Le donne che sentono nel proprio cuore di avere la vocazione matrimoniale, ma non riescono a trovare un fidanzato cristiano, possono leggere il seguente annuncio di un uomo che sta cercando una moglie davvero fedele agli insegnamenti della Chiesa Cattolica. Cliccare qui per leggere l'annuncio.


mercoledì 17 novembre 2021

Difendere la vocazione

Ripubblico la lettera di una ragazza che non voleva arrendersi di fronte agli ostacoli alla vocazione.

Carissimo D.,
                       non so davvero come ringraziarti per le tue parole, non hai idea di quanto mi siano state d'aiuto! Possa davvero il Buon Gesù ricolmarti di benedizioni per tutto quello che fai per noi giovani alle prese con il grande dono della vocazione religiosa!

Ero proprio giù di morale l'altro giorno, non so davvero cosa le è preso a mia madre, anche se da un lato credo che il diavolo riesca ad infilarsi dappertutto pur di creare dubbi e angosce a chi vuole donarsi totalmente a Dio. Ma io non mollo, perchè il mio unico desiderio è di fare la Sua volontà. Infatti credo proprio che seguirò il tuo consiglio, ossia di evitare di parlare della mia vocazione in casa; mi dispiace perchè sarebbe bello avere la famiglia come supporto, ma pazienza, per Gesù questo e d'altro :) !

Ultimamente spesso mi chiedo e Gli chiedo di aiutarmi a fare chiarezza su "dove" concretamente vivrò la mia vocazione. Come ti dicevo, quest'anno ho frequentato un gruppo di preghiera tenuto da un ordine di suore della mia città e con loro ho vissuto alcuni week-end di esercizi spirituali. Mi piacciono molto sia loro, sia il loro carisma che sento molto mio (queste suore consacrano la loro vita perchè le anime dei sacerdoti possano andare in Paradiso, quindi pregano per loro e li aiutano anche a livello materiale). Però allo stesso tempo ho paura a "soffermarmi" nel senso di non guardarmi intorno, di non frequentare nessun altro ordine solo perchè ho conosciuto loro, anche se in fondo mi sento molto "condotta" in quest'ordine. Sicuramente questo ultimo anno universitario mi servirà per fare un ulteriore discernimento.

Tu nella mia città o nei dintorni conosci qualche ordine "fervoroso" come dici tu, che mi possa essere d'aiuto? Magari anche solo per vivere un'esperienza di silenzio che possa aiutarmi a sentire meglio la Sua voce.

Ti ringrazio di cuore ancora una volta, davvero ti ricordo ogni giorno nelle mie preghiere!
In Lui,

(lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                   sono contento che nonostante qualche scetticismo familiare nei confronti del tuo desiderio di consacrarti a Dio, hai deciso come un soldato indomito di non arrenderti, ma di perseverare sulla strada del discernimento vocazionale, costi quel che costi.

“Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei”, diceva l'eroico vescovo martire San Cipriano. È proprio così, il Signore vuole che nelle persecuzioni dobbiamo gioire ed esultare, perché è in esse che vengono messi alla prova i soldati di Dio e si riceve la corona della fede.

Insomma, è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama veramente Gesù. Coloro che lo amano poco, si arrendono, mentre coloro che lo amano assai continuano con ardore la battaglia. I martiri combatterono tenacemente e preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. Perdere la vita terrena per salvare la vita eterna dell'anima. “Un'anima, un'eternità!”, diceva Santa Teresa d'Avila alle sue seguaci.

Spero tanto che Gesù buono ti catturi e ti faccia sua prigioniera per il resto della tua vita e per l'eternità. Nessuno può amarti con un amore così ardente e puro come il Suo. Se tutte le ragazze comprendessero queste cose, più nessuna perderebbe tempo dietro alle vanità nella terra, che presto finiranno, ma con le lacrime agli occhi supplicherebbero il Re dei re di poter aver il privilegio di divenire sue spose. Purtroppo, c'è da piangere, perché è difficile in questa società pagana e materialista propagandare questi discorsi.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Corde Matris.

Cordialiter




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martedì 16 novembre 2021

Non tradire la vocazione

Mi ha colpito molto la storia di una ragazza, la quale era entrata in un monastero di clausura di stretta osservanza, ed era felicissima e piena di gioia interiore. Tuttavia, a causa di forti pressioni ricevute dai parenti, è tornata nel mondo, dove ha trovato un fidanzato e ha tutto ciò che si può desiderare materialmente, però mi confidò di sentirsi triste ed infelice. Sentiva nostalgia del monastero, ma aveva paura che abbandonando nuovamente il mondo avrebbe potuto far soffrire i familiari e il suo fidanzato. Pertanto le rivolsi una “lettera aperta”:

Carissima sorella in Cristo,
                                         capisco le ragioni che ti spingono a sforzarti a restare nel mondo. Se da un certo punto di vista comprendo il tuo non voler far soffrire le persone a cui vuoi bene, da un altro punto di vista ti chiedo di riflettere attentamente su ciò che sto per dirti. Io non so esattamente qual è la volontà di Dio su di te, l'unica cosa che so è che hai nostalgia del monastero, perché lì ti sentivi il cuore pieno di pace, gioia e tranquillità di coscienza. Vivere lì ti sembrava l'anticamera del paradiso, ma da quando sei tornata nel mondo la situazione interiore è cambiata radicalmente, il tuo cuore è in lacrime e ti senti triste e infelice come in un inferno. Se tu decidessi di sposarti in queste condizioni spirituali, faresti soffrire moltissimo il tuo futuro marito, il quale si accorgerebbe presto che pur vivendo con lui, il tuo cuore è rimasto nel monastero di clausura. Per lui sarà uno strazio vederti triste e infelice, e ciò sarà un tormento per il suo cuore che gli farà vivere tristemente lo stato matrimoniale, e forse dentro di sé penserà: “Era meglio se mia moglie si fosse fatta suora, almeno adesso sarei più felice io, e sarebbe più felice lei, invece di avermi rovinato la vita.”

Prova a pensare alla situazione inversa. Immagina che il tuo fidanzato sia un ex novizio che è tornato nel mondo a causa delle pressioni dei suoi familiari. Adesso è triste ed infelice perché il suo cuore è rimasto in convento, dove si sentiva realmente felice. Se tu gli vuoi veramente bene, preferiresti che rimanesse insieme a te anche se triste e infelice, oppure preferiresti che tornasse in convento, pur di sapere che lì si troverà nuovamente felice?

Dunque, io penso che coloro che ti vogliono davvero bene, pur di vederti nuovamente felice, si rassegneranno nel sapere che sei tornata in monastero. Non devi preoccuparti dei peccati che hai commesso dopo il tuo ritorno a casa, poiché sai benissimo che Dio è contento di riabbracciare il figliol prodigo che ritorna da Lui col cuore pentito e confessa umilmente i suoi peccati.

Coraggio, non ti arrendere. Io continuerò a pregare per te fin quando non saprò che ti sei arresa all'amore di Gesù buono per te.

Ti saluto cordialmente in Cristo Redentore e Maria Corredentrice.

Cordialiter




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lunedì 15 novembre 2021

La verginità è un tesoro prezioso

Lettera di una ragazza che desidera vivere nella purezza.


Caro fratello in Cristo,
                                      sì, desidero vivere unita a Gesù.

Per quanto riguarda il mio cammino spirituale, ti dico che sono pochi mesi che ho sentito la chiamata di Dio, sono quasi certa che sia una chiamata alla vita consacrata, ma ho bisogno di fare ulteriore discernimento, specialmente perseverando nella pia pratica, per essere sicura che il Signore mi chieda proprio questo. Ho sempre amato Gesù e questa Pasqua mi sono riscoperta fortemente innamorata di quest'Uomo speciale, meditando la Sua dolorosissima Passione e ripercorrendola passo passo prima da sola e poi con la comunità parrocchiale.

Ho capito inoltre che la verginità è un tesoro prezioso e desidero altresì vivere in castità, anche se questo talvolta mi porta a combattere con la mia natura umana debole e carnale.

Ti ringrazio per avermi segnalato gli esercizi spirituali dalle Servidoras. Non so se nei prossimi giorni mi sarà possibile partecipare, ma continuerò a seguire i tuoi blog e a tenermi aggiornata su questo tipo di appuntamenti, non posso prometterti niente al momento ma non escludo di prendervi parte in futuro, anche per conoscere queste suore tanto gioiose e fervorose. Comunque credo anch'io che gli esercizi di Sant'Ignazio mi farebbero un gran bene.

Non so se il Signore mi chiamerà in un ordine di vita attiva o contemplativa; caratterialmente pensavo di essere più portata per la clausura, ma questo lo si può scoprire solo facendo esperienze vocazionali.

