Le donne che sentono nel proprio cuore di avere la vocazione matrimoniale, ma non riescono a trovare un fidanzato cristiano, possono leggere il seguente annuncio di un uomo che sta cercando una moglie davvero fedele agli insegnamenti della Chiesa Cattolica. Cliccare qui per leggere l'annuncio.


giovedì 17 giugno 2021

Una donna bisognosa di aiuto

Ripubblico la lettera di una giovane donna che stava cercando un direttore che l'aiutasse nel cammino spirituale.

Salve,
         sono una giovane donna, mi chiamo [...], fin da bambina subivo il fascino dell'immagine di Gesù. Frequentavo la chiesa abitualmente al seguito di mia nonna. Ero una bambina molto vivace. Ricordo che quando andavo in chiesa mi incantava il Crocifisso, lo fissavo per tutto il tempo che potevo rimanere. [...] Attualmente lavoro in sala operatoria presso il policlinico di [...]. Non vado a messa abitualmente. L'ultima volta che mi sono confessata risale a mesi fa. Avevo l'urgenza di aprire il mio cuore. Sento che ho bisogno di aiuto e non so come fare. Mi commuove e mi scalda il cuore la Misericordia Divina, ne sento la grazia e il conforto. Ho molto a cuore la cura dei bisognosi vedendo in loro Gesù. Il mio conflitto è grande. Ma da dove iniziare? Mi interrogo continuamente. Chiedo a Gesù di indicarmi la via e di sostenermi. Quando sono in ascolto di Dio il mio cuore esulta di gioia. Ma mi sento indegna. Superba. Vago dentro me stessa. Ho bisogno di un cammino di fede e un padre spirituale.
Aspetto risposte,

(Lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                    ti ringrazio di avermi scritto. Innanzitutto devo dirti che ho molte speranze che il tuo futuro sarà gioioso. Sai perché? Nella tua lettera appare chiaro che senti tanta nostalgia di Gesù, e visto che senti il desiderio di tornare a Lui conducendo una vita cristiana più fervorosa, ciò mi rende fiducioso sul tuo avvenire. Sant'Agostino in gioventù condusse una vita scellerata, ma poi capì che siamo stati creati per amare Dio, e il nostro cuore è inquieto sin tanto che non riposa in Lui.

Le colpe che hai commesso non devono intimorirti, esse verranno cancellate per sempre nella Confessione, ricordati che il Signore è incapace di allontanare da Sé una persona che ritorna a Lui col cuore sinceramente pentito.

Non è facile trovare una buona guida spirituale, perché è necessario che sia dotto, caritatevole e prudente. Visto che abiti a [...] ti consiglio di andare dai Padri [...], ho sentito parlare molto bene di loro. [...]

Per il momento che devi fare? Cerca di dedicare ogni giorno un po' di tempo alla preghiera, che è l'ossigeno dell'anima. Molto utile è anche la recita del Rosario, devi infatti coltivare una grande devozione alla Madonna, che oltre ad essere la Mamma di Gesù è anche Mamma nostra ed intercede per noi presso Dio.

Cerca di fare un po' di lettura spirituale ogni giorno. A tal proposito ti consiglio di leggere "Le Glorie di Maria", "Pratica di amar Gesù Cristo" e "Riflessioni devote", tutti scritti da Sant'Alfonso Maria de Liguori.

Ogni domenica devi cercare di andare ad assistere alla Santa Messa, la quale è la rinnovazione incruenta del Santo Sacrificio del Calvario. Quando non hai voglia di andarci, devi ricordarti che devi farlo per fare un piacere a Gesù buono. Lui lo vuole. Purtroppo, oggi spesso le Messe vengono celebrate male e con molti abusi liturgici, pertanto cerca di frequentare chiese dove le Messe vengono celebrate con devozione e sacralità.

Cerca di prenderti alcuni giorni di ferie per partecipare agli esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loyola organizzati dall'Istituto del Verbo Incarnato e dalle Serve del Signore e della Vergine di Matarà. Questi esercizi ti daranno una forte carica nella vita spirituale e ti aiuteranno a farti eleggere lo stato di vita che Dio ha designato per te. Certamente ti sarai accorta che le cose della terra non possono soddisfare il cuore umano: successo, soldi, viaggi, divertimenti, amicizie frivole e tutte le cose mondane non sono altro che vanità delle vanità che presto svaniranno. Dobbiamo pensare solo a vivere da buoni cristiani e a salvarci eternamente l'anima, per poter andare in Cielo ad amare Dio per sempre.

Questo è un momento importantissimo della tua vita, il Signore ti sta facendo sentire il desiderio della conversione e di una vita cristiana più fervorosa. Qual è il suo progetto su di te? Io non conosco gli arcani decreti divini, però ti dico chiaramente che spero assai che Gesù buono possa prenderti tutta per Sé in qualche ordine religioso fervoroso e osservante. Un conto è essere sposa di un uomo della terra, altro conto è essere sposa di Gesù Cristo. Secondo me le donne più felici della terra sono quelle che hanno abbandonato tutto per vivere più unite al Signore in qualche buon ordine religioso.

Gli uomini della terra spesso maltrattano e tradiscono le loro mogli, invece Gesù dona tanta gioia e pace interiore alle sue spose fedeli, cioè a coloro che lo amano con cuore indiviso.

Carissima in Cristo Redentore, la nostra vita in questa valle di lacrime è una continua battaglia spirituale per salvare l'anima. Coraggio, con l'aiuto di Dio e della Madonna ognuno di noi può farcela a raggiungere la Patria Celeste. Dobbiamo amare la Santissima Trinità con tutto il cuore e con tutte le nostre forze. Ma che ci stiamo a fare su questa terra se non amiamo Dio?

Avrei tante altre cose da dirti, ma per il momento mi fermo qui. Spero di esserti stato di qualche giovamento, ma non esitare a scrivermi se hai delle domande da farmi oppure se desideri solo un po' di incoraggiamento nella vita spirituale.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter




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mercoledì 16 giugno 2021

Pensieri contrari alla vocazione

Una ragazza mi ha chiesto se è normale sentire una lotta interiore mentre si riflette sulla vocazione religiosa.

Salve, mi chiamo [...], ho visitato molte volte il blog sulla vocazione religiosa […]. Ho 17 anni e sin dal mio battesimo avvenuto tre anni fa mi sento chiamata ogni giorno; non una chiamata qualsiasi, ma una chiamata alla vita religiosa. Il mio parroco e le persone a me molto vicine mi incoraggiano in questo mio cammino di discernimento, ma vorrei chiederti se secondo te è normale che dentro di me sento una lotta interiore. Ti ringrazio e ti saluto, mi piacerebbe avere una tua risposta, grazie. Mi scuso per l'italiano non coretto, ma non sono italiana...

Cara sorella in Cristo,
devi essere molto grata a Gesù per averti fatto sentire la chiamata alla vita religiosa; si tratta di un dono enorme da parte di Dio. Il nostro scopo su questa terra è di salvarci l'anima per dare maggior gloria a Dio. Entrando in un buon ordine religioso, è molto facile raggiungere questo fondamentale obiettivo. Sono contento che il tuo parroco ti sta incoraggiando a proseguire il discernimento vocazionale. Tu mi domandi se è normale sentire una lotta interiore. Sì, è normale, infatti San Paolo dice che la carne ha desideri contrari a quelli dello spirito. Quindi nelle persone che si sentono attrarre alla vita religiosa, spesso avviene una lotta interiore perché da una parte si vorrebbe restare nel mondo per poter continuare a fare una vita comoda e ricca di divertimenti e piaceri, mentre d'altra parte si vorrebbe entrare in convento per poter vivere più uniti a Dio e dedicarsi alla vita devota e alla salvezza delle anime. Inoltre c'è un altro pericoloso nemico da affrontare: satana, la bestiaccia infernale. Infatti, quando il diavolo si accorge che una persona vuole entrare in un ordine religioso, fa di tutto per ostacolarla, poiché sa benissimo che divenendo religiosa sarà facile per lei salvarsi l'anima e salvare anche le anime di tante altre persone con la preghiera e l'apostolato. Quindi il demonio cerca di seminare dubbi, incertezze, tentazioni e persecuzioni pur di ostacolare la vocazione.

La lotta interiore che stai combattendo è una vera e propria prova d'amore nei confronti di Gesù. Se resterai fedele alla chiamata di Dio, sarà grande la ricompensa. Coraggio, non arrenderti! Prega ogni giorno la Beata Vergine Maria di aiutarti ad adempiere la volontà di Dio. Se vuoi avere un dialogo con delle suore per fare delle domande sulla vocazione religiosa, ti consiglio di scrivere alle Servidoras, le quali sono bravissime nell'aiutare le ragazze a discernere la propria vocazione. Puoi chiedere a loro anche di pregare per te durante l'adorazione Eucaristica che fanno ogni giorno. Per contattare queste gentili e gioiose suore, puoi scrivere all'indirizzo: vocazione@servidoras.org

Cordiali saluti in Cristo Re e Maria Regina,

Cordialiter




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martedì 15 giugno 2021

Certezza della morte

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa.


