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lunedì 20 dicembre 2021

Atto di carità

È molto importante fare spesso degli atti di carità verso Dio. A tal proposito riporto, con l'esplicito incoraggiamento del mittente, una lettera di un caro lettore del blog alla quale segue la mia risposta.

Caro amico,
                      ormai ti chiamo amico perché tale ti considero anche senza conoscerti, visto che i tuoi consigli valgono molto di più di quelli di tanti amici che si rifanno alla cultura del mondo, tu invece attingi da ben altre fonti e sei sempre così gentile da non lesinare spiegazioni. Poi, leggendo i tuoi articoli, non si può far altro che avere fiducia in un amico come te che pur dicendo le cose come stanno lasci vedere sempre un barlume di speranza, non come tanti autori di blog e riviste che confondono e demoralizzano. Oggi, approfittando sempre della tua disponibilità, volevo un tuo parere su qualcosa che mi tocca personalmente in questo periodo. Come ti dissi io vivo in un Paese dove la nostra Religione non è permessa, quindi non ho l'opportunità di ricevere i sacramenti, inoltre, come ti spiegai, sono in un periodo particolare di fragilità emotiva e confusione sul futuro a causa di problemi materiali e spirituali, tuttavia cerco di non farmi mai mancare la preghiera e ogni giorno cerco di essere costante, anche se non provo più il gusto della preghiera come prima. Però, mi capita a volte di commettere dei peccati gravi, e qui non posso confessarmi, quindi cado in un tunnel di senso di colpa che sfiora la depressione e inizio a pensare alla morte e cose del genere, e mi chiedo addirittura se tutte le mie preghiere in questa situazione diventino vane e inutili, essendo io in stato di peccato, o se il Signore, dall'infinito della sua bontà, le ascolti lo stesso. Spero di avere bene esposto i miei dubbi, ti prego dammi un consiglio.

Grazie, che Dio ti benedica sempre,
(lettera firmata)

Carissimo fratello in Cristo,
                                         hai fatto bene a scrivermi, spero tanto di poter esserti di qualche utilità. Anche se tu fossi l'uomo più cattivo del mondo, il mio Re è morto in croce anche per te, nonostante sapesse che l'avresti tradito col peccato. Dunque, se Lui ti ha amato sin dall'eternità, anche io sono tenuto ad avere nei tuoi confronti sentimenti di carità fraterna. Se devo essere sincero, nutro molte speranze che riuscirai a risollevarti. Infatti, quando una persona si riconosce peccatrice, è già sulla buona strada che la condurrà, se sarà perseverante, ad un'autentica conversione.

È triste sapere che esistono degli Stati in cui il cristianesimo è proibito. Tuttavia, anche se non ci sono sacerdoti, puoi tornare oggi stesso in stato di grazia di Dio. In che modo? Ti basterà recitare con contrizione del cuore un “Atto di dolore”. Poi quando avrai la possibilità di confessarti, i peccati che hai commesso verranno definitivamente cancellati per l'eternità. Per “contrizione del cuore” intendo dire che devi essere dispiaciuto di tutti i peccati mortali che hai commesso, e questo dispiacere deve essere causato non tanto dalla consapevolezza di aver meritato l'inferno, quanto piuttosto dalla considerazione che col peccato hai offeso Dio che è infinitamente buono, e sei stato la causa dell'atroce e dolorosa Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Se in questo momento hai questo “dolore perfetto” dei peccati mortali commessi e hai l'intenzione di confessarti quando ne avrai la possibilità, ti ritrovi già in stato di grazia, e se per un incidente dovessi morire, non andresti all'inferno. Per questo motivo è cosa buona recitare ogni giorno l'atto di dolore, oppure potresti anche fare degli atti di carità perfetta verso Dio, dicendogli sinceramente che gli vuoi bene e che preferisci morire anziché offenderlo col peccato. Insegna San Tommaso d'Aquino che la carità non può convivere col peccato mortale, dunque se una persona fa un atto di carità perfetta verso Dio, implicitamente è anche contrita del male fatto, e così nel suo cuore non può più albergare il peccato mortale che viene spazzato via dalla carità perfetta verso Dio. Il Venerabile Don Giuseppe Frassinetti spiega diligentemente questa dottrina nel suo aureo “Compendio della Teologia Morale”.

In certi casi è lecito desiderare la morte, però bisogna dire che ovviamente non è mai lecito uccidersi, ma bisogna uniformarsi alla volontà di Dio. Lui ci ha creato, Lui è nostro Padrone, solo Lui sa quando è giusto far terminare il nostro esilio in questa valle di lacrime. Sant'Alfonso insegna che non è lecito desiderare la morte per rabbia o disperazione, però è lecito desiderarla quando qualcuno stimasse “meno dura la morte che la sua vita penosa, per causa dell'infermità, della povertà, o d'altra tribolazione che patisce.” Inoltre afferma che è lecito desiderare la morte per poter liberarsi dalle tentazioni che infestano il mondo e andare in Cielo ad amare Dio senza più paura di perderlo col peccato. Santa Teresa d'Avila desiderava ardentemente la morte per poter unirsi con Dio, e a tal proposito scrisse una bella poesia il cui ritornello è “Muero porque no muero”.

La preghiera non è mai vana. Se un cristiano è in stato di grazia, la preghiera accresce in lui la carità e i meriti per il Cielo. Se invece è in stato di peccato mortale, la preghiera serve ad ottenere da Dio la grazia della conversione. Quindi, qualsiasi sia lo stato della tua coscienza, continua a pregare senza scoraggiarti. Non è detto che tu debba usare le normali formule, puoi anche parlare in modo familiare con Dio, raccontandogli i tuoi problemi, le tue preoccupazioni, le tue sofferenze. Parlando da cuore a Cuore col Signore, è bene inframmezzare il discorso con degli atti d'amore nei suoi confronti. Devi dirgli che lo ami, che tutte le ricchezze della terra non potranno mai far felice il tuo cuore, poiché l'unica cosa che brami è il suo amore, che vuoi convertirti per dargli gusto, eccetera. Chissà, forse leggendo questa lettera hai fatto qualche atto di carità perfetta verso la Santissima Trinità e sei tornato in stato di grazia. Lo spero tanto!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cristo Re e Maria Regina di tutte le Vittorie della Chiesa,

Cordialiter




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domenica 19 dicembre 2021

Racconto di un'esperienza vocazionale

Tempo fa una ragazza mi ha raccontato la sua esperienza vocazionale tra le Servidoras.

Carissimo D.,
                           come già ti avevo scritto, durante le vacanze di Pasqua ho fatto la mia prima esperienza vocazionale dalle Serve del Signore e della Vergine di Matarà! Sono stata prima al Triduo nello studentato di Tuscania e poi due giorni a Segni. Quando sono partita scoppiavo dalla felicità...era tanto che desideravo trascorrere un periodo in convento e quando finalmente ho potuto, non mi sembrava vero. Da diversi mesi lo chiedevo ai miei genitori e alla fine abbiamo trovato l'accordo che mi avrebbero regalato il viaggio per i miei 18 anni, che ho compiuto il [...]. Non puoi immaginare quanto sia stata felice lì! Ho provato una gioia e una pace grandissime, che non avevo mai sperimentato prima di allora. Durante il Triduo per la prima volta ho potuto vivere in modo così profondo la preparazione alla Pasqua e mi ha aiutata molto a "riscoprire", in un certo senso, la Passione di Gesù con tutto quello che ha sofferto per noi e anche per me, per il semplice motivo che ci ama più di ogni altro indipendentemente dalla nostra piccolezza. Inoltre quando sono andata a Segni (sono stata lì due giorni prima di tornare a casa) abbiamo visitato il monastero delle Servidoras di Pontinia, siamo state con loro tutto il pomeriggio e abbiamo fatto l'Adorazione insieme. Sono stata felicissima di conoscerle e mi ha stupita molto la gioia che trasmettevano...tutto il contrario di quello che pensano le persone dall'esterno!

Questi sono stati i giorni più belli della mia vita, non puoi immaginare nemmeno quanto sia stata felice... non mi sono pesati affatto, anzi sono volati in un momento e se non fossero finite le vacanze sarei rimasta molto di più ;) Non so come spiegarlo, ma lì mi sentivo "a casa", non sentivo il bisogno di qualcos'altro perché avevo tutto! Mi piaceva molto anche come trascorrevo le giornate, la Messa, il Rosario e tutti i momenti di preghiera mi hanno dato tanta forza e pace. Durante l'Adorazione era bellissimo poter essere tutta per Gesù, mi riempiva di gioia e la prima volta quasi mi sono commossa, tanto ero felice e sicura vicino a Lui. Avevo molte cose da dirGli...ma soprattutto Gli dicevo che Lo amo con tutta me stessa, che voglio amarLo sempre di più, consolarLo ed essere sempre accanto a Lui. Mi sono messa nelle Sue mani, perché faccia di me quello che desidera. Ovviamente ho pregato tanto anche per te e per tutti i lettori del blog:)

La grazia più grande però è stata il fatto che mi sono davvero innamorata di Gesù: ho capito con certezza che Lui mi vuole come Sua sposa, non che prima non lo pensassi, ma ora è diverso, ne sono completamente sicura e non ho più alcun dubbio come spesso mi capitava prima. Non so come spiegarmi...è una cosa che sento dentro e sono sicura che questa è la Sua volontà, non sono mai stata tanto felice come quando l'ho compreso davvero e Gli ho detto il mio "sì". Anche ora non puoi immaginare come aumenti di giorno in giorno questa certezza e il desiderio di essere tutta Sua. Come ti dicevo, non ho più alcun dubbio e mi sento davvero felice al pensiero di donarmi tutta a Gesù e a Maria. Scusa il lungo sfogo...e se non mi sono espressa bene, sono cose che non so mai come dire perché sono troppo belle e grandi:) Quindi per ora mi fermo qui!