Grazie perché continui a pregare per me: io voglio essere Sposa di Cristo, non perché mi senta degna di esserlo, ma perché Lo amo e voglio obbedirGli facendo ciò che Lui desidera per me. Tuttavia credo proprio che ci vorrà del tempo prima che io sia realmente pronta per la vita in comunità. Un Padre francescano [...] mi ha detto che il Signore mi vuole consacrata, ma che dovrò crescere tanto spiritualmente nel tempo prima che questo accada. Ha parlato di qualche anno...

Spero vivamente che questo avvenga, ce la metterò tutta, ma anche se non dovesse essere, a causa della mia debolezza, mi impegnerò a seguire Cristo per tutta la vita come laica fedele ai suoi insegnamenti e non sposata. Sono serena e devo aver pazienza.

Prego e pregherò tanto la Vergine Maria con il Santo Rosario quotidiano di donarmi tutte le Grazie necessarie a divenire Sposa del Suo amatissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo. Desidero crescere e migliorarmi nella pratica religiosa e nella lotta al peccato.

Ho letto qualche tempo fa sul tuo splendido blog vocazionale che avevi intenzione di pubblicare un diario in rete sulla devozione alla Beata Vergine Maria. L'hai già fatto? Fammi sapere a riguardo perché sarò senz'altro tra i più assidui lettori del blog: la Nostra Madre e Regina merita di essere venerata e onorata da noi tutti suoi figli. Solo Lei può condurci a Cristo, e Cristo al Padre.

In Cordibus Jesu et Mariae,
(lettera firmata)




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domenica 14 novembre 2021

Sognava di diventare mamma...

Ripubblico una bella lettera di una ragazza a cui ho consigliato di fare un ritiro spirituale.

Ciao! Non so chi sei, ma devo ringraziarti perché le tue parole mi aiutano sempre a riflettere e ad approfondire temi che pochi trattano così pubblicamente e delicatamente. E' da un mesetto che seguo il tuo blog e devo dire che ciò sta cambiando alcuni pensieri sulla mia vita. Mi chiamo [...], ho quasi 25 anni e mi sto laureando in psicologia. Sono arrivata ad un bivio della mia vita, devo prendere strade sicure e definitive, iniziare un tirocinio magari fuori città, e protendere verso un lavoro ed una situazione autonoma che ho sempre bramato. Ho sempre desiderato poter divenire un giorno mamma, immaginando una famiglia tutta mia. [...] Non ho mai visto invece nello spirito delle consacrate a Dio un qualcosa che mi chiamasse, che potesse riguardare me. Ho sempre considerato la vita consacrata un dono di Dio e un dono a Dio, ma non il mio dono. Devo però dire che da qualche anno sento una “chiamata”, ma non avendo alcuna idea del tipo di chiamata, ho parlato con vari religiosi e laici sull'argomento. Ho così capito che per diventare religiosi è necessario innanzitutto che il pensiero di una tale scelta ti scateni dentro una grande gioia, gioia che io attualmente non credo di provare. Ho pensato così che si potesse trattare non di una chiamata vocazionale, ma di un pensiero probabilmente alimentato dalla mia non-condizione sentimentale e dal fatto che credo che il Signore faccia provvidenzialmente fallire ogni mio piano di vita perché forse ha qualcosa in serbo per me, qualcosa di cui però non sono assolutamente a conoscenza. In estate, sia parlando con il mio sacerdote, sia facendo esperienza in una comunità mista di frati e suore, dopo grandi dubbi su una possibile vocazione, ho finalmente archiviato l'idea della consacrazione, collegandola ad un argomento comunque bello, ma non facente parte di me. Leggendo però il tuo blog e le testimonianze, leggendo le memorie di santa Teresa di Lisieux ed altri testi, pregando la liturgia delle ore, frequentando la comunità della parrocchia e divenendo una catechista alle prime armi, pian piano si è riaccesa in me come una piccola fiamma, ed ho iniziato di nuovo a pensare alla vita monastica. Pregare, leggere la Bibbia ed altri libri religiosi, lavorare nella natura, nel silenzio, con la pace nel cuore, sono attività che mi stimolano. Sarebbe una strada fatta di estremi sacrifici (il dover rinunciare ad avere una propria famiglia e alla propria autonomia), ma una strada forse in sintonia con la mia natura. [...] Per me già sarebbe un grande dolore il dover rinunciare alla possibilità di divenire mamma, figuriamoci diventare una suora attiva e missionaria, la quale sarebbe però più coerente con la mia formazione […]. Mi ha sempre attratto invece la vita ascetica ed eremitica, soprattutto quella degli asceti di una volta. [...] Devo sottolineare che, il mio, è un periodo molto stressante e forse questo pensiero vocazionale è una "via di fuga" dalle responsabilità che mi stanno assalendo e da questo mondo che mi inquieta e mi inquina, e nel quale mi sono sempre sentita come "un pesce fuor d'acqua". Forse non ho pazienza e non riesco ad attendere che il Signore mi illumini maggiormente sul percorso da seguire. Vorrei sapere, ringraziandoti di vero cuore, cosa ne pensi di tutto ciò e come io possa fare maggiore luce in me stessa, riuscendo a fare discernimento su una “chiamata” che già è molto che riesco a percepire in mezzo a tutti questi rumori dell'anima e del mondo.
Pace a te, amico!

Cara sorella in Cristo,
                                   ti ringrazio per avermi scritto, per me è una grande gioia sapere che in questa società in cui regna il materialismo idolatrico, ci sono ancora persone che vivono “controcorrente” e cercano di capire qual è la volontà di Dio su di sé.

Eleggere lo stato di vita è una scelta di fondamentale importanza, per questo motivo apprezzo molto il tuo impegno nel voler riflettere attentamente su ciò che dovrai fare in futuro. Il fatto che il pensiero di entrare in convento non ti entusiasmi, non è necessariamente un sintomo di mancanza di vocazione religiosa. Pensiamo a Sant'Andrea Fournet, il quale da giovanotto non aveva nessuna intenzione di diventare sacerdote, e addirittura un giorno scrisse sulla copertina di un libro: “Né prete, né frate”. In seguito intraprese la carriera militare, ma dopo un po' di tempo capì che invece il Signore lo chiamava al sacerdozio, e così si arrese alla Sua divina volontà. Potrei raccontarti tanti altri casi del genere, anche di persone viventi.

Hai ragione quando pensi che il Signore ha permesso che fallissero tutti i tuoi piani perché Lui ha qualche altro progetto su di te. Di tutto ciò che ci capita nella vita, nulla avviene per cieco caso, ma ogni cosa è voluta o almeno “permessa” da Dio per nostro bene. Sì, anche le cose cattive sono “permesse” (non volute) dal Signore. Ti faccio un esempio: il Santo Giobbe subì il furto delle sue greggi e divenne poverissimo; ovviamente Dio non volle che venisse commesso il peccato di furto, ma non impedì che fosse compiuto, poiché sperava di trarne un bene maggiore, e infatti Giobbe si rassegnò umilmente a tutte le sventure che lo colpirono e benedì il Signore, meritando in questo modo enormi meriti di gloria per il Cielo.

Sant'Ignazio di Loyola da giovane era un valoroso soldato, ma non sempre viveva il cristianesimo in maniera coerente. Nostro Signore permise, in vista di un bene maggiore, che durante l'assedio di Pamplona venisse ferito a una gamba. E infatti durante la convalescenza Ignazio si convertì e in seguito fondò un istituto religioso che conquistò a Dio innumerevoli anime.

Sant'Alfonso Maria de Liguori da giovane era uno dei più bravi avvocati del foro partenopeo ed era riuscito a vincere tutte le cause che aveva difeso. Dio però permise che perdesse una causa, fu l'ultima della sua carriera perché Sant'Alfonso rimase talmente colpito dall'inaspettata sconfitta giudiziaria che capì che il mondo è traditore e che la carriera forense non era la sua strada. Infatti diede l'addio ai tribunali, abbracciò il sacerdozio cattolico, fondò un istituto religioso per predicare le missioni popolari, e scrisse numerosi libri spirituali che commuovono e convertono ancora oggi tante anime.

Io non conosco qual è il progetto di Dio su di te, però è certo che ha permesso che fallissero tutti i tuoi progetti perché ha in mente qualcosa di buono. Lui è amore infinito ed è incapace di fare o desiderare il male, pertanto puoi stare sicura che il suo progetto su di te è certamente qualcosa di meraviglioso, ed è la cosa migliore per il tuo bene spirituale.

Che fare in concreto? Il consiglio che ti do è di partecipare agli esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loyola organizzati dalle Servidoras e dai Padri dell'Istituto del Verbo Incarnato. Questi esercizi sono molto utili per eleggere uno stato di vita. Se vuoi, dopo i cinque giorni di esercizi potrai restare con le Servidoras e fare un'esperienza vocazionale con queste fervorose suore missionarie. Se ti sentirai chiamata da Dio ad entrare nel loro istituto religioso, sappi che dopo il periodo di formazione potrai scegliere se restare nel ramo di vita attiva e missionaria oppure passare nel ramo di vita contemplativa.