Statutum est hominibus semel mori (Hebr 9,27)

PUNTO I

È scritta la sentenza della morte per tutti gli uomini: sei uomo, hai da morire. Dice S. Agostino: "Cetera nostra bona et mala incerta sunt, sola mors certa est". È incerto se quel bambino che nasce, dovrà esser povero o ricco, se ha d'avere buona o cattiva sanità, se avrà da morire giovine o vecchio: tutto è incerto, ma è certo che ha da morire. Ogni nobile, ogni regnante ha da essere reciso dalla morte. E quando giunge la morte, non v'è forza che possa resistere: si resiste al fuoco, all'acqua, al ferro: si resiste alla potenza de' principi, ma non può resistersi alla morte. "Resistitur ignibus, undis, ferro: resistitur regibus; venit mors, quis ei resistit?" (S. Agostino). Narra il Belluacense che un certo re di Francia, giunto in fine della vita disse: "Ecco che io con tutta la mia potenza non posso già ottenere che la morte mi aspetti un'ora di più". Quando è venuto il termine della vita, neppure per un momento si differisce. "Constituisti terminos eius, qui praeteriri non poterunt" (Iob 14,5).

Abbiate dunque a vivere, lettor mio, tutti gli anni che sperate, ha da venire un giorno, e di quel giorno un'ora, che sarà l'ultima per voi. Per me che ora scrivo, per voi che leggete questo libretto, sta già decretato il giorno e 'l punto, nel quale né io più scriverò, né voi più leggerete: "Quis est homo, qui vivit et non videbit mortem?" (Psal 88,49). È fatta la condanna: non v'è stato mai uomo sì pazzo, che siasi lusingato di non avere a morire. Ciò ch'è succeduto a' vostri antenati, ha da succedere anche a voi. Di quanti nel principio del secolo passato viveano nella vostra patria, ecco che niuno n'è vivo. Anche i principi, i monarchi della terra han mutato paese; di loro non vi è altro qui rimasto che un mausoleo di marmo con una bella iscrizione, la quale oggi serve a noi d'insegnamento, che de' grandi del mondo altro non resta che un poco di polvere chiusa tra le pietre. Dimanda S. Bernardo: "Dic mihi, ubi sunt amatores mundi?" e risponde: "Nihil ex eis remansit, nisi cineres et vermes".

Pertanto bisogna che ci procuriamo non quella fortuna che finisce, ma quella che sarà eterna, giacché eterne sono l'anime nostre. A che servirebbe l'esser felice (se mai può darsi vera felicità in un'anima che sta senza Dio), se poi dovreste esser infelice per tutta l'eternità? Vi avete fatta già quella casa con tanta vostra soddisfazione, ma pensate che presto dovrete lasciarla e andare a marcire in una fossa. Avete ottenuta quella dignità, che vi rende superiore agli altri; ma verrà la morte, che vi renderà simile a' villani più vili della terra.

PUNTO II

"Statutum est". È certo dunque che tutti siamo condannati a morte. Tutti nasciamo, dice S. Cipriano, col capestro alla gola; e quanti passi diamo, tanto ci avviciniamo alla morte. Fratello mio, siccome voi siete stato scritto un giorno nel libro del battesimo, così avrete un giorno da essere scritto nel libro de' morti. Siccome voi nominate ora i vostri antenati, la buona memoria di mio padre, di mio zio, di mio fratello; così i posteri avran da dire anche di voi. Siccome avete più volte udito sonare a morto degli altri, così gli altri avran da sentire sonare di voi.

Ma che direste voi, se vedeste un condannato a morte che andasse al patibolo burlando, ridendo, girando gli occhi e pensando a commedie, festini e spassi? e voi ora camminate già alla morte, ed a che pensate? Guardate là in quella fossa quei vostri amici e parenti, per cui già si è eseguita la giustizia. Che spavento dà a' condannati il vedere sulla forca i compagni già appesi e morti! Guardate dunque quei cadaveri, ognun de' quali vi dice: "Mihi heri, et tibi hodie" (Eccli 38,23). Lo stesso vi dicono ancora i ritratti de' vostri parenti defunti, i loro libri di memoria, le case, i letti, le vesti da loro lasciate.

Qual pazzia maggior è dunque sapere che si ha da morire, e che dopo la morte ci ha da toccare o un'eternità di gaudi o un'eternità di pene; pensare che da quel punto dipende l'essere o eternamente felice o eternamente infelice, e poi non pensare ad aggiustare i conti e prendere tutti i mezzi per fare una buona morte? Noi compatiamo coloro che muoiono di subito, e non si trovano apparecchiati alla morte: e noi perché poi non procuriamo di stare apparecchiati, potendo anche a noi accadere lo stesso? Ma o presto o tardi, o con avviso o improvvisamente, o ci pensiamo o non ci pensiamo, abbiamo da morire; ed in ogni ora, in ogni momento ci accostiamo alla nostra forca, che sarà appunto quell'ultima infermità, che ci ha da cacciare dal mondo.

In ogni secolo le case, le piazze e le città si riempiono di gente nuova, ed i primi son portati a chiudersi ne' sepolcri. Siccome per coloro son finiti i giorni della vita, così verrà il tempo, in cui né io, né voi, né alcuno di quanti al presente viviamo, viveremo più su questa terra. "Dies formabuntur, et nemo in eis" (Salm 138,16). Saremo allora tutti nell'eternità, la quale sarà per noi un eterno giorno di delizie o un'eterna notte di tormenti. Non ci è via di mezzo; è certo, è di fede che l'una o l'altra sorte ci ha da toccare.

PUNTO III

La morte è certa. Ma oh Dio che ciò lo sanno già i cristiani, lo credono, lo vedono; e come poi tanti vivono talmente scordati della morte, come non avessero mai a morire! Se non vi fosse dopo questa vita né inferno né paradiso, potrebbero pensarci meno di quel che ora ci pensano? E perciò fanno la mala vita che fanno.

Fratello mio, se volete viver bene, procurate di vivere in questi giorni che vi restano, a vista della morte. "O mors, bonum est iudicium tuum" (Eccli 41,3). Oh come bene giudica le cose e dirige le sue azioni, chi le giudica e dirige a vista della morte! La memoria della morte fa perdere l'affetto a tutte le cose di questa terra. "Consideretur vitae terminus, et non erit in hoc mundo quid ametur", dice S. Lorenzo Giustiniani. "Omne quod in mundo est, concupiscentia carnis est, concupiscentia oculorum, et superbia vitae" (1 Io 2,16). Tutti i beni del mondo si riducono a' piaceri di senso, a robe e ad onori; ma ben disprezza tutto, chi pensa che tra poco ha da ridursi in cenere e ad esser posto sotto terra per pascolo di vermi.

Ed in fatti a vista della morte i Santi han disprezzati tutti i beni di questa terra. Perciò S. Carlo Borromeo si tenea nel tavolino un teschio di morto, per mirarlo continuamente. Il cardinal Baronio sull'anello teneasi scritto: "Memento mori". Il Ven. P. Giovenale Ancina vescovo di Saluzzo tenea scritto sopra un altro teschio di morto il motto: "Come tu sei, fui pur io: e com'io sono, sarai pur tu". Un altro santo Eremita dimandato in morte, perché stesse con tanta allegrezza, rispose: Io ho tenuto spesso avanti gli occhi la morte, e perciò ora ch'è giunta, non vedo cosa nuova.

Che pazzia sarebbe d'un viandante, se viaggiando pensasse a farsi grande in quel paese per dove passa, e non si curasse di ridursi poi a vivere miseramente in quello dove ha da stare in tutta la sua vita? E non è pazzo chi pensa a farsi felice in questo mondo, dove ha da stare pochi giorni, e si mette a rischio di farsi infelice nell'altro, dove avrà da vivere in eterno? Chi tiene una cosa aliena in prestito, poco ci pone affetto pensando che tra poco l'ha da restituire: i beni di questa terra tutti ci sono dati in prestito; è sciocchezza metterci affetto, dovendoli tra poco lasciare. La morte ci ha da spogliare di tutto. Tutti gli acquisti, e fortune di questo mondo vanno a terminare ad un'aperta di bocca, ad un funerale e ad una scesa in una fossa. La casa da voi fabbricata tra poco dovrete cederla ad altri; il sepolcro sarà l'abitazione del vostro corpo sin al giorno del giudizio, e di là dovrà poi passare al paradiso o all'inferno, dove già prima sarà andata l'anima.



