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Nelle avversità della vita si conosce lo spirito di una persona. San Francesco di Sales amava con tenerezza l'ordine della Visitazione che gli costava tante fatiche. Più volte egli lo vide in pericolo di essere annientato a causa delle persecuzioni che pativa, ma il santo non perdette mai la pace interiore, essendo disposto anche a vederlo soppresso, se quella fosse stata la volontà di Dio; e fu allora che disse: “Da qualche tempo in qua le tante opposizioni e contraddizioni che ho subito mi recano una pace sì dolce che non ha pari, e mi presagiscono il prossimo stabilimento dell'anima mia in Dio che è l'unico mio desiderio.”
Quando ci occorre di dover risponder a chi ci maltratta, stiamo attenti a rispondere sempre con dolcezza, poiché una risposta dolce basta a spegnere ogni fuoco di collera. E quando ci sentiamo innervositi, è meglio tacere, perché allora ci sembra giusto di dir quel che ci viene sulle labbra; ma sedata poi la passione, vedremo che tutte le parole da noi proferite erano difetti contro la carità.
E quando accade che commettiamo qualche difetto, bisogna che anche con noi stessi usiamo la dolcezza: l'adirarci dopo il difetto commesso non è umiltà, ma è fine superbia, come se noi non fossimo quei deboli e miserabili che siamo. Diceva Santa Teresa che l'umiltà che inquieta non viene mai da Dio, ma dal demonio. L'adirarci con noi stessi dopo il difetto è un difetto più grande del difetto fatto, e porterà con sé la conseguenza di molti altri difetti: ci farà lasciare le nostre devozioni, l'orazione, la Comunione; e se le faremo riusciranno poco ben fatte. Dunque, allorché cadiamo in qualche difetto, voltiamoci a Dio con umiltà e confidenza, e chiediamogli perdono con mansuetudine.
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