In Gesù e Maria,
(lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                      mi è piaciuto tantissimo il racconto della tua esperienza vocazionale tra le Servidoras. Sono felicissimo di sapere che è stata un'esperienza meravigliosa! Ah, se le ragazze della tua età, invece di seguire le false gioie della terra, sapessero quanta gioia si prova a vivere in un convento fervoroso e osservante, tutte supplicherebbero Gesù buono di ricevere in dono l'immensa grazia della vocazione religiosa! Altro che pensare alle discoteche e agli altri dissipanti divertimenti mondani! In convento hai potuto vivere in maniera profonda e fervorosa il Triduo Pasquale, che è il mistero centrale della nostra Religione: Gesù il Figlio di Dio che si immola come vittima per espiare i nostri peccati e redimerci. Vedere Cristo sulla croce ci ricorda quanto ha sofferto per nostro bene e per dimostrarci fino a che punto giunge il suo immenso amore per ciascuno di noi. E chi altro possiamo amare se non Colui che pur essendo Dio ha voluto sacrificare la sua vita per noi?

Mi sono piaciute molto le parole d'amore che hai detto a Gesù buono mentre lo adoravi nel Santissimo Sacramento. Il tuo modo di colloquiare “da cuore a cuore” con il Redentore Divino è una vera e propria “orazione mentale”, tanto raccomandata da Santa Teresa d'Avila e da Sant'Alfonso Maria de Liguori. L'orazione mentale è la fornace ardente che tiene ravvivato nei nostri cuori il fuoco dell'amore per la Santissima Trinità. Purtroppo, nel mondo è più difficile raccogliersi interiormente e innalzare il cuore a Dio, poiché ci sono troppe distrazioni e dissipazioni. Invece abbracciando la vita religiosa in un ordine fervoroso e osservante, è facile poter fare vita devota e dedicarsi all'orazione mentale. È bellissimo sapere che vuoi diventare suora per poter amare Gesù ancora di più, consolarLo ed essere sempre accanto a Lui. Insomma, tu vuoi che solo Gesù sia il Re del tuo cuore. Comprendo la tua gioia nel visitare uno dei monasteri di clausura del ramo contemplativo delle Servidoras, è stata certamente un'esperienza splendida. Il mondo pensa che le claustrali siano persone tristi e infelici che vivono rinchiuse dietro le grate come delle carcerate. Invece tu stessa hai potuto notare la grande gioia interiore che emanavano dai loro volti. Come è possibile? Il motivo è che sono innamorate del loro dolcissimo Sposo, e grazie alla clausura possono vivere continuamente raccolte alla presenza di Dio, senza che le vanità che infestano il mondo possano distrarle. È normale che persone che vivono continuamente unite a Gesù siano internamente gioiose; si tratta di una gioia che i mondani non possono comprendere. Vedo che ti sei ambientata subito tra le Servidoras! In effetti nei loro conventi si respira tanta gioiosa carità fraterna, quindi è facile trovarsi come a casa propria. Spero tanto che tu possa tornare presto lì da loro, magari per trascorrere gran parte dell'estate. Mi ha fatto piacere sapere che ardi dal desiderio di donare al Redentore Divino il resto della tua vita. Sarebbe bello se tante altre ragazze che adesso sono schiave delle vanità del mondo, si innamorassero anche loro di Gesù! Prega ardentemente Nostro Signore di “catturare” tante altre giovani, donando loro la grazia della vocazione religiosa. Entrando in un convento fervoroso è molto facile salvarsi l'anima, vivere felici e con la pace nel cuore già su questa terra, ma ancora di più in Cielo per tutta l'eternità! Siamo stati creati per amare Dio, tutto ciò che non ci conduce a Lui è vanità delle vanità. È assurdo attaccare il proprio cuore a dei beni materiali che con la morte dovremo lasciare. Inoltre, a che giova conquistare il mondo intero se poi si perde l'anima? Dobbiamo vivere solo per il Signore, ricercando la perfezione della vita cristiana, la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

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Le donne che desiderano fare un'esperienza vocazionale tra le Servidoras possono contattare queste suore scrivendo al loro indirizzo: vocazione@servidoras.org





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sabato 18 dicembre 2021

Pace nel cuore

Insegna Sant'Alfonso Maria de Liguori che bisogna praticar la benignità con tutti, in ogni occasione. Alcune persone sono mansuete finché le cose vanno a loro genio, ma appena son toccati da qualche avversità o contraddizione, subito vanno in escandescenza. Chi vuol farsi santo bisogna che in questa vita sia come un giglio tra le spine, che per quanto venga da quelle punto non lascia di esser giglio, cioè rimane sempre egualmente soave e benigno. L'anima che ama Dio conserva sempre la pace nel cuore, e la dimostra anche sul volto sia nei momenti felici che in quelli avversi.

Nelle avversità della vita si conosce lo spirito di una persona. San Francesco di Sales amava con tenerezza l'ordine della Visitazione che gli costava tante fatiche. Più volte egli lo vide in pericolo di essere annientato a causa delle persecuzioni che pativa, ma il santo non perdette mai la pace interiore, essendo disposto anche a vederlo soppresso, se quella fosse stata la volontà di Dio; e fu allora che disse: “Da qualche tempo in qua le tante opposizioni e contraddizioni che ho subito mi recano una pace sì dolce che non ha pari, e mi presagiscono il prossimo stabilimento dell'anima mia in Dio che è l'unico mio desiderio.”

Quando ci occorre di dover risponder a chi ci maltratta, stiamo attenti a rispondere sempre con dolcezza, poiché una risposta dolce basta a spegnere ogni fuoco di collera. E quando ci sentiamo innervositi, è meglio tacere, perché allora ci sembra giusto di dir quel che ci viene sulle labbra; ma sedata poi la passione, vedremo che tutte le parole da noi proferite erano difetti contro la carità.

E quando accade che commettiamo qualche difetto, bisogna che anche con noi stessi usiamo la dolcezza: l'adirarci dopo il difetto commesso non è umiltà, ma è fine superbia, come se noi non fossimo quei deboli e miserabili che siamo. Diceva Santa Teresa che l'umiltà che inquieta non viene mai da Dio, ma dal demonio. L'adirarci con noi stessi dopo il difetto è un difetto più grande del difetto fatto, e porterà con sé la conseguenza di molti altri difetti: ci farà lasciare le nostre devozioni, l'orazione, la Comunione; e se le faremo riusciranno poco ben fatte. Dunque, allorché cadiamo in qualche difetto, voltiamoci a Dio con umiltà e confidenza, e chiediamogli perdono con mansuetudine.




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venerdì 17 dicembre 2021

Addio al mondo

Ripubblico la bella lettera che mi scrisse una lettrice del blog prima di partire per il monastero di clausura.


Caro fratello in Cristo,
                                    [...] ho avuto modo di continuare a pregare, meditare e riflettere, e ho eletto il mio stato di vita, senza dubbio, in libertà e senza condizionamenti: vita religiosa di clausura, tra le monache [...], che ho conosciuto grazie al tuo blog. Quando mi hanno accolta nella foresteria, mi sono sentita subito a casa, ho provato una pace grande già dal primo momento, quando varcavo la soglia della loro porta...prima di conoscerle di persona sapevo che ANDAVO PER RESTARE! La Madre è davvero accogliente e comprensiva, mi ha saputa capire ed indirizzare subito: tra pochi giorni entrerò nel loro monastero per cominciare l'aspirantato! Mi pare un sogno...ma è realtà! Non è stato facile vincere le mie resistenze e quelle di chi avevo accanto, ma con l'aiuto della Madonna si può tutto! Ogni giorno ho letto il tuo blog: ogni post è davvero edificante, consola, tiene compagnia, sprona ad andare avanti, fa sentire che ciò che si vive, gioie e sofferenze della vocazione, le vivono pure altre persone, che esistono ancora ordini ferventi e di stretta osservanza, e c'è chi ancora brama di santificarsi in uno di questi... insomma, non mi sono sentita sola!

Davvero mi hanno fatto riflettere i consigli di S. Alfonso sullo stato di vita da eleggere: matrimonio o vita religiosa! Grazie per i tuoi consigli, [...], OGNI COSA DI QUESTE E' STATA FONDAMENTALE... come tanti piccoli tasselli, che pian piano andavano a formare un meraviglioso mosaico, e grazie per aver parlato nel tuo blog delle monache [...], che non conoscevo, e grazie per la tua preghiera silenziosa, ma fervente...che insieme a quella di altre persone ha ottenuto da Dio che la mia vita cambiasse radicalmente, mi ha dato grazia e forza per accettare la chiamata di Dio!

Prega per me e non ti scoraggiare davanti alle difficoltà, il tuo lavoro è prezioso, e Dio ti ripagherà per ogni sofferenza e solitudine che patisci ora! Tra poco e per il futuro, se Dio vuole, un'anima in più pregherà dalla clausura, per te e per i lettori del blog!

NEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA E NEL CASTISSIMO CUORE DI S. GIUSEPPE.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                   sono felicissimo della splendida notizia che mi hai dato! Devi essere enormemente grata a Gesù buono per il magnifico dono che ti ha fatto! Ti rendi conto? Diventerai sposa del Redentore Divino in uno dei migliori ordini religiosi presenti in Italia! Che grazia! Ah, se tutte le ragazze della tua età potessero capire queste cose, i monasteri di clausura di stretta osservanza verrebbero invasi da moltitudini di spose di Gesù Cristo!