[Tratto da "Apparecchio alla morte", di Sant'Alfonso Maria de Liguori]




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lunedì 14 giugno 2021

Desiderare di amare Dio più di tutti i santi

Insegna Sant'Alfonso Maria de Liguori, che è molto importante sollevare i nostri desideri a cose grandi, come il voler amare Dio più di tutti i santi, di patire più di tutti i martiri per suo amore, di soffrire e perdonare tutte le ingiurie, di abbracciare ogni fatica e pena per salvare un'anima, e cose simili. Innanzitutto perché questi desideri, benché siano di cose che non accadranno, nondimeno son di gran merito presso Dio, il quale odia le volontà perverse, ma si compiace di quelle buone. In secondo luogo, perché l'anima per questi desideri di cose grandi e difficili si rende più coraggiosa ad eseguire le cose più facili. Perciò giova molto fare sin dal mattino il proposito di far sempre quanto si può per Dio, di sopportare cristianamente tutte le avversità, di star sempre raccolto ed occupato nel fare atti di amore verso Dio. Così faceva San Francesco, come riferisce San Bonaventura. Dice Santa Teresa d'Avila che il Signore si compiace talmente tanto dei buoni desideri, che li considera come se fossero stati realizzati. Oh quanto è meglio aver a che fare con Dio che col mondo! Per conseguire i beni del mondo, le ricchezze, gli onori, gli applausi degli uomini, non basta il desiderarli, anzi il desiderio accresce la pena, quando non si ottengono; ma con Dio basta desiderare la sua grazia e il suo amore, per ottenerli già. L'amicizia di Dio la ottiene chi la vuole con vero e risoluto desiderio di ottenerla. Dico con vero e risoluto desiderio; poiché poco servono quei desideri inefficaci coi quali si pascono alcune anime pigre, le quali sempre desiderano, e intanto non danno mai un passo avanti nella via di Dio.




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domenica 13 giugno 2021

Le virtù teologali, le virtù morali, e i doni dello Spirito Santo

Riporto un interessante scritto del dotto Padre Adolphe Tanquerey.

a) [Le virtù teologali] hanno Dio per oggetto materiale e qualche attributo divino per oggetto formale. La fede ci unisce a Dio, suprema verità, e ci aiuta a veder tutto e a tutto giudicare alla divina sua luce. La speranza ci unisce a Colui che è la sorgente della nostra felicità, sempre pronto a versare su noi le sue grazie per compiere la nostra trasformazione ed aiutarci col suo potente soccorso a fare atti di confidenza assoluta e di filiale abbandono. La carità ci eleva a Dio sommamente buono in se stesso; e, sotto il suo influsso, noi ci compiacciamo delle infinite perfezioni di Dio più che se fossero nostre, desideriamo che siano conosciute e glorificate, stringiamo con Lui una santa amicizia, una dolce familiarità e così diventiamo ognor più a lui somiglianti. Queste tre virtù teologali ci uniscono dunque direttamente a Dio.

 b) Le virtù morali, che hanno per oggetto un bene onesto distinto da Dio e per motivo l'onestà stessa di quest'oggetto, favoriscono e perpetuano questa unione con Dio, regolando le nostre azioni in modo che, non ostante gli ostacoli che si trovano dentro e fuori di noi, tendano continuamente verso Dio. Così la prudenza ci fa scegliere i mezzi migliori per tendere al nostro fine soprannaturale. La giustizia, facendoci rendere al prossimo ciò che gli è dovuto, santifica le nostre relazioni coi nostri fratelli in modo da avvicinarci a Dio. La fortezza arma l'anima nostra contro la prova e la lotta, ci fa sopportare con pazienza i patimenti e intraprendere con santa audacia le più rudi fatiche per procurare la gloria di Dio. E, poichè il piacere colpevole ce ne distoglierebbe, la temperanza modera il nostro ardore pel piacere e lo subordina alla legge del dovere. Tutte queste virtù hanno dunque per ufficio di allontanare gli ostacoli e anche di somministrarci mezzi positivi per andare a Dio.


Dei doni dello Spirito Santo.

[...]

I doni, senza essere più perfetti delle virtù teologali e specialmente della carità, ne perfezionano l'esercizio. Così il dono dell'intelletto ci fa penetrare più addentro nelle verità della fede per scoprirne i reconditi tesori e le arcane armonie; quello della scienza ci fa considerare le cose create nelle loro relazioni con Dio. Il dono del timore fortifica la speranza, staccandoci dai falsi beni di quaggiù, che potrebbero trascinarci al peccato e ci accresce quindi il desiderio dei beni celesti. Il dono della sapienza, facendoci gustare le cose divine, aumenta il nostro amore per Dio. La prudenza è grandemente perfezionata dal dono del consiglio, che ci fa conoscere, nei casi particolari e difficili, ciò che è o non è espediente di fare. Il dono della pietà perfeziona la virtù della religione, che si connette colla giustizia, facendoci vedere in Dio un padre che siamo lieti di glorificare per amore. -- Il dono della fortezza compie la virtù dello stesso nome, eccitandoci a praticare ciò che vi è di più eroico nella paziente costanza e nell'operare il bene. Infine il dono del timore, oltre che facilita la speranza, perfeziona pure in noi la temperanza, facendoci temere i castighi e i mali che risultano dall'amore illecito dei piaceri.

(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928) 




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sabato 12 giugno 2021

Il sacerdote deve zelare il bene delle anime, senza pensare ad arricchirsi

[Riporto un interessante brano tratto dall'Enciclica “Ad catholici sacerdotii” di Papa Pio XI]

Guai se il sacerdote, dimentico di sì divine promesse, cominciasse a mostrarsi "avido di turpe lucro" e si confondesse con la turba dei mondani, su cui geme la Chiesa insieme con l'Apostolo: "Tutti pensano alle cose loro, non a quelle di Gesù Cristo". In tal caso, oltre il mancare alla sua vocazione, raccoglierebbe il disprezzo del suo stesso popolo, il quale riscontrerebbe in lui una deplorevole contraddizione tra la sua condotta e la dottrina evangelica così chiaramente espressa da Gesù e che il sacerdote deve annunziare: "Non cercate di accumulare tesori sopra la terra, dove la ruggine e il tarlo li consumano e dove i ladri li dissotterrano e li rubano; procurate invece di accumulare tesori nel cielo". Se si pensa che uno degli Apostoli di Cristo, uno dei Dodici, come mestamente notano gli Evangelisti, Giuda, fu condotto all'abisso dell'iniquità appunto dallo spirito di cupidigia delle cose terrene, ben si comprende come questo medesimo spirito abbia potuto arrecare tanti danni alla Chiesa attraverso i secoli: la cupidigia, che dallo Spirito Santo è detta "radice di tutti i mali", può trascinare a qualunque delitto; e quando anche non arrivi a tanto, di fatto un sacerdote infetto da tale vizio, consciamente o inconsciamente fa causa comune coi nemici di Dio e della Chiesa e coopera ai loro iniqui disegni.

E invece il sincero disinteresse concilia al sacerdote gli animi di tutti, tanto più che con questo distacco dai beni terreni, quando viene dall'intima forza della fede, va sempre congiunta quella tenera compassione verso ogni sorta d'infelici, che trasforma il sacerdote in un vero padre dei poveri, nei quali egli, memore di quelle commoventi parole del suo Signore: "Ogni volta che avete fatto qualche cosa per uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l'avete fatta a me", con affetto singolare vede, venera e ama Gesù Cristo stesso.




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venerdì 11 giugno 2021

Salvezza eterna delle anime

Riporto alcuni brani di una lettera che Santa Teresa di Lisieux scrisse nel marzo del 1888 a Madre Agnese di Gesù (sua sorella Paolina).


Mia cara Paolinetta,
                                   […] una goccia di fiele si mescola sempre alle nostre gioie, ma m'accorgo pure che le prove ci aiutano molto a staccarci dalla terra. Ci fanno guardare più in alto, al di là di questo mondo. Quaggiù nulla ci può soddisfare. Non si può gustare un po' di riposo fuorché nell'essere pronti a fare la volontà di Dio.

[…] Credimi, Paolina, quando Gesù mi avrà deposto sulla riva del Carmelo, voglio donarmi tutt'intera a lui, non voglio vivere che per lui. Oh! no, i suoi colpi non mi faranno paura perché, anche quando le sofferenze sono più amare, si sente sempre che è la sua dolce mano che colpisce. L'ho sperimentato bene a Roma nel momento in cui tutto mi avrebbe fatto credere che la terra fosse lì lì per sparire sotto i miei piedi.

Non bramo che una cosa quando sarò al Carmelo, di soffrire sempre per Gesù. La vita passa così presto che veramente vale di più avere una corona bellissima e un po' di patire, che averne una ordinaria, senza patire. Che cos'è una piccola sofferenza sopportata con gioia, quando penso che per tutta l'eternità si potrà amare più perfettamente il buon Dio! Inoltre, soffrendo, si possono salvare le anime. Ah! Paolina, quanto sarei felice se al momento della mia morte potessi avere un'anima da offrire a Gesù! Sarebbe un'anima di più strappata al fuoco dell'inferno per benedire Dio tutta l'eternità…

Mia cara sorellina, vedo che non ti ho parlato ancora della tua lettera, che pure m'ha procurato tanto piacere. Sono così felice, Paolina, che il buon Dio mi abbaia dato una sorella come te. Spero che tu pregherai per la tua figliolina, affinché corrisponda alle grazie che Gesù ama farle così generosamente. […] Celina ti abbraccia tanto. Questa povera sorellina ha male ad un piede e credo che non potrà recarsi ai vespri. Quasi tutti sono malati a casa dello zio. La vita è proprio piena di guai, e non è facile che il cuore ci s'attacchi.

