Le donne che sentono nel proprio cuore di avere la vocazione matrimoniale, ma non riescono a trovare un fidanzato cristiano, possono leggere il seguente annuncio di un uomo che sta cercando una moglie davvero fedele agli insegnamenti della Chiesa Cattolica. Cliccare qui per leggere l'annuncio.


mercoledì 18 agosto 2021

Voto di povertà

Pubblico un post scritto da Laudem Gloriam.

Il primo compleanno dall'ingresso nel Carmelo, è sempre un evento festeggiato con cura particolare dalle sorelle. Fin dalla colazione, trovai nel mio posto nel Refettorio una bellissima rosa, d'un rosato quasi candido, col suo bel vaso d'acqua: quel fiore, donatami dalla Priora, mi avrebbe accompagnato lungo i pasti fino a che, il mattino seguente, non lo avessi deposto nella piccola riproduzione della Grotta di Lourdes, che abbiamo nel nostro giardino.

Mi furono recapitati diversi regali dall'esterno: una vestaglia di velluto molto bella, un ciondolo, un orologio nuovo (essendo, il precedente venuto tragicamente a mancare), ed altre piccole cose che deposi nelle mani della Maestra del Noviziato e della Priora. Gli autori di quei doni ci rimasero male: "Ma come! Abbiamo portato questi regali specificatamente a te. Perchè li dai già via? Non ti piacciono?" Erano in imbarazzo, perchè avevo impedito loro l'unico modo che conoscevano, per dimostrare il loro affetto per me: regalandomi "cose".

La stupenda Regola del Carmelo - a loro sconosciuta, evidentemente - riporta questo punto liberante e liberatorio: "Nessun fratello dica che una cosa è di sua proprietà, ma tutte le cose abbiatele in comune e vengano distribuite dal Priore, ossia dal fratello da lui designato a questo scopo, tenendo conto dell'età e delle necessità di ciascuno". (Regola del Carmelo, n° 12)

Nel Carmelo, c'è una tale stima di questo punto della Regola, che persino la Priora non è chiamata, dalle sue figlie, semplicemente "Madre", ma "Nostra Madre", così che sempre sia presente alla mente di tutte, che tutto è di tutte e di ciascuna in particolare, ma niente è esclusivo e chiuso nel circuito della propria proprietà privata.

La povertà al Carmelo è concreta, perchè, col voto di povertà, non si può possedere davvero più nulla. Di nulla puoi più dire: "E' mio e solo mio, e resterà sempre mio". Da questo si può ben comprendere la radicalità della vita al Carmelo, una vita libera dalle cose, dal possesso, da quella sete sottile dell'avere che ci fa dimenticare "chi siamo", ingannandoci profondamente, come se la nostra identità sia in base a ciò che abbiamo nel portafoglio, all'argenteria nobiliare di casa nostra o all'ultimo tablet appena uscito in commercio.

Al Carmelo, l'unico possesso è Cristo, l'unico guadagno è Cristo, l'unico desiderio è Cristo: questa unificazione del desiderio verso Dio solo, attraverso la carne delle sorelle, dà un senso vertiginoso di libertà e, soprattutto, di Verità. Si scopre, vivendolo, che, davvero, quella è la Verità della Vita, e che fino a quel momento si sono inseguite chiacchiere e chimere da shopping compulsivo. Si respira, finalmente, aria libera e pulita, l'aria divina, perchè pur non possedendo più nulla, si ha, per la prima volta, davvero tutto.

Che gioia, quando andavo con la Maestra alle visite mediche, non avere un solo euro in tasca! Stavo persino dimenticando quali colori avessero le banconote. Che libertà sconosciuta al mondo!

In Cristo, povero e libero,

Laudem Gloriam




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martedì 17 agosto 2021

Suor Raffaella

I mondani hanno una visione materiale della vita, pertanto fanno fatica a comprendere a cosa servano i monasteri di clausura, e spesso criticano le monache contemplative ritenendo inutile la loro esistenza. Coloro che invece hanno una visione soprannaturale della vita, hanno grande stima per le suore di clausura, perché sanno che con le loro preghiere e penitenze ottengono da Dio innumerevoli grazie e conversioni. Sentite questo fatto accaduto anni fa.

Un giorno una donna si recò nel monastero delle Benedettine di Fermo per chiedere di pregare per un suo parente che stava molto male (aveva una grave “malattia spirituale”). Le monache accettarono volentieri di pregare per lui, soprattutto suor Raffaella si impegnò molto per ottenere la guarigione spirituale di quell'uomo, anche se non sapeva nemmeno chi fosse. La missione delle monache di clausura non consiste solo nel ricercare la propria personale santificazione, ma anche di offrire incessantemente a Dio le proprie penitenze e preghiere per il bene delle anime. Ecco perché bisogna avere stima e riconoscenza per le claustrali, le quali immolano la propria vita per la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio.

Anche se ormai anziana e ammalata, suor Raffaella continuava a pregare e offrire sacrifici per quell'uomo tormentato da un grave malessere. Ma per questa zelante monaca, il tempo del pellegrinaggio terreno era giunto al termine, stava per entrare nell'eternità. Nonostante i dolori dell'agonia, continuava a soffrire con cristiana pazienza e ad essere di edificazione per le sue consorelle, alle quali, poco prima di morire, disse: “Vi voglio bene”. Poi, recitando il Salmo 32, “Exultate justi in Domino”, “Esultate giusti nel Signore”, spirò serenamente la sua candida anima.

Il giorno prima della sua morte, quell'uomo per cui aveva tanto pregato ottenne la guarigione. Ma la notte successiva, mentre stava dormendo, sognò Padre Pio, il quale gli disse di andare nel monastero delle Benedettine di Fermo per ringraziare una monaca appena defunta, che con le sue preghiere gli aveva ottenuto la guarigione.

Il giorno dopo, di buon mattino, quell'uomo si recò dalle benedettine per vedere se davvero era morta una monaca, oppure il sogno era stato frutto di immaginazione. Entrato nella chiesa del monastero, con suo grande stupore vide la bara di suor Raffaella oltre la cancellata della clausura. Si avvicinò il più possibile ad essa per vedere il volto della sua sconosciuta benefattrice. Le altre monache, vedendo quell'uomo che contemplava il feretro, pensavano che fosse un parente della monaca. Una di esse si avvicinò a lui per domandargli se fosse un familiare, e così quell'uomo gli confidò il sogno che aveva avuto la notte precedente. Rimase colpito nell'apprendere che suor Raffaella, pur senza conoscerlo, aveva offerto le sue preghiere e penitenze per la sua guarigione. Da allora è ritornato a vivere più unito a Dio, che lo ha convertito grazie a una fervorosa suora di clausura.
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Per contattare le Benedettine di Fermo, potete scrivere al seguente indirizzo di posta elettronica: m.benedettine @ alice.it  (scrivere l'indirizzo tutto attaccato, senza spazi).




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lunedì 16 agosto 2021

Pregare il Rosario tutti i giorni

Sant'Alfonso Maria de Liguori riporta ne “Le Glorie di Maria” il seguente fatto che merita di essere divulgato il più possibile. Un giorno, mentre San Domenico stava predicando in una città francese, gli fu condotto un eretico albigese, il quale era stato invaso dai demoni poiché screditava pubblicamente la devozione al SS. Rosario. Allora San Domenico in nome di Dio impose ai demoni di dire se erano vere le cose che lui predicava in favore del Santo Rosario. Gli spiriti infernali risposero urlando che tutto ciò che San Domenico aveva detto sulla Madonna e sul Rosario era tutto vero. Ed aggiunsero inoltre che loro non avevano alcuna forza contro i servi di Maria, e che in punto di morte, molte anime peccatrici si salvano invocando la Beata Vergine. Infine dissero che loro erano stati costretti a dire che nessuna persona si danna se persevera nella devozione a Maria e al Rosario, perché Maria ottiene ai peccatori un sincero pentimento prima di morire. Quindi San Domenico fece recitare dal popolo il Rosario, ed oh meraviglia! ad ogni invocazione alla Madonna uscivano dal corpo dell'eretico ossesso molti demoni in forma di carboni ardenti, finché terminato il Rosario rimase completamente liberato. Dinanzi a questo fatto prodigioso si convertirono molti eretici.




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sabato 14 agosto 2021

Assunta in Cielo in anima e corpo

Ripubblico una breve lettera che qualche anno fa mi scrisse una gentile lettrice in occasione della Festa dell'Assunzione in Cielo della Beata Vergine Maria in anima e corpo.