Ti incoraggio a perseverare con tutte le tue forze! Il nemico del genere umano potrebbe tentare di insinuare nella tua mente che non sei fatta per la clausura, ma per la vita attiva. Non credergli, è una tipica trappola per far perdere la vocazione, come insegna S. Alfonso. Infatti il diavolo cerca di seminare dubbi e incertezze, poiché nel torbido pesca sempre qualche cosa. Quindi se una persona entra in un ordine contemplativo, lui insinua di passare in uno di vita attiva, e viceversa. Alcune persone sono cascate in questa trappola, sono uscite dal monastero e hanno fatto una pessima vita.

Quando i mondani sapranno che sei partita, diranno: “poveretta, è andata a rinchiudersi in un monastero di clausura”. Loro non sanno che grandi gioie si provano a vivere in monastero! In realtà il mondo non ha mai fatto felice nessuno, basti pensare alla vita triste e angustiata che fanno i potenti della terra, i quali, pur essendo immersi nelle ricchezze, non riescono a trovare la pace nel cuore. Solo Dio può consolare i nostri cuori e farli felici. Il Signore è stato particolarmente generoso con te, chiamandoti a santificarti in un monastero di clausura fervoroso e osservante.

Addio, carissima sorella in Cristo! Impegnati assai nella preghiera per la salvezza eterna delle anime e nella ricerca della perfezione cristiana per la maggior gloria di Dio! Arrivederci nella Patria Celeste!

Cordialiter




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giovedì 16 dicembre 2021

Una peccatrice pentita può farsi suora?


Una lettrice del blog mi ha chiesto se Gesù può chiamare alla vita religiosa anche una persona che si è macchiata di peccati mortali (cioè colpe gravi commesse con piena avvertenza e pieno consenso della volontà).

Ciao, mi chiamo […] e ho 26 anni. È davvero molto bello il tuo blog, e anche io vorrei chiederti un consiglio. Ho incontrato Gesù quando ero piccola, e nella mia vita faccio parte di un gruppo cattolico, ogni settimana ci incontriamo e preghiamo insieme. Il Signore mi ha dato tante grazie e doni, e io da piccola ho sempre sentito di essere sua sposa e nel mio cuore avevo fatto la mia promessa, ma poi mi sono lasciata andare alle cose del mondo fino a commettere peccati mortali, e in parallelo continuavo a fare il mio cammino di preghiera, pentendomi e confessandomi, per poi ricadere. Mi resi conto che ero legata e schiava, e per questo non riuscivo a liberarmene. Appena cadevo soffrivo e mi angosciavo perché consapevole di ciò che avevo fatto. Una settimana fa, in un periodo in cui non pregavo più e non mi confessavo da tanto tempo, ho sentito qualcuno che mi chiamava. Non so spiegarlo ma ho sentito una voce interiore così all'improvviso, e sono corsa in chiesa. Lì, guardando Gesù negli occhi del quadro, ho sentito tutta la mia indegnità, i miei crimini, i miei orrori, e sembrava che Gesù piangesse per il male che gli ho fatto. Ho pianto amare lacrime e sentivo che ormai ero dell'inferno e che non meritavo il suo amore. Sono stata in preda a tormenti interiori e a pensieri come ad esempio che ormai per me in paradiso non c'era più posto, che non sono degna di niente. Ma dentro di me sentivo anche che volevo il cielo, che volevo amare Gesù  veramente, che il mondo non è niente e che il tutto è Gesù. E in mezzo a questi pensieri dentro di me c'era un desiderio di santità e un desiderio di consacrarmi a Lui, misto a pensieri del tipo: “È impossibile che Gesù vuole una sposa del genere, che ha commesso peccati mortali”. Alcuni giorni dopo sono andata a visitare una Basilica, e lì ho visto i confessori che confessavano...andavo avanti e indietro indecisa se confessarmi o no, perché non avevo il coraggio di confessare i miei peccati, e ho chiesto a Gesù di aiutarmi a fare una buona Confessione. Appena inginocchiata ho detto a fatica i miei peccati, non perché non volevo, ma perché per il dolore che provavo non riuscivo a parlare, avevo il fiato rotto. […] Non puoi capire come mi sono sentita felice appena finita la Confessione, e sono corsa davanti a Gesù Sacramentato, e lì ho pianto come non mai. Sentivo davvero tutto il dolore dei miei peccati e allo stesso tempo ero felice. Ora sto andando a Messa tutti i giorni e sto chiedendo a Gesù la grazia di riavere il dono della purezza. Ogni tanto i brutti pensieri tornano in mente, ma ora so come fare per mandarli via. Gesù attraverso la Confessione mi ha fatto tornare con i piedi per terra e ho capito che devo amarlo e servirlo nelle cose semplici. […] Intanto il desiderio di consacrarmi in un monastero ce l'ho sempre...devo andare a parlare con un frate che conosco e che può diventare il mio direttore spirituale, al quale voglio dire anche questa cosa che sento...ma Gesù può chiamare alla vita religiosa anche me che ho commesso peccati mortali? Tu hai molta esperienza spirituale e voglio che con me tu sia sincero.

Grazie e continua così!


Carissima sorella in Cristo,
                                            mi è piaciuta molto la tua lettera vocazionale! È commuovente pensare all'infinita Misericordia di Gesù buono, il nostro amorevole Redentore. Sono felicissimo di sapere che ormai ti sei arresa al suo amore per te, e che desideri diventare sua casta sposa. Nessun uomo della terra potrà mai amarti con un amore più grande di quello che Gesù ha per te. Il mondo è traditore, promette di far felici i suoi seguaci, e invece li rende schiavi e infelici. In realtà siamo stati creati per amare Dio, e solo in Lui possiamo trovare la pace e la vera gioia. 

Prima di confessarti hai subito una terribile tentazione che voleva indurti a credere che per te non c'era più speranza di salvezza, e che ormai eri destinata alla dannazione eterna. Ricordati di una cosa: la Misericordia di Dio è più grande di tutti i peccati degli umani messi assieme. Il Signore è felicissimo di perdonare il peccatore pentito, perché Lui ci ama assai e vuole ardentemente il nostro vero bene. Se non ci avesse amato assai, non sarebbe venuto sulla terra per redimerci offrendosi sulla croce come vittima di espiazione per i nostri peccati. Comprendo la grande gioia che hai provato dopo aver ricevuto l'assoluzione sacramentale, è una cosa che ordinariamente sperimentano tutti coloro che si confessano con umiltà, perché la pace della coscienza è un bene maggiore di tutti i beni della terra. Se un uomo è ricco, ma è tormentato dai rimorsi di coscienza per le sue colpe, come potrà essere felice? Al contrario, i santi, pur essendo poveri e perseguitati, erano ripieni di gioia perché avevano Dio nel cuore.

Se il demonio dovesse metterti in testa pensieri peccaminosi di odio, di lussuria, di avidità o di altre cose brutte, ti basterà invocare continuamente i dolcissimi nomi di Gesù e Maria, e la tentazione svanirà.

Mi hai scritto per chiedermi se dopo tutti i peccati che hai commesso è possibile che il Signore ti abbia prescelta per divenire sua casta sposa. Ti rispondo raccontandoti un fatto davvero accaduto. Alessandra di Rudinì Carlotti, figlia di un noto politico italiano, rimase vedova all'età di 24 anni. Era ancora una donna ricca e davvero molto bella, e non avrebbe avuto nessuna difficoltà a trovare un nuovo marito tra i suoi numerosi spasimanti. Un giorno incontrò Gabriele D'Annunzio, il quale si innamorò di lei e incominciò a corteggiarla. Inizialmente Alessandra tentò di resistere alle avances del celebre poeta, ma poi si arrese e diventò la sua donna. Pur non essendo sposati, andarono addirittura a vivere insieme (a quei tempi le “convivenze” erano considerate scandalose, non erano considerate “moralmente lecite” come purtroppo oggi pensano erroneamente in molti).  D'Annunzio era famoso non solo come poeta, ma anche come forsennato conquistatore di donne. Prima le conquistava, poi le abbandonava e passava a corteggiare qualche altra sventurata. Ma la Madonna, essendo una madre affettuosa, vegliava su Alessandra, e il buon Dio le inviò un salutare castigo. Il Signore è amore infinito, e quando ci invia qualche croce, lo fa per il nostro bene, ossia per trarne un bene maggiore. Così, ella si ammalò gravemente, e rischiò di morire senza ricevere gli ultimi sacramenti. Quando guarì, D'Annunzio la lasciò. Dopo la malattia, la giovane marchesa di Rudinì Carlotti non era più bella come prima, e poi il poeta si era già innamorato di un'altra donna. Ecco come è fragile l'amore mondano e come svanisce velocemente! Alessandra pianse amaramente il suo amore perduto, ma ben presto si accorse che quell'amore era solo vanità delle vanità. Dopo un lungo periodo di ricerca si sentì attrarre da un Uomo speciale, il migliore di tutti gli uomini, Colui che non tradisce mai: Gesù Cristo, il Re del Cielo. Dopo essersi consigliata col suo direttore spirituale, e aver preso contatti con le suore, entrò in un monastero di clausura francese, dove le venne imposto il nome religioso di suor Maria di Gesù, e visse in maniera esemplare la vita monastica fino alla morte.

Quindi, carissima sorella in Cristo, se il Signore ha voluto come sua sposa un'ex amante di D'Annunzio, può volere anche te. La vocazione religiosa non viene donata in base ai meriti, ma per puro amore di Dio. Pertanto ti incoraggio a perseverare nel discernimento vocazionale, sarebbe meraviglioso se tu riuscissi ad entrare in monastero! Sarebbe un trionfo della Divina Misericordia! 