Addio, Paolina Cara, mia confidente. Arrivederci al lunedì di Pasqua, ma soprattutto al 9 aprile! [data fissata per la sua entrata in monastero n.d.r.] Abbraccia per me nostra Madre.

Teresa

["Gli Scritti" di S. Teresa di Gesù Bambino, Edizioni OCD, traduzione a cura di Dante Giovannini].




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giovedì 10 giugno 2021

È meglio obbedire a Dio anziché ai genitori

Tempo fa una ragazza mi ha confidato che i suoi genitori sono contrari alla vocazione religiosa...

Carissimo D., sono tornata da un viaggio con il desiderio ancora più forte di donarmi al Signore. Ma ultimamente sono un po' triste perché i miei genitori che prima erano abbastanza contenti, oggi sono contrari alla mia scelta di vita. È triste sapere che proprio loro pensano che farsi suora significa fuggire dalle responsabilità del mondo. Io ho provato a spiegargli quello che sento dentro, ossia un amore fortissimo per Gesù e un immenso desiderio di donarmi agli altri attraverso Lui, ma loro non capiscono. Io di sicuro non mi arrendo, il mio amore per Gesù è troppo forte e sento che è quella la mia strada. Tu cosa ne pensi? Grazie di cuore D.! E grazie del tuo splendido blog! Un abbraccio,

(lettera firmata)


Carissima sorella in Cristo,
                                     Sant'Alfonso Maria de Liguori sconsigliava ai giovani in discernimento vocazionale di confidarsi coi genitori su questo argomento. Purtroppo, anche molti genitori cattolici si oppongono alla vocazione dei figli. Dunque non mi stupisco affatto che anche i tuoi genitori abbiano delle “perplessità” al riguardo. È meglio cercare di evitare di parlare di vocazione con amici e parenti, poiché generalmente costoro non capiscono questi discorsi. Anzi, San Tommaso d'Aquino nella sua intramontabile Summa Teologica afferma che spesso i parenti sono di ostacolo alla vocazione.

Comunque, non devi assolutamente preoccuparti, perché per quanto riguarda l'elezione dello stato di vita sei assolutamente libera, non sei tenuta ad obbedire ai genitori. Anche Santa Chiara, San Tommaso, San Gerardo Majella e tanti altri santi ebbero opposizioni in famiglia, e per obbedire alla vocazione furono costretti a scappare di casa. Quella che stai vivendo è una prova del tuo amore per Gesù. Come un soldato in battaglia devi resistere con ardore agli assalti del mondo, devi restare fedele a Cristo Re, il miglior Sposo che una donna possa avere.

Ma ipotizziamo (è solo una pura ipotesi) che effettivamente abbia ragione tua madre, e che il tuo desiderio di abbracciare la vita religiosa sia solo una fuga dalle responsabilità. Anche in questo caso non bisogna preoccuparsi, perché prima di emettere i voti perpetui passano molti anni, quindi durante il postulandato, il noviziato o la professione temporanea, potrai tranquillamente decidere di tornartene a casa tua, qualora tu ti accorga di non avere una vera vocazione. Fare un'esperienza di vita religiosa non è mica come andare a combattere la guerra in Afghanistan, non c'è nessun pericolo. Male che va, uno se ne ritorna a casa propria e ricomincia la vita nel mondo.

Ovviamente la mia era solo un'ipotesi per farti capire che non corri nessun rischio nel continuare a perseverare nel desiderio di donarti a Gesù buono. A dir la verità io nutro molte speranze che la tua sia una vera vocazione. Dirò di più, il tuo carattere solare ed allegro è un buon segno vocazionale. Al contrario, coloro che sono tristi e malinconici fanno sorgere delle perplessità sulla loro “vocazione”.

In genere le persone che non hanno una vera vocazione, appena entrano in convento si annoiano e non vedono l'ora di tornarsene nel mondo. Io penso invece che tu arderai d'amore per il tuo Sposo quando sarai sua “prigioniera” in convento, e lo ringrazierai per averti tolto dal mondo dove regnano le “vanità delle vanità”, e averti condotto in casa sua, dove ti sarà facile salvarti l'anima e ricercare la perfezione cristiana. L'unica cosa che ti chiedo è di scegliere un ordine fervoroso e osservante, non uno rilassato.

Ricordati che su questa terra siamo solo di passaggio per poco tempo, la nostra vera Patria è in Cielo, pertanto il nostro unico scopo deve essere di conoscere, amare e servire Dio, per poi poterlo amare per tutta l'eternità. Obbedendo alla vocazione e abbracciando lo stato di vita religioso ti sarà molto facile raggiungere il fine ultimo della tua esistenza.

Comprendo molto bene il tuo attuale stato d'animo. Questo è un momento importantissimo della tua esistenza, perché si sta avvicinando il momento di eleggere lo stato di vita. Non si tratta di una scelta qualsiasi, ma di una scelta di fondamentale importanza, pertanto è necessario non commettere errori.

Spero di esserti stato di qualche giovamento, ma rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti. Prego ardentemente il mio amatissimo Gesù di prenderti come sua sposa. Continuerò a pregare con tenacia fino a quando non verrò a sapere che ti sei arresa al suo amore per te. E chi altro potresti amare all'infuori di Lui? Non conosco nessun uomo che si lascerebbe flagellare, coronare di spine e inchiodare alla croce per dimostrarti il suo amore.

La Beata e Gloriosa Vergine Maria, Corredentrice del genere umano, Mediatrice di tutte le grazie e Avvocata dei peccatori, ti accolga sotto il suo manto e ti conduca all'amabile Gesù, Colui che può saziare il tuo cuore che ha sete d'Amore vero. Così spero, così sia.

In Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter




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mercoledì 9 giugno 2021

La Divina Provvidenza

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).

O mio Dio, che tutto ordini e disponi per altissimi fini, insegnami ad affidarmi pienamente alla tua divina provvidenza. 

1 - « La sapienza divina - dice la Sacra Scrittura - si estende con potenza da un’estremità all’altra del mondo e tutto governa con bontà » (Sap. 8, 1). La sapienza divina s’identifica così con la divina provvidenza che tutto ordina, dispone, guida al raggiungimento di un fine ben determinato: fine ultimo e supremo, la gloria di Dio; fine prossimo e secondario, il bene e la felicità delle creature. Nulla esiste senza motivo, nulla avviene a caso nel mondo, ma tutto, assolutamente tutto rientra nel grandioso piano della divina provvidenza, piano in cui ogni creatura, anche l’infima fra tutte, ha il suo posto, il suo scopo, il suo valore, in cui ogni avvenimento, anche il più insignificante, è fin dall’eternità previsto ed ordinato nei suoi minimi particolari. In questo piano vastissimo e meraviglioso tutte le creature, dalle più sublimi - come gli angeli - alle più umili - come le gocce di rugiada e i fili d’erba - sono chiamate a portare il loro contributo all’armonia ed al bene dell’insieme. 

Se certe situazioni ci sembrano incomprensibili, se non riusciamo a capire la ragion d’essere di circostanze e di creature che ci fanno soffrire, è perchè non sappiamo scoprire il posto che esse hanno nel piano della divina provvidenza, in cui tutto è ordinato al nostro ultimo bene. Sì, anche la sofferenza è ordinata al nostro bene e Dio, che è bontà infinita, non la vuole e non la permette se non a questo scopo. Crediamo ciò in teoria, ma facilmente lo dimentichiamo in pratica sì che, quando ci troviamo davanti a situazioni oscure e dolorose che vengono a spezzare o ad intralciare i nostri progetti, i nostri desideri, ci smarriamo e sulle labbra ci sale la domanda angosciosa: perchè Dio permette questo? Eppure la risposta non manca mai ed è universale ed infallibile come universale ed infallibile è la provvidenza divina: Dio lo permette unicamente per il nostro bene. È questa la grande convinzione di cui abbiamo bisogno per non scandalizzarci di fronte alle prove della vita. « La condotta di Dio è tutta bontà e fedeltà per coloro che osservano il patto e gli ordini di lui » (Sal.24, 10); possiamo dubitare di noi, possiamo dubitare della nostra bontà e della nostra fedeltà, ma non di Dio che è bontà e fedeltà infinita. 

