Santo a partire dalla Pentecoste. Cosicchè, durante tutto l'anno liturgico, non fa che stimolare in noi il desiderio di progresso spirituale ora sotto una forma ora sotto un'altra.

C) L'esperienza che si acquista leggendo le vite dei Santi o dirigendo le anime, ci mostra che, senza il desiderio della perfezione frequentemente rinnovato, le anime non progrediscono nelle vie spirituali. È ciò che dice S. Teresa: "È cosa di grande importanza che non rimpicciniamo i nostri desideri. Crediamo fermamente che, con l'aiuto divino e per via di sforzi, potremo col tempo acquistare anche noi ciò che tanti santi, aiutati da Dio, riuscirono ad ottenere. Se non avessero messi adagio adagio in pratica, non sarebbero mai saliti così in alto... Oh! quanto importa nella vita spirituale di animarsi a grandi cose!" La Santa stessa ne è notevole esempio: finchè non si risolvette a spezzare tutti i legami che ne ritardavano lo slancio verso la vetta della perfezione, si trascinò penosamente nelle mediocrità; ma dal dì che risolvette di darsi intieramente a Dio, fece mirabili progressi.

La pratica della direzione conferma l'insegnamento dei santi. Quando si incontrano anime generose che hanno umile e perseverante desiderio di progredire nelle vie spirituali, gustano e praticano i mezzi di perfezione che loro si suggeriscono. Se invece nullo o debole è questo desiderio, presto si vede che anche le più premurose esortazioni fanno poco effetto; l'alimento dell'anima, come quello del corpo, non reca profitto se non a coloro che ne hanno fame e sete: Dio ricolma dei suoi beni quelli che se ne mostrano affamati, ma non li distribuisce che parcamente a coloro che non se ne curano: "Esurientes implevit bonis et divites dimisit inanes".



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]




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domenica 10 ottobre 2021

Ogni sacerdote è per natura missionario

Dagli scritti del Beato Giuseppe Allamano (1851 - 1926). 


Dio da tutta l’eternità ha pensato a voi. […] Egli vi ha chiamati all’apostolato per sola sua bontà. Non ha bisogno di niente e di nessuno. L’ha fatta a voi questa grazia, a preferenza di tanti altri che ne erano più degni e che vi avrebbero forse corrisposto meglio. E perché proprio a voi? Perché vi ha amati di un amore particolare. La vocazione missionaria è di quanti amano molto il Signore e desiderano farlo conoscere, disposti a qualsiasi sacrificio. Non si richiede nulla di più. Questa vocazione è quell’atto di provvidenza con cui Dio sceglie alcuni e li fornisce delle doti convenienti per evangelizzare le persone nei paesi pagani. Ogni sacerdote è per natura missionario. La vocazione sacerdotale e quella missionaria non si distinguono essenzialmente. Non si richiede, ripeto, che un grande amore di Dio e una passione per le anime. Non tutti potranno effettuare il desiderio di recarsi in missione, ma tale desiderio dovrebbe essere di tutti i sacerdoti. L’apostolato nei territori di missione è, sotto questo riguardo, il grado superlativo del sacerdozio. [...] Ah, no, non crediamo di essere noi a fare un atto di degnazione verso Dio, se rispondiamo alla Sua chiamata! È Lui invece che fa a noi un grande dono. Viene talora il dubbio di non essere chiamati all’apostolato. È una pena dolorosa che fece perire molte vocazioni o almeno intiepidì il fervore per prepararsi bene all’apostolato. L’avete voi questa vocazione? Rispondo che non è necessario aver avuto segni straordinari, neppure bisogna pretenderli. Se anche venisse un angelo dal cielo, potremmo sempre dubitare che si tratti di illusione. Basta aver avuto qualche segno speciale, che parve forse casuale ed invece era ordinato da Dio alla vocazione: la lettura di un periodico o libro missionario, una predica sulle missioni, l’esempio di un compagno, la parola del parroco o del confessore, forse anche certe circostanze di famiglia, ecc. Questi segni bastano. Essi sono la via ordinaria di cui Dio si serve per destare, in chi è prescelto, la vocazione missionaria. [...] Fortunati voi, che avete sentito l’invito di Dio e, rassicurati per mezzo della preghiera e di saggi consigli ricevuti, con coraggio vi siete staccati dal vostro ambiente, dalle comodità della vita e, superando giudizi e motivi umani, siete entrati nell’Istituto per prepararvi alla missione. [...] Se tu conoscessi il dono grande che Dio ti ha fatto chiamandoti in questo Istituto missionario! A questo dono seguirà un crescendo di altre grazie, che Gesù dal tabernacolo vi farà, se saprete apprezzare la vocazione e corrispondervi. [...] Ma voi perdurerete tutti nella vocazione ricevuta? Non basta dunque essere chiamati, non basta rispondere alla chiamata, né entrare nell’Istituto e nemmeno andare in missione. Non tutti i chiamati perseverano, perché non tutti corrispondono. Perseverare, non dimenticatelo, è un dovere, quando abbiamo liberamente accettato uno stato e ad esso ci siamo vincolati con solenni promesse. È un dovere verso Dio, al quale si è fatto voto, ed è un dovere verso noi medesimi. Solamente chi persevererà sino alla fine, udrà l’invito divino: «Vieni servo buono e fedele!»





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sabato 9 ottobre 2021

La santità e i propri doveri

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).


Mi metto alla presenza di Dio col vivo desiderio che mi aiuti a conoscere ed a compiere la sua santa volontà. 