Tra gli altri, c'è un motivo in particolare che mi spinge a sperare che Gesù buono voglia prenderti tutta per Sé. Le tue colpe sono state incenerite dall'infinito amore di Cristo nel momento in cui hai ricevuto l'assoluzione sacramentale. Però i peccati che hai commesso in passato hanno prodotto anche dei danni spirituali che hanno reso più debole la tua anima. Se rimani nel mondo, c'è il rischio che a poco a poco possa affievolirsi il fervore della tua conversione, e che tu possa tornare a commettere gli stessi peccati del passato, e forse peccati ancora più gravi e disgustosi. Invece se entrassi in un buon monastero saresti al riparo da tante occasioni di peccato, quindi sarebbe molto più facile vivere in grazia di Dio e fare vita devota.

Che fare? Contatta un monastero o un convento e vai a trascorrere alcuni giorni di preghiera e discernimento per comprendere la volontà di Dio su di te. Se non sai dove andare, ti consiglio di contattare le Servidoras e di chiedere di fare un'esperienza vocazionale in convento. Perché ti consiglio proprio le Servidoras? Queste suore hanno sia il ramo di vita apostolica, sia quello di vita contemplativa, inoltre sono di buona dottrina (seguono San Tommaso d'Aquino), sono cordiali e caritatevoli, saranno felici di accoglierti per una settimana nel loro noviziato. Lì potrai vedere coi tuoi occhi come si vive in un buon istituto religioso ricco di fervore, inoltre potrai beneficiare dell'assistenza spirituale dei sacerdoti dell'Istituto del Verbo Incarnato, i quali sono tra i migliori che abbia conosciuto, perché oltre ad essere ben preparati, sono anche molto cordiali e caritatevoli. Sono molto ricercati come confessori e direttori spirituali. Quando sarai in convento, sarai al riparo dalle dissipazioni e tentazioni che infestano il mondo, e ti sarà facile immergerti nella preghiera e riflettere sullo stato di vita da eleggere. Puoi contattare le Servidoras scrivendo al seguente indirizzo: vocazione@servidoras.org  

Coraggio, non arrenderti! Spero che Gesù buono riesca a catturarti presto in qualche istituto religioso fervoroso e osservante! 

Se vuoi, puoi continuare a scrivermi ogni volta che lo desideri, per me è una gioia aiutare le anime che cercano Dio. 
  
Prego la Regina del Cielo di darti la forza di restare fedele a Gesù buono fino alla morte. Così sia.

Cordialiter




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mercoledì 15 dicembre 2021

Conforto ai novizi per la perseveranza nella loro vocazione

Ecco la rielaborazione e il riassunto di un interessante scritto di Sant'Alfonso Maria de Liguori intitolato: "Conforto ai novizi per la perseveranza nella loro vocazione".

Giovane mio, tu che con favore così speciale sei stato chiamato dal Signore alla sua sequela, senti come Egli stesso ti esorta ed anima: Sta attento, figlio mio, a conservare la grazia da me ricevuta; e temi che se la perdi, un altro avrà la corona che avevo preparato per te.

Chi entra nel noviziato entra al servizio del Re del cielo, il quale suol provare la fedeltà di coloro che Egli accetta per suoi, con le croci e con le tentazioni con cui permette che i nemici infernali li combattano. Sicché il novizio nell'entrare nella casa di Dio deve prepararsi non già alle consolazioni, ma alle tentazioni ed alle battaglie che muove l'inferno a coloro che si donano totalmente a Dio. E bisogna intendere che il demonio tenta più a far perdere la vocazione a un novizio che a mille secolari, specialmente se il novizio entra in qualche comunità di religiosi dediti all'apostolato. Sì, perché un tal novizio, se persevererà e resterà fedele a Dio, strapperà a satana migliaia di peccatori che per suo mezzo si salveranno. E perciò il nemico cercherà in tutti i modi di fargli abbandonare la vita religiosa, e metterà in campo tutte le astuzie per ingannarlo. Le tentazioni con le quali il diavolo suol tentare i novizi ad abbandonare la loro vocazione sono le seguenti. Per prima li tenta con la nostalgia dei parenti. Per resistere a questa tentazione bisogna riflettere che Gesù Cristo ha dichiarato non è degno di goderlo chi ama i suoi parenti più di Lui. [...] Oh quanti poveri giovani per l'affetto ai parenti han perduta prima la vocazione e poi (come facilmente suole avvenire) anche l'anima! Di questi casi funesti ne son piene le cronache. Sta dunque attento, fratello mio, se il demonio per tal via cerca di farti perdere la vocazione. [...] Ascolta dunque quel che ti dice Dio, e vedi che se lo lasci per amor dei parenti, troppe saranno la pena e il rimorso che avrai in morte, quando ti ricorderai della casa di Dio che hai abbandonato [...]. Considera invece qual contento e pace sentirai morendo, se sarai stato fedele a Dio e avrai la sorte di finire la vita in mezzo ai tuoi fratelli religiosi che ti aiuteranno con le loro orazioni e con la speranza del paradiso, senza lusinghe, ti daranno animo a morire allegramente. Considera inoltre che se i parenti da vari anni e con qualche tenerezza ti hanno amato, molto tempo prima e con assai maggior tenerezza ti ha amato Dio. Non saranno più che venti o trent'anni che i tuoi genitori ti amano, ma Dio ti ama sin dall'eternità. Sì, i parenti avranno fatto qualche spesa e patito qualche incomodo per te; ma Gesù Cristo per te ha speso tutto il sangue e la vita. Allorché dunque ti senti qualche tenerezza verso i tuoi parenti, e pare che la gratitudine ti stimoli a non disgustarli, pensa che più grato devi esser con Dio che più di tutti ti ha beneficato e amato, e di' fra te stesso: parenti, se io vi lascio, vi lascio per Dio che più di voi merita il mio amore e che mi ha amato più di voi. E così dicendo vincerai questa terribile tentazione dei parenti, che a molti è stata di rovina in questa vita e nell'aldilà.

Un'altra tentazione con cui suole il demonio assalire il novizio, riguarda la salute corporale, dicendogli così: non vedi che con tal sorta di vita perderai la salute, e poi non sarai più buono né per il mondo né per Dio? Da questa tentazione deve il novizio disbrigarsi sperando che quel Signore il quale gli ha data la vocazione, gli darà anche la salute per adempierla. [...] Un'altra tentazione è di non poter sopportare gli incomodi della vita religiosa [...]. Il novizio dovrà pensare che lui non è venuto nella casa di Dio per far vita comoda, ma per farsi santo; e come dovrà farsi santo? Con le comodità e con le delizie? No, ma col patire e morire a tutti gli appetiti del senso. [...] Sicché se uno non sta risoluto a patire ed a patire ogni cosa per Dio, non si farà mai santo e non avrà mai pace. E che? forse la pace dell'anima si trova nel godere i beni del mondo e nel contentare i sensi? forse i grandi della terra che abbondano di tali beni trovano pace? Questi sono i più infelici che si pascono di fiele e di veleno. Il cuore dell'uomo, quando sta in mezzo a questi beni, per quanti ne ottiene, ne cerca sempre di più, e sempre resta inquieto; ma quando mette il suo piacere in Dio, in Lui trova tutta la sua pace. [...] Ma qui occorre parlare di un altro inganno con cui l'inferno tenta il novizio allorché si trova in desolazione di spirito. Non vedi (gli dice il demonio) che qui non trovi pace? Hai perso la devozione, tutto ti dà tedio, l'orazione, la lezione spirituale, la comunione, anche la ricreazione. Questo è segno che Dio non ti vuole religioso. Oh che tentazione terribile è questa, e pericolosa per i novizi novelli e poco accorti! Per vincere questa tentazione bisogna innanzitutto ben considerare dove consiste la vera pace di un'anima in questa terra, che è luogo di merito, e perciò luogo di pene. Non consiste, come abbiam visto, nel godere i beni del mondo; ma neppure consiste nel godere le delizie spirituali, perché queste non ci accrescono il merito per se stesso, né ci rendono più cari a Dio. La vera pace dell'anima consiste solamente nell'uniformarsi alla divina volontà. Onde la miglior quiete che noi dobbiamo desiderare è quella che ci fa unire al volere di Dio, allorché Egli vuol tenerci nell'oscurità e desolazione. Oh come è cara a Dio un'anima fedele, che senza consolazioni fa tutto solo per piacere a Dio! [...] Coloro che con pazienza avran sofferto la tempesta dell'aridità, e avranno vinto le tentazioni che in quel tempo gli avrà dato l'inferno per farli voltare indietro, il Signore ben li consolerà, con fargli provare la manna nascosta, cioè quella pace interna, che (come dice s. Paolo) supera tutti i diletti del senso. Io ora faccio la volontà di Dio, do gusto a Dio, è un contento il quale avanza tutti i contenti che può dare il mondo con tutti i suoi spassi, festini, commedie, banchetti, onori e grandezze. Non può fallire la promessa fatta da Dio a chi lascia tutto per amor suo. Sta dunque promesso a costui il cielo nell'altra vita e il centuplo in questa. Qual'è questo centuplo? È appunto la testimonianza della buona coscienza che avanza immensamente tutte le delizie della terra.