2 - Dopo averci creati, Dio non ci ha lasciati in balìa di noi stessi ma, come tenera madre, continua ad assisterci ed a provvedere a tutte le nostre necessità: « Potrà forse una donna dimenticare il suo bambino?... e se pur questa lo potrà dimenticare - dice il Signore - io non mi dimenticherò mai di te » (Is. 49, 15). Ogni uomo può, con tutta verità, ritenere queste parole come rivolte a lui in particolare e, di fatto, la provvidenza di Dio è così immensa e potente che, mentre abbraccia l’universo intero, nello stesso tempo si prende una cura speciale di ognuna delle sue creature, anche delle più piccole. Proprio sotto questo aspetto Gesù ci ha presentato la provvidenza del Padre celeste: « Nemmeno un passero cade in terra senza il permesso del Padre vostro... Non temete, dunque, voi siete da più di molti passeri » (Mt. 10, 29 e 31). Come Dio non ci ha creati a serie, ma crea individualmente l’anima di ogni uomo che viene al mondo, così la sua divina provvidenza non si limita ad assisterci in blocco, ma ci assiste uno per uno, ben conoscendo tutte le nostre necessità, le nostre difficoltà e perfino i nostri desideri e ben sapendo quel che più conviene al nostro vero bene. Una mamma, anche la più sollecita, può ignorare qualche bisogno del figlio suo, può dimenticarlo, può sbagliare nel provvedervi o essere nell’impossibilità di farlo; ma ciò non accadrà mai a Dio, la cui provvidenza tutto sa, tutto vede, tutto può. Nemmeno il più piccolo passero è dimenticato, nemmeno il più umile fiore del campo è trascurato. « Considerate - dice Gesù - come crescono i gigli del campo; essi non lavorano e non filano. Tuttavia, neppur Salomone... fu mai vestito come uno di essi. Se dunque Dio riveste così l’erba del campo, che oggi è e domani vien buttata nel forno, quanto a maggior ragione vestirà voi, o uomini di poca fede? » (Mt. 6, 28-30). La provvidenza di Dio ci circonda da tutte le parti; di essa viviamo, per essa ci moviamo e siamo e, nondimeno, siamo così tardi a credere in essa, così diffidenti! Come abbiamo bisogno di dilatare il cuore in una fiducia, in una confidenza più grande, anzi, illimitata, poichè illimitata è la divina provvidenza! 

Colloquio - « O Dio, avendo creato il mondo, lo reggi e lo governi con ordine mirabile. Tu fai nascere le piante, le fai germogliare, a suo tempo fai sbocciare i fiori e maturare i frutti. Tu governi il sole, la luna, i pianeti e, insomma, hai creato tutto con mirabile ordine e tutto hai fatto per l’uomo. L’uomo, poi, hai fatto solo per te e vuoi riposarti in lui, nè vuoi che egli si riposi e quieti in altro che in te. Tu non hai bisogno della tua creatura, eppure ti degni cercare in essa il tuo riposo, affinchè lei ti possa poi godere e godere in eterno, possa goderti e vederti a faccia a faccia, assieme a tutto il Paradiso. 
   « La tua provvidenza divina, o Signore, è tale che Tu hai cura di tutti come se fossero uno solo; e di uno solo, come se in quello fossero tutti racchiusi. Oh, se la tua provvidenza fosse compresa, ogni creatura lascerebbe le cose di questo mondo e seguirebbe te per potersi unire con la tua provvidenza! » (S. M. Maddalena de’ Pazzi). 
   « Benefico sei, o Signore, verso tutti, e la tua pietà si spande su tutte le tue creature. Ti lodino, o Signore, tutte le tue fatture e ti benedicano i tuoi devoti. Gli occhi di tutti a te si rivolgono in attesa e Tu dai a tutti, a suo tempo, il loro cibo; allarghi la mano e colmi di favori ogni vivente. Tu rendi giustizia agli oppressi e dai il pane agli affamati. Sciogli i prigionieri, apri gli occhi ai ciechi, raddrizzi gli storpi, ami i giusti. Risani i cuori affranti e ne fasci le piaghe. Tu copri i cieli di nubi, apparecchi alla terra la pioggia e fai crescere l’erba sui monti; dai il loro cibo agli animali, ai piccoli corvi ciò che domandano. O Signore, tutte le creature si effondano nel ricordo della tua immensa bontà e acclamino alla tua liberalità! » (cfr. Sal. 144; 145; 146). 


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

martedì 8 giugno 2021

La salvezza eterna dell'anima

Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa.


L'importanza della salvezza

Rogamus autem fratres, ut negotium vestrum agatis (Thess 4,10)

PUNTO I

Il negozio dell'eterna salute è certamente l'affare, che a noi importa più di tutti gli altri; ma questo è il più trascurato da' cristiani. Non si lascia diligenza, né si perde tempo per arrivare a quel posto, per vincer quella lite, per concludere quel matrimonio; quanti consigli, quante misure si prendono; non si mangia, non si dorme! E poi per accertare la salute eterna, che si fa? come si vive? Non si fa niente, anzi si fa tutto per perderla; e si vive dalla maggior parte de' cristiani, come la morte, il giudizio, l'inferno, il paradiso e l'eternità non fossero verità di fede, ma favole inventate da' poeti. Se si perde una lite, una raccolta, che pena non si sente? e che studio non si mette per riparare il danno avuto? Se si perde un cavallo, un cane, che diligenza non si fa per ritrovarlo? Si perde la grazia di Dio, e si dorme, e si burla, e si ride. Gran cosa! Ognuno si vergogna d'esser chiamato negligente ne' negozi del mondo; e poi tanti non si vergognano di trascurare il negozio dell'eternità, che importa tutto! Chiamano essi savi li santi, che hanno atteso solamente a salvarsi, e poi essi attendono a tutte l'altre cose del mondo e niente all'anima! Ma voi (dice S. Paolo), voi, fratelli miei, attendete solo al gran negozio che avete della vostra salute eterna, che questo è l'affare che a voi più importa. "Rogamus vos, ut vestrum negotium agatis". Persuadiamoci dunque che la salute eterna è per noi il negozio più "importante", il negozio "unico", ed è un negozio "irreparabile", se mai si sgarra.

È il negozio il più "importante". Sì, perch'è l'affare di maggior conseguenza, trattandosi dell'anima, che perdendosi è perduto tutto. L'anima dee stimarsi da noi la cosa più preziosa, che tutti i beni del mondo."Anima est toto mundo pretiosior", dice S. Gio. Grisostomo. Per intendere ciò, basta sapere che lo stesso Dio ha dato il Figlio alla morte, per salvare l'anime nostre! "Sic Deus dilexit mundum, ut Filium suum unigenitum daret" (Io 3,16). E 'l Verbo eterno non ha ricusato di comprarle col suo medesimo sangue. "Emti enim estis pretio magno" (1 Cor 19,10). Talmente che (dice un santo Padre) par che l'uomo vaglia, quanto vale Dio: "Tam pretioso munere humana redemtio agitur, ut homo Deum valere videtur". Quindi disse Gesù Cristo: "Quam dabit homo commutationem pro anima sua?" (Matth 16,26). Se l'anima dunque tanto vale, per qual bene mai del mondo un uomo la cambierà perdendola?

Avea ragione S. Filippo Neri di chiamar pazzo chi non attende a salvarsi l'anima. Se mai nella terra vi fossero uomini mortali ed uomini immortali, ed i mortali vedessero gl'immortali tutti applicati alle cose del mondo, ad acquistare onori, beni e spassi di terra, direbbero certamente loro: Oh pazzi che siete! voi potete acquistarvi beni eterni e pensate a queste cose miserabili e passaggiere? e per queste vi condannate voi stessi a pene eterne nell'altra vita? Lasciate che a questi beni terreni ci pensiamo solamente noi sventurati, per cui nella morte finirà tutto per noi. Ma no, che siamo tutti immortali; e come va poi, che tanti per li miseri piaceri di questa terra perdono l'anima? Come va, dice Salviano, che i cristiani credono esservi giudizio, inferno, eternità, e poi vivono senza temerli? "Quid causae est, quod christianus, si futura credit, futura non timeat?".

PUNTO II

Il negozio dell'eterna salute non solo è il più importante, ma è "l'unico" negozio che abbiamo in questa vita. "Porro unum est necessarium". Piange S. Bernardo la sciocchezza de' cristiani, che chiamano pazzia le pazzie de' fanciulli, e poi chiamano negozi i loro affari terreni. "Nugae puerorum, nugae vocantur, nugae maiorum, negotia vocantur?". Queste pazzie de' grandi sono pazzie più grandi. Ed a che serve (dice il Signore) guadagnarti tutto il mondo, e perdere l'anima? "Quid prodest homini, si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patiatur?" (Matth 16,26). Se ti salvi, fratello mio, non importa che in questa terra sii stato povero, afflitto e disprezzato: salvandoti, non avrai più guai, e sarai felice per tutta l'eternità. Ma se la sgarri e ti danni, che ti servirà nell'inferno l'averti presi tutti gli spassi del mondo, e l'essere stato ricco ed onorato? Perduta l'anima, si perdono gli spassi, gli onori, le ricchezze; si perde tutto.