Carissimo D.,
                      auguri solenni di questo speciale giorno...Maria Assunta ti dia la gioia speciale! Continua così col blog, la fame spirituale è assai tanta...

Grazie infiniteee

(Lettera firmata)

Cara sorella in Cristo, ti ringrazio per gli auguri per la consolante festa dell'Assunta. Contraccambio molto volentieri!

Questa festa è una delle mie preferite tra quelle mariane, perché mi consola sapere che la nostra Mamma non ha conosciuto lo squallore del sepolcro. Inoltre mi ricorda che la terra è una valle di lacrime nella quale siamo solo di passaggio. La nostra vera patria è il Cielo!

Sono contento che il mio blog vocazionale sia di tua edificazione spirituale. Ad majorem Dei gloriam!

In Gesù e Maria,

Cordialiter




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La mentalità mondana è contraria alla vita devota

Ripubblico la lettera che scrissi a una ragazza che mi disse di essere criticata dalla gente perché non voleva vivere mondanamente.


Cara sorella in Cristo,
                                    ti ringrazio per avermi scritto. Condivido il tuo stile di vita che si oppone radicalmente alla mentalità mondana. Non possono esserci compromessi tra il Vangelo e il mondo. O si sta con Cristo, oppure si sta contro di Cristo.

Dirò di più, il tuo comportamento dovrebbe essere di tutte le ragazze non solo di quelle che hanno la vocazione religiosa. Ad esempio ti criticano perché non vedi la televisione. Guardare un istruttivo programma televisivo non è proibito, ma bisogna fare attenzione perché oggi in TV ci sono tanti programmi frivoli o addirittura cattivi perché inducono le anime a commettere qualche peccato, basti pensare ai film con scene immorali. Secondo certe persone non c'è nulla di male nel vedere scene oscene, ma ciò è contro il Vangelo! Quindi non sei tu ad essere “esagerata”, sono i lassisti ad essere incoerenti.

Io non lo so cosa voglia Gesù buono da te, dico solo che non bisogna escludere nulla. Che fare? Purtroppo, è molto difficile trovare un direttore spirituale adatto a tale scopo. Ti faccio un esempio, se un prete vive in maniera rilassata, non pratica la via della perfezione cristiana, non zela la salvezza delle anime, legge i pessimi libri dei teologi modernisti... come farà a guidare bene un'anima sulla via della santità? Diceva san Francesco di Sales che se un direttore spirituale non è una persona ricca di dottrina, carità e prudenza, c'è pericolo nel farsi guidare da una guida del genere.

Ti piacerebbe partecipare agli esercizi spirituali di sant'Ignazio di Loyola? Io penso che potrebbero esserti molto utili per capire cosa voglia il Signore da te. La mia speranza è che Gesù buono voglia prenderti tutta per Sé in qualche buon ordine religioso. Deve essere davvero buono e fervoroso, perché altrimenti è meglio restare a casa propria anziché entrare in un monastero rilassato. Nel mondo ci sono tante distrazioni, dissipazioni e tentazioni che potrebbero raffreddare il tuo fervore nell'amare e servire la Santissima Trinità. Invece in un buon ordine religioso è più facile vivere santamente e salvarsi l'anima. Sia fatta la volontà di Dio.

Approfitto dell'occasione per porgerti cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter




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venerdì 13 agosto 2021

Uscire dai Testimoni di Geova

Una ragazza cattolica aveva un'attrazione molto forte per la religione, ma non aveva chi gliela facesse conoscere in maniera approfondita. Quando conobbe i Testimoni di Geova si lasciò ingannare dalle loro false dottrine, e diventò un'adepta di quella setta.

La Madonna è nostra madre e veglia su ciascuno di noi sino all'ultimo respiro della vita. Grazie alla Mediatrice di tutte le grazie, quella ragazza comprese che i Testimoni di Geova insegnano gravi errori dottrinali. Inoltre conobbe una suora dell'ordine delle Francescane dell'Immacolata, e rimase stupita dalla sua semplicità e letizia. La suora l'aiutò nella vita spirituale e le insegnò ad amare ed onorare la Beata Vergine Maria. La ragazza cominciò a frequentare spesso il convento delle suore e a “divorare” i libri della loro biblioteca, assaporando così la bellezza della Dottrina Cattolica. Inoltre le suore le insegnarono ad amare il Santo Rosario che in breve divenne la sua preghiera preferita.

A quel punto la giovane non si accontentò più di vivere cristianamente nel mondo, ma cominciò a desiderare qualcosa di più radicale: divenire sposa di Gesù Cristo. Ormai frequentava le Francescane dell'Immacolata sempre più spesso non riuscendo a stare lontana da loro. Il fascino del convento era divenuto irresistibile, e dopo essersi confidata con un sacerdote, le venne assicurata la bontà della sua vocazione religiosa. Poco tempo dopo entrò definitivamente in convento. Finalmente il suo cuore poteva riposarsi sul petto di Gesù buono, il suo diletto e casto Sposo.




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Dannarsi l'anima per sempre

Dagli scritti di Don Giuseppe Tomaselli (1902 - 1989).


Viveva a Londra, nel 1848, una vedova di ventinove anni, molto ricca e assai mondana. Tra i damerini che frequentavano la sua casa, si notava un giovane Lord, di condotta poco edificante.

Una notte, verso le dodici, la donna stava a letto leggendo un romanzo per conciliare il sonno. Appena spenta la candela per addormentarsi, si accorse che una strana luce, proveniente dalla porta, si diffondeva nella camera, crescendo sempre più. Meravigliata, spalancò gli occhi non sapendo spiegarsi il fenomeno. La porta della camera si aprì lentamente ed apparve il giovane Lord, complice dei suoi disordini.

Prima che essa potesse proferire parola, il giovane le fu vicino, l'afferrò al polso e disse in inglese: «C'è un Inferno, dove si brucia!».

Il dolore che la poveretta sentì al polso fu tale che svenne. Rinvenuta mezz'ora dopo, chiamò la camerie­ra, la quale entrando nella stanza sentì un forte puzzo di bruciato. La cameriera constatò che la padrona aveva al polso una scottatura così profonda da lasciar vedere l'osso, avente la superficie di una mano di uomo. Osservò ancora che dalla porta il tappeto aveva le impronte di passi d'uomo e che ne era bruciato il tessuto da una parte all'altra.

Il giorno seguente la signora seppe che la stessa notte il giovane Lord era morto.


[Brano di Don Giuseppe Tomaselli tratto da "L'inferno c'è". Imprimatur: Catania, 22-11-1954, Sac. N. Ciancio Vic. Gen.].




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giovedì 12 agosto 2021

Devota della Beata Vergine Maria


Ripubblico una bella lettera che anni fa ricevetti da una ragazza.


Carissimo curatore del blog,
                                             comincio innanzitutto col presentarmi: mi chiamo [...] e sono una ragazza [...] profondamente credente in Dio e devota della Beata Vergine Maria.

Come prima cosa, desidero dirti che sono molto contenta di poter parlare con una persona così credente e innamorata di Gesù come lo sei tu, e ti ringrazio fin da subito per l’aiuto che mi darai. Non sapendo a chi altri rivolgermi, dopo aver visitato il tuo sito, ho pensato di parlare con te dei miei pensieri. Come ti ho detto, credo profondamente in Dio e da un po’ di giorni sento il continuo desiderio di ritirarmi nella solitudine per pregare (cosa che, purtroppo, riesco a fare solo alla sera prima di dormire e alla mattina presto, prima che tutti si sveglino). Oltre questo desiderio della preghiera, ho notato come da alcuni giorni (da quando ho cominciato a recitare ogni mattina il Rosario) il mio pensiero sia sempre su Maria; penso a Lei in continuazione, parlo spesso di Lei a mia sorella, a mia madre e a mio padre e ho sempre il bisogno di avere con me una sua immagine e la corona del Rosario. Inoltre, mi è sorto un altro desiderio, ossia di donarmi completamente a Maria così da poter amare ancor più Gesù. Non riesco a comprendere se questo sia solo un desiderio oppure una vera e propria vocazione religiosa.

Al contrario delle mie compagne di classe io non esco mai, non vado a feste, in pub, discoteche o luoghi simili (sono amante della tranquillità e della quiete), non fumo, non bevo, non mi vesto alla moda o in modo troppo appariscente (per non dire volgare), non ho mai avuto nessun fidanzato, né ho mai avuto il desiderio di fidanzarmi o avere alcun tipo di rapporto.