1 - Gesù ha detto: «Se mi amate, osservate i miei comandamenti... Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nell’amore mio, come io stesso ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nell’amore di lui» (Gv. 14, 15; 15, 10). 

La perfezione della carità consiste nella perfetta conformità al volere divino; tale volere divino è espresso anzitutto nei comandamenti di Dio e nei precetti della Chiesa; inoltre, in modo più concreto e minuto, nei doveri del mio stato, nelle diverse circostanze della vita. I miei doveri di stato, in particolare, determinano come devo comportarmi nell’esistenza quotidiana per essere continuamente conforme al divino volere: doveri indicati dalla Regola e dalle leggi del mio Istituto, dagli ordini dei superiori, dal lavoro che l’obbedienza m’impone, se sono religioso; dal ministero delle anime, se sono sacerdote; dalle esigenze concrete della mia vita di famiglia, dalla mia professione, del mio ambiente sociale, dei miei compiti di buon cittadino, se sono semplice secolare. 

La volontà di Dio mi viene incontro, poi, attraverso le circostanze della vita, grandi o piccole e perfino minutissime: salute o malattia, povertà o ricchezza, aridità o consolazioni interiori, successi o contraddizioni, disgrazie, distacchi, lutti. E di volta in volta, secondo le circostanze, Dio mi presenta particolari doveri di carità, di pazienza, di attività o di rinunzia, di distacco, di sottomissione, di generosità, di sacrificio. Tutto è permesso da Dio, tutto è da lui ordinato alla mia santificazione: «tutto coopera a bene per chi ama Dio» (Rom. 8, 28), perché «tutto è grazia!» (T. G. B. NV. 5-VI). 

2 - «La santità consiste propriamente solo nella conformità al volere divino, espressa in un continuo ed esatto compimento dei doveri del proprio stato» (Benedetto XV) [AAS. 12 (1920) 173]. Questa formula mi conferma che la santità non consiste in cose straordinarie, ma è essenzialmente ridotta alla linea del dovere: essa è alla mia portata. 

L’adempimento dei miei doveri dev’essere però esatto e continuo. Esatto, senza negligenze, sollecito di piacere a Dio in ogni azione per andare incontro alla sua santa e santificante volontà. Mi è perciò necessario abituarmi a vedere in ogni mio dovere l’espressione della volontà divina, e allora tutto mi sarà occasione per addentrarmi nell’amore di Dio e nell’unione con lui. Continuo, cioè adempimento fedele dei miei doveri, non solo quando sono nello stato di fervore, ma anche se mi trovo nella tristezza, stanchezza, aridità di spirito: per essere costante devo essere generoso. [...] Quest’incessante generosa fedeltà non mi sarà sempre facile, ma, senza scoraggiarmi per le cadute, «ricomincerò» ogni giorno daccapo, nella piena fiducia che il Signore renderà finalmente efficaci i miei poveri sforzi. 

Colloquio - Malgrado la mia miseria, Signore, sento sempre più vivo rinascere in me il desiderio di tendere alla santità. Voglio farmi santo, non per la mia personale soddisfazione, non per riscuotere la stima o le lodi altrui, ma unicamente perché lo vuoi Tu che ci hai detto: «Siate santi, perché santo son io» (Lev. 19, 2). Dunque, voglio farmi santo unicamente per venire incontro alla tua volontà, al tuo desiderio, per farti piacere, per darti gloria, per corrispondere al tuo amore infinito, per darti tutto l’amore che vuoi da me e di cui mi vuoi rendere capace. E Tu mi fai intendere sempre meglio che la santità non richiede da me grandi cose esteriori, ma solo un amore forte e generoso che mi permetta di compiere perfettamente la tua santa volontà. 

Mio Dio, quando penso che Tu, Creatore e Signore dell’universo, ti degni manifestare la tua volontà a me che al tuo cospetto sono meno di un piccolo verme, rimango pieno di confusione. Un Re così grande e onnipotente che parla all’ultimo dei suoi schiavi con la bontà con cui parlerebbe ad un figlio diletto! Sì, mio Dio, Tu mi parli e mi manifesti la tua volontà attraverso i tuoi comandamenti, attraverso i doveri del mio stato e tutte le circostanze della mia vita. Tutto ciò che mi circonda: ogni incidente, ogni evento, ogni pena, ogni gioia... tutto è espressione della tua volontà e mi indica momento per momento quello che Tu vuoi da me. Come vorrei, Signore, avere un profondo spirito di fede che mi aiutasse a riconoscere in ogni circostanza il messaggero del tuo volere divino! 

Sì, anche in quegli incontri difficili, in quelle situazioni penose, sei Tu che mi vieni incontro e mi chiedi un particolare esercizio di carità, di pazienza, di dolcezza, di umiltà, di rinnegamento di me stesso. Mio Dio, come cambia aspetto così la mia vita! Le creature, le circostanze, le cause, i motivi umani scompaiono ed io non vedo che te, la tua santa volontà che incessantemente mi circonda e m’invita a maggiore generosità. Visti in questa luce, anche i doveri più difficili e più penosi alla natura, anche quel benedetto «terribile quotidiano», tutto diventa amabile e dolce, tutto appare facile e soave; in ogni istante, in ogni occasione non devo far altro che dire un generoso «sì» alla tua dolcissima e amabilissima volontà. 

Ti supplico, Signore, concedimi la fedeltà necessaria per perseverare con umile costanza in questo cammino di continua adesione alla tua volontà; col tuo aiuto, voglio fare di questo esercizio il centro della mia vita interiore. 