Che risponderai a Gesù Cristo nel giorno de' conti? Se il re mandasse un suo ambasciadore a trattare qualche gran negozio in una città, e quegli in vece di attendere ivi all'affare commessogli, attendesse solamente a far banchetti, commedie e festini: e con ciò mandasse a male il negozio, qual conto ne darebbe al re nel suo ritorno? Ma oh Dio! che maggior conto darà al Signore nel giudizio colui, che posto sulla terra, non per divertirsi, non per farsi ricco, non per acquistare onori ma per salvarsi l'anima, ad ogni cosa avrà atteso, fuorché all'anima? Si pensa da' mondani solamente al presente, non al futuro. S. Filippo Neri parlando una volta in Roma ad un giovane di talento, chiamato Francesco Zazzera, che stava applicato al mondo, gli disse così: Figlio mio, tu farai gran fortuna, sarai buono avvocato, poi sarai prelato, poi forse anche cardinale, e chi sa, forse anche Papa. E poi? e poi? Va (gli disse in fine), pensa a queste due ultime parole. Se ne andò Francesco alla casa, e pensando a quelle due parole, "e poi? e poi?" lasciò le sue applicazioni mondane, lasciò anche il mondo, ed entrò nella stessa Congregazione di S. Filippo, e cominciò ad attendere solo a Dio.

"Unico" negozio, perché un'anima abbiamo. [...] Dicea S. Francesco Saverio che un solo bene vi è nel mondo, e un solo male; l'unico bene è il salvarsi, l'unico male è il dannarsi. Ciò replicava ancora S. Teresa alle sue monache dicendo: "Sorelle mie, un'anima, un'eternità". Volendo dire: "Un'anima", perduta questa, è perduto tutto: "Una eternità", perduta l'anima una volta, è perduta per sempre. Perciò pregava Davide: "Unam petii, et hanc requiram, ut inhabitem in domo Domini" (Ps 22,6). Signore, una cosa vi chiedo, salvatemi l'anima, e non altro.

"Cum metu, et tremore, vestram salutem operamini" (Phil 2,12). Chi non teme e non trema di perdersi, non si salverà; ond'è che per salvarsi, bisogna faticare e farsi violenza. "Regnum coelorum vim patitur, et violenti rapiunt illud" (Matth 11). Per conseguir la salute è necessario che in morte la nostra vita si trovi simile a quella di Gesù Cristo. "Praedestinavit uniformes fieri imaginis Filii sui" (Rom 8,29). E perciò dobbiam faticare in fuggir le occasioni da una parte, e dall'altra in avvalerci de' mezzi necessari a conseguir la salute. "Regnum non dabitur vagantibus (dice S. Bernardo), sed pro servitio Deo digne laborantibus". Tutti vorrebbero salvarsi senza incomodo. Gran cosa! dice S. Agostino, il demonio fa tanta fatica, e non dorme per farci perdere; e tu, trattandosi del tuo bene, o male eterno, sei così trascurato? "Vigilat hostis, dormis tu"?

PUNTO III

Negozio "importante", negozio "unico", negozio "irreparabile". "Sane supra omnem errorem est", dice S. Eucherio, "dissimulare negotium aeternae salutis". Non v'è errore simile all'errore di trascurare la salute eterna. A tutti gli altri errori vi è rimedio: se uno perde una roba, può acquistarla per altra via: se perde un posto, può esservi il rimedio a ricuperarlo: ancorché taluno perdesse la vita, se si salva, è rimediato a tutto. Ma per chi si danna, non vi è più rimedio. Una volta si muore; perduta l'anima una volta, è perduta per sempre. "Periisse semel, aeternum est". Altro non resta, che piangere eternamente cogli altri miseri pazzi nell'inferno: dove questa è la maggior pena, che li tormenta, il pensare che per essi è finito il tempo di rimediare alla loro miseria. "Finita est aestas, et nos salvati non sumus" (Ier 8,20). Dimandate a que' savi del mondo, che ora stanno in quella fossa di fuoco, dimandate quali sentimenti ora tengono? e se si trovan contenti di aver fatte le loro fortune in questa terra, ora che son dannati a quel carcere eterno? Udite come piangono e dicono: "Ergo erravimus!". Ma che serve loro conoscer l'errore fatto, ora che non v'è più rimedio alla loro eterna dannazione? Qual pena non sentirebbe taluno in questa terra, se avendo potuto rimediare con poca spesa alla rovina d'un suo palagio, un giorno poi lo trovasse caduto, e considerasse la sua trascuraggine, quando non può più rimediarvi?

Questa è la maggior pena de' dannati il pensare che han perduta l'anima, e si son dannati per colpa loro. "Perditio tua, Israel, tantummodo in me auxilium tuum" (Os 13,9). Dice S. Teresa che se uno perde per colpa sua una veste, un anello, anche una bagattella, non trova pace, non mangia, non dorme. Oh Dio qual pena sarà al dannato in quel punto ch'entrerà nell'inferno, allorché vedendosi già chiuso in quella prigione di tormenti, anderà pensando alla sua disgrazia, e vedrà che per tutta l'eternità non vi sarà mai più riparo! Dunque dirà: Io ho perduta l'anima, il paradiso e Dio: ho perduto tutto per sempre, e perché? per colpa mia.

Ma dirà taluno: Se io fo questo peccato, perché m'ho da dannare? può essere che ancora mi salvi. Io ripiglio: Ma può essere che ancora ti danni. Anzi ti dico esser più facile che ti danni, poiché le Scritture minacciano la dannazione a' traditori ostinati, come in questo punto sei tu: "Vae filii desertores, dicit Dominus" (Is 30,1) "Vae eis, quoniam recesserunt" (Os 7,13). Almeno con questo peccato, che fai, non metti in gran pericolo e dubbio la tua salute eterna? Ed è negozio questo da metterlo in pericolo? Non si tratta d'una casa, d'una villa, d'un posto, si tratta, dice S. Gio. Grisostomo, di subissare in un'eternità di tormenti e di perdere un paradiso eterno: "De immortalibus suppliciis, de coelestis regni amissione res agitur". E questo negozio che importa il tutto per te, vuoi arrischiarlo ad un "può essere?".

Dici: Forse chi sa, non mi dannerò: spero che appresso Dio mi perdonerà. Ma frattanto? frattanto già da te stesso ti condanni all'inferno. Dimmi, ti butteresti in un pozzo con dire, forse chi sa, non morirò? No. E come poi puoi appoggiare la tua salute eterna ad una speranza così debole? ad un "chi sa?". Oh quanti con questa maledetta speranza si son dannati! Non sai che la speranza degli ostinati a voler peccare, non è speranza, ma inganno e presunzione, che muove Dio non a misericordia, ma a maggiore sdegno? Se ora dici che non ti fidi di resistere alla tentazione ed alla passione che ti domina, come resisterai appresso, quando non ti si aumenteranno, ma ti mancheranno le forze col commettere il peccato? poiché da una parte allora l'anima resterà più accecata, ed indurita dalla sua malizia, e dall'altra mancheranno gli aiuti divini. Forse speri che Dio abbia ad accrescere a te i lumi e le grazie, dopo che tu avrai accresciuti i peccati?


[Meditazione tratta da "Apparecchio alla morte", di Sant'Alfonso Maria de Liguori].



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lunedì 7 giugno 2021

Il sacerdote non può salvare le anime senza mirare alla santità

Di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).



A) Santificare e salvare le anime, tal è il dovere del proprio stato per un sacerdote. Quando Gesù sceglie gli apostoli, li sceglie per farne pescatori d'uomini "faciam vos fieri piscatores hominum"; perchè producano in sè e negli altri copiosi frutti di salute: "Non vos me elegistis, sed ego elegi vos ut eatis et fructum afferatis et fructus vester maneat". A questo fine devono predicare il Vangelo, amministrare i sacramenti, dar buon esempio e pregar con fervore.

Ora è di fede che ciò che converte e santifica le anime è la grazia di Dio; noi non siamo che strumenti di cui Dio si degna servirsi ma che non producono frutto se non in proporzione della loro unione colla causa principale, instrumentum Deo conjunctum. Tal è la dottrina di S. Paolo: "Io piantai, Apollo irrigò, ma Dio fece crescere. Quindi nè chi pianta è qualchecosa, nè chi irriga, ma chi fa crescere, Dio: Ego plantavi, Apollo rigavit, sed Deus incrementum dedit; itaque neque qui plantat est aliquid neque qui rigat; sed qui incrementum dat, Deus". D'altra parte è certo che questa grazia s'ottiene principalmente con due mezzi, con la preghiera e col merito. Nell'uno e nell'altro caso noi otteniamo tanto maggiori grazie quanto più siamo santi, più ferventi, più uniti a Nostro Signore [...]. Se dunque il dovere del nostro stato è di santificar le anime, vuol dire che dobbiamo prima santificar noi stessi: "Pro eis ego sanctifico meipsum ut sint et ipsi sanctificati in veritate".