[…] Io sono amante della vita semplice, sto tutto il giorno in casa a scrivere romanzi e poesie, talvolta disegno e prego nei momenti che ti ho detto. Ma c’è un’altra cosa che mi fa esitare sulla veridicità della mia vocazione: da grande desidero diventare una scrittrice e allo stesso tempo temo questo mondo così attaccato alle cose materiali, terrene e carnali. Sono molto confusa.

[...] Ma ora che sento la mia fede aumentare mi è venuto il desiderio di diventare suora. Non so se è un desiderio o una vera e propria vocazione e per questo chiedo il tuo aiuto per comprenderlo.

Mi affido alla tua risposta. Ti saluto in Gesù e Maria,

(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                   su questa terra siamo solo di passaggio, il nostro unico scopo deve essere quello di conoscere, amare e servire Dio, in attesa di andarlo ad amare in Cielo per tutta l'eternità. Purtroppo, nel mondo molta gente pensa a tutto fuorché ad amare Gesù. I santi piangevano al pensiero che il Signore è amato da pochi. Ma a che serve all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde Dio per sempre?

Abbracciare la vita religiosa significa vivere più uniti a Gesù, avere più mezzi per salvarsi l'anima, dedicarsi alla salvezza delle anime dei fratelli, vivere una vita più felice rispetto a quella tumultuosa delle persone che vivono nel mondo, ecc. Se tutti comprendessero queste cose, il mondo si trasformerebbe in un immenso monastero, perché tutti vorrebbero abbracciare la vita religiosa. Purtroppo, sono pochi coloro che pensano a salvarsi l'anima e a vivere per dare gusto a Dio.

Io non so se ciò che senti nel tuo cuore è la vocazione del Signore oppure solo un pio desiderio, però ti incoraggio vivamente a continuare il discernimento vocazionale.

Che fare? Non confidarti sul tema della vocazione con amici e parenti. L'ideale sarebbe avere una buona guida spirituale, ma è davvero difficile trovarne una davvero adatta a tale scopo. Infatti ci sono dei preti che scoraggiano i giovani dall'abbracciare la vita religiosa. Diceva Sant'Alfonso che questi preti hanno ricevuto l'ordinazione sacerdotale senza avere la vocazione o senza sapere cosa fosse.

Cerca di fare delle buone letture spirituali, come ad esempio “L'imitazione di Cristo”, “Le Glorie di Maria”, “Pratica di amar Gesù Cristo”, “Storia di un'anima” e altri classici del cattolicesimo che ti insegneranno tante cose importanti nella vita cristiana.

Continua a recitare ogni giorno il Rosario e ama più che puoi la Beata Vergine Maria. San Bernardo, Sant'Alfonso e tanti altri santi insegnano che senza una particolare devozione alla Madonna è molto difficile salvarsi l'anima, perché Lei è la Mediatrice di tutte le grazie, e chi non è un suo devoto, è come se chiudesse da se stesso il canale delle grazie.

Per quanto riguarda il tuo stile di vita “ritirato”, penso che fai molto bene a non frequentare discoteche, pub, concerti e soprattutto le amicizie frivole. Le amicizie sono buone quando ti aiutano ad avvicinarti a Dio, ma se ti allontanano da Lui, allora diventano cattive ed è meglio stare il più possibile lontano da esse. Il problema è che in questa società materialista e pagana è difficile trovare delle buone amicizie.

Sono molto contento del fatto che ti sforzi di vivere nella purezza. I santi dicevano che i peccati di lussuria sono quelli che trascinano più anime all'inferno. Quando una persona è schiava della lussuria, è come se fosse accecata, perde il desiderio delle cose celesti, e si abbandona ad una vita dissipata e lontana da Dio.

San Giovanni Crisostomo scrisse delle bellissime omelie sulla verginità (si trovano anche su internet), nelle quali spiega che il matrimonio è una cosa buona, ma la verginità è di gran lunga preferibile. Le persone sposate pensano a piacere al proprio coniuge, invece le persone che volontariamente decidono di rimanere vergini, pensano a piacere a Dio, che è il fine ultimo della nostra esistenza. Inoltre la vita delle persone sposate è molto più travagliata, e per questo motivo San Paolo consigliava di rimanere vergini (è solo un consiglio, non un precetto), mentre lo stato matrimoniale lo consigliava solo alle persone che per propria negligenza non se la sentivano di vivere in castità.

Mi hai detto che sei alla ricerca del vero amore della vita. Ebbene, spero tanto che in futuro Gesù buono voglia prenderti per sua sposa facendoti abbracciare la vita religiosa. Un conto è essere sposa di un povero uomo della terra, altro conto è essere sposa del Re del Cielo. Tra tutte le donne ho conosciuto, quelle più felici sono certamente le suore appartenenti ad istituti religiosi fervorosi e osservanti.

Per quanto riguarda il tuo desiderio di diventare scrittrice, devi sapere che questa “professione” non ti impedisce di abbracciare la vita religiosa. Sai qual è il libro scritto da una donna che ha venduto il maggior numero di copie? “Storia di un'anima” di Santa Teresa di Lisieux! Questa suora di clausura scrisse inoltre delle bellissime poesie che edificano assai l'anima, come ad esempio “Vivere d'amore”. Quindi non preoccuparti, anche se diventerai suora potrai continuare a scrivere, soprattutto per fare apostolato tra i fedeli. Sì, anche scrivere una poesia può essere una forma di apostolato, se è rivolta a far innamorare le anime di Gesù.

Avrei tante altre cose da dirti, ma per questa volta mi fermo qua. Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter




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mercoledì 11 agosto 2021

Insegnare ai bambini a parlare con Gesù


Dagli scritti di Fratel Candido delle Scuole Cristiane.


Dopo la preghiera ordinaria, qualche volta invitiamo il bambino a stare un po' solo con Gesù: "Ora va' nella tua stanza e parla con Gesù, digli qualche cosa". [...]

Un giorno, in treno, fui presente a questa scenetta. Un bambino di due anni fu messo a dormire sulla reticella dei bagagli, come fosse una valigia. Poco dopo, tra la mamma e il bambino cominciò questo dialogo: "Mamma!". "Dimmi, gioia!". "Mamma!". "Gioia!". "Mamma!". "Gioia mia!". E continuarono così per un bel po' senza dirsi altro! Si capiva che quella mamma e quel bimbo gioivano più che se avessero fatto grandi discorsi. E perché Gesù e i bambini non dovrebbero parlarsi con altrettanta semplicità? [...]

Mamme, che capite così bene il linguaggio semplice dei vostri bambini e lo preferite ai discorsi studiati ed eleganti degli adulti, pensate che anche Gesù ama la conversazione con le vostre creature, Lui che ha detto: "Lasciate che i bambini vengano a me, di essi è il Regno dei Cieli" (Lc 18, 16). [...]

I bambini sono sensibilissimi ai buoni sentimenti, ai buoni esempi e a tutto ciò che è soprannaturale. Ma bisogna formarli, istruirli e insegnare loro come devono fare. [...]

In una famiglia tutti piangevano davanti alla salma del nonno. Un bambino di cinque anni disse: "Perché piangete? Il nonno è in paradiso; sta bene e prega per noi". Che semplicità! Che candore!

Invitiamo il bambino a pensare a Dio anche nei momenti più normali.

Per esempio, se vede dei fiori: "Ringrazia Dio che li ha creati così belli e profumati". Se vede gli uccelli e li sente gorgheggiare: "Vedi, il Signore li ha creati per rallegrare la nostra vita". Vede della bella frutta sugli alberi: "Ringraziamo il Signore che ci dà tante cose buone". C'è un temporale e il tuono fa paura: "Impara a temere Dio, che con un fulmine potrebbe sterminare chiunque". Ma diciamogli anche che non deve temere se è in grazia di Dio, perché la morte non è un vero male, se non per chi è in peccato.

A 17 anni Franco Castagnini si vide condannato a morire per una grave malattia. Ai suoi cari che piangevano chiese di avvicinarsi. Quando i genitori, i nonni e gli zii furono vicini al letto, disse loro: "Dite con me: Signore, sia fatta la tua volontà". E siccome, commossi, esitavano a ripetere quelle parole, li esortò: "Dite forte con me: Signore, sia fatta la tua volontà". Poche ore dopo spirò sereno e andò incontro al Signore. [...]