Cadrò, Dio mio? Sì, cadrò ancora perché sono la stessa debolezza; ma so che Tu sarai più sollecito a sollevarmi di quanto io sarò facile a cadere. Il mio proposito e la mia costanza consisteranno nel «ricominciare» ogni giorno, ogni istante, umiliandomi profondamente per la mia miseria e rialzandomi con piena fiducia nella tua volontà di santificazione per l’anima mia. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].


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venerdì 8 ottobre 2021

Sposa del Re del Cielo

Ripubblico una delle lettere che mi ha scritto una studentessa universitaria...


Carissimo fratello in Cristo,
                                             grazie infinite per le tue parole, davvero danno tanta forza in questo momento così speciale della mia vita.

E' proprio vero, quando incontri l'amore di Cristo, tutte le cose del mondo che prima ti sembravano assolutamente indispensabili perdono senso. E' incredibile come le persone si affannino dietro mille faccende, quando davvero basterebbe solo fermarsi davanti a Lui e lasciarsi plasmare come Lui ci vuole. Al solo pensiero che diventerò la "sposa del Re del Cielo" come dici tu, il cuore mi scoppia di gioia! Non vedo davvero l'ora di poter vivere la mia vocazione... anche perché meno mi manca alla laurea e più mi sembra lontana! E' dura studiare ogni giorno sapendo che la tua vita è ben altro, mi sembra quasi una perdita di tempo, ma se il Signore oggi mi chiede questo, io lo accetto e cerco di portarlo avanti con il sorriso e la gioia che dovrebbe contraddistinguere noi cristiani.

Grazie infinite per le indicazioni che mi hai dato sui conventi, le terrò sicuramente più che presenti. Come ti dicevo prima, ho ancora dei dubbi su dove vivrò concretamente la mia vocazione; in realtà quest'anno ho frequentato un gruppo di preghiera tenuto da alcune suore di […], il cui carisma mi piace molto, ma non sono certa che il Signore mi chiami con loro. Invece un po' di tempo fa avevo trovato su internet un altro ordine di suore in cui mi rispecchio moltissimo; poi un giorno un mio amico, così per caso, mi ha invitato ad un incontro vocazionale e in quest'incontro ho assistito alla testimonianza di alcune suore appartenenti proprio a quell'ordine! Ovviamente né io né il mio amico sapevamo che ci sarebbero state queste suore. Così ho avuto modo di conoscerle e di farmi conoscere; non so se sia un segno della Provvidenza o meno, ma sicuramente quando verrà il momento verificherò.

Certo che puoi pubblicare la mia testimonianza, anzi ne sono onorata! Grazie mille per il sito di meditazioni audio di Sant'Alfonso che mi hai indicato, le ascolterò volentieri. Grazie ancora per tutto quello che fai per noi giovani in ricerca vocazionale, un carissimo saluto in Cristo e in Maria,

(lettera firmata)




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mercoledì 6 ottobre 2021

Non soddisfatta del fidanzamento

Tempo fa una ragazza mi ha confidato di non sentirsi felice, pur avendo un lavoro e un fidanzato. Però, il sol pensiero di poter diventare suora le scalda il cuore... 


Ciao, scusami se mi prendo tutta questa confidenza e ti do del tu parlandoti come se ti conoscessi, ma leggo il tuo blog e mi sono in qualche modo ritrovata. Il mio nome è […], quando ero piccola ho studiato a scuola dalle suore. Mi sono trovata sempre bene, ero felice quando ero lì ma poi la vita ti cambia, soprattutto quando vedi quasi solo marciume intorno, sai il mio lavoro non è esattamente un bell'ambiente da frequentare, e così ho scoperto che il mio cuore è come se si fosse inaridito...ho sempre aiutato gli altri e mi è sempre piaciuto farlo, mi raccontavano che da piccola piangevo per la cattiveria fatta ad un altro bambino...ma poi...non lo so cosa mi è successo. Ora da pochi giorni qualcosa dentro di me si è risvegliato. Ho 35 anni e non sono felice, mi sono resa conto che mi fido poco del prossimo, ho un ragazzo e ci sto insieme da tanti anni, ma mi chiedo se lo ami come tale o sia divenuto per me come un fratello. Lo assisto, lo supporto, cerco di fargli da appoggio, ma...non mi scalda il cuore. Ho cominciato a pensare a ricordare com'ero, a cosa ho perso e lasciato dietro di me, mi sono resa conto di quanto mi manchi aiutare gli altri e sostenerli, e poi... tutto è iniziato quando ho ripensato alla mia vita e dopo ho visto un gruppo di religiose che passeggiavano per Roma, subito dopo mi sono imbattuta in una scolaresca guidata da delle religiose. Mi sono sentita scaldare il cuore e ho visto in loro i segni della felicità, e da allora non faccio che pensarci. Ultimamente sono sempre più confusa, non capisco cosa desidero, ma la mente torna sempre a quello. Quando ero ragazza ricordo che spesso il mio padre confessore mi spingeva a riflettere sulla possibilità di prendere i voti, mi conosceva da anni. Una volta chiesi a mia madre come avrebbe reagito se l'avessi fatto, e la sua risposta è stata: "non ho messo al mondo una figlia per farla diventare suora!".

Non so cosa tu possa leggere in questa lettera, non so nemmeno io perchè sono arrivata a scriverti e a raccontarti...sono esattamente molto molto confusa, so che non avrei problemi a lasciare i beni materiali, ma so anche che non potrei mai entrare in un convento di clausura e in uno dalle regole eccessivamente rigide perchè pur amando le regole, mi piace stare con i giovani. Forse dopo aver letto questa email capirai tu più di me cosa dovrei fare, e potrai suggerirmi a chi rivolgermi e con chi parlare...