Per chiedere maggiori informazioni sulla vocazione e sugli esercizi spirituali puoi scrivere alle Servidoras al seguente indirizzo: vocazione@servidoras.org Puoi dire alle suore ciò che hai detto a me, e sono certo che ti daranno buoni consigli su come procedere nel discernimento vocazionale. Puoi chiedere anche di pregare per te.

Spero tanto di esserti stato di qualche aiuto, ma rimango a tua disposizione per qualsiasi chiarimento. Coraggio, continua a perseverare nel discernimento vocazionale, e affidati alla Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie affinché ti aiuti ad eleggere lo stato di vita che il Signore sin dall'eternità ha stabilito per il tuo bene.

In Gesù e Maria,

Cordialiter




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sabato 13 novembre 2021

Intervista a una laureata

Ripubblico l'intervista che mi ha rilasciato una ragazza laureata.


- Da quanto tempo stai meditando sulla vocazione religiosa?

- In verità è una chiamata che ho sentito quando avevo 12 anni...e all’inizio avevo dato una risposta fortemente entusiasta. Poi dall’età di 17 anni circa, per vari avvenimenti della mia vita, ho rifiutato la chiamata di Gesù e l’ho cacciato dal mio cuore..continuando ad essere “cristiana” ma vivendo situazioni di forte incoerenza e conflitto..invocavo il Signore solo per chiederGli qualcosa o per prendermela con Lui. Per un decennio l’ho tradito e ferito..e quando, dopo dieci anni, stavo scivolando in un baratro senza fine, Lui mi ha salvata, stravolgendo la mia vita e donandomi Gioia e pace..e mi ha riproposto la chiamata che già avevo rifiutato una volta, dimostrandomi una fedeltà e un Amore che mi hanno profondamente commossa..in dieci anni mai Gli ho detto di amarlo, mai ho avuto un gesto di amore per Lui, ma solo conflitti, accuse e recriminazioni..e Lui in cambio mi ha dato solo Amore..per cui è dallo scorso anno, da quando L’ho incontrato, che Lui mi ha riproposto questa Sua chiamata...

- Come è nato in te il pensiero di iniziare a riflettere sulla vocazione?

- È iniziato appunto quando ho sentito dentro al mio cuore che Gesù dopo avermi salvata dall’abisso e aver preso dimora nel mio cuore da cui prima l’avevo scacciato, mi chiedeva di avere un posto esclusivo e totalizzante in esso, ho iniziato a sentire...come una..discrepanza tra ciò che vivevo nel mondo, seppure in modo lecito, e quello che sentivo nel cuore era come un richiamo, come un corteggiamento insistente ma leggero come una brezza..dalla consistenza del vento ma dall’ardore del fuoco...

- Saresti felice di poter diventare sposa di Gesù Cristo abbracciando la vita consacrata?

- Assolutamente sì!! Anzi adesso posso dire che Gesù Cristo è l’unico Sposo che io desideri, ha conquistato il mio cuore e da quando mi ha salvata mi ha avvolta in un abbraccio che non ha mai avuto fine, sta riversando su di me tutto l’amore che in questi dieci anni avevo rifiutato, e davvero ho fatto esperienza di come Lui ami ognuno di noi come se ciascuno fosse l’unico e il prediletto..perché..sembrava che Lui non aspettasse altro che io tornassi da Lui...e adesso...sarei folle se lasciassi la Sua mano...ora nel mio cuore verso di Lui c’è un Amore immenso, è Lui il mio Sposo e non lo lascerei per nulla e nessuno al mondo...

- Quando entrerai in convento, i modani criticheranno la tua scelta. Ti senti pronta a superare le incomprensioni e le critiche del mondo?

- Sì, mi sento pronta ad affrontare critiche e difficoltà..non che già ora manchino le incomprensioni..e ammetto che fanno male e feriscono..penso anzi che prima di me feriscano Gesù...
Per cui penso che la preghiera di riparazione sia fondamentale.. Per quanto riguarda me, “tutto posso in Colui che mi dà forza”...Lui ha fatto talmente tanto per me, e io non posso sopportare critiche e incomprensioni per Amore Suo?

- Sei disposta a rinunciare ai beni materiali, a una carriera lavorativa, a farti una famiglia, pur di seguire Cristo abbracciando la vita religiosa?

- Sì, sono disposta a lasciare quello che Lui mi chiede di lasciare. Non è un cammino facile, ma non è nemmeno impossibile...lo Sposo è vissuto nella povertà e nella scomodità, come possiamo noi Spose voler vivere in modo diverso? Quale assurda discrepanza ci sarebbe? Circa la famiglia, io pensavo di volermi sposare e avere una famiglia numerosa, penso ci sia anche bisogno di famiglie cristiane che diano testimonianza, ma non è quello che Lui mi chiede...Lui mi chiede di essere solo Lui il mio Sposo esclusivo...ed è qualcosa di talmente sublime che qualsiasi prospettiva a confronto non regge nella mia vita...io posso essere pienamente felice solo essendo sposa di Gesù...

- I tuoi amici si sono accorti che invece di essere attratta dalle cose mondane, sei più attratta dalle cose spirituali?

- Sì, se ne sono accorti già quando io stessa non avevo ancora capito a cosa il Signore mi chiamava...ora ovviamente è ancora più evidente, perché ho iniziato a condurre una vita molto ritirata, anche più di quanto già non facessi per indole...

- Che cos'è che ti affascina della vita religiosa?

- Ci sono tante cose, ma ne cito una che racchiude tutte: essere un tutt’uno con Gesù e vivere solo per Lui...vivere la sponsalità totale con Lui...sponsalità e consacrazione che vengono racchiusi nel simbolo dell’abito religioso che per me ha una importanza fondamentale, per ricordare a noi stessi e agli altri chi siamo e a cosa siamo stati chiamati...

- Tutti i cristiani hanno la vocazione alla santità, però i religiosi hanno un dovere speciale di ricercare la perfezione cristiana vivendo in maniera profonda gli insegnamenti evangelici. Ti affascina il lato ascetico della vita religiosa?

- Forse è quello che più di tutti mi affascina! Il lato ascetico, l’impronta contemplativa, la spiritualità che eleva l’anima a Dio, e crea un’intima unione con Lui che si sente e che avvolge...

- Ci sono tante altre lettrici del blog che, come te, stanno riflettendo seriamente sulla vocazione religiosa. Tuttavia alcune di esse si sentono un po' scoraggiate dal fatto che il mondo sta cercando di convincerle a lasciar perdere la vocazione, e a pensare solo a ricercare le effimere gioie mondane, come fanno in molti nel mondo. Cosa ti senti di consigliare a queste ragazze che sono indecise se rispondere alla divina chiamata ad abbracciare la vita consacrata?

- Io vorrei dire a queste ragazze: se Gesù vi chiama, come potete rifiutare la Sua chiamata? Le gioie del mondo passano, la fedeltà del Signore non passa mai, l’ho sperimentato sulla mia pelle! Se Lui vi chiama a diventare Sue Spose, riflettete sulla grande opportunità che vi sta dando, è una grazia incredibilmente grande! Pensate: GESU’ CRISTO vi ama a tal punto da corteggiare il vostro cuore...c’è secondo voi qualcosa, o qualcuno, che si può barattare con GESU’? E peraltro tutto questo Lui lo fa gratuitamente...noi non abbiamo nessun merito, nemmeno il minimo..la vocazione alla vita consacrata non deriva dal nostro merito. E’ un ulteriore atto di Amore di Gesù per noi. Anche io avevo paura di rispondere, ma poi Lui ha abbattuto pian piano tutte le mie paure. Se voi Gli permettete di conquistare il vostro cuore, e rispondete a Lui, anche solo dicendoGli “Signore, io vorrei ma ho paura, aiutami Tu”, Lui vi donerà qualcosa di talmente forte che a parole non si può nemmeno spiegare...“Volete andarvene anche voi?”




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venerdì 12 novembre 2021

Lo zelo per le anime

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena.


O Gesù, che ti sei dato per la salvezza del mondo, accendi nel mio cuore un grande zelo per la salvezza delle anime. 


1 - A misura che l’amore di Dio prende possesso dei nostri cuori, vi fa nascere e vi alimenta un amore sempre più grande per il prossimo, amore che, essendo soprannaturale, mira soprattutto al bene soprannaturale dei nostri simili e diventa perciò zelo per la salvezza delle anime.