Se vedete portare al cimitero un morto, dite al bambino: "Ringrazia il Signore che ti mantiene in vita, e pensa che, come quel defunto, tu pure dovrai presentarti al tribunale di Dio ed essere giudicato". Se il vostro bambino conosce qualcuno che è malato, suggeritegli: "Domanda per lui la guarigione al Signore e ringrazialo che ti dà la salute". Se vede un bel cielo stellato: "Com'è bello e com'è grande... molto più bello, molto più grande è Dio che ha creato tante cose...". Se una foglia cade dal ramo: "Vedi, assomiglia alla vita che prima o poi se ne va...". Se vede fare un'azione buona da una persona: "Se sarai buono anche tu e vorrai bene al Signore, un giorno ti accoglierà e ti stringerà al suo cuore per sempre...".

Si dicono tante banalità ai bimbi e si pensa così poco a formarli a quelle idee e a quei sentimenti sublimi che riguardano le cose soprannaturali, a cui dobbiamo saperci elevare anche contemplando la natura.

Un giorno una bambina, in campagna, sentendo la mamma dire: "Che bel panorama!", subito rispose: "Ringraziamo Dio che ci ha dato gli occhi per vederlo".


[Brano tratto da "Lasciate che i fanciulli vengano a Me", di Fratel Candido delle Scuole Cristiane, titolo originale: "Formiamo il bimbo al soprannaturale", "L.I.C.E."]


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martedì 10 agosto 2021

Partenza per il monastero

Ripubblico la lettera che mi scrisse Laudem Gloriam per comunicarmi che sarebbe entrata in monastero.


Caro Cordialiter,
                                 proprio in questi giorni ho sentito telefonicamente la Madre Priora, che mi ha comunicato che sarei tornata al Carmelo al termine di quest’estate, per un periodo interno di prova, precedente al mio rientro definitivo entro l’anno. Ero così traboccante di gioia, che a stento mi sono trattenuta a gridarlo ai quattro venti! Per me, tornare al Carmelo, è tornare a casa mia, più mia che la stessa casa in cui sono cresciuta, ho mosso i primi passi, e ho pronunciato la parola “Papà” e “Mamma” per la prima volta.

Non nego che in me coabitano il timore e la gioia, sapendo che mi resta “poco tempo”, e credo che sia uno stato simile a quello della donna il giorno prima delle nozze. E’ raggiante e tesa al contempo, anche se ben conosce l’uomo con cui condividerà il resto della sua vita. Nel mio caso, questa situazione va moltiplicata per un centinaio, per comprendere quel che significa! Perché tutte le difficoltà, le limitazioni della clausura che ben conosco, le persone che non potrò mai più abbracciare né vedere, i bellissimi paesaggi della mia città natale di cui non sentirò più l’odore, la parlata dialettale della mia infanzia che mi rallegra sempre il cuore, i piccoli servizi che facevo in Parrocchia, le lasagne domenicali di mia nonna, le avventure sulla pista ciclabile sconnessa, le amiche sotto casa, le opportunità di lavoro offertomi in questo tempo di crisi: tutto mi è chiesto da Gesù. Tutto mi chiede, e tutto gli darò. Anche il mio spazio, la mia libertà di movimento, ogni mio respiro, e ben comprendo che ciò appare follia!

Ma se non si sperimenta ciò che ho sperimentato io, nel mio intimo, se non si è toccati da Cristo, come Lui ha toccato me, se non si sente il Fiato divino sul collo, i Suoi desideri scorrere nei tuoi, il Suo Sguardo fondersi col tuo per guardare ciò che guardo io, come lo guarda Lui, se non si sente in cuore il Fuoco, bruciante, dello Spirito Santo, che arriva fino al punto di farti sentire ardere da desideri che sono follia per chiunque… se non si fanno queste esperienze, è naturale che non si capisca perché una ragazza laureata (e contattata da aziende internazionali per lavorare, in questo tempo di crisi nerissima, o da altri enti prestigiosi), abbandoni tutto e vada in un Monastero delle Carmelitane Scalze, a cantare per tutta la vita quand’è buono e dolce questo Dio, quant’è bello vivere in liberante povertà obbediente, con l’unico Amore, il mio Sposo! E tutto insieme a delle Sorelle, Spose anch’esse, per camminare insieme nell’Amore, e confidarci le ricchezze dei Suoi segreti per crescere a questa Scuola di Fuoco ardente.

Quant’è dolce obbedirgli, soprattutto quando le Sue richieste sono una più folli dell’altra, per i miei amici e chi mi sta intorno! Loro vedono solo che sto dicendo “No, no, no..” a tutto ciò che considerano gioie della vita. No ai figli, no ad un marito, no alla famiglia, no al lavoro a tempo indeterminato… Ma io non vedo tutta una serie di “No”, ma un grande ed immenso “SÌ” a Lui, ai Suoi disegni particolari d’Amore su di me, il mio assenso totale e irrevocabile a tutto ciò che disporrà Lui per me, che è miele per la mia bocca affamata di ogni sillaba che pronuncia guardandomi. E’ firmare la cambiale in bianco della propria vita, e lasciare gli spazi da riempire a Lui, CERTA che scriverà solo cose meravigliose, perché Lui è solo Buono, tutto Buono, solo Dolcezza, specialmente verso coloro che Lo pregano di sfogare nel loro animo, la Sua Tenerezza ardente, tanto spesso rifiutata e non compresa.

Non abbiate paura, sorelline mie che sentite lo stesso tocco che sento io, dentro, nel segreto, dove nessun occhio umano arriva! Abbandonatevi al Divino Amante, ai Suoi baci di Fuoco, riposatevi sul Suo Cuore e sentite quanto è appassionato della vostra gioia, quanto lo rendete felice!

Il Cuore Immacolato di Maria è il nostro rifugio, sotto le Sue Ali materne si realizzerà la Sua promessa, e il Suo Cuore Immacolato trionferà! Date il vostro cuore a Cristo, per mezzo di Maria, ed Egli farà della vostra vita un capolavoro da farvi venire il capogiro..! Provare per credere!

In Cristo, sempre,

Laudem Gloriam




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lunedì 9 agosto 2021

La cella monastica al Carmelo

Pubblico un post scritto da Laudem Gloriam.

Prima che sorga il sole, quando ancora è buio e ci sono le stelle, le campane chiamano gioiosamente alle Lodi del mattino, per presentarsi davanti al Tabernacolo, inchinarsi, e cantare quant'è bello abitare nella Sua Casa.

Ma prima di giungere al Coro monastico, passo per i lunghi corridoi, semibui, sfiorando con la veste le porte delle celle delle sorelle, e quasi posso sentire -quando aprono la porta, per precedermi in Coro- il profumo della loro intimità notturna con lo Sposo, che ha vegliato sul loro sonno, nel segreto di quelle mura inaccessibili per chiunque, tranne per chi è stata chiamata a quella specifica, piccola celletta. C'è una chiamata anche per la cella, non sono tutte uguali. Difatti non è concesso, tranne che per esigenze particolari, che una sorella varchi l'ingresso della cella di un'altra, e questo divieto è per preservare l'intimità nuziale con Cristo Sposo.

Se nel Coro monastico stiamo davanti al Tabernacolo, nella Cella siamo dentro il Tabernacolo, dove si è in un cuore a cuore solitario con il Seduttore divino, che, ebbro di gelosia, ha voluto togliere alcune donne dalle loro case, per introdurle nella Sua, celandole al mondo, per stringerle al Suo dolcissimo Cuore.

Sulla porta di ogni Cella sta affissa un'icona, un'immagine del mistero che ciascuna porta nel suo nome religioso: chi gli Angeli, chi la Trasfigurazione, chi la Crocifissione, chi la Santissima Trinità. Sulla mia cella, la mia Maestra di Noviziato ha messo l'icona della Deposizione dalla Croce, dove c'è Gesù, torturato, cadavere, che giace abbandonato tra le braccia di Maria, viso sul viso, bocca sulla bocca. Un ultimo bacio. Dietro, poche parole: "La nostra vocazione è essere delle nuove Maria per Gesù."

La cella è spoglia: una grande croce scura sopra il letto, un armadio a muro, una scrivania e un piccolo altare personale per porre la Parola di Dio, e recitare lì le Ore liturgiche che, in una giornata più intensa delle altre, non è stato possibile recitare in Coro.

Una volta chiesi alla Maestra di Noviziato se potevo mettere un piccolo vaso sul davanzale della mia finestra. Un bicchierino da caffè, con un cucchiaio di terra. Mi sarebbe piaciuto piantarci qualche seme di mela, vederlo spuntare e crescere ora dopo ora. Con mia sorpresa, mi fu negato il permesso. Ma non per mortificarmi (questo lo capii più tardi), ma perchè la cella carmelitana dev'essere nuda, completamente libera per lo Sposo, così che Lui solo la possa riempire con il suo Alito divino, per unirsi alla sua piccola sposa.