Ciao


Cara sorella in Cristo,
                                    dammi pure del tu, lo preferisco. Ho letto con molto interesse la tua e-mail, sono contento che stai accarezzando l'idea di lasciare tutto per donare il resto della tua vita a Gesù buono. Se ti sposassi in queste condizioni, ci sarebbero alte probabilità che il matrimonio fallisca. Se già adesso che sei fidanzata non ti senti felice e non senti il tuo cuore “caldo”, figuriamoci quel che avverrebbe se ti sposassi. Sono innumerevoli le donne pentitesi di essersi sposate, e alcune di esse rimpiangono di non aver abbracciato la vita religiosa.

Insomma, questo è un momento importantissimo della tua vita, sei una donna ancora in tempo per eleggere qualsiasi stato di vita. Quale scegliere? Quello che vuole Dio. Non bisogna sbagliare, si tratta di una scelta di fondamentale importanza. Se si sbaglia stato, tutto andrà storto nella vita.

Come fare a capire quel che vuole il Signore da te? A mio avviso, l'ideale sarebbe poter trascorrere alcuni giorni in qualche convento di vita attiva. Lì ti accorgerai se sei portata per la vita religiosa. L'istituto che ti consiglio di contattare è quello delle Servidoras, si tratta di suore molto fervorose e zelanti, hanno tante vocazioni e sono in maggioranza giovani. Combattono la buona battaglia della fede su tutti i fronti: dall'apostolato coi giovani a quello con gli anziani, dalla carità verso i poveri all'apostolato della cultura, dalle missioni estere all'apostolato nelle parrocchie italiane. Si occupano di asili, scuole, editoria, esercizi spirituali, campi estivi, assistenza ai disabili e agli ammalati, apostolato vocazionale, aiuto materiale ai poveri affamati, ecc. Insomma, ovunque c'è bisogno di evangelizzazione, le Servidoras sono presenti con il loro gioioso e fervoroso zelo apostolico. Per contattarle, puoi scrivere al seguente indirizzo: vocazione@servidoras.org

Inoltre potresti partecipare agli esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loyola, predicati dai zelanti sacerdoti dell'Istituto del Verbo Incarnato.

Spero di esserti stato di qualche utilità, ma rimango a tua disposizione per qualsiasi altra informazione. Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cordibus Jesu et Mariae.

Cordialiter




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martedì 5 ottobre 2021

Essere affabili e mansueti con tutti

Un'anima che ama la carità fraterna, deve essere affabile e mansueta con qualsiasi persona. La mansuetudine si chiama la virtù dell'Agnello, cioè la virtù diletta di Gesù Cristo, il quale volle esser chiamato agnello. Nel parlare e nel trattare, usate dolcezza con tutti, specialmente con coloro che in passato vi hanno offeso oppure vi son naturalmente antipatiche. Caritas patiens est, la carità è paziente, quindi ha vera carità chi sopporta i difetti del prossimo. Su questa terra non c'è persona, per virtuosa che sia, che non abbia i suoi difetti. Perché le mamme sopportano con pazienza le insolenze dei figli? Perché li amano. Qui pertanto si vede se amiamo il prossimo con amor di carità, il quale, essendo soprannaturale, deve esser più forte del naturale. Con qual carità il nostro Salvatore sopportò le imperfezioni dei suoi discepoli per tutto il tempo che visse con loro! Con quanta carità sopportò Giuda, sino a lavargli i piedi per intenerirlo! Con qual pazienza il Signore sinora ha sopportato ciascuno di noi? Il medico odia l'infermità, ma ama l'infermo; e così anche noi, se abbiamo carità, dobbiamo odiare il difetto, ma nello stesso tempo dobbiamo amare chi lo commette.

Quando qualche persona ci parla con ira, o ci ingiuria e ci rimprovera di qualche cosa, rispondiamogli con dolcezza, e subito la vedremo placata. Responsio mollis frangit iram (Prov. XV, 1), una risposta dolce seda lo sdegno. Se a quella persona che ci parla con ira noi gli rispondiamo con ira, come potrà placarsi? Anzi, si accenderà maggiormente nello sdegno. Se invece risponderemo con dolcezza vedremo spento il fuoco dell'ira. A questo proposito narra Sofronio che mentre due monaci stavano viaggiando a piedi tra le campagne, avendo errato la via entrarono in un campo seminato; il contadino che guardava quel terreno, nel vederli entrati nel campo li sommerse di ingiurie. I due monaci inizialmente tacquero, ma vedendo che il contadino s'infuriava di più e continuava ad ingiuriarli, gli dissero: “Fratello, abbiamo fatto male; per amore del Signore perdonaci.” Allora il contadino sentendo questa risposta così umile si compunse e gli chiese perdono delle ingiurie dette; e tanto si compunse, che lasciò il mondo e si fece monaco con loro.




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lunedì 4 ottobre 2021

Le condizioni principali che contribuiscono all'aumento dei meriti

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Quattro sono le condizioni principali che contribuiscono all'aumento dei meriti:

- il grado di grazia abituale o di carità;
- l'unione con Nostro Signore;
- la purità d'intenzione;
- il fervore.

a) Il grado di grazia santificante. Per meritare in senso proprio, bisogna essere in stato di grazia: quindi quanta più grazia abituale possediamo, tanto più, a parità di condizioni, siamo atti a meritare. È vero che alcuni teologi lo negarono sotto pretesto che questa quantità di grazia non influisce sempre sui nostri atti per renderli migliori, e che anche certe anime sante operano talora con negligenza e imperfezione. Ma la dottrina comune è quella che sosteniamo.