Ma non abbiamo finito; resta a parlare delle tentazioni più pericolose. Quelle di cui abbiam parlato finora sono tentazioni carnali e mondane, le quali già si fan vedere che vengono dal demonio; onde col divino aiuto più facilmente possono conoscersi e superarsi. Le tentazioni più terribili son quelle che portano la maschera di spirito e di maggior bene, perché queste son nascoste, e perciò più facili ad ingannare. La prima tentazione di simil fatta suol essere il dubbio della vocazione, che il demonio insinua nella mente del novizio dicendogli: chissà se la tua è stata vera vocazione, oppure è stato tuo capriccio. E se tu non sei stato veramente chiamato da Dio, tu non avrai l'aiuto a perseverare; e forse avverrà che, dopo aver fatto i voti, te ne pentirai ed apostaterai; e dove nel mondo ti saresti salvato, qui ti perderai. Per ribattere a questa tentazione bisogna considerare come e quando qualcuno possa star sicuro della sua vocazione. La vera vocazione è quando vi concorrono tre cose. La prima, il buon fine, cioè di allontanarsi dai pericoli del mondo, di poter meglio assicurar la salvezza eterna e di stringersi maggiormente con Dio. La seconda, che non vi sia impedimento positivo di salute, di talento e di necessità dei genitori, circa le quali cose deve quietarsi il novizio col rimettersi al giudizio dei superiori, dopo che avrà loro esposta la verità con chiarezza. La terza, che i superiori l'accettino. Essendo vere queste tre cose, il novizio non deve dubitare che la sua sia stata vera vocazione. L'altra tentazione è quella che può dare il maligno a qualche giovane il quale abbia condotto nel mondo vita spirituale. Tu fuori (gli dirà il diavolo) facevi più orazione, più mortificazioni, più silenzio, più ritiro, più elemosine, ecc. Ora non puoi fare tutte queste belle opere e molto meno potrai farle dopo, quando uscirai dal noviziato, perché allora i superiori ti applicheranno agli studi, agli offici della comunità e ad altre ubbidienze che ti distrarranno da tali opere. Oh che inganno è questo! Chi dà ascolto a tal tentazione è segno che non intende quanto sia grande il merito dell'ubbidienza.

Infine un'altra tentazione che suol dare il demonio a taluno che forse si ritrova da Dio favorito con consolazioni spirituali sensibili, lacrime e atti d'amore verso Dio. Non vedi (gli dice) che tu non sei chiamato alla vita attiva, ma alla contemplazione, alla solitudine e all'unione con Dio? Bisogna dunque che tu vada in un ordine di vita contemplativa o almeno in un eremo: questa è la tua vocazione. Se il demonio mi tentasse in questo modo, io gli risponderei così: giacché parli di vocazione, dunque io debbo seguire la vocazione mia, non già il mio genio o la tua suggestione. Avendomi Dio chiamato in questa comunità apostolica, chi mi assicura che il lasciarla è ispirazione e non tentazione? E lo stesso dico a te, o novizio. Non c'è dubbio che Dio alcuni li chiama alla vita attiva, altri alla contemplativa: ma avendoti chiamato Dio ad una comunità apostolica, devi ritenere che l'altra vocazione non venga da Dio, ma dall'inferno che pretende con ciò di farti perdere la tua vera vocazione. [...] Sicché per non errare dovresti esser moralmente certo, essere volere di Dio che passi ad altro stato; ma questa certezza dov'è, specialmente se il tuo superiore e il padre spirituale ti dicono che è tentazione? E poi devi considerare, come insegna s. Tommaso, che sebbene la vita contemplativa (parlando per se stessa) è più perfetta dell'attiva, tuttavia la vita mista, cioè intrecciata d'orazione e d'azione, è la più perfetta, perché questa fu la vita di Gesù Cristo. E questa è la vita di tutte le comunità attive bene ordinate, in cui vi sono ore di orazione ogni giorno e ore di silenzio. Onde tali religiosi possono dire che quando stanno fuori di casa sono apostoli; ma quando stanno in convento sono eremiti. E così, fratello mio, non farti ingannare con questi pretesti del nemico. Sta certo che se abbandonerai la vita religiosa te ne pentirai, com'è avvenuto ad alcuni, e conoscerai l'errore quando non potrai più rimediarvi, perché difficilmente sarai riaccolto.




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martedì 14 dicembre 2021

Lettera vocazionale

Tempo fa ho ricevuto una bella lettera vocazionale alla quale ho risposto molto volentieri. Spero che questa lettura possa essere di qualche utilità per altri lettori in ricerca vocazionale.


Carissimi,
                  è difficile iniziare una lettera di questo tenore. Avrei preferito la cara vecchia carta che riesce a far esprimere forse più nel profondo ciò che si ha dentro, ma in questo preciso istante, dopo aver visitato il vostro sito mi sono permessa di farlo anche io, forse anche per l'intenso bisogno che ho di parlarvi.

Innanzitutto mi presento, mi chiamo [...], ho 31 anni, sono consulente legale, ricercatore universitario, praticante notaio. Nasco a [...], da famiglia alto borghese, frequento un collegio religioso per la scuola dell'obbligo. Finite le scuole medie mi trasferisco a [...], avevo 19 anni, quindi l'Università e tutto il resto (una vita normale, come tante altre...anzi...decisamente fortunata rispetto a molti devo dire). Perché vi ho detto tutto questo? Perché sin da bambina (anche se gli entusiasmi giovanili spesso sono da tenere a bada..) ho desiderato prendere la strada dei voti. Da circa 5 anni a questa parte, strano a dirsi, proprio quando la mia vita poteva apparire “perfetta” in tutti i suoi elementi, il mio desiderio, mai morto e mai dimenticato, si è fatto sempre più prepotente, tanto forte da non abbandonarmi dal mattino quando apro gli occhi, alla sera quando li richiudo. Ho sempre pensato dovesse essere una scelta molto più che consapevole, e proprio per questo motivo da mesi mi sono affidata a chi credo possa aiutarmi, ad un Ministro di Dio (il mio meraviglioso parroco), per comprendere sino in fondo la mia Chiamata. Io non ho dubbi su di essa, ho deciso la mia strada, ma so che sarà dura accettare la mia scelta per chi mi è accanto, ovvero, i miei familiari. Ed è per questo che prego ogni giorno, perché il Signore mi dia la forza di far comprendere loro quanto forte ed assoluto sia l'Amore che mi spinge verso questa scelta. D'altra parte non è proprio nelle Sacre Scritture che Gesù dice “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me.”? Penso ogni giorno a questa frase che mi dà la serenità per accogliere la difficoltà di far comprendere ad altri la Chiamata del Signore.

Carissimi, vi ho scritto tutto questo perché voi possiate avere un piccolo frammento di me, ed in voi cerco parole sì di conforto e preghiera, ma anche di sostegno. Vorrei tanto che rispondeste a questa mia lettera, sarebbe meraviglioso se mi deste qualche informazione su cosa e come fare per poter intraprendere la giusta via nel giusto ordine. Vi ringrazio per l'attenzione che dedicherete alla lettura di questa mia ed alla risposta, che sono sicura non tarderà.

Con estrema gratitudine.

(Lettera firmata)

Carissima sorella in Cristo,
                                                    rispondo volentieri alla tua lettera.

Dio ha un progetto per ciascuno di noi. Alcuni sono designati per mettere su famiglia e procreare dei futuri cittadini del Cielo (pensiamo ad esempio ai zelantissimi genitori di Santa Teresa di Lisieux), altri sono designati per rimanere celibi nel mondo (San Giuseppe Moscati), altri ancora sono designati per la vita sacerdotale e per la vita consacrata (ad esempio Sant'Alfonso Maria de Liguori e Santa Chiara d'Assisi). Ognuno deve cercare di capire la volontà di Dio su di sé, perché solo facendo la sua volontà possiamo essere davvero felici. Che cosa vuole il Signore da te? Per capire quale sia la tua vocazione, l'ideale sarebbe andare alcuni giorni in un buon monastero (deve essere davvero buono) nel quale, raccolta nel silenzio e nella preghiera, potrai ascoltare quel che Dio dice al tuo cuore. Restando in città è difficile raccogliersi spiritualmente.

La tua e-mail mi è piaciuta molto. E' straordinario constatare che una persona come te, avviata ad una promettente e ricca carriera, sia disposta a prendere in considerazione l'eventualità di lasciare tutto per divenire sposa di Gesù Cristo.

Dunque che cosa fare in concreto? Per il momento non parlare di vocazione né con i tuoi familiari (nemmeno se sono super-praticanti), né con le tue amiche, le quali potrebbero mettersi a ridere, soprattutto se sono persone neo-pagane che capiscono solo di discoteche, gossip, oroscopi, sfilate di moda, e altre vanità de genere.

Quale monastero contattare per fare qualche giorno di discernimento? Devi sceglierne uno fervoroso e di stretta osservanza, cioè nel quale si vive in maniera davvero religiosa. E' importante questo fatto. Se tu andassi in un monastero rilassato, non solo rischieresti di perdere la vocazione, ma anche la Fede, come è accaduto ad altri. Come probabilmente ti sarai accorta da sola, molti ordini religiosi non vivono più come i loro santi fondatori, ma vivono in maniera rilassata e secolarizzata, e in genere hanno poca attrattiva sui giovani. Gli ordini religiosi di stretta osservanza invece affascinano col loro stile di vita autenticamente evangelico, e spesso attirano numerose vocazioni.

Nella tua regione c'è uno dei migliori monasteri d'Italia (non esagero), si tratta del Monastero […]. Sono quasi tutte giovani (anche più piccole di te). Scrivigli una lettera dicendo quello che hai detto a me, e aggiungendo che vorresti trascorrere qualche giorno di discernimento vocazionale presso di loro. Ai tuoi amici e parenti non dirai che andrai a fare un ritiro vocazionale, ma accennerai solo ad un semplice ritiro spirituale per ritemprare lo spirito. Non si tratta di una bugia, ma al massimo di una “restrizione mentale” che non è nemmeno un peccato veniale, come insegna la Teologia Morale.