La Croce sul letto non ha crocifisso: quella croce, infatti, è la mia, ed è lì a ricordarmi che l'unico modo per giungere alla Resurrezione, è passare da lì, da quella Croce personale, unica chiave per comprendere il Vangelo. Senza la Croce, il Vangelo non si comprende.

Questo insegnamento avviene nel silenzio dolce della propria cella, dove cadono -con la stessa naturalezza delle albicocche mature- tutte le maschere e i preconcetti che ci si è fatti lungo anni e anni, in cui credavamo di essere qualcosa che, in realtà, è in parte frutto della nostra immaginazione su noi stessi. Nella cella, si viene spogliati sopratutto di questi artifici, per scoprire, sotto le nostre squame artificiali, la reale Immagine di Dio di cui siamo riflesso, unico e irripetibile. E non l'avevamo mai conosciuta quest'Immagine, prima che lo Sposo non ci spogliasse, nell'intimità della cella, con divine operazioni, segrete, che non saranno rivelate se non in Cielo.

Laudem Gloria




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domenica 8 agosto 2021

I doveri della persona diretta (circa la direzione spirituale)

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Il diretto vedrà Nostro Signore nella persona del direttore; infatti se è vero che ogni autorità viene da Dio, la cosa è anche più vera quando si tratta dell'autorità che il sacerdote esercita sulle coscienze: il potere di legare e di sciogliere, di aprire e di chiudere le porte del cielo, di guidar le anime nelle vie della perfezione, è il più divino di tutti i poteri, e non può quindi trovarsi se in chi è il rappresentante ufficiale e l'ambasciatore di Cristo [...]. È questo il principio da cui derivano i tre doveri verso il direttore: rispetto, confidenza, docilità.

A) Bisogna rispettarlo come il rappresentante di Dio, rivestito della sua autorità in ciò che ha di più intimo e di più onorevole. Perciò se avesse qualche difetto, non ci si fissa il pensiero e non se ne guarda che l'autorità e la missione. Si schiveranno quindi attentamente quelle critiche acerbe che fanno perdere o attenuano il rispetto filiale che gli si deve avere. Si eviterà pure quella eccessiva familiarità che è difficilmente compatibile col vero rispetto. Questo rispetto sarà temperato dall'affetto, affetto semplice e cordiale ma rispettoso come di figlio a padre; affetto che escluda il desiderio d'esserne amato in particolare, e le piccole gelosie che talora ne seguono. "Deve insomma essere amicizia forte e dolce, tutta santa, tutta sacra, tutta divina e tutta spirituale".

B) Rispetto accompagnato pure da filiale confidenza e da grande apertura di cuore. "Trattate con lui (col direttore) a cuore aperto, dice S. Francesco di Sales, con tutta sincerità e fedeltà, manifestandogli chiaramente il bene e il male vostro senza finzioni nè dissimulazioni: a questo modo il vostro bene sarà esaminato e diverrà più sicuro e il male sarà corretto e rimediato... Abbiate in lui somma confidenza associata a sacra riverenza, in modo che la riverenza non diminuisca la confidenza e la confidenza non impedisca la riverenza". Bisogna quindi aprirgli il cuore con intiera confidenza, palesargli le tentazioni e le debolezze perchè ci aiuti a vincerle o a guarirle, i desideri e le risoluzioni per averne l'approvazione, il bene che intendiamo fare perchè lo rinsaldi, i futuri disegni perchè li esamini e ci suggerisca i mezzi di porli in esecuzione, tutto ciò insomma che si riferisce al bene dell'anima nostra. Quanto più ci conoscerà tanto più potrà saviamente consigliarci, incoraggiarci, consolarci, fortificarci, cosicchè, uscendo dalla direzione, ripeteremo le parole dei discepoli d'Emmaus: "Non è vero che il cuore ci ardeva dentro mentre ci parlava?"

Vi sono persone che bramerebbero di aver questa perfetta apertura, ma che, per una certa timidità o riserbo, non sanno come esporre lo stato dell'anima loro. Ne facciano parola col direttore ed egli le aiuterà con opportune interrogazioni, e, occorrendo, col prestar loro qualche libro che insegni il modo di conoscersi e di scrutarsi; rotto che sia il ghiaccio, le comunicazioni diverranno poi facili.

Altri invece sono inclinati a discorrer troppo e cangiar la direzione in pia chiacchierata; si ricordino costoro che il tempo del sacerdote è limitato, che altri aspettano il loro turno e potrebbero impazientirsi di queste lungaggini. Bisogna quindi sbrigarsi, lasciando pur qualche cosa per la prossima seduta.

C) La franchezza dev'essere accompagnata da grande docilità nell'ascoltare e nel seguire i consigli del direttore. Non c'è nulla di meno soprannaturale che volerlo indurre nei nostri sentimenti e nelle nostre idee; nulla pure di più nocivo al bene dell'anima; perchè non si cerca allora la volontà di Dio ma la propria, con questa circostanza aggravante che si abusa d'un mezzo divino a fine egoistico. L'unico nostro desiderio dev'essere di conoscere la divina volontà per mezzo del direttore, e non di estorcerne l'approvazione con più o meno abili raggiri; si potrà riuscire a ingannare il direttore ma non a ingannare chi è da lui rappresentato.

Abbiamo certo il dovere di fargli conoscere i nostri gusti e le nostre ripugnanze, e se scorgiamo difficoltà o una specie d'impossibilità a mettere in pratica quel tal suo consiglio, dobbiamo dirglielo con tutta semplicità; ma, fatto questo, non ci resta che sottometterci. Assolutamente parlando, il direttore può ingannarsi ma non c'inganniamo noi nell'ubbidirgli, salvo naturalmente il caso che ci consigliasse qualche cosa di contrario alla fede o ai costumi, che allora bisognerebbe cambiar direttore.

[...] Per altro verso bisogna rammentare che la Chiesa insiste sempre più sulla libertà che si deve avere nella scelta del confessore; chi dunque ha buone ragioni per rivolgersi ad altri, non deve esitare a farlo. Quali sono queste ragioni? 1) Se, nonostante tutti gli sforzi fatti, uno non riesce ad aver pel proprio direttore il rispetto, la confidenza e l'apertura di cui abbiamo parlato, bisogna cambiarlo, quand'anche si trattasse di sentimenti privi di buono o sodo fondamento; perchè non si potrebbe allora trar profitto dai suoi consigli. 2) Tanto più poi se ci fosse fondatamente da temere che ci distogliesse dalla perfezione o per motivi troppo naturali o per affetto troppo vivo e troppo sensibile che ci dimostrasse. 3) Così pure se uno chiaramente si accorgesse che il direttore non ha nè la scienza, nè la prudenza, nè la discrezione necessaria.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]




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sabato 7 agosto 2021

La cella del monastero

Ogni suora ha una propria "cameretta" che nel gergo religioso prende il nome di "cella". Su questo argomento Laudem Gloriam ha scritto un interessante post che ripubblico molto volentieri.


"Ciascuno rimanga nella propria cella o nelle vicinanze di essa, meditando giorno e notte nella legge del Signore e vigilando in orazione, a meno che non sia giustamente occupato in altre mansioni." (Regola Carmelitana, n. 10)

In linea di massima, tutti i Carmeli hanno orari simili, essendo la struttura della vita carmelitana la stessa (i pilastri fondamentali delle due ore di orazione -vita intima con Dio-, complementari delle due ore di ricreazione -vita fraterna con le sorelle-). Il resto del tempo è scandito dalle ore liturgiche (Ufficio delle Letture, Lodi, Terza, Sesta, Nona, Vespri, Compieta), la Messa, e il lavoro da svolgere individualmente.

"Dovete fare qualche lavoro, affinché il diavolo vi trovi sempre occupati e non abbia ad entrare nelle vostre anime attraverso il vostro ozio." (Regola Carmelitana, n. 20). Per quanto è possibile, il lavoro va svolto non in sale comuni -come in altri ordini monastici- ma nel segreto della propria cella. Sono quindi lavori piccoli, che non necessitano di macchine da cucire o altri attrezzi (se servono, questi lavori vengono spostati nei vari laboratori presenti nel Carmelo). Nella cella, quindi, si fanno ricami, rattoppi, rosari annodati, cucitura degli scapolari dei laici, scrittura di pergamene, pitture miniate o quadretti, scrittura delle icone etc. Anche i paramenti sacri vengono tessuti, per lo più, nel segreto della cella.