Se amiamo poco Dio, ameremo poco anche le anime e, viceversa, se il nostro zelo per le anime è debole, vuol dire che altrettanto debole è il nostro amore per Iddio. Infatti, come sarebbe possibile amare molto Dio, senza amare molto coloro che sono figli suoi, che sono oggetto del suo amore, delle sue cure, del suo zelo? Le anime sono, per così dire, il tesoro di Dio; Egli le ha create a sua immagine e somiglianza in un atto di amore, Egli le ha redente nel Sangue del suo Unigenito in un atto di amore più grande ancora. « Dio ha talmente amato il mondo da dare il suo Figliolo unigenito, affinchè chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna » (Gv. 3, 16). Chi ha penetrato il mistero dell’amore di Dio per gli uomini, non può rimanere indifferente alla loro sorte: alla luce della fede ha compreso che tutta l’azione di Dio nel mondo mira al loro bene, alla loro felicità eterna, e vuole in qualche modo prendere parte a quest’azione, sicuro di non poter fare cosa maggiormente grata a Dio che prestare la sua umile collaborazione alla salvezza di coloro che gli sono tanto cari. Tale è stato Sempre il desiderio ardente dei santi; desiderio che li ha spinti a compiere eroismi di generosità pur di procurare il bene di un’anima sola. « Questa - scrive S. Teresa di Gesù - è l’inclinazione che il Signore mi ha data. Mi pare che Egli apprezzi di più un’anima sola che con le nostre industrie ed orazioni, per sua misericordia, noi gli guadagnamo, che non quanti servizi gli possiamo rendere » (Fd. 1, 7). 


È vero, il fine primario dell’azione di Dio è la sua gloria, ma questa gloria Egli, infinitamente buono, ama procurarsela particolarmente mediante la salvezza e la felicità delle sue creature, e di fatto nulla più dell’opera salvifica degli uomini esalta la sua bontà, il suo amore, la sua misericordia. Perciò, amare Dio e la sua gloria significa amare le anime, significa lavorare e sacrificarsi per la loro salvezza.

2 - Lo zelo per le anime nasce dalla carità, nasce dalla contemplazione di Cristo crocifisso: le sue piaghe, il suo sangue, i dolori strazianti della sua agonia ci dicono quanto valgono le anime al cospetto di Dio e quanto Dio le ama. Ma quest’amore non è corrisposto e sembra che gli uomini ingrati vogliano sempre più sfuggire alla sua azione. È il triste spettacolo di tutti i tempi che anche oggi si rinnova, quasi ad insultare Gesù e a rinnovare la sua Passione. « Tutto il mondo è in fiamme: gli empi, per così dire, anelano di condannare ancora Gesù Cristo, sollevano contro di lui un’infinità di calunnie e si adoperano in mille modi per distruggere la sua Chiesa ». Se Teresa di Gesù (Cam. 1, 5) poteva dire così del suo secolo tormentato dall’eresia protestante, tanto più possiamo dirlo noi del nostro, in cui la lotta contro Dio e contro la Chiesa è aumentata a dismisura e dilaga ormai in tutto il mondo. Beati noi se possiamo ripetere con la Santa: « La perdita di tante anime mi spezza il cuore. Vorrei che il numero dei reprobi non andasse aumentando... Mi pare che pur di salvare un’anima sola delle molte che si perdono, sacrificherei mille volte la vita » (ivi, 4 e 2). Ma non si tratta solo di formulare desideri: occorre fare, occorre agire e patire per la salvezza dei fratelli.

S. Giovanni Crisostomo afferma che « nulla è più freddo di un cristiano che non si cura della salvezza altrui ». Questa freddezza è conseguenza di una carità molto languida; accendiamo, ravviviamo la carità, e sì accenderà in noi lo zelo per la salvezza delle anime. Allora il nostro apostolato non sarà più soltanto un dovere imposto dall’esterno, cui dobbiamo necessariamente attendere per obbligo del nostro stato, ma sarà un’esigenza dell’amore, una fiamma che divampa spontaneamente per il calore interno della carità.

Darsi alla vita interiore non significa chiudersi in una torre d’avorio per godere indisturbati le consolazioni di Dio disinteressandosi del bene altrui, ma significa concentrare tutte le proprie forze nella ricerca di Dio, nel lavorare per la propria santificazione, onde diventare accetti a Dio ed acquistare così una potenza di azione e d’intercessione, mediante la quale ottenere la salvezza di molte anime. 



[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

giovedì 11 novembre 2021

Prepararsi alla morte

Dagli scritti di Padre Felice Maria Cappello (1879-1962).


La Chiesa in questi giorni nella sua liturgia fissa la nostra pupilla sopra una schiera di anime elette che già godono nei cieli della visione beatifica di Dio e che ci additano il sentiero da percorrere per raggiungere anche noi questa meta: ci fa altresì fissare il nostro sguardo sulle anime del purgatorio che attendono con ansia il momento di essere ammesse al paradiso. La Chiesa, durante tutto il mese di novembre ci ricorda il dovere che abbiamo di pregare per queste anime doloranti onde abbreviare coi nostri suffragi le loro pene è anticipar loro quella felicità alla quale anelano, e queste anime da noi suffragate, una volta salite al Cielo, ci saranno avvocati presso Dio: quanto facciamo per esse, lo facciamo per noi, esse ce lo renderanno pregando per noi. La preghiera per i morti è un’opera tanto gradita a Dio e assai meritoria per le nostre anime.

Anche per noi verrà un giorno nel quale scompariremo alla scena di questo mondo: noi dovremmo richiamare sovente il ricordo della morte e la Chiesa con questo pensiero vuole insegnarci una verità e darci una lezione, che cioè dobbiamo prepararci ogni giorno per fare una morte calma e tranquilla, beata e santa: vivendo con questi sentimenti possiamo così assicurarci fin d’ora questa sorte invidiabile di una santa morte, preludio e caparra della beatitudine eterna.

Quattro sono i mezzi per questa preparazione: Primo mezzo tenerci sempre preparati, pensando che la morte può coglierci ad ogni momento; vivendo in mezzo al mondo è facile essere trascinate al suo modo di pensare e di fare: i mondani non vogliono pensare alla morte perché li rattrista e con questo si lusingano di tenerla lontana, mentre essa è inesorabile e certissima e ci raggiunge quando meno ci si aspetta. Noi dobbiamo invece seguire l’esempio dei Santi che sempre tenevano innanzi alla loro memoria il ricordo della morte.

Il secondo mezzo, è tenerci distaccate da tutte le cose del mondo: essa ci separa da tutto, è dunque bene che già fin d’ora distacchiamo il nostro cuore da tutte quelle vanità che potrebbero tenerci eccessivamente legati [...].

Il terzo mezzo è la purità di coscienza: la morte fa spavento quando la coscienza non è tranquilla e vivo sente il rimorso per le colpe commesse; quanto più l’anima si tiene lontana dal peccato, tanto più essa si prepara una morte calma e serena e pregusterà le gioie che Dio tiene preparate per quelle anime che io hanno fedelmente servito.

Il quarto mezzo ci viene insegnato da san Bernardo ed è che noi dobbiamo comportarci in ogni nostra azione come se fosse l’ultima della nostra vita, così pure, come se ogni giorno dovesse essere per noi l’ultimo. Del resto chi può assicurarci del contrario? — Quanti si sono alzati al mattino senza ombra di malessere, e prima di sera erano già nella loro eternità? — Si può morire da un momento all’altro, a tutte le età, in tutte le condizioni; lo Spirito Santo ci dice « State preparati perché la morte viene quando meno ci si pensa ».

Se noi dunque vogliamo fare una morte calma e tranquilla, beata e santa che ci assicuri il paradiso e ci faccia annoverare tra le anime sante, dobbiamo cercare di essere fedeli a questi insegnamenti; nelle nostre mani sta la nostra eternità beata: essa sarà tale quale noi ce la saremo fatta: nel mondo si pensa a tutto, ma assai poco all'eternità eppure questo dovrebbe essere l’unico ideale, salvare e santificare la propria anima.

Ascoltiamo la voce dei santi che c’incoraggiano a seguire il cammino da essi percorso: essi ci dicono « Come abbiamo fatto noi dovete fare altrettanto voi »: e infatti se essi hanno potuto vivere in modo da prepararsi una morte calma e tranquilla, beata e santa, perché non posso farlo anch’io?

San Bernardo diceva ai suoi figli: « Se voi vi attenete a queste massime, io nel nome di Dio vi assicuro una morte calma e tranquilla, beata e santa che sarà come il preludio e caparra della felicità del Cielo ». Lo stesso prometto io a Voi nel Nome del Signore e che possiate altresì sentirvi dire in quell’ultima ora: « Venite a me, benedette, a godere del premio che il Padre mio vi ha preparato » e anche se dovete passare un po’ al purgatorio, possiate essere presto ammesse a far parte dell’eterna felicità del paradiso.




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mercoledì 10 novembre 2021

Offrire a Dio il Santo Sacrificio della Messa

Dagli scritti di Don Giulio Barberis (1847 - 1927), seguace e collaboratore di San Giovanni Bosco.