1) Infatti il valore d'un atto, anche presso gli uomini, dipende in gran parte dalla dignità della persona che opera e dal credito che gode presso colui che deve ricompensarlo. Ora ciò che fa la dignità d'un cristiano e gli dà credito sul cuore di Dio è il grado di grazia o di vita divina a cui è elevato; è questa la ragione per cui i Santi del cielo o della terra hanno un potere d'intercessione così grande. Se quindi possediamo un grado di grazia più alto, ne viene che agli occhi di Dio valiamo più di quelli che ne hanno meno, che maggiormente gli piacciamo, e che per questo capo le nostre azioni sono più nobili, più accette a Dio e quindi più meritorie.

2) Ma poi ordinariamente e normalmente questo grado di grazia avrà un felice influsso sulla perfezione dei nostri atti. Vivendo di vita soprannaturale più abbondante, amando Dio con amore più perfetto, siamo portati a far meglio le nostre azioni, a mettervi più carità, ad essere più generosi nei nostri sacrifizi; le quali disposizioni, come tutti ammettono, aumentano certamente i nostri meriti. Nè si dica che talora avviene il contrario; si ha in tal caso l'eccezione non la regola generale, e noi ne abbiamo tenuto conto aggiungendo: a parità di condizioni.

Quanto consolante è questa dottrina! Moltiplicando gli atti meritori, aumentiamo ogni giorno il nostro capitale di grazia; questo capitale a sua volta ci aiuta a mettere maggior amore nelle nostre opere, onde acquistano maggior valore per accrescere la nostra vita soprannaturale: Qui justus est, justificetur adhuc.

b) Il grado d'unione con Nostro Signore. È cosa evidente: la fonte del nostro merito è Gesù Cristo, autore della nostra santificazione, causa meritoria principale di tutti i beni soprannaturali, capo d'un corpo mistico di cui noi siamo le membra. Quanto più vicini siamo alla sorgente, tanto più riceviamo della sua pienezza; quanto più ci accostiamo all'autore di ogni santità, tanto maggior grazia riceviamo; quanto più siamo uniti al capo, tanto più riceviamo da lui moto e vita. E non è ciò che dice Nostro Signore stesso in quel bel paragone della vite? "Io sono la vite, voi i tralci... chi rimane in me ed io in lui, questi porta gran frutto: Ego sum vitis vera, vos palmites... qui manet in me, et ego in eo, hic fert fructum multum". Uniti a Gesù come i tralci al ceppo, noi riceviamo tanto maggior linfa divina quanto più abitualmente, più attualmente, più strettamente siamo uniti al ceppo divino. Ecco perchè le anime fervorose o che tali vogliono divenire, cercarono sempre un'unione ognor più intima con Nostro Signore; ecco perchè la Chiesa stessa ci chiede di fare le nostre azioni per Lui, con Lui, in Lui: per Lui, per Ipsum, perchè "nessuno va al Padre senza passar per Lui, nemo venit ad Patrem nisi per me"; con Lui, cum Ipso, operando con Lui, perchè si degna di essere il nostro collaboratore; in Lui, in Ipso, vale a dire nella sua virtù, nella sua forza, e soprattutto nelle sue intenzioni, non avendone altre che le sue.

Gesù allora vive in noi, ispira i nostri pensieri, i nostri desideri, le nostre azioni, tanto da poter dire con S. Paolo: "Io vivo, non più io, ma vive in me Gesù: Vivo autem, jam non ego, vivit vero in me Christus. È chiaro che opere fatte sotto l'influsso e l'azione vivificante di Cristo, con l'onnipotente sua collaborazione, hanno un valore incomparabilmente più grande che se fossero fatte da noi soli. Quindi in pratica bisogna unirsi spesso, massime al principio delle nostre azioni, a N. S. Gesù Cristo e alle sue così perfette intenzioni, con la piena coscienza della nostra incapacità a far nulla di bene da noi stessi e con l'incrollabile fiducia ch'Egli può rimediare alla nostra debolezza.

c) La purità d'intenzione o la perfezione del motivo che ci fa operare. Molti teologi dicono che perchè le nostre azioni siano meritorie basta che siano ispirate da un motivo soprannaturale di timore, di speranza o d'amore. S. Tommaso vuole certamente che siano fatte sotto l'influsso almeno virtuale della carità, ossia in virtù d'un atto d'amor di Dio posto precedentemente e il cui influsso persevera. Ma aggiunge che questa condizione si avvera in tutti coloro che sono in stato di grazia e compiono un atto lecito: "Habentibus caritatem omnis actus est meritorius vel demeritorius". Ogni atto buono infatti si riconduce ad una virtù; ora ogni virtù converge alla carità, essendo essa la regina che comanda a tutte le virtù, come la volontà è la regina di tutte le facoltà. La carità, sempre attiva, ordina a Dio tutti i nostri atti buoni e vivifica tutte le virtù dando loro la forma.

Tuttavia, se vogliamo che i nostri atti diventino meritori quanto più è possibile, occorre una purità d'intenzione molto più perfetta e attuale. L'intenzione è la cosa principale nei nostri atti, è l'occhio che li illumina e li dirige al debito fine, è l'anima che li ispira e dà loro valore agli occhi di Dio: "Si oculus tuus fuerit simplex, totum corpus lucidum erit". Ora tre elementi danno alle nostre intenzioni un valore speciale.