Solitamente, il grosso del lavoro in cella si svolge la mattina, mentre nelle ore successive, del pomeriggio, tra la lettura spirituale e la chiamata ai Vespri, si fanno altri piccoli lavori di gestione della casa, come lo stendere i panni in quell'oretta libera.

Con il calare del sole, c'è un'altra ora di solitudine in cella quando viene suonato il "Grande silenzio", agitando la cordicella della campana interna del Carmelo: da quel momento in poi, è possibile parlare tra le sorelle solo per gravi necessità, e sottovoce. Si spengono le luci del coro, illuminato solo dalla fremente luce scarlatta del Tabernacolo, a ricordare la presenza di Cristo nell'Eucarestia. Le sorelle possono scegliere se fermarsi lì in Coro, in attesa della Compieta, o salire in cella a ritirarsi: si può continuare a pregare guardando le stelle dalla finestra vicino al proprio letto, si può rispondere a qualche lettera, email od organizzare la giornata successiva, leggere le notizie dall'Osservatore Romano o dall'Avvenire, o quant'altro. Finchè non suona nuovamente la campana, stavolta quella del campanile della Chiesa, per richiamare le sorelle in Coro per cantare la Compieta: "Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace!", terminando con le antifone mariane, la benedizione con l'acqua benedetta, il bacio dello Scapolare della Priora (ogni monaca, si inginocchia davanti alla Priora e le bacia lo Scapolare, e la Priora segna benedicente la croce della figlia).

Eppure, nonostante tutto il travaglio delle attività quotidiane, che sono molte e di diversi generi, c'è quel punto della Regola carmelitana che rimane infisso nel cuore: "Ciascuno rimanga nella propria cella o nelle vicinanze di essa". Questo mistero lo conoscono bene coloro che hanno vissuto al Carmelo: c'è come una misteriosa e continua calamita, che ti porta ora nel Coro, ora nel Refettorio, nell'Orto etc., con il cuore che continua ad anelare alla propria piccola celletta, a quell'intimità profonda con Cristo che lì si può trovare, sole col Solo.

Quando la carità porta fuori dalla cella, ecco che si scopre che il cuore rimane in questa, a vigilare, nella propria celletta interiore, segreta, la cella del proprio cuore dove, anche in un seggio elettorale o nello studio del medico (luoghi in cui potrestre trovare carmelitane scalze), sei in pace, in quella stanza intima della propria anima, dove si è continuamente, fiato a fiato, con Gesù Cristo.

Cosa temere, dunque?

In Cristo, Pace del mondo,

Laudem Gloriam


lll




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venerdì 6 agosto 2021

Adorare Gesù Eucaristia

Una delle lettrici del blog è molto attratta dall'adorazione Eucaristica, e si è resa conto che la devozione alla Madonna spinge ad amplificare l'amore verso Gesù.


Caro Cordialiter,
                         […] Ultimamente sto conoscendo meglio i [...] e, col mio solito spirito di osservazione, conosco sempre meglio il loro amore verso Gesù Eucaristico. Sempre più mi rendo conto che Maria è stata davvero il primo tabernacolo del mondo e la prima discepola di Gesù Eucaristico. È talmente grande questo Mistero, che noi non possiamo avvicinarci a Lui senza l'aiuto e l'esempio della prima "Donna Eucaristica". […]

Ti ringrazio per il tuo apostolato. La Madonna ti protegga sotto il suo manto.
In Gesù e Maria

(lettera firmata)


Carissima sorella in Cristo,
                                              grazie a te ho potuto arricchire varie volte il blog con brani tratte dalle lettere che mi scrivi. Sono contentissimo di sapere che stai perseverando nel discernimento vocazionale, e mi fa piacere che il blog ti piaccia. In effetti uno degli scopi di questo sito è di aiutare le persone come te che si sentono attratte per la vita consacrata, a pensare spesso alla vocazione. Una persona che non beve e non mangia, finisce per morire dopo qualche giorno di digiuno. Una cosa del genere rischia di accadere anche a coloro che hanno la vocazione: se non vi pensano mai, c'è il rischio che si spenga. Il mio intento è di pubblicare un post al giorno per aiutare coloro che stanno facendo discernimento vocazionale a tenere acceso nel loro cuore il desiderio di donarsi totalmente a Dio.

Dopo aver letto tante tue lettere, dico che secondo me non sei una persona adatta a vivere nel mondo, dove spadroneggiano gli squali senza scrupoli. No, non penso proprio che il mondo sia il tuo habitat naturale. Al contrario, in un convento fervoroso e osservante, penso che ti troveresti bene e avresti altissime probabilità non solo di salvarti l'anima, ma anche di farti santa.

La devozione alla Beata Vergine Maria aiuta tantissimo ad essere più devoti a Gesù Eucaristico Amore. È praticamente automatico: più si ama la Madonna, più Lei ci aiuta ad amare Dio. Dunque chi desidera infiammarsi d'amore per il Santissimo Sacramento, deve alimentare anche la devozione alla Regina del Cielo. Le suore dell'ordine in cui ti senti chiamata, sono religiose molto osservanti e fanno ogni giorno l'adorazione Eucaristica leggendo tra le altre anche le splendide meditazioni alfonsiane intitolate “Visite al SS. Sacramento e a Maria SS.”. In uno dei primi capitoli Sant'Alfonso Maria de Liguori ammette che è grazie alle visite a Gesù Eucaristico che ha sentito la vocazione che lo ha staccato dal mondo.

Quando mi hai detto che ti senti attrarre dalla vita religiosa, mi hai dato una notizia che mi ha fatto davvero piacere. Non vedo l'ora di sapere che hai abbandonato definitivamente il mondo. Fino ad allora mi sentirò un po' sulle spine, perché il mondo farà di tutto per farti cambiare idea, ma confido nella Mediatrice di tutte le grazie affinché ti protegga da tutti i nemici dell'anima tua. Così sia.

Cordialiter




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giovedì 5 agosto 2021

Qualità che deve avere una buona guida spirituale

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


S. Francesco di Sales dichiara che il direttore deve possedere tre doti principali: "bisogna che sia pieno di carità, di scienza e di prudenza: se manca una di queste tre doti, c'è pericolo".

A) La carità che gli è necessaria è un affetto soprannaturale e paterno che gli fa vedere nei diretti figli spirituali affidatigli da Dio stesso, perchè vi faccia crescere Gesù Cristo e le sue virtù [...].

a) Li circonda quindi tutti della stessa sollecitudine e delle stesse premure facendosi tutto a tutti per tutti santificarli, spendendo tempo, cure e anche se stesso, per formare in loro le cristiane virtù. Avverrà certamente che, nonostante gli sforzi, si sentirà talora attratto più verso gli uni che verso gli altri, ma dovrà con la volontà reagire contro le simpatie od antipatie naturali; e schiverà con la massima cura quelle affezioni sensibili che mirerebbero a crear degli attacchi, innocenti da principio, poi disturbanti e pericolosi così per la sua riputazione come per la sua virtù. Voler affezionare a sè cuori fatti per amar Dio, è una specie di tradimento, come ben dice l'Olier: "Avendoli Nostro Signore scelti (si tratta dei direttori di anime) per andare a conquistargli dei regni, vale a dire i cuori degli uomini, che gli appartengono, che acquistò coll'effusione del sangue e in cui vuole stabilire il suo impero, in cambio di dargli questi cuori come a loro legittimo sovrano, li prendono per sè e se ne rendono padroni e proprietari...... Oh! quale ingratitudine, quale infedeltà, quale oltraggio, quale perfidia!". E sarebbe pure porre quasi insormontabile ostacolo al progresso spirituale dei diretti, come all'avanzamento proprio, non volendo Dio saperne di cuori divisi.

b) Questa bontà non deve però essere debolezza ma associarsi alla fermezza e alla franchezza; il direttore avrà il coraggio di fare paterne ammonizioni, di additare e di combattere i difetti dei penitenti, e di non lasciarsi dirigere da loro. Vi sono persone molto destre, molto cerimoniose, che vogliono sì un direttore ma a patto che s'acconci ai loro gusti e alle loro fantasie; più che direzione costoro cercano approvazione della loro condotta: per star in guardia contro abusi di questo genere, ove potrebbe andarne anche della sua coscienza, il direttore non si lascerà cogliere dai raggiri di questi o di queste penitenti, ma, ricordandosi che rappresenta Gesù Cristo, darà ferme decisioni secondo le regole della perfezione e non secondo i desideri dei diretti.

c) Specialmente nella direzione delle donne occorre riserbo e fermezza. [...]