Questo unico sacrificio della nuova legge racchiude in sè tutti i sacrifici della legge antica, e da solo procura alla SS. Trinità maggior gloria ed onore, che non tutti insieme i sacrifici dell’antico patto. Nella legge mosaica si offerivano quattro sorta di sacrifizi: l’olocausto, per riconoscere il supremo potere di Dio sulle creature, ed onorare la sua divina maestà e celebrare la sua infinita bontà: e questi si dicevano sacrifici latreutici; i sacrifici eucaristici, o di ringraziamento, in riconoscenza dei benefici ricevuti; i sacrifizi espiatori o propiziatori, per l’espiazione dei peccati degli uomini, propiziandoci così il Signore prima sdegnato per le nostre colpe; ed i sacrifici pacifici od impetratori, stabiliti per domandare ed ottenere le grazie necessarie onde camminare nella via della giustizia. Il sacrifizio della Messa da solo produce questi quattro medesimi effetti, e li produce in un modo infinitamente più perfetto, essendo stato istituito ed offerto da Gesù Cristo per questi medesimi fini, cioè per onorare la suprema maestà di Dio, per ringraziarlo dei suoi favori, per riparare le ingiurie che gli son fatte dal peccato, e per ottenere da lui tutte le grazie di cui l’uomo ha bisogno. È pertanto necessario assistere al santo sacrificio della Messa con gran rispetto e raccoglimento e divozione, se si vogliono da essa ricavare i frutti che può recare, pensando che è Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, che immola se stesso sull’altare per le mani del sacerdote, come fu immolato sul Calvario per le mani dei carnefici; è la medesima vittima e il medesimo sacrificatore principale.

Gesù Cristo sacerdote offerente.

Conviene che tu noti bene ciò che dissi qui sopra, che il primario e vero offerente di questo santo sacrifizio è Gesù Cristo medesimo: non è il sacerdote, non è il vescovo, neppure il Papa. Non volle Gesù che il sacrificatore fosse un angelo, neppure che fosse la stessa sua madre santissima; volle essere egli medesimo, prete dei preti, vescovo dei vescovi, Figlio unico di Dio, sacerdote eterno secondo l’ordine di Melchisedech. È lui che dà alla santa Messa la sua eccellenza incomparabile. I sacerdoti non ne sono che i servitori. Essi imprestano a Gesù, direi così, la loro bocca, la loro voce, le loro mani per l’esecuzione del divin sacrifizio, ma il sacrificatore è Gesù medesimo. Il dolce Salvatore si degna di farsi nostro sacerdote, nostro medico, nostro avvocato! [...]

Valore della Messa.

Segue da ciò, che ogni Messa è d’un valore che ha dell’infinito, ed è celebrata da Gesù Cristo stesso con una divozione, un rispetto, un amore al disopra di quello che possono comprendere gli angeli e gli uomini. Noi pertanto non possiamo comprendere tutta l’eccellenza del sacrifizio dell’altare. Oh Gesù! Quale incomprensibile mistero, e quale fortuna per noi, poveri peccatori, di essere ammessi ad assistere alla santa Messa e di potercene appropriare i frutti! Considera attentamente, o mio buon figliuolo, il vantaggio che te ne proviene dal poter assistere a così santo sacrificio. Nostro Signore si offre per te; egli si fa mediatore tra la tua colpabilità e la giustizia divina; egli trattiene i castighi che ogni giorno meriterebbero i tuoi peccati. Oh! se aprissi bene gli occhi a questa verità, quanto ameresti la santa Messa! Come sospireresti la fortuna di potervi assistere, come l’ascolteresti devotamente, come soffriresti ogni qualvolta fossi impossibilitato di assistervi! Quanto anzi desidereresti di poterne ascoltare varie ogni giorno!

Altri offerenti.

L’essere Gesù Cristo medesimo in persona il vero sacrificatore e principale sacerdote della Messa, non toglie nulla di dignità ai sacerdoti terreni di cui egli vuole materialmente servirsi. Sono essi con ciò elevati a rappresentare Gesù Cristo medesimo, tengono le veci di Gesù ed agiscono in nome di Gesù. Essi sono i ministri, gli strumenti che gli prestano le loro mani e la loro voce. Ma bisogna ancora sapere che in terzo luogo sono offerenti del sacrifizio anche quelli che partecipano alla santa Messa, poiché tutti i fedeli in unione di Gesù e del sacerdote hanno il potere di offrire il santo sacrificio. Inoltre vanno notati come offerenti, e perciò il valore della Messa è applicato primieramente a loro, quelli che somministrano la limosina per farla celebrare; quelli che procurano l’apparato necessario per il sacrificio; ed infine tutti coloro, che impediti dalle loro occupazioni non potendo assistervi corporalmente, vi si uniscono con l’intenzione. Tutti costoro offrono la vittima divina e partecipano al frutto dell’offerta.

L’offrire la Messa è privilegio di tutti.

Tengo per certo che una delle più eccellenti grazie che Dio abbia accordate a tutti i fedeli, senza distinzione di sesso, d’età o di stato, sia questa: che non abbia concesso ai sacerdoti soltanto, ma altresì a tutti gli uomini di poter offrire a sua divina maestà questo augusto sacrificio. È per questo che l’apostolo San Pietro proclamò i fedeli stirpe eletta, sacerdozio regale, gente santa, popolo di acquisto, affinchè esaltino le virtù di colui che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile sua luce. Gesù ti dà il diritto di offerire questo sacrificio non solo per te, ma a modo dei sacerdoti anche per gli altri, cioè per coloro, chiunque essi siano, per cui l’offri. E questo è certo, poiché nel canone della Messa il sacerdote dice espressamente non essere il sacerdote solo che offre il sacrifizio, ma essere tutti i circostanti. E nell’Orate fratres il sacerdote, voltandosi ai fedeli, aggiunge: « Affinchè il mio e vostro sacrificio sia accettevole presso Dio Padre onnipotente ». E dopo l’elevazione del calice il sacerdote ripete che non è egli solo, ma unito al popolo che offerisce alla sovrana maestà, un sacrificio puro, santo ed immacolato. Bisogna pertanto che chi assiste al santo sacrificio, o colle parole o almeno con l’intenzione, si unisca al sacerdote, onde partecipare più abbondantemente del frutto del sacrificio. Che privilegio hai tu sebbene non sacerdote, di poter offrire così facilmente il corpo ed il sangue del Salvatore! Oh! approfitta di questo potere! Esercita tutti i giorni quel sacerdozio di cui la misericordia di Dio ti ha investito, e pensa proprio ad unirti spiritualmente al sacerdote, e ad offerire con lui il divin sacrificio. Senza questo non sentiresti bene la Messa; perchè ascoltare la Messa non è solamente esser presente materialmente, è offerire il sacrificio in unione col sacerdote.


[Brano tratto da "Il Vade mecum dei giovani salesiani" di Don Giulio Barberis, SEI, Imprimatur: Taurini, die 18 julii 1931, Can. p. Franciscus Paleari].




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martedì 9 novembre 2021

Coraggio nel seguire la chiamata di Gesù alla vita religiosa

Tempo fa ho avuto un lungo colloquio telefonico con una carissima lettrice del blog innamorata di Gesù Cristo. Questa nostra sorella nella fede stava soffrendo tantissimo nel suo cuore, a causa di problemi riguardanti la sua vocazione (adesso finalmente vive felice in un monastero di clausura). A beneficio di coloro che attualmente si trovano nelle stesse condizioni di sofferenza, ripubblico la lettera di incoraggiamento che le scrissi.

Carissima sorella in Cristo,
                                                sono contento di averti sentito al telefono, ma ho provato anche compassione nel sentire il tuo cuore afflitto a causa delle varie avversità che ti affliggono. Mi hai colpito molto quando a un certo punto del colloquio hai sospirato di voler entrare presto in monastero e di abbandonare definitivamente il mondo. Ho percepito chiaramente che hai il cuore il lacrime. Fa sempre pena sentire una persona che soffre, ma quando a soffrire è una persona come te che desidera solamente amare Gesù buono per tutto il resto della vita, la compassione è maggiore. Dai non ti scoraggiare, affidati nelle mani della Mediatrice di tutte le grazie e vedrai che tutto andrà per il meglio.

Mi è piaciuta molto la storia della tua vocazione e apprezzo tanto la forza d'animo che hai avuto nel voler lasciare tutto per donarti a Dio. Ben pochi avrebbero avuto il coraggio di rinunciare a ciò che hai rinunciato tu per abbracciare la vita religiosa. Gesù si è scelto davvero una sposa generosa e coraggiosa, sono contento che solo Lui potrà possedere il tuo cuore.