1) Essendo la carità la regina e la forma delle virtù, ogni atto ispirato dall'amor di Dio e del prossimo avrà assai maggior merito di quelli ispirati dal timore o dalla speranza. Conviene quindi che tutte le nostre azioni siano fatte per amore: così diventano, anche le più comuni (come il pasto e la ricreazione), atti di carità, e partecipano al valore di questa virtù, senza perdere il proprio; mangiare per rifarsi le forze è motivo onesto e in un cristiano anche meritorio; ma rifarsi le forze per meglio lavorare per Dio e per le anime, è motivo di carità assai superiore che nobilita quest'atto e gli conferisce un valore meritorio molto più grande.

2) Poichè gli atti di virtù informati dalla carità non perdono il proprio valore, ne viene che un atto fatto con più intenzioni insieme sarà più meritorio. Così un atto d'obbedienza ai superiori fatto per doppio motivo, per rispetto alla loro autorità e nello stesso tempo per amor di Dio considerato nella loro persona, avrà il doppio merito dell'obbedienza e della carità. Uno stesso atto può quindi avere un triplice, un quadruplice valore: detestando i miei peccati perchè hanno offeso Dio, io posso avere l'intenzione di praticare nello stesso tempo la penitenza, l'umiltà e l'amor di Dio; onde quest'atto è triplicemente meritorio. È quindi cosa utile proporsi più intenzioni soprannaturali; ma si eviti di dar negli eccessi col cercare troppo affannosamente intenzioni multiple, il che turba l'anima. Abbracciare quelle che spontaneamente ci si presentano e subordinarle alla divina carità, è questo il mezzo di aumentare i propri meriti senza perdere la pace dell'anima.

La volontà dell'uomo essendo volubile, è necessario esprimere e rinnovar spesso le intenzioni soprannaturali; altrimenti potrebbe accadere che un atto cominciato per Dio continuasse sotto l'influsso della curiosità, della sensualità o dell'amor proprio, e perdesse così una parte del suo valore; dico una parte, perchè queste intenzioni sussidiarie non distruggendo intieramente la principale, l'atto non cessa d'essere soprannaturale e meritorio nel suo complesso. Quando una nave, salpando da Genova, fa rotta per New York, non basta dirigere la prora una volta per sempre verso questa città; ma poichè la marea, i venti e le correnti tendono a farla deviare, bisogna continuamente ricondurla, per mezzo del timone, verso la meta. Così è della nostra volontà; non basta ordinarla una volta, e neppure ogni giorno, a Dio; le umane passioni e le influenze esterne la faranno deviar presto dalla diritta via; bisogna spesso con atto esplicito ricondurla verso Dio e verso la carità. Così le nostre intenzioni restano costantemente soprannaturali, anzi perfette e assai meritorie, specialmente se vi aggiungiamo il fervore nell'operare.

d) L'intensità o il fervore con cui si opera. Si può infatti operare, anche facendo il bene, con negligenza, con poco sforzo, o invece con slancio, con tutta l'energia di cui si è capaci, utilizzando tutta la grazia attuale messa a nostra disposizione. È chiaro che il risultato in questi due casi sarà ben diverso. Se si opera con negligenza, non si acquistano che pochi meriti e talvolta anche uno si rende colpevole di qualche colpa veniale, -- la quale del resto non distrugge tutto il merito; -- se invece uno prega, lavora, si sacrifica con tutta l'anima, ognuna delle fatte azioni merita una quantità considerevole di grazia abituale. Senza entrare qui in ipotesi poco sicure, si può dire con certezza che, rendendo Dio il cento per uno di ciò che si fa per lui, un'anima fervorosa acquista ogni giorno un numero considerevolissimo di gradi di grazia, e diviene così in poco tempo molto perfetta, secondo l'osservazione della Sapienza: "Perfezionatosi in breve, compì una lunga carriera; Consummatus in brevi, explevit tempora multa". Qual prezioso incoraggiamento al fervore, e come torna conto rinnovar spesso gli sforzi con energia e perseveranza!


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]




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domenica 3 ottobre 2021

Una ragazza innamorata di Gesù

Tempo fa, una giovane lettrice francese mi scrisse per chiedermi informazioni su un determinato ordine religioso. Come sempre, le ho risposto molto volentieri, incoraggiato da una frase della sua lettera secondo cui questo blog è di grande aiuto per la vita spirituale (Je vois que tu continues à mettre de nombreux articles sur ton blog et je t'en remercie car c'est vraiment d'une grande aide pour la vie spirituelle).

Ripubblico la "lettera aperta" che le scrissi:

Carissima sorella in Cristo,
                                              sono felicissimo di sapere che il blog sulla vocazione religiosa sia di aiuto per la tua vita spirituale. Io amo il Redentore e desidero che Lui sia amato anche dagli altri, ed è per questo motivo che mi sforzo di pubblicare un articolo al giorno, cosicché le persone che ardono d'amore per Dio possono leggere quotidianamente qualche pensiero spirituale che innalzi lo spirito.

Ormai il sito riceve circa 7.000 visite mensili e penso che il merito di questo risultato è soprattutto di voi lettori perché grazie alle vostre e-mail riesco ad arricchire il blog con deliziosi pensieri spirituali che fanno bene all'anima. Ad esempio mi piacciono assai le parole d'amore per Dio che mi hai scritto in una delle tue prime lettere. Voglio riportarle ancora perché sono troppo belle: "Il mio più grande desiderio è quello di consolare Gesù, curare le sue piaghe, adorarlo, asciugare le sue lacrime, passare la mia vita con Lui, dargli tutto, non tenere niente per me, e sacrificare tutto per amor suo, vivere di Lui, per Lui, in Lui; amarlo fino a fondermi completamente in Lui, contemplarlo, supplicarlo di salvare i peccatori, di accordare la sua misericordia, di dar loro la fede. Voglio consolare Gesù per tutti gli oltraggi fatti al suo Sacro Cuore e al Cuore Immacolato di sua Madre. Se potessi, mi piacerebbe fargli dimenticare tutte le sue sofferenze, asciugare le lacrime che ha versato per noi."