B) Alla santa premura aggiungerà la scienza, cioè la conoscenza della teologia ascetica tanto necessaria al confessore, come abbiamo provato al n. 36. Non lascerà dunque di leggere e rileggere autori spirituali, correggendo i giudizi suoi su quelli di cotesti autori e confrontando la condotta sua con quella dei Santi.

C) Ma gli occorre sopratutto prudenza e sagacia per dirigere le anime non secondo le proprie idee ma secondo i movimenti della grazia, il temperamento e il carattere dei penitenti, e le soprannaturali loro inclinazioni.

a) Il P. Libermann faceva giustamente osservare che il direttore non è che uno strumento a servizio dello Spirito Santo; deve quindi prima di tutto studiarsi di conoscere, con prudenti interrogazioni, l'azione di questo divino Spirito in un'anima; "Considero, scriveva, come punto capitale in fatto di direzione, il discernere in ogni anima le disposizioni che vi si trovano: ciò che lo stato interiore di quest'anima può portare; il lasciar operare la grazia con grande libertà; il distinguere le false ispirazioni dalle vere e impedire alle anime di deviare o di eccedere nelle loro inclinazioni". In un'altra lettera aggiunge: "Il direttore, visto che abbia e accertato che Dio opera in un'anima, non deve far altro che guidare quest'anima in guisa che essa segua la grazia e sia fedele. Mai deve ispirarle i propri gusti e le proprie inclinazioni, nè guidarla secondo il suo modo di fare o il suo modo di vedere. Il direttore che si regolasse così, stornerebbe spesso le anime dalla condotta di Dio e contrarierebbe spesso la grazia di Dio in loro".

Aggiungeva però che questo si applica alle anime che corrono difilate alla perfezione. Per le tiepide e rilassate sta al direttore a studiarsi con esortazioni, consigli, riprensioni, con tutte le industrie dello zelo, di strapparle al loro letargo spirituale.

b) La prudenza di cui qui si tratta, è dunque prudenza soprannaturale, fortificata dal dono del consiglio, che il direttore deve continuamente chiedere allo Spirito Santo. L'invocherà particolarmente nei casi difficili, recitando in cuore un Veni Sancte Spiritus prima di dare importanti risoluzioni; e, dopo averlo consultato, baderà ad ascoltarne con filiale docilità la interiore risposta, per trasmetterla al suo diretto [...]. Sarà allora veramente lo strumento dello Spirito Santo [...] e fruttuoso ne sarà il ministero.

Tuttavia questa attenzione di prender consiglio da Dio non gl'impedirà di adoprare tutti i mezzi suggeriti dalla prudenza per ben conoscere il diretto. Non si contenterà delle sue affermazioni ma ne osserverà la condotta, ascolterà quelli che lo conoscono, e senza accettarne tutti i giudizi, ne terrà conto secondo le regole della prudenza.

c) La prudenza lo guiderà non solo nei consigli che darà ma anche in tutte le circostanze che riguardano la direzione. 1) Così non consacrerà che il tempo necessario a questa parte del suo ministero per quanto importante sia; non lunghe conversazioni, non chiacchiere inutili, non domande indiscrete; tenersi solo a ciò che è essenziale e veramente utile al bene delle anime: un consiglio preciso, una pratica chiaramente esposta bastano ad occupare un'anima per una quindicina di giorni o per un mese. Sopratutto poi avrà direzione virile, e si studierà di guidare i diretti in modo che possano, dopo qualche tempo, non già, fare intieramente da sè ma almeno contentarsi di più breve direzione e risolvere le difficoltà ordinarie per mezzo dei principii generali loro inculcati.



[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]




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mercoledì 4 agosto 2021

Formazione tra le seguaci di Santa Teresa d'Avila

Pubblico un post scritto dalla mia collaboratrice Laudem Gloriam.


La formazione di una Carmelitana scalza è continua, e inizia fin dal suo aspirantato fuori dal Carmelo. Dai primi colloqui con la Priora e la Maestra delle Novizie, la giovane è normalmente invitata a leggere gli scritti dei grandi mistici carmelitani: da S. Teresa d'Avila e S. Giovanni della Croce, a S. Teresa di Gesù Bambino, la B. Elisabetta della Trinità, S. Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), alla B. Mariam di Gesù Crocifisso etc.

Naturalmente, il peso maggiore va verso i numerosi scritti dei due fondatori, Teresa d'Avila e Giovanni della Croce, che sono meditati costantemente al Carmelo. Soprattutto in questi anni di preparazione al centenario della nascita di Teresa d'Avila (1515-2015), tutto l'Ordine del Carmelo scalzo, maschile e femminile, e l'ordine secolare, hanno intrapreso uno studio molto importante delle opere teresiane, dedicando un anno di scrutatio a ciascun testo, discutendolo comunitariamente capitolo per capitolo, per ravvivare direttamente dalle radici, il carisma carmelitano-teresiano.

Se quest'ultimo punto fa parte della formazione permanente al Carmelo, per una postulante (periodo che va dai 6 mesi a un anno e più) si aggiungono altri studi, con piccole variazioni da monastero a monastero. Solitamente si compiono studi liturgici molto approfonditi, sulla storia dell'Ordine e sui punti fondamentali del carisma teresiano (in particolare, la fraternità e la cella, l'orazione silenziosa e il lavoro). Si studia la Regola carmelitana primitiva, su istruzioni della Madre Maestra.

Nel Noviziato, che inizia con la Vestizione e termina con la Professione dei voti semplici (periodo della durata di circa due anni), si iniziano solitamente lo studio delle Costituzioni delle Carmelitane Scalze, e il Cammino di perfezione di S. Teresa d'Avila (comparando le due versioni, di Valladolid e dell'Escorial). Con la Professione semplice (che viene rinnovata ogni anno per tre anni circa), ci si inoltra ulteriormente negli studi, ad esempio leggendo con la Maestra il Castello interiore di S. Teresa e la Salita al Monte Carmelo di S. Giovanni della Croce.

In tutto questo percorso di formazione iniziale, la postulante-novizia-professa semplice, ha generalmente un colloquio settimanale con la Madre Maestra, uno mensile con la Priora, e, a seconda delle diverse esigenze, altri incontri formativi privati con altre sorelle del Carmelo o persone esterne (sacerdoti, direttore spirituale, consacrati etc.). Questi incontri sono di umile condivisione fraterna del proprio stato d'animo, il proprio sentire, avvenimenti settimanali etc., per avere consigli da persone mature nella vita consacrata, affinchè sappiano maternamente (o paternamente) guidarle verso la meta finale: la consacrazione definitiva a Cristo, dolcissimo Sposo.

Dalla Professione solenne in poi, la formazione è quella Comunitaria, ed è diversa da Carmelo a Carmelo. Solitamente ci sono eventi periodici di formazione biblica, con studiosi delle Sacre Scritture di una certa levatura, incontri e ritiri con Religiosi e Sacerdoti, percorsi di formazione permanente etc. All'interno della Comunità monastica, ciclicamente si fanno studi interni sulle Encicliche o scritti del Santo Padre, si ascoltano le letture bibliche o di spiritualità durante i pasti, c'è un'ora e mezza consacrata alla lettura e studio personale in cella ogni giorno, si fanno delle lectio divine tra sorelle, scambiandosi le luci ricevute su alcune letture bibliche scelte, ci sono ritiri mensili personali con indicazioni scritturistiche della Madre Priora etc. Per non parlare della Liturgia quotidiana, tra S. Messa e Liturgia delle Ore, dove il nutrimento saporito delle Sacre Scritture è costante. Anche nell'orazione silenziosa, è consigliabile leggere e pregare sulla base delle Scritture.

Come disse una carissima consorella, dopo quasi 15 anni dal suo ingresso: "Che bella la vita al Carmelo! E' tutto così semplice e semplificato, perchè tutto tende ad un'unico fine: Gesù Cristo!" E questi continui e solidi nutrimenti erano richiesti dalla stessa Santa Madre Teresa d'Avila, che volle, per le sue figlie al Carmelo, "buoni libri" e "buoni sacerdoti", affinchè "le istruissero su Nostro Signore e la Santa Vergine".