Chissà quante lacrime hai versato a causa del tuo amore per il Redentore Divino, ma chi semina piangendo raccoglierà con gioia i frutti nella Patria Celeste. Su questa terra siamo solo di passaggio, dobbiamo guadagnarci il Paradiso portando la croce per amor di Dio, dimostrando così il nostro amore per Lui. Con queste sofferenze ti stai purificando in attesa delle nozze col tuo amato Sposo. Nelle tue preghiere invoca anche l'aiuto dell'eroica Fondatrice dell'ordine in cui aspiri di entrare, vedrai che sarà molto felice di accoglierti tra le sue seguaci. Il diavolo sta cercando di seminare confusione per farti cadere nello scoraggiamento e farti commettere qualche errore; infatti diceva San Luigi Gonzaga che il demonio riesce sempre a pescare qualcosa nel torbido. Stai allegra e serena, confida nella Madonna e rimani con l'animo pronto ad accettare qualsiasi cosa avverrà. Non temere, in tutta la storia della Chiesa non è mai accaduto che qualcuno sia ricorso con fiducia a Maria e sia rimasto abbandonato. Mai!

Ricordati di chiedere l'aiuto anche di San Giuseppe, castissimo sposo della Beata Vergine e provvido custode della Sacra Famiglia. Quanti benefici si ottengono grazie alla sua intercessione!

Te lo ripeto, non temere. Gesù ti è molto vicino in questo momento in cui senti il peso della croce, che vuoi di più? Lui ti ama e ti vuole davvero felice. Se permette che adesso tu sia nel dolore, lo fa solo per trarne un bene maggiore. Nella Patria Celeste comprenderai tutto ciò in maniera luminosa e loderai la Divina Provvidenza che ti aveva mandato questa croce per farti meritare dei beni più grandi. Se resterai fedele alla Sua volontà, riceverai la ricompensa dal suo Cuore per omnia sæcula sæculorum. Così sia.

Tuo fratello in Cristo,

Cordialiter




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lunedì 8 novembre 2021

Domande a un'ex religiosa

Non è facile trovare persone esperte di vocazioni religiose, dalle quali ricevere risposte su questo tema. Ripubblico una specie di "intervista" fatta a una lettrice del blog che ha vissuto un lungo periodo di tempo in monastero (è uscita a causa di giustificati motivi e col permesso delle autorità ecclesiastiche).

- In passato vivevi lontano da Dio, poi come hai fatto a ritrovarti in un monastero di clausura?

- Sì, vivevo lontana da Dio, purtroppo non ho ricevuto in casa un'educazione cristiana, nonostante i miei credevano, ma è la solita storia, credenti non praticanti con i 10 comandamenti “fai da te”. Niente valori morali e le conseguenze te le lascio immaginare. Quando è avvenuto il mio primo incontro con Gesù sono impazzita d'amore per Lui, per poco non morivo di dolore per aver compreso il mio peccato, ma affidandomi alla Sua Misericordia l'ho superato. Purtroppo, a causa di un periodo troppo breve di discernimento, ho scambiato il mio desiderio di una profonda intimità con lo Sposo e anche il mio grande amore per la preghiera, per una vocazione completamente contemplativa.

- Perché una ragazza dovrebbe rinunciare a discoteche, viaggi, divertimenti, fidanzato e carriera lavorativa per entrare in monastero?

- Alle discoteche sarebbe meglio rinunciarvi a prescindere dalla vocazione! Non sto a raccontarti la mia esperienza, ma è un regno di morte dove i figli di Dio non dovrebbero entrarci. Tutti gli altri interessi se finalizzati al bene e a onore e gloria del Signore, non sono sbagliati, ma quando c'è la chiamata a seguirLo, sappiamo bene che si deve lasciare tutto per poi avere il Tutto! Devo dirti la verità, a me non piace usare tanto il termine "povera creatura" anche se è vero che lo siamo, è chiaro, ma preferisco dire ad una ragazza che decide di sposare una creatura che un uomo lo sposi per amore, invece se sposi Gesù sposi L'AMORE! Credo che tutto il resto davanti a questo scompaia... e poi, credimi, è una cosa spontanea, inizia a nausearti tutto, come dice Qoelet, tutto è vanità.

- I mondani pensano che la vita monastica sia triste. Tu ti sentivi triste quando eri suora di clausura?

- Se è sicura la vocazione, se nel monastero c'è l'amore fraterno, la comunità è in armonia, c'è il fervore per la preghiera e una equilibrata osservanza, no, una monaca non può essere triste, ma anzi è sempre gioiosa. Nel mio caso, io ero sofferente solo per il fatto che non ero al mio posto, ma ti posso dire che nonostante non fosse facile vivere dove ero per i problemi di cui ti ho già parlato, non sono mai stata triste, perché ero con lo Sposo e obbedivo sempre al Direttore spirituale e ai superiori. Certo, per carattere sono molto gioiosa e questo mi ha agevolata!

- È importante fare un'esperienza vocazionale in monastero?

- Se puoi farla per qualche mese all'interno del monastero, direi proprio di sì. Io ad esempio anche se ho capito che non era la mia strada, ritengo sia stata una grazia, ho ricevuto una formazione spirituale, liturgica, ascetica, che non si può ricevere fuori, me ne accorgo confrontandomi con altre persone che fanno un serio e impegnativo cammino cristiano, ma non arrivano a certe sensibilità che si acquisiscono stando alla scuola della preghiera, e vivendo tutto il giorno alla presenza di Dio.

- Perché pur essendo tornata nel mondo, continui ad avere uno stile di vita quasi monastico?

- Perché quando arrivi, passami il termine, a certe altezze, non vuoi più scendere! Sono nel mondo, ma non sono più del mondo, i miei piedi sono in terra ma il cuore è già in Paradiso. Poi quando hai ricevuto per anni quel tipo di formazione è difficile tornare a vivere con i criteri del mondo, grazie a Dio! Quando conosci la gioia e il senso di libertà che si prova nel vivere con impegno i consigli evangelici per diventare sempre più simile a Gesù casto, povero e obbediente, a meno che non scegli volontariamente di allontanarti dal volergli assomigliare, no, non si può tornare indietro.

- Le persone poco fervorose dicono che pregare in silenzio dinanzi al Santissimo Sacramento sia tempo sprecato. Tu cosa ne pensi?

- Ah! che grande dolore provo quando vedo le persone chiacchierare prima, dopo e durante la Messa, e non si accorgono che Gesù è lì vivo ed aspetta solo di parlare con loro, ma se non fanno mai silenzio, come fanno a sentirlo? E purtroppo questo succede anche tra le persone che ostentano un cammino spirituale serio! Se solo potessero scoprire cosa si prova nell'anima quando si fa silenzio, non solo esteriore ma anche interiore, e il Signore ti parla, le Sue parole sono dolci come il miele, carezze per l'anima. Sai quante volte ringrazio il Signore per avermi fatto capire questo e lo supplico di concedere a tutti questa grazia, se solo sapessero che il tempo è di Dio, neppure quello ci appartiene, e cosa c'è di meglio che trascorrerlo con Chi l'ha creato? E poi se fosse tempo sprecato, la Santa Madre Chiesa dovrebbe sopprimere tutti gli ordini di vita contemplativa dove i consacrati di tutto il mondo stanno la maggior parte della loro giornata davanti al Santissimo Sacramento in silenzio. È strano però, e te lo posso dire per esperienza, che proprio quelle persone vanno nei monasteri a chiedere preghiere alle monache!!

- Che consigli daresti a una ragazza che si sente attratta dalla vita religiosa?

- Direi di trovarsi prima di tutto un buon direttore spirituale, di non aver eccessiva fretta, perché a volte l'entusiasmo della chiamata può far cadere in qualche errore, di armarsi di scudo e corazza (la fede) contro gli attacchi della carne, del mondo, e del maligno, che faranno di tutto per farle cambiare idea, io aggiungerei anche da quelli dei parenti che faranno di tutto per offrirle altre alternative per confonderle, ad esempio: se scelgono la vita contemplativa provano a suggerirle quella attiva, ecc… oppure nei momenti più difficili, quando il Signore prova la fede diventano come gli amici di Giobbe! Direi inoltre di non scoraggiarsi di fronte alle molteplici difficoltà iniziali, di ricordarsi di S. Faustina quando Gesù mettendola alla prova le disse di lottare perché il cielo e la terra la stavano a guardare.




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domenica 7 novembre 2021

Sentire con Cristo

Dagli scritti di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena (1893 - 1953).


O Gesù, fa’ che io possa nutrire per le anime sentimenti simili a quelli del tuo Cuore divino. 