Carissima in Cristo, è una grande gioia vedere che ardi d'amore per il Redentore Divino, spero con tutto il cuore che tu possa presto donarti a Lui abbracciando la vita religiosa. L'ho già detto a qualche altra persona, ma voglio ripeterlo anche a te: tu sei una persona molto spirituale e con una coscienza molto delicata, cioè fai molta attenzione a non offendere Dio col peccato. Secondo me non sei una persona adatta a vivere nel mondo, dove spadroneggiano gli squali senza scrupoli, ossia le persone che vivono come se Dio non ci fosse. Nel mondo ci sono tanti pericoli per l'anima, mentre in un monastero di stretta osservanza credo che ti troverai bene e potrai dedicarti con più ardore ad amare Gesù buono, riuscendo così a salvarti l'anima e anche a farti santa. Le storie vocazionali sono tutte belle poiché sono tutte storie d'amore, ma la tua storia mi è piaciuta in modo particolare perché sei una persona convertita e hai sofferto tanto a causa del tuo amore per Gesù. Un'altra cosa che apprezzo molto è il tuo amore per la Sacra Liturgia, e approfitto dell'occasione per darti un'informazione che ti farà piacere: anche tanti altri lettori del blog hanno i nostri stessi gusti liturgici. :-)

Sarebbe meraviglioso se tu potessi abbandonare il mondo per abbracciare una fervorosa vita religiosa in qualche monastero osservante. Chiedo a tutti i lettori di pregare Nostra Signora delle Vittorie di aiutarti a divenire sposa di suo Figlio, che è il fine ultimo della nostra vita.

Chiederò l'aiuto dal Cielo per te anche per l'intercessione di tre eroiche sante francesi: Santa Teresa di Lisieux, Santa Blandine e la Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny.

Au revoir

Cordialiter




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sabato 2 ottobre 2021

Umanità perfetta e carità apostolica

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 – 1953).


Addolcisci, Signore, il mio cuore con la fiamma della tua carità. 

1 - L’apostolato è espressione e frutto della charitas apostolica, ossia dell’amore di Dio e del prossimo, cresciuto fino a diventare zelo delle anime. Ma, accanto a questo, che è l’aspetto essenziale della carità che deve animare l’apostolo, vi sono aspetti secondari, direi quasi umani e che, tuttavia, hanno una grande importanza per permettere all'apostolo di far presa sulle anime. Intendiamo parlare di tutte quelle doti di affabilità, finezza di tratto, cortesia, socievolezza, sincerità, comprensione che di per sé sono doti umane, ma che, sopraelevate dalla grazia e usate ai fini dell’apostolato, acquistano un valore soprannaturale. Si tratta, in sostanza, di quelle qualità che S. Paolo attribuisce all'amore: « L’amore è longanime, è benigno… non s’irrita, non pensa il male,... gode della verità » (I Cor. 13, 4-6). 

Non basta amare le anime nel segreto del nostro cuore, lavorando e sacrificandoci per esse, ma bisogna che questo amore trapeli anche all'esterno attraverso un tratto amabile e piacevole in modo che, avvicinandoci, si sentano benvolute e quindi incoraggiate alla confidenza ed alla fiducia. Certi modi rudi, bruschi, impazienti sono la causa per cui molti si allontanano disgustati e forse anche scandalizzati. L’apostolo può ben avere un cuore d’oro, ricco di carità e di zelo, ma se conserva una scorza rozza e pungente si preclude da sè la via per giungere alle anime, diminuendo notevolmente il bene che potrebbe fare. I Santi, pur essendo molto soprannaturali, non hanno mai trascurato questi aspetti più umani della carità; S. Francesco di Sales inculcava continuamente che, come si attirano più mosche con una stilla di miele che con un barile di aceto, così si conquistano più cuori con una briciola di dolcezza che con tante maniere ruvide. E S. Teresa di Gesù, che voleva le sue figlie unite dal vincolo di una pura carità soprannaturale, non credeva superfluo fare raccomandazioni come queste: « Più siete sante, più dovete mostrarvi affabili con le sorelle [...]. Se volete attirarvi il loro amore e fare ad esse del bene, dovete guardarvi da qualsiasi rustichezza » (Cam. 41, 7). Avviso utilissimo per chiunque voglia conquistare anime a Dio .

2 - […] Innalzando l’uomo al piano soprannaturale, Dio non ha inteso distruggere in lui ciò che già aveva creato, ma solamente sublimarlo, sopraelevarlo. Alla luce di questi principi si capisce perché è stato detto che l’apostolo, come il sacerdote, deve essere un « perfetto gentiluomo » (Newman); si capisce perché i santi sono anche gli uomini più perfetti nel senso che hanno portato alla maggior perfezione e sublimazione le virtù naturali; si capisce perché i santi, pur amando le creature con amore puramente soprannaturale, sono capaci, più degli altri, di circondarle di amabilità, di delicatezza, di comprensione, sì da conquistare con maggiore facilità il loro cuore. Del resto, è facile intendere che una perfetta cortesia sempre uguale a se stessa - anche con gli importuni ed anche nei momenti di stanchezza - può derivare solo da una profonda virtù soprannaturale, da una delicata carità. 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].