Che altro dirti? Affidati interamente alla Beata e Gloriosa Vergine Maria, che come insegnano dotti Autori (S. Bernardo di Chiaravalle, S. Alfonso Maria de Liguori, S. Massimiliano Maria Kolbe e tanti altri) è la Mediatrice di tutte le grazie, oltre che la nostra Mamma del Cielo.

Spero di esserti stato di qualche utilità, se hai qualche domanda da fare, io sono sempre a disposizione di tutti.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più fraterni saluti in Cristo Re e Maria Mediatrice,

Cordialiter




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lunedì 13 dicembre 2021

Chi non obbedisce alla vocazione religiosa, rischia di dannarsi eternamente

Molte persone, pur avendo avuto la grazia della vocazione religiosa, preferiscono restare nel mondo. Rifiutare la vocazione generalmente non costituisce peccato mortale, tuttavia facendo questa scelta si rischia seriamente di andare all'inferno. Perché? La spiegazione la dà Sant'Alfonso Maria de Liguori nel suo celebre scritto intitolato "Avvisi spettanti alla vocazione religiosa". Pubblico alcuni brani tratti da questo prezioso scritto vocazionale. Preciso solamente che per agevolare la lettura ho tradotto i termini desueti e ho eseguito alcuni piccoli ritocchi.

§. 1. Quanto importa l'eseguir la vocazione alla vita religiosa.

È chiaro che la nostra eterna salute dipende principalmente dall'elezione dello stato di vita. Il padre Granata chiamava l'elezione dello stato la ruota maestra di tutta la vita. Quindi, così come negli orologi, guastata la ruota maestra, è guastato tutto l'orologio; allo stesso modo nell'ordine della nostra salvezza, errato lo stato, andrà errata tutta la vita, come dice s. Gregorio Nazianzeno.

Circa poi lo stato di vita da eleggere, se noi vogliamo accertare la salvezza eterna, bisogna che seguiamo la divina vocazione, poiché solamente in essa Iddio prepara gli aiuti efficaci per salvarci. [...].

Bisogna intendere che il punto della vocazione, dal mondo non molto si comprende da alcuni, sembra loro che sia lo stesso il vivere nello stato a cui chiama Dio, che il vivere nello stato eletto a proprio genio; e perciò tanti vivono poi malamente e si dannano. Ma è certo che questo è il punto principale per l'acquisto della vita eterna. Alla vocazione succede la giustificazione, ed alla giustificazione succede la glorificazione, cioè la vita eterna. Chi scompone quest'ordine e questa catena di salute non si salverà. Con tutte le fatiche che alcuno farà, gli dirà s. Agostino: Corri bene, ma fuor di via: Bene curris, sed extra viam, cioè fuor della via per cui Dio ti avrà chiamato a camminare per giungere a salvarti. [...].

Le chiamate divine a vita più perfetta sono certamente grazie speciali e molto grandi che Dio non fa a tutti; onde ha molta ragione di sdegnarsi poi con chi le disprezza. […] Comincerà il castigo del disubbidiente sin da questa vita, in cui starà sempre inquieto [...]. Molto difficilmente si salverà, restando come resta un membro smosso dal suo luogo, sicché con molta difficoltà potrà viver bene [...]. È celebre il caso che narra il p. Lancizio. Nel collegio romano stava un giovane di gran talenti; facendo gli esercizi spirituali, domandò al suo confessore se era peccato non corrispondere alla vocazione di farsi religioso. Rispose il confessore, che per sé non era peccato grave, perché ciò era consiglio, non precetto; ma che era mettere a gran pericolo la salvezza eterna, come è accaduto a tanti che poi si sono dannati. Egli non ubbidì alla chiamata. Se ne andò a studiare a Macerata, dove presto cominciò a lasciar l'orazione e le comunioni, e alla fine si diede ad una mala vita. Poco tempo dopo, scendendo una notte dalla casa di una colpevole femmina, fu ferito a morte da un suo rivale; corsero alcuni sacerdoti, ma egli spirò prima del loro arrivo, e spirò innanzi al collegio. In ciò Dio volle far conoscere il castigo avvenutogli per aver disprezzata la sua vocazione. È notabile anche la visione che ebbe un novizio, il quale (come riporta il p. Pinamonti nel suo trattato della vocazione vittoriosa) pensava di abbandonare la vita religiosa, Gesù Cristo gli apparve sdegnato in trono, che ordinava di cancellare il suo nome dal libro della vita; quindi egli, atterrito, perseverò nella vocazione. E quanti altri esempi simili vi sono nei libri! E quanti miseri giovani vedremo dannati nel giorno del giudizio, per non aver ubbidito alla loro vocazione!

[…] Pertanto quando Dio chiama a uno stato di vita più perfetto, chi non vuole mettere in gran pericolo la sua salvezza eterna, deve ubbidire ed ubbidire subito.

[…] I lumi di Dio son passeggeri, non permanenti; quindi dice s. Tommaso d'Aquino che le vocazioni divine a vita più perfetta debbono eseguirsi al più presto. Egli nella sua Somma propone il dubbio, se sia lodevole l'entrare in un ordine religioso senza il consiglio di molti e senza lunga deliberazione. E risponde di sì, dicendo che il consiglio e la considerazione son necessari nelle cose dubbie; ma non già in questa, che è certamente buona, giacché l'ha consigliata Gesù medesimo nel Vangelo; poiché la vita religiosa comprende più consigli di Gesù Cristo. Gran cosa! Gli uomini del secolo, quando si tratta che uno voglia entrare in religione a fare vita più perfetta e più sicura dai pericoli del mondo, dicono che per tali risoluzioni vi bisogna molto tempo a deliberarle e metterle in esecuzione, per accertarsi che la vocazione venga veramente da Dio e non dal demonio. Ma non dicono così poi, quando si tratta di accettare una toga, […] ecc., dove vi sono tanti pericoli di perdersi. Allora non dicono che vi bisognano molte prove per accertarsi se quella è vera vocazione di Dio. Ma non parlano così i santi.

[…] dice s. Giovanni Crisostomo che quando il demonio non può distogliere alcuno dalla risoluzione di consacrarsi a Dio, almeno cerca di fargliene differire l'esecuzione, e stima allora di far gran guadagno, se ottiene la dilazione di un giorno, di un'ora: Si brevem arripuerit prorogationem. Perché dopo quel giorno o quella ora, succedendo altra occasione, gli sarà men difficile poi di ottenere più tempo: sintanto che il chiamato, trovandosi più debole e meno assistito dalla grazia, ceda ed abbandoni la vocazione. Con tali proroghe, oh a quanti chiamati è riuscito il diavolo a fargli perdere la vocazione!

[…] Odasi quel che scrive s. Francesco di Sales nelle sue opere, circa le vocazioni religiose, perché tutto gioverà per confermare ciò che si è detto e ciò che appresso si dirà: «Per avere un segno d'una buona vocazione, non vi bisogna una costanza che sia sensibile, ma che sia nella parte superiore dello spirito; quindi non bisogna giudicare non vera la vocazione, se mai il chiamato, prima di eseguirla, non provi più quei sentimenti sensibili che ebbe al principio, o vi senta ripugnanze e raffreddamenti tali che lo riducano talvolta a vacillare, parendogli che il tutto sia perduto; basta che la volontà resti costante nel non abbandonare la divina chiamata; e basta anche che vi rimanga qualche affezione verso di quella. Per sapere se Dio vuole che uno sia religioso, non bisogna aspettare che Dio stesso gli parli o gli mandi un angelo dal cielo a manifestargli la sua volontà. Né c'è bisogno di un esame di dieci esperti per vedere se la vocazione debba eseguirsi o no; ma bisogna corrispondere e coltivare il primo moto dell'ispirazione, e poi non preoccuparsi se vengono disgusti e raffreddamenti; perché, facendo così, non mancherà Iddio di far riuscir tutto a gloria sua.»

[...]

§. 2. Mezzi per custodire la vocazione.

Così chi vuole ubbidire alla vocazione divina bisogna che non solo si decida di eseguirla, ma anche di eseguirla subito e quanto più presto può, se non vuol porsi ad evidente rischio di perderla: e frattanto che fosse necessariamente obbligato ad aspettare, deve procurare con ogni diligenza di custodirla come una perla preziosa.

Tre sono i mezzi per custodire la vocazione: segretezza, orazione e raccoglimento. [...]




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domenica 12 dicembre 2021

Circa l'obbligo di assistere alla Messa festiva

Pubblico alcuni brani tratti da "Teologia Morale: prontuario di morale cattolica per sacerdoti e laici", di Padre Teodoro da Torre del Greco, O.F.M. Cap., edito dalle Edizioni Paoline (sesta edizione, 1964).



186. - La materia di questo precetto è di ascoltare tutta la Messa, cioè dal principio alla fine. L'adempimento del precetto richiede che colui che ascolta la Messa vi assista a) con la debita attenzione; b) con la dovuta intenzione; c) intieramente; d) presente corporalmente; [...]

I. La debita attenzione

L'attenzione può essere interna o esterna. La prima è l'avvertenza della mente all'azione ché si compie ed esclude la distrazione o divagazione della mente alle cose estranee; la seconda consiste nell'evitare qualunque atto esterno incompatibile con l'attenzione interna. Per l'adempimento del precetto basta che la Messa si ascolti con l'attenzione esterna. Non soddisfa, perciò, colui che durante la Messa studia o legge cose che non hanno alcuna attinenza col divin Sacrificio, oppure [...] dorme, giuoca, ecc. Soddisfa, invece, colui che raccoglie l'elemosina, l'organista, il cantore e colui che si confessa. In questi casi si suppone sempre che, in qualche modo, si stia attenti alla Messa, particolarmente dalla consacrazione alla comunione.