1 - Un’efficace collaborazione esige sempre una certa affinità d’intenti e di metodi fra il promotore dell’opera e i suoi collaboratori, anzi questa affinità deve essere tanto più profonda quanto più l’opera da compiersi non è materiale, ma spirituale. Dovendo collaborare con Dio per il bene delle anime, l’apostolo deve vivere in intima affinità spirituale con lui, sì da entrare il più possibile nelle sue vedute e nei suoi disegni per la salvezza del mondo. Solo penetrando a fondo il mistero dell’amore di Dio per gli uomini, l’apostolo potrà cooperare all'effusione attuale dell’amore e della grazia. Mediante le virtù teologali egli deve tenersi in contatto intimo con Dio e cercare di cogliere il movimento profondo del suo amore. La fede c’insegna che Dio ha chiamato all’esistenza gli uomini, spinto dalla sua bontà infinita che ha voluto effondersi al di fuori di sè, onde partecipare ad altri qualche cosa del suo bene, della sua felicità, della sua stessa vita. Ecco la grazia, creazione del suo umore, che rende gli uomini consorti della sua natura. E quando gli uomini, col peccato, si sono distaccati da lui rendendosi immeritevoli del suo dono, Egli non ha rinunciato il suo piano d’amore e, per poter ridare ad essi ciò che colpevolmente avevano perduto, ha sacrificato il suo Unigenito «che per noi uomini e per la nostra salute discese dal cielo» (Credo). 

L’apostolo deve comprendere a fondo che l’azione di Dio per gli uomini è tutta azione di amore: è l’azione del Padre che va in cerca del figliol prodigo, del pastore che va in cerca della pecorella smarrita; è l’azione di Dio che vuol offrire agli uomini la sua amicizia per renderli felici, per poterli accogliere nella sua casa, per poterli ammettere alla sua intimità, per renderli beati della sua beatitudine eterna. L’apostolo deve cercare di mettere il proprio cuore a contatto col cuore di Dio per riempirlo del suo amore, per condividere la sua carità verso gli uomini. L’apostolo deve, per così dire, sentire con Dio, sentire con Cristo, ossia nutrire profondi sentimenti di amore per i suoi fratelli, pallido riflesso dell’amore di Dio per gli uomini. 

2 - Non solo nella preghiera, ma nell’esercizio stesso del suo apostolato, l’apostolo deve cercare di mantenersi a contatto con Dio e col mistero del suo amore per gli uomini, cui deve umilmente collaborare. Cercherà questo contatto attraverso un intenso esercizio della fede che gli farà sempre più comprendere il mistero della Redenzione, che gli farà riconoscere l’attuazione di questo mistero nelle varie circostanze della vita, nello svolgersi degli avvenimenti, che lo aiuterà ad inserire la sua umile azione nella grande azione divina. In tal modo, anche quando userà mezzi umani, anche quando si occuperà di questioni materiali, si manterrà in un’atmosfera soprannaturale: non perderà mai di vista il fine ultimo della sua attività, ma sarà sempre desta in lui la consapevolezza di collaborare con Cristo alla salvezza delle anime. 

Alla fede l’apostolo deve unire un’ardente carità, perchè il contatto con Dio e l’affinità col suo amore si realizzano appunto per via d’amore. La carità, per la forza d’intuizione che le è propria, permetterà all’apostolo di penetrare più a fondo il mistero della Redenzione, di gustare la dolce realtà dell’Amore infinito che in esso si manifesta e lo spingerà a vivere in intima comunione con questo Amore, di cui deve essere il collaboratore e lo strumento. Allora il suo esempio, le sue parole renderanno testimonianza di verità non solo credute in teoria, ma vissute in pratica, ma assaporate, sperimentate nel contatto intimo con Dio. Allora l’apostolo potrà affermare con S. Giovanni: « Noi abbiamo conosciuto e creduto alla carità che Dio ha per noi » (1Gv. 4, 16) [...]. 

Mediante la fede e l’amore l’apostolo giungerà ad un'affinità spirituale sempre più grande col mistero della Redenzione e con Gesù che ne è il grande Attore, potrà fare suoi i sentimenti di Gesù, secondo la parola di S. Paolo: « abbiate in voi quel sentire che era anche in Gesù Cristo » (Fil. 2, 5). Questo « sentire con Cristo », che significa amare e volere all’unisono col Cuore divino, che significa condividere il suo amore immenso per Dio e per le anime, è il segreto di ogni apostolato.


[Scritto tratto da “Intimità Divina”, di Padre Gabriele di S. Maria Maddalena, pubblicato dal Monastero S. Giuseppe delle Carmelitane Scalze di Roma, imprimatur: Vicetiae, 4 martii 1967, + C. Fanton, Ep.us Aux.].

sabato 6 novembre 2021

L'Amore non è amato

Vorrei che tutte le persone del mondo potessero leggere la splendida lettera che la Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny scrisse l'8 dicembre del 1882.


La Servianne, 8 Dicembre 1882

Carissime Figlie in Cristo, siamo giunte al primo giubileo della Fondazione del nostro piccolo Istituto! [...] I vostri cuori traboccano di gioia e di riconoscenza; che potrei aggiungere ai vostri sentimenti e alla vostra religiosa commozione? Lasciatemi almeno lanciarvi il grido che errompe dal profondo della mia anima: Amore, amore!

Amore a Dio che ha tanto amato il mondo da mandare il suo unico Figlio per salvarlo! Amore all'Agnello che ci ha lavati nel suo Sangue adorabile e si è immolato per redimerci! Amore a Gesù Ostia che da dieci anni si degna di rimanere esposto sui modesti altari dei nostri monasteri! Amore al Cuore divino che ha conquistato i nostri cuori! Sorelle e Figlie carissime, vorrei comunicarvi la celeste Passione di Gesù Cristo. Egli è venuto a portare il fuoco dell'Amore sulla terra; che posso desiderare se non che esso infiammi le vostre anime? Vorrei vedervi divorate da questo amore; ma non di un amore di desideri e di sentimenti infecondi, bensì di un amore in opere e verità che va fino all'estrema dedizione e si lascia portare dall'Amato fino all'estrema immolazione. Per aggiungere fiamme al vostro fuoco di amore vi ricordo e vi metto al vivo come è odiato in questo tempo infelice Colui che amiamo; quanto è disprezzato Colui che adoriamo; quanto è oltraggiato Colui che serviamo in ginocchio.

L'Amore non è conosciuto, l'Amore non è amato, Sorelle mie! Quando ho visto l'odio del mondo per Dio che è Amore; il disprezzo e gli oltraggi del mondo per Colui che è Padrone di ogni potere in cielo e in terra; quando ho visto l'Armata di Satana devastare il campo delle anime per le quali il mio Salvatore ha versato il Suo Sangue, «il mio cuore si è liquefatto come cera nel mio petto», e per mezzo dell'amore che desidera fare di più di quanto è in suo potere e crede che tutto gli sia possibile, ho osato chiedere al Divino Amore di formarsi una piccola falange di Vergini che siano i Serafini della terra, anime pronte alla sofferenza, ardenti nella dedizione e che nulla, all'infuori dell'obbedienza guidata dalla prudenza che spetta all'Autorità, possa arrestare sulla via del sacrificio; anime completamente abbandonate alla sua azione divina, nelle quali si compiano interamente i suoi disegni di misericordia; anime eucaristiche riparatrici e apostoliche; anime ostie unite a Lui, trasformate in Lui, offerte e sacrificate da Lui; che non vivono più, ma nelle quali Egli viva, la cui vita sia nascosta con Lui in Dio; ostie vive nelle quali Egli completi, in un certo modo, la sua Passione, e di cui Egli disponga secondo il suo beneplacito per la sua gloria. Sorelle, è un sogno il mio? A voi la risposta, a voi il provare a Gesù con lo slancio e la generosità dei vostri cuori, che Egli non vi ha chiamate invano nel suo santuario e attorno al suo altare!

[...] Lo scopo di Satana, l'ideale delle sette è di scacciare Gesù Cristo dal mondo, di abolire perfino la memoria della sua dottrina e di strappargli le anime; bisogna dunque, Sorelle, amare Gesù Cristo, unirsi a Gesù Cristo, imitare Gesù Cristo, conquistare anime a Gesù Cristo. Bisogna amare Gesù Cristo e unirci a Gesù Cristo. Amiamolo da Vergini e da spose; gettiamo ai suoi piedi adorati i nostri gigli che Egli stesso ha fatto crescere, bagnandoli col suo Sangue prezioso, e il cui profumo sarà respirato da Lui solo.

L'Istituto è innanzitutto un'opera di amore; perciò esso non accoglie che anime ripiene di un amore generoso, delicato, ardente. Ecco perché ci siamo consacrate al Cuore di Gesù, centro dell'amore; ecco perché ci siamo strette attorno all'Eucarestia, capolavoro dell'Amore. L'Eucarestia è Dio con noi e ci dà la consumazione dell'Amore, l'unione reale con Gesù Cristo. Dobbiamo esaltare Gesù Cristo con l'adorazione, con immenso rispetto, fede viva e la virtù di religione portata al suo più alto grado, attinta in Gesù Cristo e che dalle nostre anime risalga a Lui e, per Lui all'adorabile Trinità.