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venerdì 1 ottobre 2021

Una vocazione fiorita grazie a Santa Teresa del Bambino Gesù

Una sera, dinanzi ad un prestigioso hotel di Parigi, si fermò un taxi dal quale scese un facoltoso uomo d'affari francese. Entrò nella hall dell'albergo e si diresse verso la reception, ma a un certo punto ebbe la sensazione di essere osservato da qualcuno alle spalle. Si voltò e vide che si trattava di una giovane suora. Non essendo esperto di abiti religiosi non riconobbe che si trattava di una carmelitana scalza. Del resto quell'imprenditore era talmente occupato nei suoi affari che non si interessava di Ordini religiosi, monasteri e dello stile di vita delle monache di clausura. Fatto sta che la suora continuava ad osservarlo e gli sorrideva con candore celestiale. L'imprenditore, pur non conoscendo quella misteriosa monaca, sollevò il cappello per salutarla, poi si voltò e si avvicinò alla reception per sbrigare le pratiche di accettazione. Mentre firmava il registro sbirciò alle sue spalle per vedere se la giovane suora fosse ancora lì, ma non la vide più, pertanto domandò all'impiegato chi fosse quella ragazza in abito religioso, ma il dipendente dell'hotel alzando le spalle gli rispose che nell'ultima mezz'ora non era entrata nessun'altra persona all'infuori di lui.

Alcuni giorni dopo, mentre era a casa di amici, l'uomo d'affari osservò un'immagine di una suora: con grande stupore riconobbe che era la stessa che gli aveva sorriso nell'albergo. Domandò chi fosse e gli risposero che si trattava di Santa Teresa di Gesù Bambino.

Qualche tempo dopo, quell'uomo abbandonò il mondo imprenditoriale ed entrò nell'abbazia di Aiguebelle. Dopo la visione di Santa Teresa di Lisieux si era riavvicinato alla Religione e aveva sentito la chiamata di Dio alla vita monastica. Non indossava più costosi e raffinati abiti civili, ma un saio con uno scapolare scuro e una cintura di cuoio. Inoltre aveva la testa rasata e la barba lunga. Era divenuto monaco trappista. Nel silenzio e nel raccoglimento del monastero aveva finalmente trovato quella pace interiore che le ricchezze che aveva posseduto nel mondo non erano state in grado di dargli.




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giovedì 30 settembre 2021

Arrivederci in Paradiso!

Riporto la lettera d'addio che Santa Teresa di Lisieux scrisse qualche mese prima di morire a Padre Roulland, sacerdote missionario e suo fratello spirituale.


Fratello mio,
                      [...] Quando riceverà questa lettera, sicuramente avrò lasciato la terra. Il Signore, nella sua infinita misericordia, mi avrà aperto il suo regno e potrò attingere ai suoi tesori per prodigarli alle anime che mi son care. Sia pur certo, fratello mio, che la sua sorellina manterrà le sue promesse, e la sua anima, liberata dal peso dell'involucro mortale, volerà felice verso le lontane regioni da lei evangelizzate. Ah! Fratellino mio, lo sento bene, le sarò molto più utile in cielo che sulla terra ed è per questo che vengo ad annunziarle con tanta gioia il mio prossimo ingresso nella città beata, sicura che parteciperà alla mia gioia e ringrazierà il Signore di offrirmi così il mezzo per aiutarla più efficacemente nelle sue opere apostoliche.

Conto molto di non restare inattiva in cielo; il mio desiderio è di lavorare ancora per la Chiesa e per le anime. È quello che domando al buon Dio e sono sicura che egli mi esaudirà. Forse che gli Angeli non si occupano continuamente di noi senza cessare mai di contemplare il volto di Dio, di perdersi nell'oceano senza rive dell'Amore? Perché Gesù non mi dovrebbe permettere d'imitarli?

Vede bene, fratello mio, che se lascio il campo di battaglia, non lo faccio per il desiderio egoistico di riposarmi; il pensiero della beatitudine eterna fa appena trasalire il mio cuore. Da tanto tempo ormai la sofferenza è divenuto il mio cielo quaggiù e stendo ad immaginare come potrò acclimatarmi in un Paese dove la gioia regna senza mescolanza alcuna di tristezza. Bisognerà che Gesù trasformi la mia anima e le dia la capacità di godere, altrimenti non saprei sopportare le delizie eterne.

Ciò che m'attira verso la patria dei cieli, è la chiamata dei Signore, è la speranza di amarlo finalmente come ho tanto desiderato e il pensiero che portò farlo amare da una moltitudine di anime che lo benediranno in eterno.

Non avrà il tempo, fratello mio, d'inviarmi le sue commissioni per il cielo, ma me le immagino facilmente. Del resto basta che me le accenni appena: capirò a volo e porterò fedelmente i suoi messaggi a nostro Signore, alla nostra Madre Immacolata, agli Angeli, ai suoi Santi preferiti. Domanderò per lei la palma del martirio e le sarò vicino, a reggere la sua mano perché possa cogliere senza sforzo questa palma gloriosa. Poi voleremo insieme felici verso la patria celeste, circondati da tutte le anime che saranno la sua conquista.

Arrivederci, fratello mio, preghi molto per sua sorella; preghi per nostra Madre il cui cuore sensibile e materno non sa rassegnarsi al pensiero della mia partenza.

Conto su di lei per consolarla. Sono, per l'eternità, la sua sorellina

Teresa del Bambino Gesù del Volto Santo

["Gli Scritti" di S. Teresa di Gesù Bambino, Edizioni OCD, traduzione a cura di Dante Giovannini].




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