B) Arriviamo del resto alla stessa conclusione, facendo passare i principali mezzi di zelo, cioè la parola, l'azione, l'esempio e la preghiera.

a) La parola non produce salutari effetti se non quando parliamo in nome e nella virtù di Dio, "tamquam Deo exhortante per nos". Così fa il sacerdote fervoroso: prima di parlare, prega affinchè la grazia avvivi la sua parola; parlando, non mira a piacere ma a istruire, a far del bene, a convincere, a persuadere; e perchè il suo cuore è intimamente unito a quello di Gesù, fa vibrar nella voce un'emozione, una forza di persuasione, che scuote gli uditori; e perchè, dimenticando sè stesso, attira lo Spirito Santo, le anime restano tocche dalla grazia e convertite o santificate. Un sacerdote mediocre invece non prega che a fior di labbra, e perchè cerca sè stesso, per quanto si venga sbracciando, non è spesso che un bronzo sonoro o un cembalo fragoroso, "æs sonans aut cymbalum tinniens".

b) Il buon esempio non può essere dato che da un sacerdote sollecito del suo progresso spirituale. Allora può con tutta fiducia invitare, come S. Paolo, i fedeli a imitar lui come egli si studia d'imitar Cristo: "Imitatores mei estote sicut et ego Christi". Vedendone la pietà, la bontà, la povertà, la mortificazione, i fedeli dicono: è un sacerdote convinto, un Santo; lo rispettano e si sentono tratti ad imitarlo: verba movent, exempla trahunt. Un sacerdote mediocre potrà essere stimato come un brav'uomo; ma si dirà: fa il suo mestiere come noi facciamo il nostro; e il ministero ne sarà poco o punto fruttuoso.

c) Quanto alla preghiera, che è e sarà sempre il più efficace mezzo dello zelo, qual differenza tra il sacerdote santo e il sacerdote ordinario? Il primo prega abitualmente, costantemente, perchè le sue azioni, fatte per Dio, sono in sostanza una preghiera; non fa nulla, nè dà consiglio, senza riconoscere la propria incapacità e pregar Dio di supplirvi con la sua grazia. Dio copiosamente gliela concede "humilibus autem dat gratiam", e il suo ministero è fruttuoso. Il sacerdote ordinario prega poco e prega male; quindi anche il ministero ne è sterile.

Chi dunque vuol efficacemente lavorare alla salute delle anime, deve sforzarsi di quotidianamente progredire: la santità è l'anima dell'apostolato.




[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]




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domenica 6 giugno 2021

Le persone non sposate devono vivere in castità

Riporto una bella lettera che mi ha scritto una ragazza sul tema della purezza.

Caro D.,
              ti ringrazio per aver risposto alla mia lettera, mi ha fatto molto bene leggere le tue parole, farò tesoro dei preziosi consigli che mi hai dato. Leggerò sicuramente e al più presto le letture che mi hai consigliato. Amo leggere tutto ciò che riguarda Gesù, Maria e i Santi, infatti ho anche trovato il tempo per leggere il Vangelo, che sta diventando una cosa di cui non posso fare a meno. Ogni volta che ho qualche perplessità, dubbio, problema o semplicemente ho bisogno di sentire la parola di Dio, lo apro e sento infondermi coraggio e speranza.

Come mi hai detto, e come già avevo intenzione di fare, continuerò a recitare il Rosario e ad amare la Madonna. Sai, fin quando ero piccola io vedevo (come penso tutti i bambini) mia mamma pura e perfetta come Maria, ma in seguito, crescendo, mi sono resa conto che quella era una mia convinzione. Allora ho cominciato a chiedere a Dio perché non mi avesse dato una mamma pura come pensavo di avere, e alla fine cosa è successo? Mi sono accorta che in realtà Dio me l’aveva data eccome una mamma, anzi La Mamma, purissima, buonissima e perfetta e che questa Mamma era la sua stessa Mamma! Io so che se sentiamo Maria come Madre e Dio come Padre allora non dobbiamo temere niente, e infatti io mi sto impegnando ogni giorno di più a considerarLi tali.

Sei il primo ad approvare il mio stile di vita. La maggioranza delle persone (tra cui i miei parenti più stretti) mi dicono che dovrei uscire, adattarmi agli altri e ai loro discorsi, cercare di parlare di più con i miei compagni. Io invece mi sento davvero bene e in pace solo quando non faccio tutto ciò, perché so che queste cose mi allontanerebbero da Dio, e questa è l’ultima cosa che voglio. Loro pensano che mi sento sola, ma non è così: come potrei sentirmi sola se ho sempre la compagnia della Madonna e di Gesù? Credo che quelle persone piene di amicizie frivole e che si adeguano a questa società siano veramente sole, e felici solo in apparenza.

Fin da quando ero alle medie ho sempre provato una sorta di serenità al pensiero di rimanere vergine e tuttora sono spinta a mantenere questa purezza. Al contrario delle mie compagne di classe che aspettano solo l’occasione di perdere la loro verginità (quelle che ancora non l’hanno persa) io ho il fermo desiderio di rimanere vergine il più a lungo possibile, e anche per sempre se Dio lo vorrà. Amo la purezza al punto che pochi giorni fa sono scoppiata a piangere quando ho sentito un ragazzo dire di essere felice di essere schiavo della lussuria, quasi screditando la Chiesa che definisce la lussuria uno dei peccati gravi, perché so bene che i lussuriosi, se non si pentono, si dannano finendo col decretare da sé la loro fine. E purtroppo conosco molta gente schiava della lussuria e non sai come vorrei che abbandonassero questo vizio.

[…] Grazie per il tuo augurio, se Gesù vorrà io sarò ben felice di divenire sua sposa. Tutto ciò che voglio è fare la volontà di Dio.

Ti saluto cordialmente in Gesù e Maria,
(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                   sono contento che sei “allergica” alle discoteche e a tutti i ritrovi mondani. Spero con tutto il cuore che tu possa perseverare su questa strada! La mentalità del mondo è opposta a quella del Vangelo, e noi dobbiamo impegnarci solo a piacere a Gesù buono, mentre le critiche che riceviamo dai mondani non meritano nemmeno di essere prese in considerazione. A che vale ricevere la stima e l'approvazione dei seguaci del mondo, se poi si perde l'anima? Solo Dio può rendere felici i nostri cuori.

Io non conosco gli arcani disegni del Redentore Divino su di te, ma spero sinceramente che voglia prenderti tutta per Sé facendoti abbracciare la vita religiosa. Nel mondo ci sono tante tentazioni, distrazioni e dissipazioni che rischiano di soffocare la vita spirituale nelle anime. Invece in un convento fervoroso e osservante è più facile dedicarsi alla vita devota e ad amare Dio con tutto il cuore.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter




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sabato 5 giugno 2021

La dolcezza

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).

O Signore che sei dolce e soave, insegnami la dolcezza del cuore, la soavità del tratto. 

1 - La dolcezza è il fiore della carità; è una partecipazione di quella soavità infinita con cui Dio guida e governa tutte le cose. Nessuno vuole il nostro bene, la nostra santificazione con tanta forza come Dio, e tuttavia Egli non lo vuole con durezza, rigidità o violenza, ma con forza sommamente soave, sempre rispettando la nostra libertà, sostenendo i nostri sforzi, attendendo la nostra adesione alla grazia con pazienza e dolcezza infinita. [...]

La carità fraterna deve fiorire in questo spirito di soavità che, anziché esasperare le piaghe altrui le addolcisce, anziché aumentare i pesi li alleggerisce, anziché rendere più duro l’adempimento del dovere lo rende più facile e soave. La carità ha questa dolcezza con tutti, anche con gli ostinati, anche con i tardi ed i pigri nel corrispondere al bene, anche con i deboli che sempre ricadono negli stessi difetti. Anche se in un cuore ci fosse solo un briciolo di bene, bisogna circondare questo briciolo di cure amorevoli per aiutarne lo sviluppo […].

2 - Nei contatti col prossimo talvolta la nostra carità è messa a dura prova e, di fronte al comportamento irritante di certe persone, i propositi di dolcezza vengono ben presto travolti da movimenti di sdegno, di collera. Ciò non deve scoraggiarci, trattandosi in genere di reazioni spontanee indipendenti dalla volontà, ma non deve neppure autorizzarci a seguire gli impulsi della passione col pretesto Che è troppo difficile resistere e che ci sentiamo trascinati nostro malgrado. È sempre in mano nostra il poter reagire e ci riusciremo più facilmente quanto più la nostra reazione sarà pronta, energica e soave insieme. S. Teresa di G. B. insegnava a una novizia: «Quando si sente esasperata contro qualcuno, il mezzo per ritrovare la pace è di pregare per quella persona e di chiedere a Dio di ricompensarla per la sofferenza che le procura ». E suggeriva di prevenire questi incontri cercando di « addolcire anticipatamente il cuore ». [Consigli e Ricordi raccolti da Sr. Genoveffa del Volto Santo – Ancora - Milano, 1955 p. 147]. 

Del resto, se al prossimo adirato rispondiamo con ira, non facciamo che aumentare l’incendio, mentre bisogna cercare di spegnere la collera opponendovi dolcezza e mansuetudine. La dolcezza però non è condiscendenza e tanto meno connivenza col male: vi sono pure dei casi in cui, come insegna il Vangelo, la correzione fraterna è un dovere che s’impone ed allora è un vero atto di carità. Ma perché sia davvero tale non deve mai essere fatta con l’intento di umiliare, di mortificare e tanto meno di offendere il colpevole [...]. In questi casi la correzione, lungi dall’essere un atto di carità, è totalmente contraria a questa virtù e, anziché fare del bene, produrrà piuttosto l’effetto contrario. Solo un desiderio spassionato e sincero del bene altrui può rendere caritatevole ed efficace la correzione fraterna e questa deve essere fatta con tanta bontà che in essa il fratello senta molto di più l’amore che gli portiamo, che non l’umiliazione di venir ripreso. Proprio così Gesù ha trattato i colpevoli: tutti sono stati sanati dal suo amore, dalla sua dolcezza. 