2. Con la dovuta intenzione, cioè, con l'atto della mente con il quale si intende compiere l'opera comandata.

Non soddisfa, dunque, colui il quale assiste alla Messa contro la sua volontà, oppure; essendo ubriaco, ignora che si celebra il Santo Sacrificio,come neppure soddisfa colui che va in chiesa solo per ammirare una bella fanciulla o per ripararsi dalla pioggia. Soddisfa, invece, colui che va in chiesa con l'intenzione di ammirare non solo la bellezza di una fanciulla o altra simile, anche peccaminosa, ma anche con l'intenzione di ascoltare la Messa (Génicot­-Salsmans, I, 341).

3. Intieramente, cioè, dall'inizio fino alla benedizione finale.

Pecca colui che omette una parte della Messa. La gravità o leggerezza del peccato dipende dall'importanza e dalla lunghezza della parte che si tralascia. Perciò:

a) Probabilmente commette peccato non grave colui che è presente solo a quelle parti che costituiscono la cosiddetta Messa dei fedeli [cioè dall'Offertorio in poi, n.d.r.].

b) Pecca gravemente colui che volontariamente tralascia la parte essenziale della Messa (dall'Offertorio, o anche dall'inizio del canone, secondo alcuni autori, fino alla Comunione), oppure solo quelle cose che nel sacrificio sono di grande importanza (la Consacrazione e la Comunione), anche se è presente alle altre parti.

c) Commette peccato veniale colui che volontariamente e senza motivo; omette qualsiasi piccola parte della Messa (...).

[...] Chi arriva prima della consacrazione e non può ascoltare un'altra messa, deve rimanere, perché può soddisfare parzialmente al precetto festivo; non soddisfa, invece, chi arriva dopo la consacrazione, e perciò, non è obbligato a restarvi.

4. Deve essere corporalmente presente, cioè, chi ascolta la Messa deve essere moralmente congiunto al celebrante da poter comprendere tutto lo svolgimento del sacro rito [...].

Si soddisfa al precetto ascoltando la Messa dal coro situato dietro l’altare o anche dalla sacrestia, benché non si veda il sacerdote celebrante, purché si possa avvertire lo svolgimento del sacrificio. Non si soddisfa quando si è distanti dalla Chiesa oltre 40 metri, a meno che non si sia congiunti a una gran massa di popolo che la chiesa non è capace di contenere e si possa seguire, almeno confusamente l'azione del celebrante. - Non soddisfa al precetto chi ascolta la Messa per radio, pur compiendo un'opera buona.

[...]

Le cause scusanti. Qualunque giusto motivo può scusare il fedele dall'assistere alla S. Messa.

Scusa dunque: a) l’impossibilità fisica o morale p. es. gli infermi, i convalescenti, i carcerati, i naviganti, quelli che abitano molto lontano dalla chiesa, ecc.

b) la carità del prossimo per cui uno è tenuto a soccorrerlo onde non abbia a subire un grave danno, p. es., coloro che assistono i malati, i pompieri in caso d'incendio o di alluvione, ecc.

c) l’ufficio che si esercita, p. es., i soldati di sentinella, i custodi del gregge, le madri che non possono abbandonare i bambini, le mogli ed i figli che temono l’indignazione del marito o del padre, ecc.




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venerdì 10 dicembre 2021

Consigli a una ragazza che desidera abbracciare la vita religiosa

Una ragazza mi ha raccontato delle sue incertezze sulla vocazione religiosa. Ecco i consigli che le ho dato.


Cara sorella in Cristo,
                                   comprendo molto bene il tuo attuale stato d'animo. Questo è un momento importantissimo della tua esistenza, perché ormai è giunta l'ora di eleggere lo stato di vita. Non si tratta di una scelta qualsiasi, ma di una scelta di fondamentale importanza, pertanto è necessario non commettere errori.

Il fatto che tu sia incerta sul da farsi è una cosa “normale”, infatti “nemo iudex in causa sua”, cioè nessuno è buon giudice nelle cause che lo riguardano. Ecco perché è cosa buona avere un buon direttore spirituale, ma è molto difficile trovarne uno davvero adatto a tale scopo. Se una persona non è pratica di vita ascetica, come farà a guidare l'anima di un figlio spirituale? Un altro rischio è rappresentato da quei direttori che pur essendo sufficientemente istruiti su questioni morali e ascetiche, tuttavia sono troppo aspri e rigorosi coi figli spirituali. Insomma non è facile trovare una guida spirituale che oltre a non essere ignorante in questioni di vita spirituale non sia né lassista né rigorista, né sdolcinato né aspro.

Dunque, che fare? Secondo me la cosa migliore è trascorrere una o due settimane in un buon convento di suore a fare discernimento e a vedere se sei portata per la vita religiosa. Quando il nemico del genere umano si accorge che una persona potrebbe avere la vocazione religiosa, cerca in ogni modo possibile di farle “cambiare idea” distogliendola dal proposito di donare la propria vita a Dio. Se riesce a farle perdere la vocazione, non metterà nei guai spirituali solo quell'anima, ma anche tante altre. Infatti, se quella persona fosse entrata in monastero, avrebbe potuto salvare tante altre anime con la sua preghiera e con l'apostolato. Molte conversioni che avvengono nel mondo sono il frutto delle preghiere e buone opere delle suore di clausura.

Nessuna donna è degna di diventare sposa di Gesù Cristo, Re del Cielo, però Lui chiama alla sua sequela, non in base ai meriti, ma per puro e gratuito amore. Anche se tu in passato avessi commesso delle colpe, non devi desistere dal proposito di donare a Dio il resto della tua vita, anzi, il sapere che nonostante i tuoi difetti e le tue mancanze, Sua Maestà il Redentore Divino abbia deciso ugualmente di prenderti come sua sposa, deve farti ardere d'amore e di riconoscenza nei Suoi confronti. A te il Signore ha fatto delle grazie speciali e adesso ti sta facendo sentire l'attrazione per la vita consacrata... pensa che tante altre ragazze del mondo vivono come se Dio non ci fosse semplicemente perché non hanno avuto la grazia di conoscere l'amore di Gesù per noi. Se queste ragazze che vivono paganamente avessero avuto tutte le grazie che hai avuto tu, molte di loro con immensa gratitudine avrebbero già abbandonato il mondo traditore e con grande gioia avrebbero accettato la chiamata di Gesù alla vita religiosa, che è lo stato di vita più perfetto.

Il nemico del genere umano potrebbe insinuarti il dubbio che entrando in convento, dopo alcune settimane potresti stancarti. Questa è una tipica tentazione diabolica. Innanzitutto io non credo che ti stancherai di vivere in convento. L'unica cosa che può spingerti ad abbandonare il mondo per entrare in convento è l'amore verso Gesù. Si tratta di puro amore, non dell'amore falso che regna nel mondo. Il vero amore ha la caratteristica di non esaurirsi mai, e quindi di non annoiare mai. Anzi, questo amore cresce giorno per giorno, come un incendio che divampa sempre di più. Quindi puoi stare certa che non ti stancherai mai, ma se per assurda ipotesi dovessi annoiarti, sarai liberissima di tornartene a casa tua. Infatti, prima di emettere i voti perpetui, dovrai fare il postulandato, il noviziato e poi emettere i voti temporanei, quindi avrai tanto tempo a disposizione per vedere se rischi di "stancarti" oppure se (come penso io) ti convincerai definitivamente che si tratta di una vita gioiosa e piena d'amore. Io credo che le donne più felici del mondo siano le suore di ordini fervorosi e osservanti.

Un'altra trappola del demonio è il far credere alla persona chiamata alla vita religiosa di essere vittima di un'illusione fomentata da troppo sentimentalismo. Le false vocazioni, cioè quelle che non nascono da Gesù, ma sono figlie del sentimentalismo, non hanno radici, quindi nascono e tramontano nel giro di pochi giorni o al massimo nel giro di qualche settimana. Inoltre, appena queste persone entrano in convento, non riescono a resistere per più di un paio di giorni. Tu invece è da molti mesi che senti il desiderio di donarti a Dio. La differenza tra l'amore e il sentimentalismo è abissale: il primo è puro, forte, radicale e profondo, il secondo è superficiale e passeggero. I cristiani “sentimentali” si smascherano facilmente perché conducono uno stile di vita incoerente, costoro infatti tentano di coniugare vita mondana con la vita spirituale, ma ciò è impossibile. La tua conversione invece è stata profonda, infatti tu disprezzi le mancanze del passato e adesso ti sforzi di vivere il più possibile in maniera coerente.

Sant'Alfonso Maria de Liguori negli “Avvisi spettanti alla vocazione religiosa” svela un'altra tipica trappola del demonio, la quale consiste nel mettere il dubbio nella persona chiamata da Dio alla vita religiosa, che anche restando nel mondo potrebbe farsi santa. Tutti possono diventare santi, anche coloro che vivono nel mondo, ma solo se hanno la vocazione alla vita secolare, altrimenti è moralmente impossibile che ciò possa avvenire. Anche per diventare santi nella vita coniugale bisogna avere una specifica “vocazione matrimoniale”. Bisogna dire però che San Paolo Apostolo consiglia (è solo un consiglio, non un precetto) di vivere in castità, mentre il matrimonio lo consiglia solo a coloro che per propria negligenza non vogliono vivere in castità. In questo caso è meglio sposarsi anziché ardere dalla passione.