In Cristo, Parola viva e Verbo eterno,

Laudem Gloriam




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martedì 3 agosto 2021

La vera stretta osservanza è fondata sulla carità

Una gentile lettrice ha voluto fare un'osservazione circa la questione della stretta osservanza. Riporto uno stralcio della mia risposta.


Carissima sorella in Cristo,
                                               accetto volentieri le critiche costruttive. In realtà sono d'accordo con te quando “puntualizzi” sul significato di “stretta osservanza”. Cerco di spiegarmi meglio. Quando sul blog scrivo che bisogna scegliere un monastero di stretta osservanza, non faccio altro che ripetere un concetto molto caro al mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori, secondo il quale è meglio restare a casa propria anziché entrare in un monastero rilassato, dove si finirebbe per vivere rilassatamente come gli altri. Se io incoraggio a scegliere i monasteri osservanti, è perché ho timore che qualche lettore possa essere tentato di entrare in un monastero rilassato, dove non si vive più in maniera davvero religiosa, e a volte si trascorrono le serate nel guardare in tv programmi immorali. Però, come tu stessa hai evidenziato, non bisogna cadere nel pericolo opposto, ossia quello di un'eccessiva rigidità e severità. Tra le cose che hai accennato, mi ha amareggiato particolarmente il sapere che certe ragazze sono state scartate solo perché in gioventù hanno commesso l'errore di farsi un tatuaggio. Anche io ho il disgusto per i tatuaggi, ma se una ragazza ha sinceramente cambiato vita, mi piange il cuore il sapere che non è stata accettata solo per qualche stravaganza fatta in passato. Alessandra di Rudinì Carlotti fu addirittura amante di Gabriele D'Annunzio (altro che un misero tatuaggio!), eppure ciò non le impedì di diventare carmelitana scalza, essere eletta priora e fondare nuovi monasteri. Dolores Hart fu un'attrice di successo, la quale non girò solo scene castigate, eppure ciò non le impedì di diventare suora benedettina. Fortunatamente ci sono anche monasteri non “troppo severi”, nei quali le ragazze che in passato hanno conosciuto il peccato, non vengono scartate a priori, ma vengono accolte volentieri se si sono sinceramente convertite a Dio. In medio stat virtus. La virtù sta nella via di mezzo, dunque non bisogna né sprofondare nella rilassatezza, né nel rigorismo esagerato.

Insomma anche io considero ogni vocazione un dono immenso per il Corpo Mistico di Cristo, e non voglio che nemmeno una vada persa. Santa Francesca Saverio Cabrini recuperava le ragazze scartate da altri ordini religiosi e le faceva diventare delle ottime suore. Bisognerebbe imitarla!

Carissima, secondo me la vera “stretta osservanza” è quella fondata sulla carità. Senza carità, non c'è “stretta osservanza”, ma si rischia di cadere nel formalismo farisaico.

Approfitto dell'occasione per affidarti sotto la protezione dei castissimi sposi Giuseppe e Maria.

Cordialiter




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lunedì 2 agosto 2021

Sposarsi?

Tempo fa mi ha scritto una ragazza uscita da un monastero, la quale era indecisa se pensare a sposarsi o pensare alla vocazione tentando una nuova esperienza vocazionale. Riporto la mia risposta nella speranza che possa essere di qualche utilità ad altre persone.


Carissima sorella in Cristo,
                                              il fatto che tu sia stata mandata a casa quando eri postulante, non significa in modo assoluto che tu non sia portata per la vita religiosa. San Giuseppe da Copertino venne letteralmente cacciato da un convento, e così entrò in un altro ordine religioso nel quale si fece santo. Chissà, forse tu non eri chiamata in quell'ordine, ma in un altro migliore, o almeno più adatto alle tue inclinazioni.

Non possiamo nemmeno escludere che Dio voglia che tu metta su famiglia. Anche in questo caso c'è un precedente. I genitori di Santa Teresa di Lisieux in gioventù tentarono di entrare in convento, ma vennero mandati a casa. Così decisero di sposarsi e misero su una famiglia davvero cristiana che merita di essere presa a modello.

Dunque che fare? Questo è un momento importantissimo della tua vita, è l'ora cruciale in cui devi eleggere lo stato di vita, e da questa decisione potrebbe dipendere la tua sorte eterna. Da parte mia cercherò di darti qualche semplice consiglio per aiutarti a capire quel che Dio vuole da te. Innanzitutto devi essere pronta a tutto, come un valoroso soldato, pur di eseguire ciò che Dio ti farà comprendere attraverso la preghiera e la meditazione. Appena avrai capito qual è la tua vocazione (religiosa o matrimoniale) dovrai obbedire a Dio con prontezza, proprio come fanno i soldati.

Per poter abbracciare la vita religiosa è necessario avere motivazioni spirituali come il desiderio di vivere più uniti a Gesù, vivere con maggiore perfezione la vita cristiana, fuggire i pericoli del mondo, dedicarsi all'apostolato per la salvezza delle anime, ecc. Se tu senti qualcuna di queste motivazioni, vale la pena approfondire la questione per capire se la tua è vera vocazione oppure hai solo dei pii desideri.

Motivi che inducono a mandare a casa i giovani entrati in convento per un discernimento vocazionale, sono la mancanza di obbedienza agli ordini leciti dei superiori (a quelli illeciti si è tenuti a resistere), la mancanza di volontà nel voler correggere i propri difetti, la mancanza di amore per la preghiera e la penitenza, ma soprattutto la negligenza nel vivere in castità.

Il mio consiglio è di trascorrere una settimana in un monastero di stretta osservanza per pregare Dio di illuminarti sullo stato di vita da eleggere. Deve essere un monastero di stretta osservanza, altrimenti in uno rilassato potrebbe venirti il disgusto per la vita religiosa.

Se invece ti senti chiamata per la vita matrimoniale devi sapere che è facile trovare delle donne pentitesi di aver abbracciato questo stato di vita. Anche tra le lettrici del blog ce ne sono alcune che se potessero tornare indietro entrerebbero in convento. Il matrimonio è una scelta delicata, poiché una volta che lo sposalizio è rato (cioè valido) e consumato, non può essere più sciolto da nessuno, nemmeno dal Papa. Dunque è importante scegliere la persona giusta. Come fare? Qualora tu abbia questa vocazione, devi cercare un ragazzo che abbia le qualità morali del Beato Luigi Martin (il papà di Santa Teresa di Lisieux), cioè deve essere un uomo davvero cristiano, fedelissimo a tutti gli insegnamenti della Chiesa, soprattutto a quelli riguardanti la sessualità. Purtroppo è molto difficile trovare un fidanzato del genere, infatti il grande problema è che molti uomini si sposano solo per pura attrazione fisica, e inoltre non sono fedeli alle proprie mogli. Affinché il matrimonio sia felice è importantissimo "selezionare" con estrema diligenza il futuro coniuge, altrimenti in seguito se ne pagheranno le conseguenze a caro prezzo. Il fidanzato deve osservare seriamente gli insegnamenti della Chiesa. A che serve sposare una persona bella e ricca, se non ha il santo timor di Dio? Il periodo di fidanzamento serve a conoscere il carattere e i principi morali del futuro coniuge. Se trovi un fidanzato che vuole abusare del tuo corpo prima del matrimonio, lascialo subito! è un chiaro segno che non ti ama. L'amore vero nasce da Dio, ma se il partner vuole profanare il tuo corpo (che è tempio dello Spirito Santo), ciò significa che per te non ha vero amore, ma semplice attrazione fisica. Ti prego di credermi, solo vivendo castamente il periodo di fidanzamento è possibile accertare l'amore vicendevole. Del resto l'esperienza dimostra che persone che sembravano innamoratissime, si sono lasciate quando è cessata l'attrazione fisica. Qualcuno potrebbe dire che le mie sono solo belle parole, perché di fatto è raro incontrare una persona disposta ad aspettare le nozze prima di consumare l'unione. In effetti la società si è paganizzata, e non è facile trovare cattolici di "stretta osservanza" con cui fidanzarsi. Ma bisogna anche "saper cercare"; di certo è molto difficile trovare persone così negli stadi, nelle discoteche, nelle birrerie e nei night club.

Vedo che mi sono dilungato molto, e non voglio rubarti troppo tempo. Ti ripeto però il consiglio di ritirarti una settimana in un monastero osservante per capire quello che Dio vuole da te. Se mi dici la regione in cui abiti, forse sono in grado di fornirti gli indirizzi di alcuni monasteri dove si vive santamente.

Ti saluto cordialmente in Gesù e Maria, e rimango a tua disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordialiter




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