Colloquio - « O Signore Gesù che, morendo sulla croce, avevi un cuore sì dolce verso di noi e ci amavi tanto soavemente, laddove noi stessi eravamo la causa della tua morte, e ad altro non pensavi che ad ottenere il perdono dei tuoi crocifissori, mentre quelli ti martoriavano ed insultavano crudelmente, aiutami, ti prego, a sopportare con dolcezza le imperfezioni e i difetti del mio prossimo. […] Insegnami sempre a comportarmi con dolcezza e soavità, senza mai rompere la pace con nessuno. […] In conclusione, propongo col tuo aiuto, o Dio amabilissimo, di applicarmi per acquistare la soavità del cuore verso il prossimo, considerandolo come creatura tua, destinata a goderti in eterno in Paradiso. Quelli che sopporti Tu, o Signore Iddio, è ben giusto che li sopporti anch’io teneramente e con grande compassione per le loro infermità spirituali » (cfr. S. Francesco di Sales).

[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].




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venerdì 4 giugno 2021

Stare alla larga dai ritrovi mondani

Una gentilissima studentessa universitaria in discernimento vocazionale mi ha chiesto se sia una cosa giusta evitare di frequentare le amicizie frivole...


Caro fratello in Cristo,
                                              in questo periodo ho trovato un equilibrio e una certa serenità. Nelle mie giornate si alternano studio, lavoro e buoni svaghi, regolati dai momenti di preghiera. 

Ho però un pensiero che mi turba: non sento più il bisogno di uscire con gli amici, in particolare la sera e nei week-end, come fanno tutte le ragazze della mia età. Non sto chiusa in casa: vado a fare lunghe passeggiate nella natura, vado in Chiesa a visitare il Santissimo, ogni tanto (ma di rado) mi vedo con qualche amico o lo sento per telefono. Questo lo dico per farti capire che non ho un rifiuto della vita, del fare, del muovermi... Però non voglio più uscire per locali: non ho più voglia di "mettermi in mostra" e andare nella confusione, in mezzo a tanti ragazzi che parlano di argomenti che non mi interessano. Quando esco con loro mi sembra di soffocare. Non sento la nostalgia di quelle serate, ma in qualche modo mi sento sbagliata: tutti gli altri si comportano così... È normale che io sia diversa? È giusto? Sbaglio a isolarmi dalle mie vecchie compagnie? Insomma, sono confusa sul da farsi. I miei genitori dicono che dovrei sforzarmi e uscire più spesso... Mi dicono che non troverò mai un ragazzo se sto chiusa in casa.... Ma se il Signore ha stabilito per me la vocazione al matrimonio, in un modo o nell'altro mi farà trovare lo sposo giusto, no? Del resto io non ho ancora capito qual è la mia vocazione.

Ti scrivo tutto questo perché so che hai sempre qualche buona parola per le tue sorelline in difficoltà e ne avrei proprio bisogno. Grazie per il tuo costante aiuto. Che la Mamma del Cielo ti benedica.

Un saluto in Gesù e Maria
(Lettera firmata)


Carissima in Cristo,
                                      ti ringrazio di avermi scritto, rispondo molto volentieri alla tua e-mail.

Dal giorno della tua conversione ti sei innamorata di Gesù buono e, come fanno tutte le persone innamorate, anche tu ami tutto ciò che ama il tuo Amato, e disprezzi tutto ciò che Lui disprezza. Quindi è normale che ami le cose edificanti per l'anima e disprezzi le cose mondane. Il Vangelo è diametralmente opposto alla logica che regna nel mondo, pertanto non sono possibili “compromessi al ribasso”, bisogna decidere di stare o con Cristo o contro Cristo. Se tu frequentassi delle amicizie mondane, ascolteresti continuamente discorsi “non edificanti” (gossip, mode, cosmetici, successo, oroscopi, superstizioni, discorsi invidiosi, barzellette sporche, eccetera) che in breve tempo spegnerebbero il tuo fervore, e ti allontanerebbero da Gesù. 

Non sei l'unica persona a sentirsi a disagio quando si trova in mezzo a persone mondane; anche io e tanti lettori del blog proviamo la stessa sensazione di disagio. Al contrario, quando siamo in mezzo a persone devote e spirituali, ci sentiamo a nostro agio. Se le tue vecchie compagnie sono composte da persone che hanno una mentalità mondana, allora stai facendo benissimo a non frequentarle più, altrimenti correresti il pericolo di farti trascinare sulla loro strada che conduce lontano da Dio. Leggendo le tue e-mail appare evidente che non sei una persona asociale. Infatti so che quando ti trovi insieme ad altri seguaci di Gesù, provi gioia per la loro compagnia. San Francesco di Sales raccomandava di trovare delle amicizie spirituali con le quali infervorarsi a vicenda nel cammino di perfezione cristiana. Il problema è che oggi non è facile trovare delle persone devote con cui fare amicizia. Sai, a volte penso che sarebbe bello se i lettori del blog abitassero tutti assieme in un tranquillo paese di campagna. Potrebbero riunirsi ogni giorno per assistere alla Messa, recitare insieme il Rosario, la Coroncina della Divina Misericordia e altre preghiere, fare la visita al Santissimo Sacramento, confortarsi a vicenda, fare delle passeggiate nella natura, dei pranzi in comune in santa letizia, aiutarsi l'un l'altro, ecc. Insomma una sorta di cittadella cristiana dove poter vivere il Vangelo come ai tempi delle prime comunità cristiane. I pagani restavano stupiti nel vedere come i cristiani si amavano gli uni gli altri. Oggi invece l'amore (quello vero, cioè quello che nasce da Dio) sembra quasi che stia scomparendo in questo mondo in cui regna la sopraffazione, l'invidia, l'imbroglio e la cupidigia dei beni materiali.

Se il Signore dovesse chiamarti allo stato di vita matrimoniale, certamente ti aiuterà a trovare un buon marito, come fece con la Beata Zelia Guerin, alla quale fece incontrare il Beato Luigi Martin, dalla cui unione nacque Santa Teresa di Lisieux. Sbagliano quelle ragazze che tentano di trovare un fidanzato in luoghi “non edificanti” come le discoteche. Non penso che ai “bravi ragazzi” piaccia frequentare quei luoghi dissipanti. Ah, quante donne cristiane si pentono di essersi sposate con uomini “poco religiosi”! Se una ragazza vuole sposarsi, deve avere l'accortezza di selezionare con cura il fidanzato. Deve essere un ragazzo davvero cristiano, altrimenti se ne pentirà amaramente. Comunque, non è affatto obbligatorio sposarsi. Se una ragazza non si sente portata per la vita religiosa, non è obbligata a trovarsi un marito, può anche rimanere nel mondo vivendo da nubile. San Paolo consiglia di rimanere vergini, mentre il matrimonio lo raccomanda solo a coloro che per propria negligenza non riescono a vivere stabilmente in castità, perché in questo caso è meglio sposarsi anziché ardere dalla passione. Il Magistero perenne della Chiesa insegna che lo stato verginale è superiore allo stato matrimoniale. Inoltre, San Paolo constatava che le donne sposate pensano a piacere ai propri mariti, mentre le donne vergini pensano a piacere a Dio.

Io comunque non mi sono affatto rassegnato, continuo a sperare che a suo tempo Gesù buono possa catturarti e farti sua “prigioniera” in qualche buon istituto religioso. Dolce cosa è abbandonare il mondo traditore e divenire sposa del Redentore Divino. Ma non devi preoccuparti, il Signore sa quando verrà il tempo per eleggere uno stato di vita. Sono davvero contento che dopo la tua guarigione dalla depressione sei rimasta fedele a Gesù buono. Molti, dopo aver ricevuto una grazia, abbandonano presto la conversione e ritornano alla vita dissipata che facevano in precedenza.

Sono felicissimo di sapere che ti piace la pratica della visita a Gesù Sacramentato. A tal proposito Sant'Alfonso Maria de Liguori scrisse un bellissimo libretto intitolato proprio “Visite al Santissimo Sacramento e a Maria Santissima” che è ancora ristampato da varie case editrici. Se ti capita di trovarlo in libreria, ti consiglio di prenderlo, è davvero molto edificante.

Bene, carissima sorella in Cristo, spero di aver risposto in maniera soddisfacente alle tue domande, tuttavia puoi scrivermi per chiarire qualche punto oppure ogni volta che in futuro ti spunterà qualche dubbio per la mente. Per me è un piacere aiutare le anime a vivere un po' più unite al mio Re.

Cordiali saluti in Corde Regis,

Cordialiter




(.)