Tra le numerose persone che mi hanno scritto ci sono anche delle persone sposate (in maggioranza donne) che mi hanno fatto comprendere più o meno esplicitamente che rimpiangono di non aver abbracciato la vita religiosa. Tu invece stai pensando in questo periodo allo stato di vita da eleggere, e hai due principali alternative: da una parte c'è Gesù buono, l'Agnello di Dio che si è immolato sulla croce per redimerti, il quale ti sta chiamando a divenire sua sposa, dall'altra parte c'è il mondo con tutte le sue luccicanti attrattive, il quale vorrebbe invece che tu prendessi come sposo un uomo della terra. Rifletti attentamente sulla scelta da fare, ricordati però che abbiamo solo un'anima e che al termine della vita su questa terra ci attende l'eternità: o sempre felice in Cielo con Dio oppure sempre infelice all'inferno, dove non sarà più possibile amare il Signore. Un'anima, un'eternità!

Quando il diavolo si accorge che una ragazza è ormai decisa ad entrare in convento, tenta un altro pericoloso inganno. Cerca di insinuarle il dubbio che l'ordine che ha scelto non è quello giusto, e che Dio la desidera in un altro istituto. Se ad esempio lei voleva diventare suora di clausura, le dice che la sua vocazione è per la vita attiva (e viceversa). In questo modo la tortura col dubbio e le fa perdere la tranquillità. Lui cerca di fomentare la confusione perché nel torbido riesce sempre a pescare qualcosa. Se per ipotesi una ragazza vuole entrare nelle benedettine, lui sussurra che deve entrare tra le carmelitane o tra le clarisse o in qualche altro ordine. Ogni scusa è buona per seminare dubbi e confusione. Non bisogna ascoltare i suoi inganni, e una volta presa una decisione, bisogna andare avanti con decisione. Se poi davvero l'ordine che ha scelto non era quello giusto per lei, avrà sempre il tempo (ad esempio durante il postulandato o il noviziato) di uscire dal monastero e di entrare in un altro ordine.

Se un orologio ad ingranaggi ha la ruota maestra guasta non può più funzionare correttamente, allo stesso modo colui che sbaglia il proprio stato di vita condurrà un'esistenza squilibrata poiché gli verranno a mancare gli aiuti spirituali che Dio gli aveva preparato nello stato in cui lo chiamava. Gesù è amore infinito, pertanto è incapace di fare o desiderare il male. Lui ci vuole troppo bene, ce lo ha dimostrato sulla croce. Nella sua sapienza infinita ha progettato il percorso più facile per ciascuno di noi per giungere alla salvezza eterna. Per alcuni questo percorso è la vita nel mondo, per altri è la vita in convento. Se uno elegge lo stato di vita sbagliato si mette da se stesso nei guai spirituali, ma la colpa non è di Gesù che gli aveva dolcemente suggerito la strada da seguire.

Come ho già detto, scegliere di entrare in convento non comporta rischi, perché se uno in seguito si accorge di non avere la vocazione, ha molto tempo a disposizione prima dei voti perpetui per ritornarsene a casa. Ed anche dopo aver emesso i voti perpetui ha la possibilità di chiedere alla Santa Sede di essere dispensato dai voti (come hanno fatto alcuni religiosi e sacerdoti che si sono sposati). Invece il matrimonio, una volta che è rato (cioè valido) e consumato, non può più essere sciolto da nessuno, nemmeno dal Papa. Solo la morte di uno dei due coniugi scioglie lo stato coniugale.

Se farai un'esperienza vocazionale potrai capire meglio la volontà di Gesù su di te. Immersa nel silenzio, sarà più facile raccoglierti interiormente e ascoltare quel che Dio vuole da te. Nel mondo è più difficile trovare il tempo e la tranquillità per immergersi nella preghiera e nella meditazione.

Scrivere questa lunga lettera mi è costato un po' di tempo e fatica, ma l'ho scritta volentieri nella speranza di aiutarti ad allontanare i dubbi che ti infastidiscono. Spero di esserti stato di qualche giovamento. Prego ardentemente il mio amatissimo Gesù di prenderti come sua sposa facendoti entrare in convento al più presto. Continuerò a pregare con tenacia fino a quando non verrò a sapere che ti sei arresa al suo amore per te. E chi altro potresti amare all'infuori di Lui? Non conosco nessun uomo che si lascerebbe flagellare, coronare di spine e inchiodare alla croce per dimostrarti il suo amore.

In Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter




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giovedì 9 dicembre 2021

Vocazione o evasione dalla realtà?

Un lettore del blog mi ha detto di sentire la vocazione, ma sua madre lo accusa di voler evadere dalla realtà...

Buongiorno,
                      non so come spiegarti quello che mi è successo ieri. […] Tutto è incominciato dopo pranzo, quando mio padre si è presentato in camera di mio fratello, piangendo, per chiedere a me e a mio fratello scuse per non essere stato, a suo parere, abbastanza attento nei nostri confronti. […] Diceva che la mia scelta di diventare sacerdote è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. […] Lui ci vuole bene, ma un bene enorme!! Egli ha infatti paura di perderci!

[…] Poi è venuta la sera. Mia madre ha cominciato a dire che io cerco di evadere dalla realtà attraverso la Religione. […] Lei mi diceva che in realtà la mia felicità, che io lego al rapporto personale con Dio, sia fasulla perchè inculcata nella mia mente da don A. [...] Più lei andava avanti, più io mi sentivo annebbiato: era come se il mio cervello mi venisse compresso da tutte le parti, così da causarmi ansia, timori, grandi perplessità su ciò in cui stavo credendo e quindi anche grandi tribolazioni. Diceva poi che il mio "fanatismo" era evidente:
1. troppe ore passate a pregare (in particolare si riferiva al giorno prima che, siccome ho fatto la Via Crucis e subito dopo il Santo Rosario, ho pregato per circa due ore di fila);
2. la mi asocialità. Giusto oggi a tavola ho espresso il mio parere sul fatto che non mi va più di uscire al sabato sera solo per andare in un bar, sommerso dai discorsi più inutili e infruttuosi.
3. il fatto che da troppi mesi non fumo più.

E' stato davvero terribile sentire che lei, mia madre, mi dava quasi del pazzo per queste cose. E' stato davvero angosciante il sentirmi dire che la mia decisione di farmi sacerdote e/o frate sia scaturita da uno scaltro tentativo del mio direttore spirituale, approfittando della mia debolezza (io infatti sono molto sensibile). Poi mi ha consigliato di allontanarmi un po' dalla preghiera e di andare da uno psicologo. Non so perchè ti ho scritto questa e-mail. Sono assalito da tantissimi dubbi: il mio direttore spirituale cerca di convincermi a fare il sacerdote? Allora perchè ti scrivo? Sicuramente ti scrivo perchè, dato che con il mio direttore spirituale difficilmente potrò parlargli presto, devo parlare con una persona che mi possa capire. E chi meglio di te? Aiutami, ti prego! Dammi una speranza perchè sono veramente tentato e spiazzato dai turbamenti!


Caro fratello in Cristo,
                                     rispondo molto volentieri alla tua lettera.

Diceva Sant'Alfonso Maria de Liguori che spesso i genitori sono i peggiori nemici della vocazione dei figli. Dunque non mi stupisco affatto delle cose che ha detto tua madre per farti desistere. Non sono i genitori che devono stabilire se i figli hanno o no la vocazione. Se fosse per loro, i figli dovrebbero essere tutti dottori, avvocati e ingegneri. Preghiamo per tua madre affinché smetta di ostacolarti. Nessuno conosce bene la tua anima tanto quanto il tuo direttore spirituale, dunque se lui dice che hai la vocazione, dovresti fidarti più di lui che di altre persone che non conoscono quasi nulla di ascetica e vita spirituale.

Il nemico del genere umano tenta in ogni modo di allontanare le anime dalla preghiera, perché sa bene che chi prega si salva e chi non prega si danna. È assurdo che tu venga considerato un fanatico solo perché reciti il Rosario e la Via Crucis. La preghiera è l'ossigeno dell'anima, pertanto, fino a quando l'orazione non ti distoglie dai doveri del tuo stato, non c'è nessun pericolo se dedichi una parte del tempo innalzando preghiere al Signore e ai santi intercessori. Non penso che tu sia una persona asociale. Presumo infatti che se tu avessi degli amici davvero cristiani, trascorreresti volentieri il tuo tempo libero con loro. Ma se i tuoi amici attuali stanno sempre a parlare di argomenti più o meno immorali, fai benissimo a stare alla larga da loro, perché altrimenti potrebbero influenzarti e trascinarti sulla via del peccato. Rispondi a te stesso: ti senti più felice quando a scuola sei costretto ad ascoltare i discorsi immorali dei tuoi compagni di classe, oppure quando preghi il Rosario nella tua cameretta? Senti più pace nel cuore quando vai alle feste dei tuoi amici, oppure quando ti confessi e fai la Comunione?

Sei stato creato per amare Dio con tutte le tue forze, e il tuo cuore può avere pace solo se riposa in Lui. Continua a rimanere fedele al Signore, sarà grande la ricompensa che riceverai nell'istante della morte, quando potrai unirti per sempre a Colui che ami. Al contrario, coloro che muoiono in peccato mortale vivranno per sempre tra atroci sofferenze e nel rimorso di essersi dannati per aver voluto soddisfarsi con miseri e passeggeri piaceri. La mentalità del mondo è folle, perché per delle misere soddisfazioni su questa terra, spinge le anime a perdere un bene infinito ed eterno: Dio. Il nostro unico obiettivo deve essere di salvarci l'anima compiendo la volontà del Signore, tutto il resto è secondario. Un'anima, un'eternità!

In Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter




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