Consacriamo i nostri cuori ad estinguere, per quanto possibile, la sete ardente che ha Gesù Cristo di essere conosciuto e amato dalle sue creature. Alle raffinatezze dell'odio infernale, vogliamo donare a Gesù Cristo tutte le delicatezze dell'amore che compatisce, che ripara, che tutto condivide e nulla rifiuta; dell'amore che strappa al Cuore del Diletto i segreti della sua carità ardente, dello zelo che lo divora, delle sue agonie, dei suoi dolori, dei suoi sacrifici; dell'amore che dà vita per vita e che per la gloria di Dio, è pronto anche a dare il suo Sangue. Ecco perché ci sforziamo di attuare i desideri del Cuore di Gesù. Ecco perché cerchiamo nel Cuore Immacolato di Maria, fonte di tenerezza e di amore, e negli ultimi anni della sua vita consumati dal martirio d'amore, il modello dei nostri sentimenti e della nostra vita. Ecco perché noi offriamo tutto e noi stesse per ciò che il Cuore di Gesù ha maggiormente amato.

Bisogna imitare Gesù Cristo. L'inferno vuole abolire la dottrina di Gesù Cristo? Noi lo seguiremo e lo imiteremo il meglio possibile, proprio in ciò che si oppone alla dottrina infernale delle sette. Esse predicano l'orgoglio, la ribellione, l'indipendenza; noi impareremo alla scuola del Cuore di Gesù, per praticarle con sforzo continuo, «le virtù della mitezza e della profonda umiltà che con l'ubbidienza e il sacrificio, formano le basi del nostro Istituto». Tenderemo a fare della perfezione dell'ubbidienza il carattere distintivo della nostra società.

[...] Le sette insegnano l'edonismo, il materialismo e il più gretto egoismo; noi vi opporremo la ricerca della totale abnegazione, il vigore della perfezione interiore e una incessante mortificazione in ogni cosa, per quanto sarà possibile; vi opporremo un amore generoso della croce, lo spirito di sacrificio, d'unione a Gesù immolato, che non è altro che lo spirito stesso del cristianesimo; vi opporremo una squisita purezza, le caste delicatezze della verginità, l'oblio dei nostri interessi personali, e infine, l'intero sacrificio di noi stesse per la maggior gloria di Dio. [...]

Bisogna conquistare anime a Gesù Cristo. Agli sforzi infernali per strappare le anime a Gesù Cristo, opporremo lo zelo e la dedizione dell'amore. Quanto sbaglierebbe l'anima che venisse a cercare in questo Istituto esclusivamente la propria perfezione! Una Figlia del Cuore di Gesù deve essere non solo un altro Gesù Crocifisso per lo spirito di sacrificio e di volontaria penitenza, o come un altro Gesù Ostia per lo spirito di oblazione e di immolazione perpetue, ma deve essere anche un altro Gesù Redentore compiendo in se stessa «ciò che Gesù Cristo deve soffrire in noi, per la formazione del suo corpo che è la Chiesa», per le stesse intenzioni del sacrificio di Nostro Signore, che sono la gloria di Dio e la salvezza delle anime. «Questa umile Società non è fondata soltanto per la salvezza e la santità dei suoi membri, ma perché i suoi membri si adoperino, con l'aiuto della grazia e con tutte le loro forze, alla salvezza delle anime, per il servizio dei sacri interessi del Cuore di Gesù, della santa Chiesa e del Sacerdozio cattolico, per mezzo della preghiera, del sacrificio, della diffusione della devozione verso il Cuore adorabile di Gesù e verso la Vergine Immacolata, Regina e ausiliatrice della Chiesa».

E come potremo noi dal profondo della nostra miseria elevarci a cose tanto sublimi? Sorelle faremo tutto per mezzo di Gesù Cristo; mediante la nostra unione al suo Cuore e al suo sacrificio, l'offerta dei suoi meriti infiniti e del preziosissimo calice del suo Sangue adorabile. Faremo tutto per Maria, l'Associata al divin sacrificio, per la quale venne sempre l'aiuto divino alla Chiesa contro i suoi nemici, e che, dopo aver annientato tutte le eresie, distruggerà certamente anche la grande apostasia sociale dei tempi presenti» [...].

E poiché ad ogni errore è seguito sempre il trionfo spirituale di ciò che esso combatteva, è certo che la Chiesa godrà in futuro di una meravigliosa fioritura di Ordini religiosi e di uno splendido risveglio di vita cristiana. O Sorelle! ... umiltà profonda, ma fiducia illimitata; abbandono senza riserva all'azione della grazia, perché «poche anime comprendono ciò che Dio opererebbe in esse, se si abbandonassero completamente nelle sue mani e lasciassero agire la grazia divina».

Capirete facilmente come un Istituto che ha simili scopi, non può accettare anime ripiegate su se stesse, meschine, pusillanimi, che cercano le dolcezze della pietà, invece di cercare il sacrificio e la perfezione; esso ha bisogno di anime generose, ardenti nell'immolazione, dimentiche di se stesse e soprattutto piene di quella dedizione amorosa che va dritta al Cuore del Diletto!




[Nella foto in basso, il suo corpo incorrotto dal 1884]





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venerdì 5 novembre 2021

Testimonianza di una studentessa universitaria

Ripubblico una bella testimonianza di una ragazza.

Caro Cordialiter,
                         sono una giovane emiliana che presto andrà per la prima volta in pellegrinaggio a Lourdes con l'UNITALSI.

Ti scrivo perché voglio raccontarti la mia storia, ma soprattutto chiederti consiglio. Ho grande attesa nei confronti di questo pellegrinaggio. Il motivo è semplicissimo: sin d'ora mi ha dato la possibilità di aprirmi a Dio molto più rispetto a quanto non avessi mai fatto prima. Nell'irrequietezza dei miei 22 anni e del mio carattere, non pretendo certo di capire tutto subito, ma mai avevo sentito così forte la voce di Dio. Cosa voglia da me ancora non lo so... è passata solo una settimana da quando ho visto concretizzarsi la mia partenza e da allora più pregavo e più avevo voglia di farlo. Certo subito la preghiera era dovuta alla necessità di chiedere umilmente al Signore di farmi svolgere al meglio il servizio, con obbedienza e umiltà, ma soprattutto desideravo chiedergli un colloquio vivido e deciso in quel pellegrinaggio così che potesse essere per me trampolino di lancio verso Lui.

Desidero fortemente che quest'esperienza mi travolga e mi lasci innamorata di Cristo, così per prepararmi al meglio ho pensato di scegliere come maestra S. Teresa di Gesù Bambino [...]. Non avrei mai immaginato di scoprirmi così, senza fiato, trafelata nella ricerca di Lui, attraverso la liturgia delle ore, la meditazione delle letture del giorno, gli scritti dei santi. In fin dei conti non potevo scegliere maestra migliore, la quale, assieme alla sua precorritrice, Santa Teresa d'Avila, mi hanno davvero infiammato il cuore. Senza rendermi conto mi sono ritrovata a sfogliare siti di monasteri osservanti, soprattutto carmelitani, e poi, beh...mi sono imbattuta anche nel tuo sito.

Grazie, grazie per questa opportunità di conoscenza che in questo modo gratuito e disinteressato mi hai offerto; grazie per la disponibilità a leggere questa mia. Mi rendo conto che i miei passi sono ancora molto incerti e altalenanti, ma non posso non "ardere d'Amore" tanto la Sua Bellezza mi consuma, mi sembra proprio di aver trovato il mio tesoro [...]. Già da tempo mi ripromettevo, e poi provavo, e poi a fatica tentavo di avvicinarmi sempre più a Cristo, ma non ero mai stata troppo perseverante. Non so quale sarà la mia vocazione, ho ancora tanto da ascoltare la sottile voce, che parla così piano a volte, di Abba Padre; ma soprattutto ho ancora tanto spazio da fare a suon di lacrime di commozione nel mio cuore, per poter poi ospitare quel Gentile e Grande ospite che è Gesù. E quindi il mio tormento diventa proprio questo: quale strada vuole che io percorra, il Signore?

[…] Troppe anime credo si scontrino in me: il fascino dell'abitare nella sua casa per sempre, in totale sua contemplazione opposto al dinamismo e al vigore di un servizio caritatevole in una casa di carità opposto ancora al desiderio di voler trasmettere e educare i miei piccoli fratelli. [...] Certo il ricordo di quel che mi disse quella suora tanto tempo fa mi è sempre stato presente, soprattutto nei momenti spirituali più intensi...ma la prospettiva della vocazione religiosa non era mai stata così vivida, visto tutte le cose alle quali avevo avviato la mia vita.

Non ho ancora parlato con nessuno di questo, penso di volerlo custodire ancora un po', anche se presto, almeno col mio caro Don dovrò farlo. Cosa mi consigliate? Come mi suggerite di agire?

[…] Per ora non vedo l'ora di arrivare a Cristo per mezzo del servizio, della preghiera, ma soprattutto tramite l'Immacolata. Lourdes arrivo!!

Ancora grazie, grazie per avervi potuto scrivere

affettuosamente,
(lettera firmata)




(.)